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Tutti gli articoli con tag pd

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: contrordine: voto 5- Al meeting dei progressisti internazionali a Roma il segretario del Pd tuona: “Il costo della crisi non può pagarlo tutto il lavoro e il welfare: un po’ deve pagarlo la finanza”. Un po’, meglio di niente…

Elsa Fornero: dietrofront: Voto 4- Altra “perla” del ministro del lavoro costretta (soprattutto dal Pd) a rimangiarsi l’abolizione dell’esenzione del ticket sanitario ai disoccupati. Disattenzione da dilettanti o furbata da prof andata male?

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Ore 12 - Alfano, Bersani, Casini al "palo", in attesa del voto di maggio. Monti solo al timone

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSpread e mercati in surriscaldamento dimostrano un dato inequivocabile: cresce la sfiducia, torna il pessimismo. Insomma la certezza che Monti riesca a “sfangarla” è oramai legata a un filo di lana.

Il governo dei prof ha dimostrato anche limiti pesanti, incapace di imboccare la fase due, quella della crescita. Ma le colpe sono dei partiti: Pdl, Pd, Udc giocano al “più uno”, impegnati solo a coltivare il proprio orticello, terrorizzati di essere travolti dall’onda montante dell’antipolitica.

I sondaggi parlano chiaro: Pdl e Pd sotto il 20 per cento, forte ascesa del movimento “5 stelle” di Beppe Grillo, tenuta della stessa Lega, pur travolta dai recenti scandali. I partiti, Pd in testa, da una parte gridano al rischio dell’antipolitica, ma dall’altra non muovono un dito per fermare la possibilità che il Paese precipiti di nuovo nel buco nero della sfiducia.

Pdl, Pd, Udc hanno oramai il chiodo fisso del 6-7 maggio: lì decideranno se staccare la spina a Monti. Alfano, Bersani, Casini temono davvero che gli italiani lancino il segnale del “benservito” a questi partiti e a queste leadership. Al di là delle dichiarazioni di intenti, i partiti stanno bloccando l’azione del governo. E al di là delle promesse, il governo non si schioda dall’immobilismo e le riforme annunciate restano tali.

Così il populismo di alcuni partiti e movimenti cresce di pari passo con la sfiducia della gente. Che fare? Monti dialoghi più apertamente con il Paese reale, dica esattamente come stanno le cose, stani i partiti che fanno melina. L’alternativa a Monti non c’è. Neppure dopo il voto di maggio. Ma l’Italia, oggi in ginocchio, rischia di precipitare nel tunnel.

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Bersani e gli "apprendisti stregoni". E gli elettori minacciano di abbandonare il Pd ...

pubblicato da il passator cortese

Non ci siamo, Pier Luigi. No, non ci siamo proprio per niente. Il segretario del Pd spara a vuoto, resta (purtroppo) rinchiuso nel “palazzo” e, invece di dialogare con i cittadini, parla alla casta. Da lì nasce e prosegue il cortocircuito che manda in fibrillazione la politica, allontana ancora di più i cittadini dai partiti.

La riprova? Basta leggere i commenti su l’Unità alle parole di Bersani che qui sotto riportiamo: una pioggia di critiche (per lo più giuste) e una valanga di minacce di elettori che non voteranno più il Pd. Capito, Pierluigi?

Da l’Unità: «Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo». Lo ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, in un’intervista a Tgcom24 Bersani in cui parla dell’antipolitica diffusa. «Se c’è qualcuno che pensa di stare al riparo dall’antipolitica si sbaglia alla grande. Se non la contrastiamo, spazza via tutti», ha aggiunto: «Siamo nei guai». Sulle risorse ai partiti dice: «È mancata la correttezza dell’informazione su questo punto perché le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 140 milioni nel 2015, il che significa 2,38 euro per ogni italiano. Una cifra inferiore agli altri Paesi europei. Possiamo ancora scendere ma un ‘decalage’ c’è già».

Quanto ai 100 milioni della tranche di luglio cui la Lega vuole rinunciare, Bersani dice: «Il pagamento dei 100 milioni lo postponiamo. Ma non intendo che il mio Paese muoia di demagogia».Il Pd non «metterà nomi sui simboli» alle prossime elezioni politiche. «Si può fare, chi vuole lo faccia ma sono i partiti con le loro liste che si devono presentare alle elezioni, anche in una proposta di coalizione e indicando un candidato premier». Bla, bla, bla. Presto la resa dei conti.

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Crisi double-face: il Pd si "mangia" 247 milioni di euro! Il Pdl ... peggio. E Napolitano ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Dire paradossale è poco. Il tesoriere del Pd lancia il suo grido d’allarme: “Se non arriva la rata di luglio 2012 di 48 milioni (del finanziamento pubblico ndr) il partito chiude”. L’ultimo bilancio è in rosso: 43 milioni di deficit!

Più di duecento milioni di euro divorati in soli quattro anni, su un totale mostruoso di 247 milioni di euro maturati dal 2008 ad oggi. Al Pd non sono bastati i 134 milioni incassati come «rimborso» per le Politiche 2008, i 39 milioni per le Europee 2009, i 21 per le Regionali 2010, più altri milioncini qua e là. Questo scrive oggi Paolo Bracalini sul Giornale.

Così sta il Pd. Idem per il Pdl, che gode di entrate pubbliche ancora più ingenti e dei benefit elargiti dal Cavaliere. Montagne di soldi degli italiani che entrano nelle casse dei partiti e … “spariscono”, inghiottiti dall’attività politica forsennata e da non si sa cos’altro, come dimostrano anche le ultime vicende della ex Margherita, della Lega e i mille scandali in giro per l’Italia.

Siamo dentro un gorgo di spese folli sostenute dagli italiani, spennati per sostenere questa impalcatura partitocratica, responsabile prima della crisi del Paese. Leggere nel dettaglio i bilanci di questi partiti è come entrare in un labirinto, ma una cosa è chiara: l’enorme spreco di soldi pubblici, e i continui investimenti fatti in attività che nulla hanno a che fare con la politica, tanto meno con gli interessi del Paese.

Dice bene Giorgio Napolitano: “Gli speculatori e gli evasori fiscali portano avanti logiche asociali, di disprezzo del bene comune, non meritano di essere associati alla parola Italia”. Ma anche il capo dello Stato rischia di parlare al vento, di non essere credibile se non affronta il vero bubbone dell’Italia: i partiti. La democrazia non regge senza partiti. Ma sono questi partiti che la affossano.

Sanità pugliese, 47 indagati. Vendola e sinistra nella bufera

pubblicato da il passator cortese

S’allarga la macchia del presunto scandalo della sanità pugliese. Ieri la notizia che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è indagato per concorso in abuso d’ufficio per aver favorito la nomina di un primario. La immediata risposta del leader di Sel: “Sono sereno”.

Oggi, però, è caduto il pietrone addosso alla sinistra pugliese, ora nella bufera.

Almeno 47 sono infatti le persone coinvolte nell’inchiesta sulla gestione della sanità pugliese aperta per accertare gli accreditamenti delle cliniche private. Tra gli indagati c’è pure il senatore del Pd Alberto Tedesco.

Bufera in particolare su Vendola, accusato di aver favorito un primario facendo riaprire un bando. Ma lui continua a difendersi mostrando sicurezza: “Ho le spalle larghe e la coscienza pulita”. Adesso via alla filastrocca del … tutti uguali?

Ore 12 - Casini e Renzi insieme, pranzo "galeotto"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPremessa numero uno: chiunque va a pranzo o a cena con chi vuole. Premessa numero due: un leader di partito e un sindaco di una grande città sono sempre sotto i riflettori, per cui devono (o dovrebbero) comportarsi in modo avveduto.

Ciò detto, una domanda s’impone: che ci facevano ieri a pranzo in un noto ristorante del centro di Roma (Fortunato al Pantheon) il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi?

Il capo centrista e il primo cittadino fiorentino hanno discusso tete-a-tete, in un angolino appartato, per un paio d’ore. Di che cosa? Bocche cucite. Solo sorrisetti di circostanza. E’ difficile pensare che i due abbiano affrontato questioni locali o inerenti le liste delle prossime amministrative (Firenze è fuori dal turno del 6-7 maggio). Allora?

Il “rottamatore”, sempre più separato in casa nel Pd, si guarda attorno. Renzi già in precedenza aveva tastato il terreno in un famoso e discusso incontro (segreto?!) ad Arcore con Silvio Berlusconi. Vista la parabola discendente del Cavaliere il sindaco di Firenze ha pensato bene di rivolgersi altrove.

Pierferdy sta costruendo il nuovo “soggetto politico moderato” ed è impegnato nella campagna acquisti in vista delle decisive elezioni politiche del 2013. Per entrambi, alla fin fine, non è da escludere l’abbraccio finale con Berlusconi. E Renzi è ingenuo o sfrontato? Vuole solo sbandierare ai quattro venti la propria “autonomia”: così facendo diventa più appetibile nel mercatino della politica.

Bersani, convitato di pietra, non vede e non sente. Forse spera che Renzi se ne vada dal Pd, zitto zitto, senza sbattere la porta. Diceva l’arguto Gian Carlo Pajetta del Pci: “L’ultimo che se ne va, spenga la luce”.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: zigzag. Voto 5- Alle amministrative di maggio Bersani diversifica le alleanze: Pd diviso tra la foto di Vasto e l’alleanza con l’Udc. Indecisi o furbi? Test in vista delle politiche del 2013.

ABC: slalom. Voto 3- Pdl, Pd, Udc hanno raggiunto un’intesa sulla riforma delle regole sulla trasparenza, i controlli e le sanzioni relativamente ai bilanci dei partiti. Grande svolta o grande furbata?

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Ore 12 - Bossi piange. Bersani & C ridono. Il Paese grida: "Basta soldi ai partiti! Chiudere i rubinetti!"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNell’ultima bufera che seppellisce la Lega ma mette ancor di più a nudo la malapolitica Made in Italy, Pier Luigi Bersani, invece di prendere il toro per le corna, fa melina. Anzi, difende l’indifendibile.

Il segretario del Pd teme che lo tsunami dell’antipolitica schianti gli ultimi legami fra popolo e partiti, con rischi per la democrazia. Invece di proporre una …. rivoluzione, riazzerando la partitocrazia imperante e rilanciando una totale rifondazione dei partiti, Bersani si arrampica sugli specchi, difendendo di fatto “questo” finanziamento pubblico dei partiti.

Con le sforbiciate di Giulio Tremonti, i partiti incasseranno “solo” 143 milioni di euro, cioè – assicura Bersani – “Una cifra inferiore di quella incassata dalla politica in Germania, Francia, Spagna ecc.”. E’ così? Assolutamente no.

Rispetto all’Italia, in Spagna i partiti incassano la metà, in Inghilterra un venticinquesimo, in Francia un quarto, in Germania c’è un tetto di 133 milioni che, come scrive sul Fatto Marco Travaglio: “quasi mai viene raggiunto e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce”. Bersani non sa queste cose o finge di non saperle? Allora?

Arrivati dove siamo arrivati non c’è alternativa: chiudere il rubinetto dei soldi pubblici ai partiti. Controprova. Ci sarà un motivo che nella prima Repubblica i partiti faticavano a comporre le liste elettorali e adesso c’è una esplosione di liste con una incredibile moltitudine di candidati (solitamente ignoti, ignoranti e inutili), dalla più grande città all’ultimo comunello?

Chiuso il rubinetto, tutti questi gnomi della politica scompariranno. E i partiti saranno costretti a rifare i conti. Con la gente.

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Bersani: "Le mie metafore studiate a tavolino". E Berlinguer si gira nella tomba ...

pubblicato da il passator cortese

Di fronte a gente come il “Trota” e a quelli della Bossi family con vicini cricche e contro cricche, uno come Pier Luigi Bersani pare davvero un gigante, addirittura il gigante buono. O, se si preferisce, quello da cui potresti comprare … un’auto usata. Poi arriva la mezza doccia gelata.

Scrive oggi l’Unità: “Non sono frutto di improvvisazione, ma di una riflessione su come debba comunicare un politico le metafore che, grazie anche a Maurizio Crozza, sono diventate ormai il tratto distintivo di Pier Luigi Bersani”.

E il segretario del Pd spiega a Vanity Fair: ”È un linguaggio che ho studiato. Mica parlavo così, quando avevo 25 anni”. Come parlava? “Filosofese. Ma a forza di scarpinare tra i paesi di montagna - vengo da Bettola - ho capito che uno deve stare al di sotto delle sue solennità. Le metafore sono un modo democratico per tradurre in modo accessibile un concetto complesso. Poi ce ne sono tante che in Tv non posso dire. Quelle un po’ hard”.

Bersani però non ha voluto rivelarle. “Non posso. Ne avrei una per descrivere le sette ore e mezzo di incontro con Monti sull’articolo 18, ma non si può”. Ultima domanda: Era spiritoso anche da giovane? Risposta: “Più di quanto sembrassi: appena mi parlavi veniva fuori la mia natura da paese”.

Tutta colpa di Berlusconi e del berlusconismo? Palmiro Togliatti, pace all’anima, è morto nel 1964. E Enrico Berlinguer si rigira nella tomba.

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Ore 12 - Dal caos Lega al caos partiti. Paga sempre "pantalone"...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroGli italiani, distratti dalle feste pasquali sotto tono per la crisi, si sono fatti piovere addosso il caos della Lega di Bossi.

Il motivo è semplice, ma non meno grave: nel Belpaese gli scandali della politica sono diventati la norma per cui, paradossalmente, farebbe notizia l’opposto, cioè politici e partiti veri, onesti, dediti al bene comune. In altre parole non ci si sorprende e non ci si preoccupa più di nulla.

Ora, lasciando da parte per un attimo i loschi affari della Bossi family, la commedia all’italiana mette in scena il trio ABC (Alfano, Bersani, Casini), indaffaratissimo a risolvere con qualche telefonata (e relativi messaggini) il nodo della “malapolitica” Made in Italy. Dov’erano negli ultimi anni, Alfano, Bersani, Casini? Chi ha messo in piedi e sostenuto per quasi vent’anni questa seconda Repubblica della “vergogna”?

All’epoca di “mani pulite”, ad ogni tintinnar delle manette (a danno di esponenti del Psi e della Dc) quelli del Pci (ma anche socialisti e democristiani … “onesti”) si fregavano le mani perché nei guai e in gattabuia finivano i … nemici. Finì, come si sa, con la cancellazione dei tre grandi partiti storici.

Adesso, dopo che i buoi da anni fuggono dalle stalle, si cerca di porvi rimedio. Pdl, Pd, Udc cercano qualche deterrente legislativo per eliminare la corruzione. Il Pd, unico partito non padronale, pensa di cavarsela con la pur lodevole scelta dei bilanci certificati. Giusto impegnarsi per una nuova legge elettorale, per ritocchi istituzionali, ridurre i parlamentari ecc.

Ma il nodo vero è un altro: cos’è oggi la politica, cosa sono oggi i partiti. Il nodo di fondo è la democrazia (inesistente o finta) nei partiti, la scelta e la formazione dei gruppi dirigenti, la gestione del potere, il rapporto fra politica e affari, l’occupazione dello Stato (a tutti i livelli, a cominciare dalle cosiddette “partecipate” nei comuni) da parte dei partiti in mano a segreterie inespugnabili e alle loro cricche che decidono tutto. Punto.

Senza partiti non c’è democrazia. Ma con questi partiti c’è una democrazia finta e i cittadini vengono spennati. Cornuti e mazziati?

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