Fra gli applausi dei delegati tutti in piedi giunge forte e chiaro il messaggio del presidente della Repubblica al congresso nazionale del Pdci.
“La consapevolezza della portata dei problemi aperti dalla grave crisi globale che ha colpito anche l’Italia negli ultimi anni e della necessità di dare risposte convincenti e tempestive in primo luogo a chi, come i lavoratori meno garantiti e le generazioni più giovani, vede messe in discussione le prospettive del proprio futuro, rappresenta oggi una sfida per tutti ineludibile”. Così Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al sesto congresso del Pdci che si apre oggi a Rimini.
E’ quindi “importante” che “queste questioni vengano affrontate con il necessario respiro e con la dovuta attenzione a quanto avviene in Europa e nel mondo”, continua la nota letta dal palco congressuale. “In questo quadro - ha scritto il presidente - assume particolare significato la fiducia da voi ribadita nella permanente validità dei principi della nostra Costituzione, in particolare per il perseguimento dell’equità sociale e della solidarietà, anche tra le generazioni, come punti di riferimento ai quali ispirare l’azione sociale e politica, e insieme l’intendimento di operare per una collaborazione fra forze politiche diverse intorno a possibili obiettivi comuni di interesse generale”.
La nota del capo dello Stato si conclude con “l’auspicio che dai vostri lavori congressuali ai quali sono stati opportunamente chiamati a dare il loro apporto anche personalità esterne al partito, possano venire validi contributi propositivi”.

Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.
Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse
È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra
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Domenica 14 e lunedì 15 dicembre gli abruzzesi andranno alle urne, con due settimane di ritardo a causa del ricorso presentato e vinto dalla lista Per il bene comune, per eleggere i 42 componenti del Consiglio regionale e il presidente della Regione Abruzzo.
In un paese normale, come amava ripetere un politico di cui non ricordo il nome, questa non sarebbe una grande notizie, ma viste le condizioni del sistema politico italiano, forse le elezioni regionali a cui parteciperanno 1 milione 200 mila abruzzesi andranno osservate con attenzione, anche in vista dell’election day del 6 giugno 2009.
Si tratterà di una consultazione di un certo interesse per molti attori in campo: il Pd deve dimostrare, dopo la caduta della precedente Giunta Del Turco a causa degli arresti legati a presunte corruzioni, di saper reggere alla crisi di credibilità e alle richieste di moralità avanzate dal Premier; il Pdl vuole sfruttare la ghiotta occasione per riconquistare la Regione e rifilare un altro bel ceffone al Pd; Di Pietro deve riuscire conquistare una presidente di Regione facendo vincere il “suo” candidato Costantini; Udc e La Destra (che candida Er Pecora Buontempo) devono misurare quanto spazio è rimasto per loro nello scontro bipolare Pd-Pdl.
Per quanto riguarda i voti di preferenza e quindi i risultati delle singole liste, sarà interessante osservare l’esito (peraltro prevedibile) della frammentazione della sinistra, che a questa tornata si presenta con i simboli del Partito comunista dei lavoratori (che ha un proprio candidato presidente), del Prc, del Pdci e della Sinistra, in cui sono confluiti Verdi e Sinistra democratica: come sempre… la disunione fa la forza!
Gianni Alemanno: no a nazismo e fascismo. Voto + 9. Il sindaco di Roma Alemanno accompagna 250 studenti romani nel campo di concentramento polacco di Auschwitz dove 60 anni fa un milione di prigionieri furono assassinati e condanna nettamente nazismo e fascismo. “Quello che è chiaro per me –dice Alemanno – è che la condanna del fascismo e del nazismo deve essere ugualmente netta. Questo deriva dalla memoria di quello che è successo”. Poi l’abbraccio con il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici. E Teodoro Buontempo rivuole la “fiamma”.
Sinistra: sinistrata: Voto – 9. Niente riesce così bene alla sinistra che continuare a dividersi. E’ sempre lo stesso refrain: prima compagni poi nemici. Adesso Vendola rilancia il cartello elettorale alle Europee. Ma Sd lo boccia per una lista autonoma e la nascita di un nuovo partito. Ma la minoranza del Prc (eccetto Migliore) non vuole (subito) la scissione e Ferrero e Grassi cercano l’intesa col PdCI che però non accetta di presentarsi sotto il simbolo di Rifondazione. Uniti si vince. Un manicomio. Tutti a casa!
Squillino le trombe, rullino i tamburi. Dopo le tanto celebrate televisioni sorelle (o per meglio dire sorellastre) del Partito Democratico, è in arrivo anche la cugina d’oltrecortina, se mi passate la battutaccia, che farà riferimento alla frazione comunista del Pdci. Questo l’annuncio del segretario Oliviero Diliberto, prontamente ripreso dal Giornale che, si sa, in queste cose ci sguazza.
«Pdcitv metterà in rete le informazioni, le iniziative e i dibattiti dei comunisti - ha dichiarato Diliberto - Sarà però una voce indipendente, una rarità nel panorama desolante dell’informazione italiana»
Ipse dixit. Ricordiamo che la via era stata aperta da Walter Veltroni, che per una volta, bisogna riconoscerglielo, con Youdem è arrivato prima degli altri. A meno di considerare la TV delle Libertà di Michela Vittoria Brambilla, d’accordo, ma visto il suo fallimento siamo autorizzati a depennarla dal casting per impersonificare il capostipite. Infierire su Walterone sarebbe troppo crudele. Poi venne l’annuncio di Redtv, canale “antagonista” dalemiano, ed ora questo.
Pare che il nuovo canale si proponga di seguire la vita politica del segretario e dei principali dirigenti del partito, senza disdegnare l’invio di materiale audiovisivo da parte dei militanti, sulla scorta di ciò che già avviene su YouTube.com/pdcinazionale. Buon divertimento!
Cosa avrà risvegliato Grendel? Nel “Beowulf” di Zemeckis a ridestare il sonno del crudele troll ci ha pensato un party particolarmente rumoroso in corso nella reggia di Heorot. Nella politica italiana, invece, a far balzare nuovamente sulle agenzie il nome del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, è una kermesse calabrese dalla quale il professore di diritto romano annuncia che è necessario rimettere insieme i comunisti: “Ritengo che dobbiamo far cessare la separazione di dieci anni fa – dice - e tornare insieme in un unico partito, noi e Rifondazione”.
Ma “comunismo” non era “una parola indicibile”? Il copyright di una simile perla è tutto dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti che, intervistato nei giorni scorsi da Vespa per il suo nuovo libro ha spiegato: “Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. E allora quali sono i presupposti per un nuovo progetto unitario che leghi le due frange della sinistra radicale? Per Diliberto, in sostanza, “c’é bisogno di un Partito comunista perché non c’é nessun altro che fa opposizione al governo Berlusconi”. Soprattutto sul piano sociale.
E Di Pietro? Casini? Veltroni? Tutti vassalli del Premier? Scopri così che il leader del Pdci ha pensato bene a tutto e ha obiettivi ambiziosi: “I rapporti tra un nuovo Partito comunista (che riunisca Pdci e Prc) ed il Pd, - chiarisce - saranno possibili solo dopo la sconfitta dell’attuale gruppo dirigente del Partito democratico”. Il demonio, insomma, è Walter Veltroni, reo di aver causato “una sconfitta di portata storica” per la Sinistra L’Arcobaleno, messa all’angolo da una semplificazione partitica che ha ridotto, di fatto, lo scontro elettorale, a due sole forze politiche: Pd e Pdl.
Ma un nuovo Pci - fa capire il nostro Diliberto-Grendel - è possibile. Certo, dopo che Walter avrà ripreso la via per l’Africa. Eppure, col consenso che si ritrova al momento (i sondaggi danno il Pd in caduta libera e la colpa non è certo di Parisi), i tempi di attesa non dovrebbero essere poi così lunghi.
Il congresso di Chianciano che doveva vedere la rinascita del Partito della Rifondazione Comunista sta lentamente trasformandosi nel mezzogiorno di fuoco della sinistra, come anticipato ieri dal nostro Falcioni. La divisione è totale, a partire dagli accordi di compromesso che i due principali candidati Vendola e Ferrero dovranno fare con le correnti minoritarie (in particolar modo Essere Comunisti di Claudio Grassi, 7% dei delegati) per assumere la guida del partito.
Entrambi i pretendenti appaiono la versione scialba e depressa dell’ex-segretario Bertinotti, fino a ieri plenipotenziario indiscusso di Rifondazione, e oggi malinconicamente seduto in settima fila come un delegato qualunque, esiliato nel buen retiro da lui stesso deciso, e apparentemente o volutamente incapace di incidere sulla “svolta” dei suoi. Le feroci polemiche piovute su di lui dopo la batosta elettorale hanno certamente contribuito all’esilio volontario di un uomo che, ricordiamolo, in passato aveva condotto Rc a grandissimi successi, facendo da ago della bilancia in entrambi i governi di centro-sinistra.
E quindi ci tocca assistere al triste discorso di un personaggio anti-carismatico come Nichi Vendola, che già nel suo incedere bofonchiante fa venire il latte alle ginocchia, ma a questo aggiunge una terrificante prosopopea da finto secchione. O per meglio dire, quando apre bocca si capisce benissimo che declama il discorso scrittogli da un altro, come il classico studente che ha ingoiato un tomo prima dell’interrogazione di fine anno.
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Oliviero Diliberto, accanito bibliofilo e secondariamente segretario di uno dei due partiti comunisti italici, torna a far parlare di sè. Rieletto segretario del Pdci, formazione insostituibile nell’attuale scenario politico - alle ultime elezioni ha preso più o meno tre voti, come ricordava Marco Paganini qualche post fa - chiede unità ai compagni di Rifondazione
”Non ha senso nel 2008 avere due partiti comunisti, l’ho detto e lo ripeto. Dobbiamo unirli anche per essere più forti nella contrattazione con il Pd”
Certo. Certo. E al congresso si discute di “centralismo democratico”, con uno sguardo rivolto al futuro, più o meno come se stessimo discutendo di Togliatti, frazionismo, e socialismo in un solo paese.