Il Senatur non si smentisce, onorando la sua fama di esprimersi … forte e chiaro, specie con i gesti.
A una domanda dei giornalisti sulle pensioni risponde alzando il dito medio. Poi prende di mira i vescovi invitandoli perentoriamente “a dire qualche messa in più” e quindi a non impicciarsi di Berlusconi e del governo e dello stile di vita di chi rappresenta le Istituzioni. Infine una tirata d’orecchie agli imprenditori, ultimamente molto critici contro il governo.
“Tutti sanno - incalza l’Umberto - che la crisi è anche un problema degli imprenditori: una volta c’erano imprenditori che inventavano il lavoro, oggi sono invecchiati anche loro e quelli che inventano il lavoro mi sembra che siano in Cina…”. Insomma, “devono svegliarsi, anche la Marcegaglia. Non devono mettere i soldi, devono mettere le idee. Ma se il progetto è prendere i soldi dei pensionati e darli alle imprese non cambia niente, rovini solo i poveracci. Ma ci siamo noi …”. Italiani fortunati … Due come Berlusconi e Bossi ce li invidiano in tutto il mondo.

Anticipo della manovra sì. Anticipo della manovra no. Prima è una voce. Poi si smentisce (follia d’agosto), infine Tremonti la annuncia come uno dei suoi quattro pilastri anticrisi.
E ora arrivano le prime indiscrezioni, battute da varie agenzie e già commentate da Pierluigi Bersani. Vediamo nel dettaglio cos’è e cosa comporta l’anticipo della manovra, e le indiscrezioni.
Cos’è l’anticipo della manovra
Di fatto, si tratta di anticipare alcune parti delle misure per la manovra 2013-2014, con l’obiettivo di favorire il raggiungimento di un altro dei quattro pilastri di Tremonti: il pareggio di bilancio - che dovrebbe, secondo premier e Ministro del Consiglio, anche essere inserito nella Costituzione, come spiegavamo.
La Reuters scrive che l’anticipo del 2013 all’obiettivo del pareggio di bilancio porterà a una pressione fiscale del 44,3% (stima della Cgia, Associazione artigiani e piccole imprese).
Indiscrezioni
Cominciano a circolare pesanti indiscrezioni e anticipazioni sulle misure che sarebbero contenute nell’anticopo della manovra. Vediamole.
Tassa Patrimoniale 2011
Secondo TmNews si parla anche della patrimoniale 2011, come più volte paventato su Polisblog.
Agevolazioni fiscali
Si punterebbe a un taglio anticipato del 5-20% sulle agevolazioni fiscali.
Pensioni
Qui la fonte primaria è Il Sole24Ore. Sarebbe allo studio un intervento sulle quote (somma fra età anagrafica e contribuzione posseduta dall’assicurato). Potrebbe portare a un blocco dei ritiri anticipati e portare, di fatto, l’età per il pensionamento a 65 anni in via definitiva. Potrebbe essere anticipato anche l’aggancio del pensionamento all’aspettativa di vita media Istat.
Potrebbe essere anticipato anche l’adeguamento per le donne (ora fissato al 2020 per arrivare a 65 anni nel 2032). Il che si traduce, banalmente, in: innalzamento dell’età per il pensionamento.
Non solo. Sarebbero allo studio ulteriori tagli sulle pensioni di reversibilità e un congelamento dell’indicizzazione al costo della vita anche delle pensioni minori (cioè quelle non superiori a 5 volte il minimo). Fino a un blocco totale.
La serie di indiscrezioni deve aver fatto sobbalzare più d’uno sulla sedia, anche nel Governo, al punto che Sacconi si è affrettato a smentire al Tg1 che siano al vaglio tagli alla previdenza.
Continua a leggere: Anticipo della manovra. Indiscrezioni: Pensioni, rendite, patrimoniale...
Maurizio Sacconi: l’eccezione. Voto 7. Sì unanime del Cdm a pensioni anticipate per lavori particolarmente usuranti. Dopo 17 anni di vergognosa odissea, finalmente un segnale positivo. Non è mai troppo tardi.
Giulio Tremonti: la regola. Voto 4. Il ministro dell’Economia prepara la nuova manovra correttiva d’estate : “Non sarà da lacrime e sangue”. Anestesia prima dell’intervento. Ma le tasche degli italiani sono già vuote.

In ottobre si scatenò un mezzo putiferio quando il presidente Inps Antonio Mastrapasqua disse una frase che fu a stento ripresa dal Corriere della Sera: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”. Una frase quasi buttata lì a un convegno Ania e di cui i grandi media si accorsero a stento.
Il web, invece, non si distrasse, alzò le antenne e molti blog, quotidiani e magazine telematici interpretarono le parole di Mastrapasqua in questo modo: non ci sono soldi per i precari e i loro contributi servono soltanto a pagare le pensioni di oggi. Ma se lo diciamo in giro, scoppia la rivoluzione.
A quel punto, però, una piccola rivoluzione scoppiò davvero. Il tam tam mandò in fibrillazione la blogosfera e i social network, scese in campo persino la corazzata di Beppe Grillo e dall’Inps dovettero metterci una toppa con un’impacciata rettifica.
Si torna allo sciopero generale, si torna alla piazza. La Cgil chiama oggi i lavoratori e il Paese alla lotta.
Se la “manovra” del Governo bastona i “soliti noti”, colpisce salari e pensioni, non toccando minimamente le rendite finanziarie e gli evasori e non innescando la svolta per il rilancio dell’Italia, cosa deve fare il sindacato?
Deve fare esattamente ciò che sta facendo la maggiore e più autorevole delle organizzazioni dei lavoratori. Cisl e Uil sembrano latitanti, dimostrando falle pesanti sul piano dell’autonomia e dell’unità. Un sindacato sta sempre dalla parte di chi sta peggio, di chi è più debole, di chi è senza difese di fronte a una crisi devastante che colpisce redditi e distrugge diritti.
Il referendum di Pomigliano come confine “storico”, incipit di una “nuova” epoca in cui tramontano formalmente i diritti, cala il sipario sul Contratto nazionale e sullo Statuto, sono abrogati ufficialmente la Costituzione e il sindacato. Il capitale vince sul lavoro, si sarebbe detto un tempo, lo stesso in cui cominciava la stagione delle lotte operaie e contadine, mentre nasceva la rappresentanza organizzata del mondo del lavoro.
Il Governo delle false promesse preferisce colpire i più deboli, come le donne della P.a. per cui innalzano l’età pensionabile di 5 anni, dimenticando che nei fatti già si ritirano dal lavoro a 65 anni perché faticano a maturare i contributi (la discontinuità nell’occupazione ha soprattutto il volto femminile).
Tagliano pesantemente i fondi agli enti locali, mettendo Regioni e Comuni spalle al muro: o aumentare le tasse per mantenere in piedi i servizi erogati oppure a tagliarli (dalla scuola ai trasporti, dalla sanità alla ricerca).
Ma la Cgil chiama il paese anche a difesa dei suoi diritti, riaffermando la centralità della contrattazione nazionale (unico argine a quella territoriale che rende il lavoratore nudo di fronte al datore di impiego), dello Statuto e della Costituzione come garanzie irrinunciabili.
L’unità dei lavoratori si costruisce con il consenso, non con l’imposizione. Come l’unità del Paese.
Il 28% dei disoccupati stranieri sarebbe già pronta a tornare nel proprio paese d’origine. In Italia, secondo quanto sostenuto da Andrea Stuppini per lavoce.info, rimarrebbero solo nel caso in cui riuscissero a trovare un lavoro nei prossimi sei mesi.
La notizia ha una rilevanza politica poiché il Governo non ha previsto un rimborso per questi lavoratori che prima di ipotizzare un ritorno in patria, con le proprie occupazioni, hanno fornito all’Inps 200 milioni di euro.
Questa situazione si sarebbe venuta a creare dopo l’approvazione della legge Bossi/Fini secondo la quale un lavoratore, in assenza di un accordo specifico con il paese d’origine, lascerebbe all’Italia i propri contributi nel caso in cui decidesse di ritornare in patria.
Continua a leggere: Immigrazione: l’Inps ringrazia i lavoratori extracomunitari
Siccome lo “impone” l’Europa, allora si deve fare. La Ue ordina all’Italia di mandare le donne in pensione a 65 anni e il Governo, contento, … obbedisce.
Perché alle donne era consentito di andare in pensione prima degli uomini? Perché il nostro welfare non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione.
Su chi pesava e pesa la cura dei bambini, degli anziani, dei disabili, la cura della casa?
La politica anziché adeguare il sistema del welfare con riforme strutturali, ha scelto la solita via all’italiana mettendoci delle pezze: in questo caso l’anticipazione dell’età della pensione come “risarcimento” alle donne.
Le donne italiane, pur partecipando al mercato del lavoro, erano e restano determinanti nel reggere il welfare e l’intero sistema sociale.
Adesso l’Europa, Berlusconi e Tremonti (ma anche gran parte dell’opposizione), dicono basta alla pensione anticipata per le donne in nome dell’uguaglianza di genere.
Dice l’eurodeputata socialista Pia Locatelli: “mostrano di vedere solo l’aspetto pensionistico di uno Stato sociale che, proprio per la sua struttura disattenta al lavoro di cura, fa dell’Italia il fanalino di coda quanto ad uguaglianza tra uomini e donne in tanti ambiti”.
Insomma, l’uguaglianza di genere sì, ma solo a corrente alternata. E il danno sempre per chi tiene in piedi la baracca.
Siamo alle solite. Quando fa comodo (soprattutto al governo … di turno) si fa riferimento alla UE. Vedete, si dice, anche la UE ci spinge a fare questo e quello. Quasi sempre sono sacrifici.
E’ così anche sulla spinosa vicenda delle pensioni. In particolare, la patata bollente riferita all’accorciamento dei tempi per l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne.
Certo, questa può essere l’occasione per la spinta verso una più ampia e organica revisione del sistema pensionistico italiano. L’innalzamento dell’eta’ pensionabile per le donne e’ un passo “necessario” che il nostro Paese deve compiere. Non si può mettere a rischio il futuro dei giovani.
Continua a leggere: Riforma pensioni: tanto pagano (sempre) le donne ...
Tremonti spiega i dettagli della manovra. E dice: “Il taglio degli stipendi dei politici? Il 5% è solo l’aperitivo”. Vieni avanti, crodino
Lacrime e sangue (si fa per dire, al massimo qualche globulo rosso) toccheranno anche ai grandi dirigenti della Pubblica amministrazione. Calderoli precisa: “Mi riferisco ai grossi papaveri”. Ok colpire i ‘papaveri’, ma il ricchissimo premier non potrebbe rinunciare al suo emolumento da capo del governo? Per lui non cambierebbe nulla. Il PAPIvero
Il governo pensa di fare cassa chiudendo le finestre pensionistiche. È mai possibile che a pagare siano sempre gli stessi? Le finestre sul porcile
Come si fa a pensare che Anemone regalasse a Balducci ristrutturazioni, denaro o altri benefit in cambio di appalti? Suvvia. Al massimo avrà fatto dono alla moglie di qualche mazzo di rose, non di più. Grazie dei f-Ior
Prima di concentrarsi sulla campagna elettorale Renato Brunetta, candidato sindaco di Venezia nonché Ministro della Pubblica Amministrazione, rilasciò delle dichiarazioni che fecero discutere molto l’opinione pubblica.
Secondo l’esponente politico parte delle pensioni dovrebbero essere destinate ai giovani per permettergli l’abbandono del tetto familiare. In quell’occasione il Ministro si dimenticò di precisare che tale sforzo ai lavori a riposo è già previsto.
Come raccontato, questa mattina, da Repubblica dei 145,9 miliardi incassati ogni anno dall’erario più di un terzo provengono dalle tasse che i pensionati hanno sui propri introiti mensili.