
Di Ernesto Galli della Loggia ci eravamo già occupati qualche tempo fa, quando attaccò Berlusconi ed il governo.
“Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”
L’articolo continuava così:
“Nel merito dei problemi che non lo riguardano in prima persona Berlusconi, infatti, continua troppo spesso ad apparire incerto, assente, più incline ai colpi di teatro, alle dichiarazioni mirabolanti ma senza seguito, che ad una fattiva operosità d’uomo di governo.”
Oggi sul Corriere della Sera è apparso un altro articolo a firma Ernesto Galli della Loggia, ancora più duro di quello appena citato. Il commentatore del quotidiano milanese attacca molto duramente il PDL ed il suo Capo:

Il dibattito sulla possibilità di chiedere ai lettori e ai navigatori della rete di pagare qualcosina per le notizie e i servizi giornalistici pubblicati dalle testate online non è nuovo. All’estero alcuni grandi giornali ci stanno già provando, anche se mi pare di capire con risultati poco lusinghieri (maledetti internauti taccagni).
I primi a gettare il fatidico sasso nelle acque del web, qui in Italia, sembrano essere quelli del Fatto quotidiano punto it: oggi, celebrando il primo anno di vita del sito con numeri molto positivi (mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine) Peter Gomez approfitta per lanciare un tentativo audace e coraggioso.
La proposta è semplice: se i lettori del Fatto vogliono far crescere il portale, migliorandolo in velocità e completezza ed ottenendo anche una mole ancora maggiore di contenuti e inchieste, potrebbero pensare di contribuire con 1 o 2 euro al mese all’impresa. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani. Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi.
Voi che ne pensate, è giusto pagare per la buona informazione?

A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.
Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.
Scrive un utente di AgoraVox Italia:
“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.
La settimana scorsa abbiamo trattato abbondantemente il tema del Festival internazionale del giornalismo di Perugia, riguardo al quale vi invitiamo a rileggere i pezzi di Gabriele Capasso.
Proprio quest’ultimo era riferito alla giornata dedicata al Fatto Quotidiano, il giornale “alternativo” di Marco Travaglio, Peter Gomez, Antonio Padellaro, Luca Telese e tanti altri. Nel corso della giornata è stata presentata anche la video-parodia di uno dei film più corrosivi e divertenti della scorsa stagione cinematografica, Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
“L’informazione rischia il bavaglio. Le truppe del colonnello Feltri avanzano.” Così comincia il video che vi presentiamo in apertura. I toni sono in stile Cinegiornale Luce del ventennio. Buon divertimento.
L’evento di punta della giornata di ieri, nel ricchissimo programma dell’International Journalism Festival 2010 di Perugia, è stato certamente quello dedicato a Il Fatto Quotidiano, il giovane giornale diretto da Antonio Padellaro e animato da alcune delle firme più corrosive e controverse del giornalismo italiano, dalla star televisiva Marco Travaglio a Luca Telese passando per Peter Gomez.
Accade spesso, nell’ambito dei panel del Festival, di imbattersi in qualcosa di puramente autoreferenziale e apologetico, nulla di grave, fa parte del gioco. Certo è che la punta massima di questa inevitabile degenerazione dei convegni e dei festival è stata toccata ieri sera. Nonostante la pioggia sin da due ore prima dell’inizio una folla notevole affollava l’ingresso del Teatro Morlacchi, era chiaro a tutti che non si sarebbe riusciti a soddisfare le richieste di tutti quanti era convenuti lì per ascoltare i 4 già citati fondatori de Il Fatto insieme a Silvia Truzzi e Gianni Barbacetto.
Ressa, porte sbarrate al raggiungimento del numero massimo di spettatori con tanto di tentativi da parte di giovanotti che non sono riusciti a contenere il grido “Fascisti! Fateci entrare!!!” mentre il servizio d’ordine comunicava che era impossibile far entrare qualcun altro.
Continua a leggere: Il Fatto Quotidiano al Festival di Perugia: un successo nel successo

Fedele all’intervista che ci aveva rilasciato poco ore prime del debutto, Antonio Padellaro ha condiviso con i suoi lettori (prima che con i giornalisti) i contenuti del suo quotidiano che farà sicuramente discutere.
In prima pagina, oltre ad occuparsi di Anno Zero e della conseguente presenza all’interno del programma di Marco Travaglio (che fa parte della redazione del nuovo giornale), l redazione del Fatto ci spiega le indagini a carico di Gianni Letta.
Secondo quanto sostenuto da Peter Gomez il braccio destro di Silvio Berlusconi è sotto indagine da dieci mesi a causa di un business che avrebbe avviato attorno all’immigrazione.
Continua a leggere: Debutta Il Fatto, in prima pagina l’indagine su Gianni Letta