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Recessione più dura per l’Italia fino al 2009. Lo dice l’Ocse, che avverte: “Le famiglie dovranno tirare la cinghia”. Disoccupazione all’8%, il Pil scenderà dell’1%. Anche da Istat e Isae dati negativi sulla fiducia dei consumatori e sull’export extra Ue. Sindacati divisi sul Piano anti-crisi del governo. Epifani: “Non si possono accettare aiuti solo a Natale”. Bonanni: “Un primo passo avanti”. Berlusconi: “La Cgil sbaglia a scioperare”. Bersani: “Pacchetto inutile”. Intanto consumi al collasso negli Usa. Dalla Fed interventi per 800 miliardi.
Il nostro commento
Fa bene il premier a dire che per superare la crisi “ci vuole l’ottimismo”. Ma con l’aria che tira, e che tirerà, l’ottimismo da solo non basta. In questa situazione non si può valutare il pacchetto anti-crisi del governo con la logica del bicchiere “mezzo vuoto o mezzo pieno”. Tutti i governi europei si stanno muovendo con interventi “strutturali”. In Italia no. Con i quattro miliardi di euro stanziati non si va lontano. Soprattutto non sbloccano la crisi se, come pare, vengono distribuiti a pioggia. E alla fin fine si scontenta tutti, non si migliorano i conti pubblici, non si rilanciano i consumi. Non si sono scelte le priorità e non si vuole “approfittare” della recessione per “avviare da subito – come indica l’economista Tito Boeri – un processo di ristrutturazione della spesa pubblica, stimolando oggi l’economia e preparandoci domani a ridurre la spesa”. La logica politica è invece un’altra, spruzzare soldi qua e là, fare annunci e promesse di piani faraonici per avere consenso. Così si resta al palo.
Silvio Berlusconi: “Ci vuole ottimismo. La crisi morde perché c’è l’euro ipervalutato creando problemi al costo del lavoro e alle imprese. Inoltre subiamo la concorrenza dei prodotti orientali dove c’è un basso costo del lavoro. Infine siamo soffocati dal debito pubblico”.
Guglielmo Epifani: “Quella di Tremonti è stata una esposizione generica e insufficiente. Quante sono le risorse, come vengono distribuite tra lavoro e imprese? Bisogna sostenere i consumi, che sono sottozero. La Cgil è insoddisfatta, per cui confermiamo lo sciopero generale del 15 dicembre”.
L’Italia del ministro Maroni: paese di Bengodi o torre di Babele?
Vista dal Viminale, l’Italia pare proprio un’isola felice. Almeno sul nodo spinoso della sicurezza. Dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni: “I reati sono in diminuzione. Aumentano le espulsioni dei clandestini, anche se sono raddoppiati gli sbarchi a Lampedusa. Sull’intervento dell’esercito nelle città, il piano funziona: in dieci giorni arrestate 37 persone di cui 33 extracomunitari. Arrestati anche importanti esponenti del terrorismo”.
Annunciate importanti novità: “Sarà tolleranza zero negli stadi: è stato istituito un Comitato tecnico per le manifestazioni sportive del quale farà parte anche il servizio segreto civile. Sono pronti i regolamenti della riforma dei servizi segreti, sta nascendo la nuova organizzazione del Dis, che coordina le due intelligence, civile e militare. Grazie al fattore C (clima), si sono ridotti drasticamente gli incendi. Migliorata anche la sicurezza stradale: riduzione del 10% degli incidenti stradali, del 10,8% dei feriti e del 6% delle persone decedute”.
Vista così, l’Italia deve adesso temere una “invasione” (non solo di extracomunitari), perché pare proprio il Belpaese senza “macchia e senza paura”. E’ davvero confortante ascoltare ministri e premier in gara ad illustrare i successi dei primi 100 giorni del nuovo governo.
Chissà che ne pensano realmente i diretti interessati. Cioè gli italiani in “carne e ossa”? Visto da fuori del Palazzo, questo pare più una torre di Babele che il paese di Bengodi …
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Alitalia: forse al decollo il piano “Fenice” di Berlusconi. Il premier: “Una newco con dote da 1 mld. Ma 5.000 esuberi. Sindacati zitti, altrimenti salta tutto”. Veltroni: “Il governo riferisca in aula. Il doppio degli esuberi dell’accordo con Air France. Pagheranno gli italiani”.
Il nostro commento. Finirà mai la brutta storia di Alitalia? Dopo un tira e molla inconcludente e una trattativa condotta al buio, Berlusconi tira fuori il coniglio dal cappello: “Il piano c’è. I soldi ci sono”. La nuova Alitalia del piano “Fenice”, in discussione nel cda, avrà una dotazione iniziale di 1 miliardo, di cui 300 mln dal prestito ponte del Governo e 700 milioni dalla cordata italiana. Ci sarebbero Ligresti, Benetton, l’armatore Aponte. Forse è fuori Colaninno. Dentro anche Carlo Toto, ma con Ap Holding non con direttamente con Air One, troppo indebitata. Una parte dell’assetto della nuova Alitalia sarà quindi in mano ai privati e si costituirà anche una “bad company” dove si faranno confluire tutte le passività. Di fatto rinasce la Gepi (finanziaria Iri col compito di entrare nel capitale di aziende private in crisi e di ristrutturarle e poi uscirne) degli anni 70. Tradotto, vuol dire un nuovo intervento dello Stato pagato dai cittadini. La soluzione passa con un nuovo intervento della mano pubblica e con 5 mila licenziamenti (in parte riassorbiti, cioè a costo del contribuente). Prendere o lasciare. Per i sindacati è un out out, altrimenti, parola di Berlusconi “Salta tutto”. Tolto il dente poi può arrivare la soluzione con un nuovo partner internazionale, 90 nuovi aerei in arrivo e la riapertura di collegamenti con importanti rotte internazionali oggi chiuse (Asia e Cina davanti a tutte). Forse il “tricolore” continuerà a veleggiare sui cieli del mondo. Ma il gioco vale la candela? Alitalia perde tra 1 e 2 milioni di euro al giorno. Fino a settembre la vertenza resta aperta. Almeno altri 135 giorni, cioè altri 200 milioni di euro gettati al vento, oltre al prestito ponte di 300 milioni di euro. La cordata italiana c’è, spreme il limone. Poi passa all’incasso. Davvero tanti complimenti a Berlusconi e al governo. E ai sindacati. Caro Veltroni: ma davvero Air France era la soluzione e non una svendita?
Silvio Berlusconi: “Oramai ci siamo. Nella trattativa con Air France erano state poste delle condizioni inaccettabili. Comunque ci saranno varie sinergie con Parigi. Opposizione e sindacati dovrebbero collaborare e accettare il nostro nuovo piano. Meglio avere 5 mila esuberi che 20 mila. Andremo avanti a tutti i costi”.
Walter Veltroni: “Si prospetta una soluzione fatta in camera e cucina, altro che accordo di respiro internazionale! Se fosse andato in porto l’accordo con Air France gli esuberi sarebbero stati 2.500, ieri Berlusconi ne ha annunciati 5.000. Questo dice tutto. La domanda su quale sia la soluzione migliore per Alitalia attende una risposta dal Governo che continua a prendere soldi dalle tasche degli italiani”.
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Dario Di Vico sul Corriere, in un articolo che sembra scritto dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi o di Banca Intesa, annuncia trionfante i Patriottici Piani per il salvataggio di Alitalia e li paragona ai piani di Air France, liquidati come fossero stati una fregatura.
Ma vediamo cosa si legge nell’articolo in questione:
All’Alitalia serve una soluzione di mercato che risulti accettabile a tutti gli stakeholder della compagnia. E’ questo il ragionamento che vanno facendo gli uomini di Intesa Sanpaolo che hanno lavorato alacremente alle ipotesi per un piano di rilancio di Alitalia […].
Certo, gli stakeholder di Alitalia. Immagino questa definizione comprenda anche i contribuenti, i cittadini e gli utenti che in questi anni hanno pagato il conto. Cosa c’è per loro nel piatto? Vediamo qualche riga più sotto:
integrazione con Air One e conseguente rafforzamento sul mercato domestico. I francesi e i tedeschi si giovano di una posizione di grande forza sui rispettivi territori (in un caso oltre il 90%) perché, argomentano, non dovrebbe farlo la nuova Alitalia che supererebbe di poco il 60%?
Certo, perché? Forse perché chi prende l’aereo vorrebbe avere facoltà di scelta? Forse perché dopo avere finanziato decenni di semi-monopolio non ne possiamo più? Ma no….
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