C’è un piano sottile dietro la nuova strategia del no adottata dal Partito Democratico. Risulta ormai evidente che il mandato pro-tempore affidato a Dario Franceschini celi una tattica interamente volta a levare il terreno sotto i piedi dell’Italia dei Valori e del suo istrionico capitano.
Tutte le prese di posizione del neo-segretario sono state dure, come a sottolineare che da questo momento in poi l’opposizione sarà muro contro muro, in aperta contrapposizione alla linea del dialogo veltroniana. In questo senso va letta anche la barricata alzata nei confronti di un provvedimento non ancora licenziato e nemmeno più di tanto svelato come quello del piano casa.
Ma di che si tratta in realtà? Se dobbiamo prendere come modello quello varato in anteprima dalla Regione Veneto, il piano casa non contiene nulla di rivoluzionario o trascendentale. Sono previste agevolazioni fiscali da parte dei comuni per adeguamento degli standard qualitativi delle abitazioni pre-1989 e possibilità di ampliamento delle cubature fino al 30-35% (immobili abusivi esclusi). Il tutto nel rigoroso rispetto dei vincoli paesaggistici e ambientali. In pratica un aiuto alle ristrutturazioni per rilanciare il settore dell’edilizia. Tutte cose già viste. Contestabili, per carità, ma non più delle sovvenzioni al settore auto et similia.
Umberto Bossi: al tempo! Voto + 7. Il leader del Carroccio si smarca dal Premier Berlusconi sul Ponte sullo Stretto e sul “piano casa”. “Meglio 100 aeroporti così portiamo in Sicilia svedesi, norvegesi e tedeschi”. E sulle case: “Si costruiscono per poi darle agli extracomunitari”. Senatur di lotta e di governo.
Silvio Berlusconi: al cubo! Voto – 7. La via berlusconiana all’ uscita dal tunnel della crisi è l’aumento delle cubature delle abitazioni del 20%. “Ognuno potrà aggiungere qualche stanza alla villa”. L’America di Obama punta sul Green New Deal e l’Italia del Cavaliere su una nuova colata di cemento.

Dopo le New Town, ecco un’altra trovata del premier Berlusconi per far sorridere compiaciuti palazzinari e cementificatori. L’idea, di cui Berlusconi si è affrettato a reclamare l’esclusiva paternità, riguarderebbe lo snellimento delle pratiche per le concessioni edilizie, con l’autorizzazione del Comune che lascia il campo ad una perizia giurata di un tecnico, un architetto o un ingegnere.
La via azzurra al cemento non finisce qui: ci sarà anche la possibilità di aumentare del 20%, sia nel caso di edilizia residenziale che commerciale, la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. Allo studio ci sono anche nuovi sgravi fiscali.
La teoria del presidente del Consiglio è che “quando l’edilizia va, tutto il resto va di conseguenza” bisogna dare “una scossa all’economia che ricordi quella del Dopoguerra e consenta il rinnovamento edilizio del Paese”.
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Ora che ha risolto il problema del federalismo fiscale ottenendo al contempo una riduzione delle tasse per tutti i cittadini e mentre perfeziona la formula della pietra filosofale, il presidente del Consiglio può dedicarsi a risolvere il problema della casa per giovani e famiglie disagiate.
E lo fa a modo suo, a colpi di bacchetta magica e spot da megalomane. Secondo Berlusconi per dare una casa ai giovani bisogna costruire delle New Town (in inglese, così i giovani capiscono): cioè delle città satellite da realizzare vicino ai capoluoghi che soffrono l’emergenza abitativa, in cui sia possibile acquistare casa con delle rate inferiori ai canoni di affitto. Facile, no? Chissà come mai non ci aveva pensato nessuno. Il grande piazzista, l’uomo del marketing riemerge con forza dai panni del premier e lancia una delle sue proposte taumaturgiche, come quando disse agli abitanti di San Giuliano di Puglia che era meglio abbattere tutto e costruire il paese da un’altra parte.
Alcune ombre si allungano però sulla proposta delle New Town:
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