Debora Serracchiani è un nome che, fino a pochi giorni fa, ben pochi conoscevano. Adesso, è uno dei più ricercati su Google. Cosa è successo, e chi è Debora Serracchiani, che questa sera sarà anche ospite di “L’Era Glaciale”, il nuovo programma di Daria Bignardi (su Rai2, dalle 23.40)?
La Serracchiani è una giovane (per modo di dire, ha 38 anni) amministratrice locale del PD: Consigliere della Provincia di Udine, è vicecapogruppo e vicepresidente della Commissione Consiliare Ambiente ed Energia, nonché componente della Commissione Statuto e Regolamenti.
Pochi giorni fa, in occasione dell’Assemblea dei Circoli del PD, la Serracchiani si è presentata sul palco, lanciando bordate a destra e a manca e - rivolgendosi direttamente a un divertito e attento Franceschini (a cui non è riuscita a dare del tu) - mettendo in chiaro in modo diretto e ironico i problemi del PD a diciotto mesi dalla sua nascita. Un intervento di dodici minuti, interrotto da ben trentacinque ovazioni.
È nata una stella, come sostiene El Pais, o è solo un altro tramite della rabbia della base verso la dirigenza e la timidezza del partito, allo stesso modo in cui lo fu Nanni Moretti a Piazza Navona? In ogni caso, questa sera ci sarà un’occasione di capire meglio chi sia questa ragazza che, per aver detto cose di assoluto buonsenso, è diventata una sorta di eroina del malcontente piddino.
Dopo il salto, invece, potete ri-vedere lo storico video della sfuriata di Moretti a Piazza Navona, che diede il via alla stagione dei girotondi.
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Inutile dirlo: questi ultimi giorni hanno rappresentato un punto di svolta per “l’Onda”. Non solo per gli scontri di Piazza Navona, ma anche per le manifestazioni del 30 Ottobre a Roma, Bologna, Firenze e in altre città italiane. Dopo il salto proviamo a fare il punto di cosa sia successo nelle ultime 48 ore.
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In questo video per par condicio vi presentiamo la versione degli scontri del Blocco Studentesco
29 ottobre 2008. E’ la data di ieri, e va ben rimarcata visto che son passati trent’anni e spiccioli dall’epoca degli scontri di piazza. Eppure ancora i media si crogiolano nella teoria degli opposti estremismi, del movimento degli studenti al bivio tra violenza e non-violenza, in una sciarada di antichi luoghi comuni e linguaggio pseudo-impegnato anni settanta. E’ come vivere su un pallone aerostatico nella stratosfera, per citare atmosfere alla Edgar Allan Poe, e guardare la realtà da lontano con un lungo cannocchiale (appannato).
La realtà è che il decreto è passato al vaglio del Parlamento e che è allo studio un secondo provvedimento, questa volta incentrato sulle università, il cui contenuto sarà probabilmente reso noto la settimana prossima. In attesa di conoscerlo, e preso atto anche della posizione di Umberto Eco contro la protesta studentesca (che a suo dire favorirebbe le baronie universitarie) proviamo a capire che cosa è successo ieri in piazza Navona e soprattutto alla stazione Lambrate di Milano.
Roma. Di colpo ai margini del corteo si fronteggiano due gruppi, uno del cosiddetto Blocco Studentesco, estrema destra, uno apparentemente più spontaneo, ma in realtà composto in buona parte da gente dei centro sociali e dei Collettivi. Si prendono a bastonate, agitano manganelli e usano qualsiasi cosa capiti loro a tiro (avrete notato l’enorme pinocchio di legno rubato a un negozio) per menarsi. Poi in serata quelli del Blocco addirittura finiscono in televisione, a Matrix, e si fanno una bella pubblicità. I centri sociali invece non sono stati invitati, per cui se ne saranno tornati a casa con le pive nel sacco.

da Roma
Resistere, resistere, resistere. Chiude citando Francesco Saverio Borrelli, l’ex pm Antonio Di Pietro che oggi a Roma, a Piazza Navona ha convocato il popolo del dissenso per avviare la raccolta di firme contro il Lodo Alfano (“Un’idea criminale”). “Resistenza”, così, diventa la parola d’ordine di una manifestazione che fa registrare il tutto esaurito: “Non vogliamo aspettare domani – dice - per fare l’opposizione al governo Berlusconi. Quando c’é la dittatura alle porte si fa resistenza subito non quando è troppo tardi”.
Un messaggio chiarissimo rivolto innanzitutto a Walter Veltroni a cui manda a dire: “Non siamo d’accordo con la tua opposizione gentile”. Certe questioni – fa capire – vanno affrontate a muso duro e non bisogna pensare (come fa una parte del Pd) che il referendum possa essere un’arma a doppio taglio: un pericoloso suicidio nel caso in cui non si raggiungesse il quorum. E così, per far capire questo concetto ad una folla che pende dalle sue labbra Di Pietro usa una perifrasi da catalogare immediatamente in cineteca: “Due naufraghi - spiega - scorgono all’improvviso una riva. Ma uno dei due dice: non ce la faremo mai ad arrivare fino a lì. E l’altro: e nuota, Cristo!”.
La sfida del leader dell’Idv – che vuole incassare 500 mila firme in due giorni (la metà sono state già raccolte nella sola giornata di oggi) – tende a superare, insomma, i pregiudizi tipici di chi si arrende dinanzi a tutto, timoroso che una nuova sconfitta possa peggiorare ulteriormente lo status quo. Ma – dice Tonino – “siamo tornati in questa democratica piazza Navona perché sappiamo che c’é una Italia che non vuole arrendersi, che non vuole chiudere gli occhi”. Un’Italia che reclama “democrazia e libertà”.
Per fortuna, dopo le volgarità e le trivialità di Piazza Navona, è tornata l’eleganza: ieri Lord Brummel, al secolo Umberto Bossi, ha dato un grande segno di civiltà e di civismo, proprio, inneggiando all’Inno nazionale con il dito sollevato. Poi gli hanno pure bocciato il figlio alla maturità, quindi è colpa dei professori terroni, ma adesso facciamo eleggere i giudici e i professori in Padania, così finalmente promuoveranno il somarello.
Torna, per l’ultima edizione prima delle meritate vacanze, il Passaparola di Marco Travaglio, che questa settimana non poteva che partire dall’exploit del “ministro” Bossi.
Presto l’attenzione si concentra però sulle leggi ad personam mirate a garantire l’impunità ai soliti noti, alla “banda dei quattro”, mentre invece negli Stati Uniti, ad esempio: Quando il presidente e la signora Clinton sono finiti sotto inchiesta per bancarotta - su una piccola proprietà dell’Arkansas gestita insieme con soci infidi - l’America non si è fermata un istante. Non c’è stato alcun convegno. Il Presidente ha fatto la spola tra la Casa Bianca e il Gran Giurì - l’organo istruttorio dove doveva essere interrogato - e ci è anche andato di corsa - altrimenti sarebbe scattato l’impeachment, se avesse ritardato l’audizione davanti ai magistrati - e alla fine si è ben guardato dal denunciare persecuzioni.
Tra le righe c’è pure la segnalazione del nuovo libro scritto con Peter Gomez e Marco Lillo: il Bavaglio. Ma di questo magari parleremo un’altra volta…
Ovvio, che due come Bossi e Di Pietro sono agli antipodi. Anche se le loro esternazioni, oltre a rinfocolare polemiche, mettono scompiglio fra i rispettivi alleati.
Forse, non troppo paradossalmente, sia il leader della Lega che quello dell’Idv sono di ostacolo al Partito democratico, sempre teso ad afferrare “qualcosa” al volo (il federalismo del Carroccio e la giustizia del partito dell’ex pm) pur di uscire dall’angolo dell’isolamento politico.
Entrambi, Bossi e Di Pietro, giocano in modo spregiudicato le carte del populismo e della demagogia, grazie alle debolezze degli alleati e alle incertezze degli avversari.
Si può cercare, sul federalismo fiscale, un dialogo con il primo (che dileggia l’unità d’Italia e “sputa” sui suoi simboli) e, sulla giustizia, tenere in piedi una alleanza con il secondo (che fa del giustizialismo tout court la propria bandiera)?
La tattica (opportunistica?) di Veltroni ha il fiato corto. Con Di Pietro (infilatosi nel “giro” di Piazza Navona con Grillo e compagni) oramai ogni filo si è spezzato. Sull’altro fronte ci ha pensato lo stesso Senatur a togliere ogni velleità al segretario del Pd, dicendo che non ha alcuna intenzione di rompere con Berlusconi e che, dito medio alzato, ha una visione dell’Italia ben diversa da quella del Pd.
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E’ rissa fra Idv e Pd. Di Pietro: “Sulla giustizia Pd e Pdl sono pappa e ciccia”. Veltroni: “Oramai riceviamo solo insulti. Così, addio alleanza”. Cicchitto: “Loro lo hanno inventato e adesso pagano”.
Il nostro commento. Di Pietro continua a battere sul ferro rovente attaccando il Pd. Lo fa soprattutto perché i sondaggi gli danno ragione: l’Idv, percepito come unica forza di opposizione, continua a crescere nelle intenzioni di voto degli italiani. Ecco perché l’ex pm tira la corda. L’alleanza politica fra Idv e Pd non esiste più perché non è stata altro che un maldestro accordo elettorale. Di Pietro, politicamente, è stato una invenzione dei Ds. Quindi … Veltroni raccoglie ciò che ha seminato. Ancora una volta solo un pugno di foglie secche. Oltre agli insulti. Idv contro Pd e viceversa, ma anche Parisi contro Veltroni, Veltroni contro D’Alema: lo scontro è a tutto campo. E uno come Ottaviano Del Turco è in galera. Pd nella morsa. Veltroni nei guai. E’ scontro fra nani. Intanto Berlusconi fa quel che vuole, è allarme stagnazione, fermi i consumi e gli investimenti, l’inflazione vola al 3,8% e la benzina è “d’oro”.
Antonio Di Pietro: “La Casta fa quadrato. A destra e a sinistra il sistema dei partiti ha saputo solo dire che a Piazza Navona c’era l’antipolitica, che noi siamo l’antipolitica: l’offesa più grave, più becera. Quelli del Pd non volevano la nostra manifestazione perché altrimenti facevano capire ai loro elettori che loro sono pappa e ciccia con il Pdl”.
Antonello Soro: “Tra noi del Pd e l’Idv non si tratta più di una rottura, ma del venir meno delle più elementari regole che presiedono non solo i rapporti tra alleati ma tra le forze politiche in generale”.
Massimo D’Alema: “Insultando il Pd, Di Pietro, dopo quello di Piazza Navona, fa il secondo regalo a Berlusconi”.
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Anche gli dei cadono. Non è un vero e proprio tonfo, ma per la prima volta cala la fiducia verso Berlusconi e il suo governo. A luglio la credibilità del Premier passa dal 59% di giugno al 55% e l’esecutivo fa uno scivolone perdendo il 3%.
Così è, almeno stando all’ultimo sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it. Insomma, nell’arco di un mese Berlusconi ha perso quattro punti pieni, anche se è ancora avanti rispetto al 53% di maggio quando rientrò a Palazzo Chigi. Come previsto, comunque, Berlusconi è sempre il deus ex machina dell’esecutivo e della maggioranza di centro destra.
Il dato politico è che si è interrotto il trend positivo. Ciò significa che né il premier né il suo governo godono di una fiducia illimitata e incondizionata. Rispetto al governo c’è delusione per la manovra economica appena licenziata e rispetto al Premier c’è disorientamento per il nuovo caso delle intercettazioni a sfondo sessuale.
Significativo invece il fatto che non cala il rapporto di fiducia degli elettori verso il Pdl, tutt’ora al 50%. Anche qui il dato è di facile lettura: il Pdl sembra tutt’ora offrire le maggiori garanzie politiche.
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Onorevole Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, alla luce delle polemiche suscitate dalla manifestazione di Piazza Navona, ha mai pensato anche solo per un momento che quella di scendere in piazza con Grillo e il popolo dei Vaffa sia stata una scelta azzardata?
“Piazza Navona è stata un momento di grande partecipazione democratica. C’erano migliaia di cittadini indignati dalle azioni di un Governo e di una maggioranza che sta umiliando il Parlamento e le istituzioni per difendere gli interessi personali di Berlusconi. Io li ho ascoltati: erano consapevoli, informati e determinati a far sentire la loro voce: era una richiesta forte e chiara di legalità e democrazia che nulla aveva ed ha a che vedere con gli insulti inqualificabili contro il presidente della Repubblica ed il Papa. Resta, dunque, il grande rammarico di aver forse perso un’occasione ma anche l’orgoglio di chi, con la forza della coerenza e l’orgoglio dei propri valori, ha saputo dare voce ad un sentimento diffuso nel paese e reso più acuto dal fatto che chi si sarebbe dovuto opporre per primo e piu’ di tutti, aveva contribuito ad accreditare Berlusconi come quello statista che non e’ e non sara’ mai. Per questo, le dico, che se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra quella piazza ed il riformismo non ho dubbi perché quella piazza è il riformismo, con in più il cuore, l’anima e la passione civile”.
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C’è, nel Pd, chi addirittura si frega le mani soddisfatto. “Visto? – si gioisce – se fossimo andati anche noi a Piazza Navona, il Pd non ci sarebbe più”.
Perché, il Partito democratico, c’è? Veltroni, che mezzo punto l’aveva guadagnato divincolandosi dalla stretta di Di Pietro e dalla trappola dei Grillo, Guzzanti, Travaglio e compagnia cantando, ne ha subito perso un altro affermando che lui ha fatto una “svolta storica”. Suvvia, quale svolta storica! E’ sempre tardi per Walter rispolverare i “sacri” testi e rivedersi le svolte vere di un Togliatti e di un Berlinguer nel “suo” campo, o di un De Gasperi e di un Moro.
Veltroni svolta dentro un bicchier d’acqua. Non si muove foglia. Non s’ode niente. Alla gente per strada e a casa non arriva nessun segnale. Il popolo della sinistra riformista (centrista?) era e resta deluso e smarrito.
Il gioco, quello vero, era e resta in mano a Berlusconi. Che, tant’è ne pensi l’intellighenzia di Piazza Navona, è anche abile e furbo. E i suoi conti e i suoi interessi (anche politici) li sa fare.