Foto, politici e magliette sinistre. Prima il caso Diliberto vs Fornero. Poi Castelli buggerato da una finta fan. Gli scatti mettono in difficoltà gli onorevoli…che però non hanno certo la coscienza a posto. Kodak di paglia
Eppure si tratterebbe di foto innocue e innocenti. Niente a che vedere con il rapace Zappadu che paparazzava in Cav con topolone e Topolanek a Villa Certosa. Cave Canon
Bersani è stizzito con Monti e paventa “cazzotti per politici e tecnici di questo passo”. Casini e Alfano nicchiano, fanno finta di niente. Pugni e pugnette
Iniziano ad aumentare i “bonzi”, ossia i lavoratori che si danno fuoco per la disperazione legata a crisi e tasse. Ma Monti dall’Oriente non si scompone: “Io ho il consenso, i partiti no”. Faccia di bonzo
Di questi tempi, anche un piccolo e timido passo avanti della politica va colto, compreso e sostenuto. E’ accaduto ieri che il vertice ABC architrave del governo Monti ha trovato una prima intesa su una riforma importante, quella elettorale, (forse) in grado di cancellare il famigerato “porcellum”.
Per carità di patria non andiamo a ripescare le infinite lodi di Angelino Alfano (del suo gran capo Berlusconi) e del Pdl verso la “porcata” del leghista Calderoli, ritenuta la quintessenza della democrazia e sempre difesa con la baionetta in canna. Con la nuova legge la rappresentanza degli elettori deve essere reale, non simbolica.
Qui interessa valutare l’iper ottimismo di Pier Ferdinando Casini che approfitta della “svoltina” del summit di ieri a Montecitorio per annunciare la “svoltona” dei partiti e della politica. Dice il leader dell’Udc: “ Si è chiesto alla politica di battere un colpo e noi l’abbiamo fatto, l’abbiamo battuto”.
Suvvia! Il colpetto battuto ieri da Alfano, Bersani, Casini più che teso a cogliere la domanda di partecipazione democratica degli elettori che vogliono decidere chi li rappresenta in Parlamento e nelle istituzioni ha l’obiettivo di salvaguardare questi partiti agonizzanti e queste leadership screditate. Non è difficile trovare una legge elettorale migliore del “Porcellum”. Ma ancora una volta si confonde l’effetto con la causa. Gli italiani non chiedono solo di cancellare una legge vergognosa e antidemocratica: vogliono cambiare musica e suonatori, cambiare questi partiti e queste leadership.
Il passo avanti di ieri fatto da ABC va in questa direzione? I dubbi sono più che legittimi perché il trasformismo della “casta” è più forte del riformismo. Servono idee e progetti chiari e distinti per far riprendere l’Italia, non inciuci per riverniciare la facciata del Palazzo.
Sosteneva l’altro ieri il premier Monti che “se il Paese non è pronto” (per le riforme, ndr) lui se ne va, non sta aggrappato alla poltrona come i politici. Caro Prof, il Paese è più che pronto per il cambiamento vero. Ma è stanco di ingurgitare minestre riscaldate e polpette avvelenate.
Pier Ferdinando Casini: sminatore. Voto 5- Il leader Udc avverte (o minaccia?) Alfano e Bersani: “Se Pdl e Pd continuano così, governo a rischio crisi. Noi Terzo Polo siamo impegnati dal mattino alla sera a fare gli sminatori”. Saggio o solo furbo?
Roberto Calderoli: porcello. Voto 3- L’ex ministro leghista inventore della “porcata” attacca il premier: “Un uomo che mi sta così sulle p… come Monti non l’ho mai trovato. E’ come Schettino, ci porterà sugli scogli. Circo padano, fra trota e suino.
La riforma del lavoro non è ancora legge ma i lavoratori sono già in lotta. In diverse parti d’Italia sono scattate proteste spontanee, blocchi e mobilitazioni contro le modifiche all’articolo 18. In sciopero unitario i lavoratori della Fincantieri di Riva Trigoso. Occupato lo stabilimento di La Spezia. Bloccata la superstrada che collega Pisa a Firenze e Livorno.
Pierre Carniti, ex leader Cisl oggi nel Pd, taglia corto: “Governo ben educato, ma poi fa quello che gli pare”. Per Angelino Alfano, con il Pdl alla frutta, quel che sta accadendo è manna dal cielo. Il segretario del partito del Cav torna ai vecchi tempi del governo di B&B e attacca Bersani: “Ostaggio della Fiom”.
Pier Ferdinando Casini, dismessi i panni del … “pesce in barile”, si schiera apertamente: “Comprendo fino in fondo la preoccupazione di Bersani e la rispetto. Ma l’esaltazione dei toni non serve. La situazione è esplosiva. Qui non rischiamo una stagione calda. La stiamo vivendo già”.
Poi il leader Udc invita “i falchi”, da una parte e dall’altra, a tornare in gabbia”, perchè la riforma “è coraggiosa, innovativa, ma soprattutto necessaria”. Il leader centrista fa appello al “senso di responsabilità di tutti”, rimarcando la necessità di innovare: “di articolo 18 si parlava da anni - dice - i problemi erano lì, imbalsamati da una concertazione che aveva paralizzato qualsiasi carica di innovazione. Detto questo, sappiamo che la situazione è difficile e che di più non si poteva fare”. Un governo ’serio’, chiude Casini, “cerca di coinvolgere le parti sociali, i sindacati, ma non può farsene paralizzare”.
“Ho sperato e ho lavorato anche io fino all’ultimo per un accordo unitario. Ma se il prezzo era la non decisione, ebbene non era sostenibile”. “Ho rispetto per la Camusso - aggiunge Casini - Ma sta usando toni fuori dalle righe. Non può rappresentare in modo caricaturale questa riforma. Ci sono anche cose positive. Altrimenti, l’impressione che si ha è che la linea del suo sindacato la detti la Fiom”.
Chiaro? Cvd (come volevasi dimostrare).
Allora, proviamo a tirare due somme sui redditi dichiarati d alcuni politici. Il Cav resta stabilmente in vetta, anzi allunga, passando da 40 a 48 milioni di euro. Segue Amato Berardi, deputato Pdl eletto all’estero nella circoscrizione America settentrionale e centrale: il parlamentare molisano ha dichiarato nel 2011 4.070.000 dollari, cioè 3.092.105 euro.
Al terzo posto c’è l’imprenditore Antonio Angelucci con 1.769.455 euro. Sopra il milione di euro, al quarto posto, c’è il presidente della commissione Affari Costituzionali, Donato Bruno: il deputato-avvocato del Pdl ha dichiarato 1.751.830 euro. A seguire, al quinto posto con 1.720.936 euro, la presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, deputata Fli e avvocato penalista.
Al sesto posto un altro avvocato e deputato finiano, Giuseppe Consolo, con la sua dichiarazione di 1.630.674 euro. Al settimo posto c’è Maurizio Paniz (Pdl), anche lui avvocato, con 1.482.270 euro. Scende invece sotto il milione, rispetto alla precedente dichiarazione dei redditi, l’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini (Pdl) che nel 2011 ha dichiarato 993.901 euro. E’ suo l’ottavo posto. Al nono con 4.849.012 pesos argentini (cioè 844.844 euro cui si aggiunge il reddito di parlamentare di 124.714 per un totale di 969.588 euro) c’è un altro eletto all’estero, nella circoscrizione America latina: è il deputato del Pdl Giuseppe Angeli. Al decimo posto Enrico La Loggia (Pdl) con 758.079 euro. Per la cronaca, il premier Monti segue a grande distanza: 1,5 milioni di euro.
Molti i “poveretti” sopra i 150 mila euro. Il più povero? Il senatore Idv Belisario. Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita, dichiara poco più di 300mila euro, tre volte il reddito di Rutelli. Interessante l’impegno di Pier Ferdinando Casini in Borsa.
A fronte dei soli 116.986 euro di reddito imponibile dichiarato nel 2011, il leader dell’Udc in un anno ha venduto e comprato azioni in tutta Europa. Il titolo più ricercato nel 2010 è Intesa San Paolo: Casini ha comprato 967 azioni dell’Istituto allora nelle mani dell’attuale Ministro Corrado Passera. Ma il leader Udc ha comprato anche 40 azioni Eni, 61 Sanofi Aventis, una di Air Liquide, 20 di Scneider electric. Ma Casini possiede anche diverse partecipazioni in società: a partire dalle 464 azioni nella spagnola Iberdrola, 191 in Axa, 106 in Vinci, 88 in Total, 87 in Unilever, 47 in Bayer, 25 in L’Oreal e 24 in Bmw.
Il leader Udc nel 2010 ha anche venduto tanto in Borsa: si è liberato di 1.525 azioni Unicredit e poi delle azioni Basf, Siemens, Allianz, Telefonica, Bnp Paribas, Technip, Anheuser-Bush. E ancora delle 216 azioni del Banco di Bilbao, 21 Daimer, 111 di Deutsche bank e 277 in Deutsche telecom, 151 Gdf Suez, 77 Hennesc Mauritz, 348 Ing groep, 10 Lumh Moet Hennesky Luis Vuitton, compagnia De Saint Gobain, 125 Saipem, 48 Sap, 95 Societé generale, 20 Unibail, 47 Vallourec. Soltanto due deputati hanno comprato titoli di Stato nel 2010: Mario Pepe (Misto) ha dichiarato 100mila euro in Btp e Roberto Rao (Udc) ha 50mila euro in Btp con scadenza al primo settembre 2020.
Dove troverà Pier Ferdy il tempo di pensare agli italiani?
Non c’è un partito, né un leader di partito, che pensi all’oggi. Sono tutti impegnati a guardare “oltre”, pensano alle elezioni politiche 2013, prefigurano il dopo-Monti.
E’ l’ennesima dimostrazione dell’inconsistenza di queste forze politiche, senza idee, programmi, strategie, incentrate solo a fiutare l’aria che tira, a sfruttare ogni refolo di vento amico, per non mollare la presa e restare alla guida del timone, qualunque sia la barca.
In questa “ginnastica” quotidiana, il più solerte è Pier Ferdinando Casini: “ I voti che gli italiani daranno al mio schieramento, alla mia persona, al mio partito alle prossime elezioni politiche saranno spesi da noi per dare vita a un governo di responsabilità nazionale”. E alla guida del governo di responsabilità nazionale Casini, ci vede benissimo ancora Monti: “Non credo che Monti non sia un leader politico, lo è a pieno titolo, gli ho detto che è più politico di Andreotti. Se non fosse un raffinato politico non starebbe lì. Non sarà candidato alle prossime elezioni, restituirà le chiavi alla politica, poi il giorno dopo le elezioni si vedrà. Ogni giorno ha la sua pena”.
Tutti gli altri, Bersani, Alfano, Fini e compagnia cantante, si rincorrono su Monti e sul dopo-Monti. Scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “Si discute se l’impronta lasciata dal governo, su cui si svolgeranno le elezioni, sarà quella di sinistra o di destra. E Monti con chi si schiererà? Berlusconi, goffamente, lo presenta come una sua creatura, Casini tende a identificarsi col governo e il suo presidente, Bersani è con Monti ma a tempo determinato. Domani cosa farà il ministro Passera? Guiderà il centro o il centrodestra?”.
Appunto. Tutti a discutere del domani. E sul Monti di oggi? E sull’Italia claudicante di oggi?
Angelino Alfano: furboni. Voto 4 Dal palco della “scuola” Pdl ad Orvieto l’Angelino grida per tre volte le priorità del partito del Cav: “Lavoro, lavoro. Lavoro!”. E giù applausi dalla platea colma di … “operai, braccianti e precari”. Fiction.
Pier Ferdinando Casini: furbini. Voto 4 Il leader dell’Udc prosegue a zig-zag: a Palermo e a Verona torna ad allearsi con il Pdl. Fini e Rutelli out. Dalla Sicilia al Veneto un solo segnale: Terzo Polo addio. A quando il “bacio” con il Cav?
Il “tecnico” Monti si muove come e meglio del più smaliziato leader politico. Di fronte alle turbolenze quotidiane fra i partiti e dentro i partiti che sostengono il suo governo il premier usa la tattica antica di fingere di non vedere e non sentire.
E’ soprattutto il Pdl a scalciare, estremamente preoccupato di pagare dazio alle prossime amministrative del 6-7 maggio. Alfano e soci del partito azienda del Cavaliere scambiano l’effetto con la causa, come se il responsabile della debacle del Pdl fosse Monti e non Berlusconi e i danni fatti dal governo di centrodestra del duo B&B.
Ma “se Atene piange, Sparta non ride”: se il Pdl è in un mare di guai, il Pd resta in mezzo al guado. Bersani, che pare proprio aver stracciato la foto di Vasto, tesse la tela per una convergenza a sinistra con Vendola.
I due si incontrano più o meno segretamente non tanto per tracciare la linea delle amministrative, ma per guardare alle politiche, puntando a costruire un’alleanza di centrosinistra in grado poi di aprire a forze moderate e di centro.
“Insomma, - scrive oggi su l’Unità Simone Collini - la famosa coalizione di progressisti e moderati a cui punta Bersani, il quale da Vendola avrebbe ricevuto la disponibilità a stringere i tempi sul confronto programmatico e l’impegno a non porre veti nei confronti di Pier Ferdinando Casini”.
Certo è che non sarà Bersani, a meno di un patatrac sulla riforma del lavoro, a staccare la spina a Monti. Mai dire mai, invece, sul Pdl: dopo l’annunciato ko delle amministrative tutto può succedere, compreso la caduta del governo e le elezioni politiche anticipate.
Intanto il presidente del Consiglio ha convocato per giovedì a Palazzo Chigi i leader di Pd, Pdl e Udc, per un incontro in cui si dovrebbe discutere anche di giustizia e Rai. Monti non può però limitarsi a prendere atto dei “niet” di Berlusconi e accettarne i ricatti su questioni basilari.
Il premier tenga alta e chiara la sua voce, rivolgendosi al Paese, non al Palazzo.
Pier Ferdinando Casini: cinguetta. Voto 5- Inedito scambio di battute politiche su Twitter fra il leader centrista e Antonio Di Pietro. Pierferdy alla fine saluta l’ex pm con un … “ammiccante”: “Tvb”. Social network “galeotto”. Prove d’inciucio fra Udc e Idv?
Roberto Maroni: ringhia. Voto 4- L’ex ministro leghista degli Interni insiste: “Presidenza Rai a noi!”. Lega di lotta … per le poltrone. I Padani gridano contro “Roma ladrona” ma reclamano sempre cadreghe.Fra Bobo e il Senatur, gara a chi abbaia più forte?
Altre volte, troppe volte, Pier Ferdinando Casini ha promesso di chiudere il proprio partito per fondarne un altro.
Per opportunità politica, di fatto per (legittime) ragioni di bottega, all’ultimo momento Pierferdy ha sempre preferito tenersi quello che aveva cercando di trovare uno spazio di sopravvivenza fra i due poli.
Stavolta il leader centrista, vista la crisi del criticato bipolarismo e il ko dell’odiato Berlusconi, annuncia il salto del fosso: dopo le amministrative di maggio basta Udc (partito sempre attorno al 5%), basta Terzo Polo (per altro mai nato), ok alla nascita di un “nuovo contenitore” per una “nuova stagione politica”, da presentare alle politiche del 2013.
Di fatto Casini, main sponsor di Monti e del governo dei prof, suona i tre squilli di tromba a Pdl e Pd: un vero e proprio canto delle sirene per i centristi (molto) delusi del Cavaliere e per i popolari (molto) delusi del partito di Bersani.
Alfano e Bersani mandano giù il rospo, ma già rullano i tamburi e s’ode il trambusto di chi si prepara a fare le valige, pronti a traslocare. Tralasciando Rutelli, tramortito dall’affaire Lusi, il colpo basso l’ha ricevuto Gian Franco Fini. Il leader di Fli rischia di rimanere stritolato, così come già accadde nel Pdl, con la nascita della nuova creatura di matrice moderata, una DC riverniciata, da XXI secolo.
Se il governo Monti prosegue aumentando il consenso e se Pdl e Pd alle amministrative perdono voti, il gioco è fatto. Sarà Casini a guidare la nuova partita del nuovo campionato della terza Repubblica. A Palazzo Chigi o sul Colle: la distanza è breve.