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“Se c’e’ una persona che appare limpida e trasparente (..) e’ proprio Prosperini. Non credo che sara’ facile per i magistrati dimostrare la sua colpevolezza.”
(17-2-2009)
Roberto Formigoni
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Torniamo un momento sull’incredibile evento dell’arresto di Pier Gianni Prosperini in diretta tv, cui si riferisce il video introduttivo, per spiegare come funzionava il sistema secondo gli inquirenti.
L’assessore aveva accumulato debiti per cifre altissime con il circuito di tv private in cui appariva di continuo. Accanto alle presenze in qualità di opinionista o nei dibattiti - come ha spiegato tra gli altri il presentatore televisivo Roberto Poletti - e che vanno considerate a titolo gratuito, Prosperini era paurosamente presenzialista con un vero e proprio serial pubblicitario (della sua persona) a fini elettorali. E queste cose costano…
Per pagare tutto questo, Prosperini avrebbe dunque promesso una ridda di commesse regionali (dunque con soldi pubblici) in forma di spot. Inoltre le fattuire venivano gonfiate proprio per permettergli di rientrare del debito. Tutto questo ovviamente costituisce l’impianto accusatorio, che dovrà essere confermato con prove tangibili, come ha sottolineato a più riprese il governatore lombardo Formigoni.
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I fatti di Mumbai hanno reso più attuali alcuni contenuti dell’intervista all’assessore regionale con delega alla sicurezza Pier Gianni Prosperini. Nel corso della prima parte avevamo affrontato il tema dell’immigrazione, soprattutto di marca islamica, della sicurezza in generale e di una sorta di razzismo al contrario vigente nel nostro paese. Riprendiamo proprio da qui.
Assessore, che idea si è fatto del caso del ragazzo ghanese pestato, sempre se le ipotesi del pm dovessero essere confermate, dalle forze dell’ordine a Parma?
Ora, non conosco il caso nello specifico, ma il fatto che sia stato un vigile… anzi dieci, mi lascia molto perplesso. Proprio per questa ragione se la cosa è avvenuta non la fanno franca di sicuro… e comunque chiediamoci anche cos’ha fatto e detto questo qui? Ricordiamoci che molto spesso da noi si è gridato al razzismo per niente, vedi il caso della somala che non voleva farsi perquisire e poi si è scoperto che era un’ovulatrice (le donne che inghiottono ovuli di cocaina per passare la dogana, NdR) e una spacciatrice.
Su molti casi lei ha avuto ragione. A Parma però c’è un procedimento penale aperto.
Ma certo, i pazzi ci sono dappertutto. Se le forze dell’ordine hanno abusato del loro potere è giusto che paghino.
Pier Gianni Prosperini, assessore a Giovani e Turismo della Regione Lombardia, ma soprattutto delegato alla sicurezza, ci riceve negli uffici della Regione con fare sornione e grande affabilità. In precedenza piccolo intoppo all’ingresso del palazzo, dove ci viene richiesta la tessera sanitaria regionale, della quale il sottoscritto comprende improvvisamente l’utilità senza poter negare di averla abbandonata in un tristo cassetto di casa propria. L’usciere, una simpatica signorina, fortunatamente mostra comprensione verso il vostro cronista, lasciandolo salire.
Di lì a poco l’incontro col vulcanico assessore, del quale ricordiamo un numero incredibile di citazioni, per le quali vi rimando al sito prosperini.tv nonché al nostro articolo sul convegno per la sicurezza alla Festa delle Libertà.
Assessore, affrontiamo subito il tema a lei più caro. Ritiene che la posizione molto decisa assunta dal governo su questi temi abbia portato a un miglioramento nella sicurezza percepita dai cittadini, o si è trattato di una semplice dichiarazione di intenti? In quest’ultimo caso, possiamo dire che almeno a Milano e in Lombardia qualcosa si è mosso, con particolare riferimento ai campi nomadi abusivi e all’immigrazione irregolare?
Secondo me il punto è dare più poteri alle regioni, perché ogni regione ha la sua sicurezza. Roma come sempre pianifica grandi progetti e partorisce indicazioni d’ordine generale, ma la sicurezza in Lombardia è diversa dalla sicurezza in Sicilia, in Calabria o in Campania. Da quelle parti il problema dell’immigrazione non esiste perché gli immigrati lì sì che sono tenuti come schiavi nel ghetto. Lì sì che le ragazze possono camminare per strada senza che nessuno gli dica niente. Qui è tutto diverso. Qui l’immigrazione criminale ha preso il posto di una criminalità che non c’è mai stata nel vero senso della parola. In altre parole qui secondo me siamo ai confini della guerra civile.
La politica non è certo priva di responsabilità per quanto sta accadendo…
La sinistra indecente e indisponente di questo paese ha favorito un’immigrazione soprattutto di marca islamica che vuole trafiggere il cuore del nostro popolo; perché, diciamolo chiaro, l’Islam fondamentalista vuole ucciderci tutti. Gli islamici non sono bravi, non sono buoni. Sono semplicemente islamici e la loro politica segue il dettato del loro Gran Muftì: “Con le vostre leggi vi conquisteremo. Con le vostre leggi vi distruggeremo.” I giornali, soprattutto quelli di sinistra, tacciono la cosa e sbagliano. Sarà guerra. Abbiamo visto padri di famiglia trasformarsi in killer, e donne anche anziane trasformarsi in belve assetate di sangue. Ma quale integrazione? Che cosa vogliamo integrare, gli zingari? Ma quando mai?

Alle ore 18 di domenica alla Festa delle Libertà era in programma il dibattito sulla Sicurezza, presentato da Enrico Mentana, con Maroni, La Russa, Gasparri e Santelli. Della parte seriosa abbiamo già reso conto ieri, qui invece ci preme riportare il leggendario intervento del ben noto assessore lombardo Pier Gianni Prosperini, uno che può essere amato o odiato ma di sicuro le cose le dice fuori dai denti.
Di lui ricordiamo infinite polemiche, non ultima quella che ha mandato su tutte le furie il suo segretario Gianfranco Fini, quando voleva garrotare i gay, una dichiarazione che voleva essere un’iperbole come egli stesso ha poi dichiarato, dopo aver comunque chiesto scusa a riguardo in Consiglio regionale. Oppure la celebre dichiarazione sul modello Singapore: « (Per i tossicodipendenti) ci vuole il modello Singapore: li stendi sulla panchetta, ten ten ten, dieci nerbate.
Inutile sporcargli la fedina penale: equivale a escluderlo dalla vita. Col marchio di Caino lo perdiamo per sempre.»
Un archivio dei suoi interventi esiste anche al sito prosperini.tv per chi voglia approfondire, ma intanto, dopo il salto, vi regaliamo l’intervento integrale durato 7 minuti tra quelli di Maroni e Gasparri, davanti a un esterrefatto Enrico Mentana. Buon divertimento (mettetevi l’elmetto).
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