L’ammonimento di Indro Montanelli - “Guai fidarsi di Silvio Berlusconi” – sembra tornare d’attualità. Il Cavaliere resta uno spregiudicato giocatore, capace di cambiare ripetutamente le carte in tavola. Dal “berlusconismo” al “fregolismo” il passo è breve con il “Ghe pensi mi” ancor più abile della star della bella epoque nel trasformismo scenico che gli consentiva di cambiare in pochi secondi la caratterizzazione del personaggio che andava a interpretare.
Un gioco ad alto rischio, quello dell’ex premier, ma forse ad alto rendimento. Al mattino garantisce l’appoggio a Monti e il pomeriggio pugnala in Parlamento col voto segreto sulla responsabilità civile dei giudici i magistrati, i partner della maggioranza di governo e l’esecutivo; ricorda sempre il proprio senso di responsabilità per aver lasciato Palazzo Chigi dimenticando lo spappolamento della propria maggioranza e i disastri del proprio governo.
E’ un continuo stop and go, per cercare di rassicurare i suoi, fermare la caduta libera del Pdl nei sondaggi, recuperare Bossi e ricostruire l’antica alleanza anche in vista delle importanti elezioni amministrative di maggio. Soprattutto il Cavaliere vuole sbalestrare la forza potenzialmente vincente delle prossime elezioni, quel Pd sempre più in crisi di nervi, preoccupato degli zig-zag di Berlusconi, e soprattutto attento a non cadere nella trappola difendendo Monti e pagandone poi il dazio alle urne.
A lungo andare, e se davvero Monti avesse successo, la logica delle imboscate e della guerriglia potrebbe trasformarsi in boomerang per lo stesso Berlusconi: basta un niente perché l’ala più responsabile del Pdl, di fronte ad una linea marcatamente demagogica e populista del ricostituendo binomio B&B, porti il partito all’implosione.
Per adesso, però, ad andare in tilt è Pier Luigi Bersani, consapevole del rischio di rimanere con il cerino in mano. Il segretario del Pd è molto deluso per la piega degli eventi: il voto sulla giustizia, il colpo di mano del centrodestra sulla Rai, gli strappi di Monti e Fornero sul mercato del lavoro scuotono la base del partito e le correnti interne. In pratica il Pd rischia di vedersi relegato nel ruolo di “portatore d’acqua” di questo esecutivo. O, ancor peggio, di rimanere stretto fra l’incudine e il martello: se Monti gliela fa e “salva” l’Italia al Pd non va nessun merito, ma se Monti fallisce e salta, è il Pd che rischia grosso alle urne.
Bersani teme che la situazione sfugga di mano al Governo, fino a rendere ingestibile il Parlamento. E sa che il gioco “sporco” di Berlusconi può riuscire. Come far gettare la maschera al Cav? Solo con una forte e incalzante azione politica, su tutti i fronti, in Parlamento e nelle piazze. E qui casca l’asino (il Pd).
Francesco Rutelli: ignorans 1. Voto 3 La piccola Margherita (coofondatrice del Pd) spendeva oltre diecimila euro al giorno in comunicazione, un milione l’anno per le trasferte: spese assurde, dubbi e incognite dal caso Lusi. Il “bello guaglione” non c’era, se c’era dormiva. Come il Psi di craxiana memoria?
Gianfranco Polillo: ignorans 2. Voto 3 Il sottosegretario all’Economia incensa Silvio Berlusconi, prospettandogli il Colle: “Nel ‘94 il Cav ha organizzato un fronte moderato che ha salvato la democrazia dagli ex Pci”. E lo “lancia” al Quirinale. Monti tace. Chissà come sarà contento Pier Luigi Bersani!
A Umberto Bossi non gli è bastato il doppio bacio (sulle guance) che lunedì sera gli ha dato Silvio Berlusconi al termine dell’incontro nella villa dell’ex premier in via Rovani a Milano.
Oggi il Senatur ha bollato il Cavaliere definendolo “mezza calzetta” perché ha paura di far cadere il governo Monti. “C’è tutto un paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via”, ha detto il leader del Carroccio, che ha anche commentato il processo Mills: “Berlusconi non è stato abbastanza furbo da chiedere la buonuscita”.
Poi è tornato a minacciare il Pdl: “O cade il governo o cade la Lombardia” e la giunta Formigoni. E le reazioni di Berlusconi? “Dopo ci sono le ragioni della convenienza e della responsabilità. Io sono sereno. Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”. Chiaro?
Bossi è anche convinto che l’uscita di scena del governo dei professori porterebbe la pace nel Paese e tra gli autotrasportatori: “Basta che cade il governo e va tutto a posto. Non vogliono soldi, vogliono regole”, dice Bossi.
Dagli artigli del Senatur non sfugge neppure Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd invita il capo della Lega ad appoggiare Monti: “Dai, sostieni anche tu ’sto governo…” ricevendone un sonoro: “Vaffa…”. Punto. Classe dirigente… da spread.
Uno che se ne intende, Alfredo Reichlin, scrive oggi su l’Unità che “Il Pd deve reagire” e che quello del Pd “Non è un problema organizzativo”. Giusto.
Ma come fa l’ex dirigente del Pci a “esaltare” l’ultima Conferenza nazionale del Pd, il massimo organismo del partito composto da 1000 persone, a Roma in un momento cruciale con 100 presenti? Non è un problema organizzativo ma politico, appunto.
Il partito di Bersani non sa dove andare e con chi stare: è spiazzato, chiuso in se stesso, con la base delusa e i suoi dirigenti (poche le eccezioni) che pensano come e dove mettere il proprio deretano con le scadenze elettorali che battono alle porte. Non è (anche) questa la dimostrazione che, tant’è ne dica il colto e austero Reichlin, il Pd è più o meno della stessa (cattiva) pasta degli altri partiti?
Non è anche colpa del Pd se c’è un Parlamento così screditato, se c’è oramai un abisso fra i cittadini e la politica, se la credibilità dei partiti (tutti) è quasi pari a zero? Berlusconi ha le sue (gravi) colpe ma non può essere il capro espiatorio di tutti i mali della politica.
Qual è in queste ore il ruolo del Partito democratico di fronte alle serrate degli autotrasportatori e dei tassisti? Dove sono fisicamente i dirigenti del partito di Bersani? Sempre altrove, sempre lontani dai nodi reali. Come i dirigenti del Pd recuperano il senso della solidarietà sociale tra classi, ceti e categorie e territorio per evitare la disgregazione e il caos?
Bersani e compagni, si dirà, hanno cose più “alte” cui pensare. Bene. A Monti e alle riforme del suo governo “tecnico”? Ma si può continuare con il gioco delle tre carte, dicendo che quella di Monti “Non è la nostra agenda”, che “Noi non siamo questa cosa qui”?
Qual è allora l’agenda del Pd? Cos’è oggi il Pd? L’impressione è che Bersani, con un piede su due staffe, sia ostaggio delle correnti interne, che comandi una “armata Brancaleone”, dove ognuno fa e dice ciò che vuole. Aspettando Godot. O Berlusconi?
Il Cav soffre nel vedere Bersani solo soletto al bar con una birra. L’ex premier sì che sa come passare il tempo libero in (amena) compagnia. E gli viene una fitta al cuore per la compassione dopo aver osservato il segretario Pd con una sola “bionda”. Vagina pectoris
Berlusconi è come un personaggio grottesco, un satiro triste di una commedia sexy dal finale ancora tutto da scoprire. Io, chiava e l’oscuro
Illuminante Linda Lanzillotta da Gad Lerner: “La protesta è giustificata finché non comprime i diritti altrui”. Ma va?! Colpo di genio…sarà l’antico influsso rutelliano. (Lanzil)lotta dura senza paura
Che preparazione, che competenza…che noia questi tecnici. Non era meglio un Giuseppe Pizza all’Istruzione o un Giovanardi alla famiglia? O un qualche ex ministro del Pdl che conosce più cani e gatti che scrittori e filosofi. Kit Kant
Una nave che sta per affondare, un Paese che cerca di evitarlo. Sul Giglio del burrone
Il comandante Schettino chiama in causa la compagnia sulla storia dell’inchino, ma la Costa replica infastidita. Intanto la vicenda della Concordia è ormai un tormentone mediatico che suscita nel pubblico fenomeni di repulsione televisiva. Rottura di scatole nere
Il Pdl è spaccato sul sostegno al governo Monti. Ma il nucleo centrale del partito….qual è il nucleo centrale del partito??? La zoccola dura
Bersani pizzicato in un bar di Campo de’ Fiori, da solo e davanti a una birra, a scriversi l’intervento per l’assemblea nazionale del Pd. Il museo delle Ceres
Non sono solo gli ex “nemici” del Pdl a dire che il partito più penalizzato dalla politica economica del governo Monti sarà il Pd.
Il partito di Pier Luigi Bersani si crogiola ancora per la defenestrazione di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi (vantando meriti altrui …) ma vive alla giornata, incapace di definire una propria strategia e di costruire alleanze credibili in vista delle elezioni del 2013, la madre di tutte le battaglie.
Oggi all’Assemblea nazionale Bersani non può limitarsi a salire in groppa ai sondaggi favorevoli (debacle del Pdl e Pd al 30%) perché “drogati” da un mega astensionismo che la dice lunga sul disagio dei cittadini e sulla volontà degli elettori di mandare un inequivocabile segnale a tutta politica, nessuno escluso.
Come fa il Pd a non essere “fagocitato” dal governo tecnocratico, a non essere impigliato nell’abbraccio mortale con il Pdl, a non lasciare il pallino in mano a Casini, a muoversi con autonomia e determinazione nel poco spazio lasciato da Mario Monti, super protetto da Napolitano?
Fin qui il Pd è un vagoncino attaccato al treno del governo dei professori, accetta - per lo più subendole - le riforme fatte e quelle annunciate, assiste senza batter colpo al colpo di spugna inferto ai partiti e alla politica. Una situazione sempre più pesante che produce fibrillazione interna e soprattutto distacco di militanti e perdita di iscritti. In molte città ci sono pile di tessere 2012 rimaste nei cassetti dei circoli, con perdite addirittura attorno al 50%: cioè il dimezzamento del partito! Segnali di grave disagio, molto rischioso anche in vista delle importanti amministrative di primavera.
Insomma, serve la svolta, uscire dalle secche e rilanciare linea e azione politica. Oggi tocca a Bersani dare il “là”, stanando i malpancisti. E’ una questione di partito, ma riguarda tutto il Paese.
Pier Luigi Bersani: inciucino. Voto 5- Il segretario del Pd è disponibile a “compromessi” sulla legge elettorale ma le varie anime del partito si dividono sulla nuova “maggioranza politica” con Pdl e Udc. Inciuci di bassa … lega?
Umberto Bossi: ciuchino. Voto 4- Il capo della Lega fa presentare alla Camera una mozione contro il ministro dello Sviluppo Economico Passera per: “Manifesta incapacità”. La svolta data dal Trota. Rivoluzionari o (il)letterati?
E bravo, Pier Luigi! Adesso, con Bossi e Maroni che sfarinano la Lega, ci va giù duro, per spartirsi (con chi?) le spoglie del Carroccio.
Il leder del Pd attacca duramente la Lega nord impegnata domenica prossima in una manifestazione a Milano contro il Governo. “Alla prima parola andare ad alzo zero - è l’invito rivolto dal segretario pidì all’assemblea regionale lombarda del partito - perché ci hanno parcheggiato dopo otto anni sull’orlo di un abisso e per un po’ stiano zitti”.
Secondo Bersani il voto della Camera che ha negato l’arresto del pidiellino Nicola Cosentino: “ha fatto riaffiorare la presenza di vecchie logiche e fatti. Non è vero che l’inciucio tra i populismi berlusconiani e bossiani sia archiviato. Laddove c’è un sottoscala, e anche putrido, è ancora vivo e funzionante”.
Tutto vero. E quando il Pd faceva la corte a Bossi, leader “carismatico e d’intuito”, capace di captare gli umori della base del territorio del Nord, politico un po’ ruvido ma verace e soprattutto “utile idiota” per far saltare Berlusconi?
Pier Luigi Bersani: ombre rosse. Voto 6+ Il segretario del Pd al Tg 1: “Sul lavoro abbiamo una proposta innovativa per ridurre la precarietà e dare anche flessibilità al mercato del lavoro senza toccare l’articolo 18: il problema è come si assume, non come si licenzia”. C’era una volta la sinistra.
Antonio Di Pietro: spaghetti western. Voto 4- Le reazioni rabbiose del capo-padrone dell’Idv alle decisioni della Consulta sul referendum confermano che l’ex Pm è un “eversore” che si ribella alle regole della democrazia quando non coincidono con i suoi personali interessi. Per un pugno di voti.