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Tutti gli articoli con tag pier luigi bersani

Ore 12 - Pd sceglie il garofano: svolta socialista?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroI simboli, si sa, contano in politica perché esprimono la linea, il progetto, l’identità, i valori di un partito.

La falce e martello, voluta da Lenin nell’aprile del 1918 per il partito dei Soviet, rappresentò da allora tutti i partiti comunisti, Pci compreso.

Nel 1978, per omaggiare la rivoluzione portoghese dei garofani, il Psi si fregiò del garofano, che nel 1985 diventò simbolo ufficiale del partito di Bettino Craxi, simbolo sempre mal digerito dai comunisti italiani.

Perché questo breve excursus storico? Perché da ieri, 25 aprile, Bologna, la ex Stalingrado d’Italia, è stata tappezzata di garofani rossi, su manifesti del Pd affissi in tutta la città.

“E’ – si chiede l’Avanti! - un primo miracolo della vittoria al primo turno di Francois Hollande, portatore di un programma alternativo alla linea che guida la politica economica europea a cui il medesimo PD dà sostegno in Italia”.

Delle due, l’una. O, come crediamo, nel pidì ognuno fa quel che vuole e quindi ogni simbolo vale l’altro. Oppure dalla (ex) rossa Emilia parte la svolta di primavera, con il garofano sintesi e vessillo della nuova identità … “socialista” del Partito Democratico, sempre in cerca di un approdo.

Dal garofano si può giungere, sic et simpliciter, alla rosa rossa. Ripercorrendo così la strada del Psi che nel 1994 sostituì il garofano con una (bella) rosa rossa. Chissà che ne dicono gli ex Popolari Bindi, Fioroni, Castagnetti ecc. che pensavano di “morire” in un Pd democristiano?

Perché Pier Luigi Bersani non coglie l’occasione per passare dalla svolta dell’immagine alla svolta politica, facendo del Pd il nuovo e vero partito socialista democratico italiano di stampo europeo?

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Ore 12 - Bersani guarda a Parigi. E a Roma i "centristi" preparano la trappola per il Pd

pubblicato da Massimo Falcioni

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Gli ultimi annunci sulla nascita di nuovi partiti fatti da Casini e da Alfano (più Pisanu, Montezemolo ecc.) vengono collocati nell’area del marketing elettorale, bollati per lo più come operazioni di “ripackaging di ceto politico, magari con qualche innesto tecnico, senza programma credibile”.

Ma nel Pdl e, soprattutto nel Pd, tira una brutta aria. Anche perché non si capisce bene cosa succederà quando le fibrillazioni in corso nei tre poli e (fuori) troveranno un sbocco politico.

Per le elezioni politiche girano sondaggi da tsunami: Pdl sul 15%, Pd 18%, Sel-Idv-5 Stelle sul 20%, Partito della Nazione e Listone Civico nazionale (partito dei tecnici) sul 35-40! Insomma, il gran movimento in corso al “centro” può deflagrare in un vero e proprio terremoto elettorale da sconquassare il quadro politico.

Il più preoccupato (e indeciso) appare Pier Luigi Bersani. Dalle urne francesi potrebbe giungere la spinta definitiva per collocare il Pd (finalmente?) sulla sponda socialdemocratica o progressista europea. In quel caso una alleanza di “sinistra” potrebbe però portare il Pd a perdere le elezioni, avendo di fronte, contrapposti, l’alleanza dei centristi, con numeri in grado di raggiungere la maggioranza.

Fantapolitica? Forse. Ma il Pd deve decidersi sul che fare e bruciare i tempi. Altrimenti si consuma come una candela e a Bersani non resta in mano che un mozzicone.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: contrordine: voto 5- Al meeting dei progressisti internazionali a Roma il segretario del Pd tuona: “Il costo della crisi non può pagarlo tutto il lavoro e il welfare: un po’ deve pagarlo la finanza”. Un po’, meglio di niente…

Elsa Fornero: dietrofront: Voto 4- Altra “perla” del ministro del lavoro costretta (soprattutto dal Pd) a rimangiarsi l’abolizione dell’esenzione del ticket sanitario ai disoccupati. Disattenzione da dilettanti o furbata da prof andata male?

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Bersani e gli "apprendisti stregoni". E gli elettori minacciano di abbandonare il Pd ...

pubblicato da il passator cortese

Non ci siamo, Pier Luigi. No, non ci siamo proprio per niente. Il segretario del Pd spara a vuoto, resta (purtroppo) rinchiuso nel “palazzo” e, invece di dialogare con i cittadini, parla alla casta. Da lì nasce e prosegue il cortocircuito che manda in fibrillazione la politica, allontana ancora di più i cittadini dai partiti.

La riprova? Basta leggere i commenti su l’Unità alle parole di Bersani che qui sotto riportiamo: una pioggia di critiche (per lo più giuste) e una valanga di minacce di elettori che non voteranno più il Pd. Capito, Pierluigi?

Da l’Unità: «Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo». Lo ha affermato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, in un’intervista a Tgcom24 Bersani in cui parla dell’antipolitica diffusa. «Se c’è qualcuno che pensa di stare al riparo dall’antipolitica si sbaglia alla grande. Se non la contrastiamo, spazza via tutti», ha aggiunto: «Siamo nei guai». Sulle risorse ai partiti dice: «È mancata la correttezza dell’informazione su questo punto perché le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 140 milioni nel 2015, il che significa 2,38 euro per ogni italiano. Una cifra inferiore agli altri Paesi europei. Possiamo ancora scendere ma un ‘decalage’ c’è già».

Quanto ai 100 milioni della tranche di luglio cui la Lega vuole rinunciare, Bersani dice: «Il pagamento dei 100 milioni lo postponiamo. Ma non intendo che il mio Paese muoia di demagogia».Il Pd non «metterà nomi sui simboli» alle prossime elezioni politiche. «Si può fare, chi vuole lo faccia ma sono i partiti con le loro liste che si devono presentare alle elezioni, anche in una proposta di coalizione e indicando un candidato premier». Bla, bla, bla. Presto la resa dei conti.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: zigzag. Voto 5- Alle amministrative di maggio Bersani diversifica le alleanze: Pd diviso tra la foto di Vasto e l’alleanza con l’Udc. Indecisi o furbi? Test in vista delle politiche del 2013.

ABC: slalom. Voto 3- Pdl, Pd, Udc hanno raggiunto un’intesa sulla riforma delle regole sulla trasparenza, i controlli e le sanzioni relativamente ai bilanci dei partiti. Grande svolta o grande furbata?

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Ore 12 - Bossi piange. Bersani & C ridono. Il Paese grida: "Basta soldi ai partiti! Chiudere i rubinetti!"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNell’ultima bufera che seppellisce la Lega ma mette ancor di più a nudo la malapolitica Made in Italy, Pier Luigi Bersani, invece di prendere il toro per le corna, fa melina. Anzi, difende l’indifendibile.

Il segretario del Pd teme che lo tsunami dell’antipolitica schianti gli ultimi legami fra popolo e partiti, con rischi per la democrazia. Invece di proporre una …. rivoluzione, riazzerando la partitocrazia imperante e rilanciando una totale rifondazione dei partiti, Bersani si arrampica sugli specchi, difendendo di fatto “questo” finanziamento pubblico dei partiti.

Con le sforbiciate di Giulio Tremonti, i partiti incasseranno “solo” 143 milioni di euro, cioè – assicura Bersani – “Una cifra inferiore di quella incassata dalla politica in Germania, Francia, Spagna ecc.”. E’ così? Assolutamente no.

Rispetto all’Italia, in Spagna i partiti incassano la metà, in Inghilterra un venticinquesimo, in Francia un quarto, in Germania c’è un tetto di 133 milioni che, come scrive sul Fatto Marco Travaglio: “quasi mai viene raggiunto e per di più chi presenta bilanci opachi perde tutto e fallisce”. Bersani non sa queste cose o finge di non saperle? Allora?

Arrivati dove siamo arrivati non c’è alternativa: chiudere il rubinetto dei soldi pubblici ai partiti. Controprova. Ci sarà un motivo che nella prima Repubblica i partiti faticavano a comporre le liste elettorali e adesso c’è una esplosione di liste con una incredibile moltitudine di candidati (solitamente ignoti, ignoranti e inutili), dalla più grande città all’ultimo comunello?

Chiuso il rubinetto, tutti questi gnomi della politica scompariranno. E i partiti saranno costretti a rifare i conti. Con la gente.

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Bersani: "Le mie metafore studiate a tavolino". E Berlinguer si gira nella tomba ...

pubblicato da il passator cortese

Di fronte a gente come il “Trota” e a quelli della Bossi family con vicini cricche e contro cricche, uno come Pier Luigi Bersani pare davvero un gigante, addirittura il gigante buono. O, se si preferisce, quello da cui potresti comprare … un’auto usata. Poi arriva la mezza doccia gelata.

Scrive oggi l’Unità: “Non sono frutto di improvvisazione, ma di una riflessione su come debba comunicare un politico le metafore che, grazie anche a Maurizio Crozza, sono diventate ormai il tratto distintivo di Pier Luigi Bersani”.

E il segretario del Pd spiega a Vanity Fair: ”È un linguaggio che ho studiato. Mica parlavo così, quando avevo 25 anni”. Come parlava? “Filosofese. Ma a forza di scarpinare tra i paesi di montagna - vengo da Bettola - ho capito che uno deve stare al di sotto delle sue solennità. Le metafore sono un modo democratico per tradurre in modo accessibile un concetto complesso. Poi ce ne sono tante che in Tv non posso dire. Quelle un po’ hard”.

Bersani però non ha voluto rivelarle. “Non posso. Ne avrei una per descrivere le sette ore e mezzo di incontro con Monti sull’articolo 18, ma non si può”. Ultima domanda: Era spiritoso anche da giovane? Risposta: “Più di quanto sembrassi: appena mi parlavi veniva fuori la mia natura da paese”.

Tutta colpa di Berlusconi e del berlusconismo? Palmiro Togliatti, pace all’anima, è morto nel 1964. E Enrico Berlinguer si rigira nella tomba.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: messa cantata. Voto 6+ Il capo dello Stato insiste: ”C’è l’esigenza di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti”. Repetita (non) iuvant. Già.

Pier Luigi Bersani: mezza messa. Voto 6- Il segretario del Pd canta (a bassa voce) vittoria. Sull’art 18 Monti “cede”: torna il reintegro. Poco? Meglio di niente. Ma la base non ci sta. E torna il monito di Lenin: “Un passo avanti, due passi indietro”.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: amarcord. Voto 7+ Il leader Pd: “il lavoratore è un cittadino sia fuori che dentro il luogo di lavoro. Non può vedere la sua condizione semplicemente monetizzata”. Banale? Ma sempre attuale. Adesso, coerenza!

Susanna Camusso: l’autonoma. Voto 5- La segretaria gen.le della Cgil è certa che il Pd alla Camera non voterà la riforma del lavoro così com’è. E minaccia Bersani di … non votarlo più. Cinghia di trasmissione all’incontrario?

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Ore 12 - Bersani "scarica" su Berlusconi. Ma è tutta colpa del Cav? Occhio al nuovo "porcellum" ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl bipolarismo della seconda Repubblica è stato considerato da entrambi gli schieramenti di centro-destra e di centro-sinistra il sistema politico capace di garantire la stabilità dei governi.

E’ stata ieri l’Unità con un pezzo di Luciano Violante a ricordare che negli ultimi 18 anni l’Italia ha avuto 9 governi: uno ogni due anni. La seconda Repubblica non solo non ha rinnovato e riformato il Paese ma non ha neppure mantenuto la stabilità politica.

Silvio Berlusconi è indubbiamente il maggiore responsabile di questo fallimento, ma non può essere il capro espiatorio degli ultimi 20 anni, dentro una crisi che ha radici più profonde e più vaste del nefasto berlusconismo. Anche perché di questi 9 governi, 4 sono stati guidati da Berlusconi e 5 dal centro-sinistra.

Motivo in più per non accettare il rigurgito antiberlusconiano di Pier Luigi Bersani quando afferma: “Monti è venuto dopo Berlusconi, non dopo i partiti”. E’ evidente che il segretario del Pd gioca in difesa, dimenticando anche che Monti è stata la carta giocata da Napolitano perché il capo dello Stato (per i limiti e le colpe dei partiti) non ne aveva altre, pena lo scioglimento delle Camere e il ricorso alle urne anticipate.

Quindi Monti è il frutto non solo del fallimento di Berlusconi e del centro-destra ma anche del fallimento del Pd e del centro-sinistra. Fallimenti che non si superano solo con una nuova legge elettorale. La malapianta sta nei partiti, in questi partiti.

Ora, nessuno può pensare di difendere il “porcellum”, ma nessuno può pensare che una nuova legge elettorale sia la panacea dei limiti e dei mali di questa politica e di questa classe politica. Ciò che Alfano, Bersani, Casini stanno partorendo è una nuova legge elettorale che non riconsegna il vero potere di scelta ai cittadini-elettori ma il solito pastrocchio all’italiana per preservare la casta, a cominciare dai soldi del finanziamento pubblico dei partiti.

Con il “porcellum” va cancellata anche la casta. Utopia?