
Pier Luigi Celli prima di diventare il direttore della Luiss, un’università privata di Roma, si è occupato della Rai. Lo scorso anno ha riacceso il dibattito pubblico sui giovani italiani grazie ad una lettera pubblicata da Repubblica. In quel documento come padre invitata il figlio ad abbandonare il paese. Scrive Celli:
“Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai.
Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi”.
Ad un anno dalla pubblicazione di questa lettera Polisblog ha intervistato Pier Luigi Celli per capire se sono stati i politici a negare ai giovani il futuro. Prospettiva che per loro era ancora un diritto.
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