Come pere mature, che una dopo l’altra cadono lasciando spoglia la pianta, così il Fli si spolpa. Tace Gianfranco Fini, minimizza il vicepresidente Italo Bocchino.
Addirittura tocca al leader dell’Udc Pierferdinando Casini fingere di non essere preoccupato per la continua emorragia di parlamentari da Fli e provare a metterci una pezza: “Io sono soddisfatto - dice il leader dell’Udc – perché i sondaggi, danno il Terzo polo al 15%”. “Un conto - aggiunge - è quello che si deve creare nel Paese altro è la dinamica parlamentare. Di fronte alla crisi del bipolarismo, il tema è cosa si crea di nuovo nel Paese”.
Non ha tutti i torti Casini, ma il terremoto in casa Fli scuote la base, disorienta l’elettorato, riporta in alto mare il “Terzo polo”, disancora progetti di alleanza antiberlusconiani, annulla ipotesi di alternative di governo a breve.
Ieri il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi ha formalizzato in Aula l’uscita dal gruppo di Roberto Rosso e Luca Barbareschi. Il primo torna nel Pdl, mentre Barbareschi si è iscritto al gruppo misto, sempre pro maggioranza. Al Senato il gruppo di Fli è in dissoluzione: è sceso da giorni sotto la quota minima di dieci componenti per attestarsi a otto, infine a sei e altre “uscite” sono date per imminenti.
Pierferdinando Casini: maresciallo di fureria. Voto 5-. Il leader dell’Udc “davanti a una paralisi e a un premier arroccato” chiede di andare alle urne. Perché “il giudice è il popolo” o perché i sondaggi danno all’Udc lo zero virgola in più? E il Terzo polo?
Renato Brunetta: caporale di giornata. Voto 4-. Il “ministrino” della pa chiama il presidente della Conferenza delle Regioni Errani a firmare il nuovo modello contrattuale del pubblico impiego. Ma le Regioni sono all’oscuro di tutto. Stivale da terzo mondo.
Di certo a Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini, con quel dondolare da democristiano che non si sa mai se “ci è o ci fa”, non è mai stato simpatico.
Anzi, da quando l’antico sodalizio governativo si è sciolto e il leader dell’Udc ha collocato la sua bottega nella “terra di mezzo” equidistante fra i due poli, il Cavaliere ha sferrato colpi su colpi, definendo Casini (insieme a Fini) uno che quand’era alleato sabotava il governo. Traditore e sabotatore, non proprio un complimento.
Adesso, però, nella morsa del Ruby-gate, il premier, ascoltando Casini a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, sicuramente ha toccato, scaramanticamente, i propri … gioielli di famiglia. Perché questa “premura”?
Sentite che ha detto Pierferdy in tv: “Silvio Berlusconi per me e’ innocente, ma si spieghi o nessuno credera’ che e’ innocente”.
Casini ripetè la stessa frase a difesa dell’amico Totò Cuffaro, il quale, condannato a sette anni, da oltre una settimana vive a Rebibbia, dietro le sbarre. Come dire: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io…
Sono in molti ad avere voltato pagina sbrigativamente sul caso Cuffaro che, chiusa la vicenda giudiziaria, lascia però aperta quella politica.
Cuffaro (ex Dc, ex Ppi, ex Cdu, ex Udeur con 89.471 voti alle europee del 1999) non era un semplice “passacarte”: da oltre 30 anni impegnato in politica, per molti anni è stato uno dei massimi protagonisti della vita politica siciliana con ripercussioni e risvolti nei palazzi romani.
Quindi gli strascichi riguardano l’Udc e i suoi vertici. Si sa che il partito centrista scudocrociato deve il superamento del quorum e quindi la sua permanenza in Parlamento grazie alla dote elettorale di Totò Cuffaro, il quale, per quei voti, aveva un peso e un ruolo di primissimo piano nell’Udc, tanto da ricoprire (2005) la carica di vice segretario nazionale nazionale, oltre al seggio di Senatore.
Ora l’ex governatore della Sicilia è in carcere perché condannato definitivamente a sette anni per favoreggiamento della mafia e rivelazione di segreto istruttorio.
Pierferdinando Casini in passato ha sempre difeso strenuamente Cuffaro : “Totò è un perseguitato dai giudici” e oggi cerca di arrampicarsi sugli specchi con il pilatesco: “Ho fiducia nella magistratura, ho fiducia in Cuffaro”.
Addirittura il segretario dell’Udc Cesa ribadisce ancora: “Sono sempre stato convinto dell’innocenza di Cuffaro e dell’assenza di qualsiasi legame tra lui e la mafia”.
A che gioco giochiamo? Non si vuole qui ricordare l’adagio: “Dimmi con chi vai, ti dirò chi sei”, ma Casini ha il dovere politico di riconoscere il peso avuto da Cuffaro nell’Udc, senza il quale, va ribadito, l’ex pupillo di Arnaldo Forlani non siederebbe oggi sui banchi di Montecitorio.
Sia che lo riconosca, sia (ancor peggio) che non lo riconosca, a Casini si aprirebbe una sola strada: quella delle dimissioni.
Giulio Tremonti: boscaiolo. Voto 7+. Il ministro dell’economia cala la scure (- 50 milioni) sui finanziamenti pubblici all’editoria. Basta soldi a giornali (di partito o gruppi) che nessuno legge.
Pierferdinando Casini: imboscato. Voto 5-. Il leader dell’Udc “apre” a Berlusconi e rilancia il dialogo e le larghe intese sulle riforme istituzionali. Solito stop and go. Terzo polo, quo vadis?
Pier Ferdinando Casini: cerino. Voto 4. Il leader terzo polista evoca il modello americano e il concorso dall’opposizione alle scelte del Paese. Musica per il premier. Si ricomincia col gioco del cerino. Si sa come finisce. Le lezioni non bastano mai?
Maurizio Gasparri: cerone. Voto 3. Il capogruppo dei senatori del Pdl vuole fermare le proteste giovanili con gli “arresti preventivi” e le “retate” della polizia. L’ex fascista da giovane era un teppista. A volte ritornano. Con l’auto blu e la scorta.
Fini prova a consolarsi con i compagni di merende Pierfurby e Cicciobello. Ma la figuraccia della Camera pesa ancora. Il pollo della Nazione
Bocchino troppo esagitato a Montecitorio? I finiani si sono spaccati perché le ‘colombe’ non hanno mai gradito gli atteggiamenti da sfascia-tutto dei falchi. Black Bocch
Ora Berlusconi punta a provocare nuovi smottamenti in Udc e Fli da qui alle prossime settimane. Calderoli, tuttavia, era sembrato alquanto pessimista: “Smottamenti? Il governo mangerà il panettone, non la colomba”. Panettone s-Motta
In ogni caso, adesso al Cav interessano poco le manovre al centro dei suoi due ex alleati. A Fini e Casini ha sempre invidiato soltanto una cosa: la folta capigliatura. Il pelo della Nazione
Ma allora è vero che la ‘ndrangheta interloquisce con la Lega? Squilla il telefono di Castelli. Chi sarà? ‘Ndrin ‘ndrin
Sta per arrivare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e il presidente Napolitano è tutto eccitato. Palloncini, festoni, tric trac, trombette: il Quirinale si prepara all’evento. No Mazzini, no party
Si sa che il Cav ammira Putin e il suo stile di governo. Se potesse, utilizzerebbe i metodi dello zar anche nei confronti del duo Fini-Casini. Il terzo polo(nio)
Berlusconi festeggia il Natale e qualcuno ha pensato bene di regalargli un alberello tutto decorato di profilattici. Cavalier Condom-relli, è un vero piacere!
Bondi: “Casini è un galoppino della politica”. Casini glissa e non accende la polemica. Abbassiamo i pony
Il successo clamoroso di ‘Vieni via con me’ può essere considerato l’inizio della fine dell’ideologia televisiva berlusconiana? Forse si fa troppo presto a celebrare un funerale, ma pure il risultato di altre trasmissioni pare segnare l’avvio di un nuovo paradigma narrativo. (Men)tana libera tutti
In ogni caso questa è la tv che con nonchalance mette insieme politica, spettacolo, scandali sessuali e cronaca nera come fossero ingredienti di una innocente crostata. Avetrans
Adesso come farà il solerte dg Rai a riequilibrare la situazione in favore del Cav? Cosa si potrà inventare? Meno Masi che Silvio c’è
Pierferdinando Casini: pitagora. Voto 7. Il leader dell’Udc gioca col pallottoliere e prevede che “Berlusconi non avrà i famosi 316 voti”. E il premier dirà che non li … voleva. E tirerà a campare.
Silvio Berlusconi: impastato. Voto 4. Al premier torna il sorriso e promette: “Avanti fino al 2013” preparando fase 2 e rimpasto con regalo alla Lega di un nuovo ministero. E’ il governo Bossi-Cuffaro.