Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.
La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.
La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.
La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.
E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.
Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.
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