
“Tolleranza non è indifferenza, né presuppone indifferenza. Se siamo indifferenti non siamo interessati: fine del discorso. Nemmeno è vero, come spesso si sostiene, che la tolleranza presuppone un relativismo. Certo, se siamo relativisti siamo aperti a una molteplicità di punti di vista. Ma la tolleranza è tolleranza (lo dice il nome) proprio perché non presuppone una visione relativistica.
Chi tollera ha credenze e principi propri, li ritiene veri, e tuttavia concede che altri hanno il diritto di coltivare ‘credenze sbagliate’. Il punto è importante perché stabilisce che il tollerare non è, né può essere, illimitato. ‘La tolleranza è sempre in tensione e non è mai totale. Se una persona tiene a qualcosa, cercherà di farla accadere; altrimenti è difficile ritenere che davvero ci tenga. Ma non cercherà di farla accadere con qualsiasi mezzo, a ogni costo’ (Lucas).
Allora, qual è l’elasticità della tolleranza? Se la domanda ci fa cercare un confine fisso e prestabilito, quel confine non lo troveremo. Il grado di elasticità della tolleranza può essere stabilito, invece, da tre criteri. Il primo è che dobbiamo sempre fornire ragioni di quel che consideriamo intollerabile (e cioè la tolleranza vieta il dogmatismo).
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