
L’approdo ufficiale sugli scaffali di Perché sono uscito dalla Casta pare vada fatto risalire alla fine di ottobre, ma non sembra che la cosa abbia fatto molto rumore. Forse perché Willer Bordon non è proprio uno dei protagonisti della scena politica o forse perché, come abbiamo già detto, parlare e scrivere di Casta ormai è fuori moda.
Il 16 gennaio 2008, giorno del mio compleanno, dissi di essermi “fatto un regalo”: come avevo annunciato da un paio di mesi, mi sono dimesso dal Senato in un inedito atto di protesta contro il declino e la corruzione della nostra classe dirigente, incapace di farsi portatrice delle reali esigenze dei cittadini, e contro la grave degenerazione della funzione legislativa del Parlamento.
Una buona premessa e una presa di coscienza interessante per un politico che è entrano alla Camera circa 22 anni fa, che è stato sottosegretario, ministro e sindaco, che ha militato nel Pci, nel Pds, nei Radicali, in Alleanza democratica, in Unione democratica, nell’Italia dei valori, nei Democratici, nella Margherita e nei Liberal democratici. Insomma uno che la Casta dovrebbe conoscerla bene e che l’ha sopportata a lungo prima di decidere di dimettersi da senatore.
Di fatto, il Parlamento assomiglia sempre più allo sterile megafono del governo di turno, e i partiti sono macchine mangiasoldi governate da ristrettissime oligarchie: non solo per la disgraziata legge elettorale, che lascia a pochi uomini la potestà di decidere chi siederà nelle Aule, ma per una complessa storia più che ventennale. L’antipolitica non è il contrario della politica, ma il prodotto della cattiva politica. Oggi la vera antipolitica è a Palazzo, è ridotta a difesa di tornaconti personali o di una ristretta nomenclatura. Ecco perché mi sono dimesso da senatore uscendo dalla Casta.
Un libro sulla Casta scritto dunque da un osservatore interno che, seppure dopo una lunga pratica dei Palazzi, ha deciso di prenderne le distanze.

Abbiamo incontrato Marco Travaglio in occasione della presentazione del suo libro “Per chi suona la banana” e ne abbiamo approfittato per rivolgergli alcune domande sulle questioni e le problematiche legate all’informazione. E, ovviamente, all’influenza della politica sull’informazione.
Travaglio, sembra che stia per sbloccarsi la paralisi della Commissione di vigilanza Rai innescata dal caso Villari. Siamo però sicuri che sia un bene avere un organismo politico che si occupa di “vigilare” sull’informazione, seppure pubblica?
La commissione di vigilanza è una contraddizione in termini. In una democrazia sono la televisione e l’informazione che devono controllare il Parlamento, quindi è semplicemente ridicolo che il Parlamento si doti di un organismo per vigilare sulla televisione.
La televisione è di proprietà del Governo, i suoi dirigenti vengono scelti dalla Commissione di vigilanza, cioè dai partiti, e quindi la vigilanza è diventata un organo fondamentale perché i partiti non vogliono rinunciare a tenere le mani sulla televisione.
I nostri politici parlano solo di televisione o parlano solo in televisione. Praticamente in Parlamento non ci vanno nemmeno: sono sempre in televisione e quando non ci sono pontificano su quello che hanno visto in televisione. E’ una cosa che non succede in nessun paese del mondo; non esiste proprio che un politico si permetta di commentare quello che succede in tv o peggio, addirittura, di stabilire chi può lavorare in tv e chi no.
Continua a leggere: Intervista a Marco Travaglio:"Vigilanza RAI? Una contraddizione in termini"
Anche la politica è entrata nel 2009. Ma è come se fossimo ancora nel bisestile 2008, anno ricco più di cose da scordare che di quelle da portarci dietro.
Il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha “alzato il tiro” ottenendo il plauso da maggioranza e opposizione nonché, quel che più conta, degli italiani.
Ma l’anno che si apre ruoterà sull’election day del 6-7 giugno con le amministrative ed europee, primo vero banco di prova per tutti i partiti e i loro leader.
Fa notizia, anzi in questo caso fa l’effetto di una “bomba”, la prima (auto) candidatura per Strasburgo, avanzata dalle maggiorate … Valeria Marini e Alba Parietti.
Ardire e sfrontatezza? Che c’è di strano? Lo scoop di Rai news 24 rilanciato dai quotidiani ha fatto l’effetto che fa il cibo avanzato dopo il cenone di fine d’anno a gente che è piena fino all’orlo.
Insomma, più che ingenerare ottimismo e buon umore, la notizia della discesa in campo delle due bellone ha prodotto un senso di nausea e ha fatto capire che anche il 2009 sarà per la politica italiana un anno all’insegna del cattivo gusto.
Importante è non esagerare. Non nel cattivo gusto. Nel non vedere il “bello” che tale rinnovamento apporterebbe al giro della nostra vecchia politica.
La sostanza non cambia. Sono sempre gli stessi “burattinai” a muovere i fili dello spettacolo. Tanto vale che, almeno, cambino i burattini.
In mancanza di “belle teste”, gli italiani si accontenteranno di belle gambe?
Siamo così abituati in Italia all’uguaglianza tra politica e malaffare, tra corruzione e governo, tra cariche istituzionali e processi che a volte il rischio è di pensare che non esistono buoni modi per governare. Per fortuna che esempi al di fuori del Belpaese, che resta uno degli stati con una disegualità maggiore tra ricchi e poveri nel mondo, ci portano indicazioni contrarie.
La foto che vedete di sopra arriva dal titolo d’apertura del sito in spagnolo della Bbc, e dice così : “Bolivia libera dall’analfabetismo. Dopo una campagna di quasi tre anni, e grazie all’aiuto di Cuba e Venezuela, il paese si dichiara libero da illetterati”. Dunque, il governo tanto scomodo alle multinazionali europee e nordamericane di Evo Morales in tre anni sta riuscendo a risollevare le sorti del suo popolo, uno dei più poveri al mondo.
Un presidente tanto impopolare ai governi della vecchia Europa, il primo presidente indigeno della storia Boliviana; e questo fa ben sperare, in ogni caso, che l’America Latina non rimanga un semplice laboratorio politici avanti cento anni all’Europa, ma che possa “ispirare” ancora qualche persona seria anche in Italia.
Continua a leggere: Chi governa e chi fa informazione: Evo Morales, la Bbc e i media italiani
Altra Italia: resurrezione! Voto + 10. La crisi italiana è crisi di gruppi dirigenti. I quali, però, sono l’espressione del Paese. Un Paese soffocato da una oligarchia politica incapace, autoreferenziale, arrogante, in parte disonesta; da un ceto industriale corporativo, miope e provinciale; da una informazione piatta e servile; da poteri occulti e criminali, da un popolo che si adegua o crede a chi promette di cambiare tutto perché tutto resti come prima. Ma c’è l’altra Italia. L’Italia che pensa e che, ovunque, ogni giorno e tutti i giorni, studia, lavora e tira la carretta. E’ quella l’Italia della rinascita morale e materiale. Bisogna dare fiducia e voce all’ “altra Italia”.
Italiani: complici. Voto – 10. Di fronte all’esplosione della nuova questione morale, ci si divide anche sul come etichettarla: se è nuova o vecchia Tangentopoli. Gli italiani sono i soliti: tifosi o complici. Tifosi, quando applaudono i giudici che mettono in manette quelli della parte politica avversa. Complici, quando (per nausea) si assentano dall’impegno politico fino a non andare a votare, lasciando così “fare agli altri”, ai mariuoli. Una volta si credeva alle bugie e si diceva il falso per “ideologia”. Adesso si fa lo stesso, ma per interesse personale, o per disinteresse. Con italiani così, vince l’Italia del malaffare e il Paese perbene è messo in un angolino. Non è vero, caro Veltroni, che “gli italiani sono migliori di chi li governa”. Non si sa più nemmeno se sono migliori di chi li rappresenta all’opposizione. La storia si ripete: allora (primi anni ’90) era il Pci a godere del tintinnare delle manette che squagliarono Dc e Psi, i partiti nemici. Oggi, per la legge del contrappasso, succede l’opposto. Non ci sono più attenuanti: nemmeno quella che: “ma gli altri sono peggio”. Gli altri siamo noi. Ovvio che nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Ma non mettiamo (più) le mani sul fuoco per nessuno. Nemmeno per i giudici. Figurarsi per i politici. Al di là delle bolle di sapone giudiziarie resta il dato di fondo: questa politica è malata nella radice. La seconda Repubblica è morta. E gli italiani (poveri) si trastullano sotto l’albero di Natale.

Quando gli indagati indagano sugli indagatori significa che si è molto vicini al punto di non ritorno.
Non è facile districarsi nel ginepraio di quel che è successo e sta succedendo nella guerra furiosa e irresponsabile fra procure. La giustizia è nel caos, la credibilità e il prestigio della magistratura sono al punto più basso.
Non c’è dubbio che la Repubblica dei pm intoccabili è un abuso di cui le procure di Catanzaro e Salerno rappresentano l’ultimo atto di un processo spesso degenerativo che va avanti almeno da Mani pulite, cui va riconosciuto il bene fatto ma anche gli abusi e le degenerazioni prodotte.
Le “mani sporche” non stavano e non stanno solo da una parte.
Comunque vada, non sarà facile risanare queste ferite. Ma nel caos c’è la politica. Nel caos rischia di sprofondare l’intero paese. C’è ancora lo Stato di diritto?
Si dice (giustamente) che il presidente Napolitano è già andato oltre i suoi poteri o che comunque non ha i poteri per contrastare questa deriva.
Ma l’Italia e gli italiani devono dire grazie al capo dello Stato che con la sua iniziativa mette in risalto la incredibile stortura di un ordinamento nel quale il Pm è davvero più sovrano, dell’unico potere sovrano da cui discende la legge, cioè il potere del popolo.
Continua a leggere: Ore 12 - Quando gli indagati indagano sugli indagatori ...
Il fertile terreno centrista / cattolico / democristiano continua ad essere protagonista di una rigogliosa stagione di creatività: dopo il Partito dell’Alleanza e l’Alleanza di centro, ecco che, nel giro di poche settimane, il panorama politico si “arricchisce” di un nuovo soggetto politico, Protagonisti per l’Europa cristiana.
La creatura è figlia della decisione di Magdi Cristiano Allam (che Polisblog aveva già annunciato) di abbandonare il giornalismo per dedicarsi anima e corpo alla difesa della cristianità e agirà seguendo Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole.
A leggere il programma transitorio del partito sembra di essere ad un passo dal lancio della 5° Crociata: “considero il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana una scelta personale e un dono del Signore”.
Nella consapevolezza che la nostra Europa è in preda ad una deriva etica - dice Magdi Allam dopo aver indossato elmo e armatura - che si alimenta di una concezione materialista e consumista della vita; così come è prigioniera di una malattia ideologica naufragata nel nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo, indifferentismo e, sul piano più ampio della gestione sociale, nel multiculturalismo […] il Partito Protagonisti Per l’Europa Cristiana si assume la storica missione di riscattarci sul piano personale e collettivo proclamando uno stato di emergenza etica, che consideri come priorità nazionale italiana e comunitaria europea la riscoperta, l’adesione e la difesa della nostra comune civiltà europea cristiana.
Spiegare questa abbondanza di etica e valori ai numerosi pregiudicati e ai collezionisti di famiglie che siedono in Parlamento sarà più impegnativo della conquista di Costantinopoli…

In Parlamento Massimo Maria Berruti è approdato nel 1996, quando Forza Italia lo candidò in un collegio senatoriale varesino nonostante fosse indagato a Milano per i retroscena della sua visita l’ 8 giugno 1994 a Palazzo Chigi, interpretata dai pm del pool Mani pulite come un tentativo di depistaggio nell’inchiesta sulle tangenti pagate dalla Fininvest a ufficiali della Guardia di Finanza per addomesticare una verifica fiscale alla Mondadori. Per questa vicenda Berruti nel 2001 è stato condannato in via definitiva a 8 mesi per favoreggiamento.
Oggi, il Berruti, deputato del Popolo della libertà, è stato rinviato a giudizio dal gup milanese Giulia Turri: l’onorevole del Pdl sarebbe stato procuratore e beneficiario di uno dei conti correnti sui quali sarebbero confluiti parte dei fondi neri creati da Fininvest, gonfiando le compravendite dei diritti tv e cinematografici. Sarebbe stato lui a disporre prelievi in contanti dal conto Jasran che ammontano a 1 milione di dollari, poi 3 miliardi di lire e 2 milioni di franchi svizzeri. Nel capo di imputazione ci sono poi alcuni bonifici per complessivi 2 milioni di dollari su altri conti cifrati riconducibili secondo l’accusa a calciatori del Milan. Una parte dei giocatori aveva chiuso la partita giudiziaria patteggiando una pena poi convertita in sanzione pecuniaria.
Il processo inizierà il 20 gennaio 2009, nel frattempo ovviamente vale la presunzione di innocenza, anche se bisogna dire che questi parlamentari del Pdl sono tanto, tanto sfortunati con la giustizia…
Foto | Flickr

Vi abbiamo raccontato recentemente, nel nostro resoconto delle elezioni regionali in Baviera, dell’affermazione del raggruppamento di liste civiche “Freie Wähler” (Elettori Liberi), che hanno raggiunto un impressionante 10%, togliendo voti allo storico partito bavarese della CSU. Recenti sondaggi elettorali hanno poi dimostrato che il 45% degli elettori sarebbe disposto a votare le liste civiche alle prossime elezioni regionali e sull’onda di questa euforia il partito starebbe considerando seriamente la possibilità di presentarsi alle elezioni legislative della prossima primavera.
A nostro avviso il successo di questa piccola ma determinata formazione “nata dal basso” potrebbe insegnare molto a chi in Italia ha visto nelle liste civiche il mezzo per cambiare il paese: ci riferiamo ovviamente a Beppe Grillo e i suoi numerosi sostenitori. Qual’é dunque il segreto degli “Elettori liberi” teutonici? A nostro modesto parere, la precisa collocazione politica. Il leader Hubert Aiwanger ha infatti dichiarato:
Non siamo populisti, siamo liberalconservatori che vogliono restaurare il contatto tra politici e piccola gente. Non siamo né socialisti né comunisti, ma nemmeno destra radicale: non alziamo steccati, non puntiamo su paure, non parliamo contro gli stranieri, vogliamo una loro integrazione, una loro vita in mezzo a noi, senza privilegi speciali ma soprattutto senza discriminazioni
Questa precisa auto-collocazione sullo spettro politico esistente non potrebbe differenziare più nettamente le liste civiche tedesche da quelle promosse da Beppe Grillo.
Continua a leggere: Le liste civiche tedesche: un esempio per Beppe Grillo?