Uno di questi giorni davanti alla televisione, mentre mi sorbivo uno dei soliti spot noiosissimi che ci colpiscono senza sosta migliaia di volte al giorno, pubblicizzanti una marca di telefonia mobile, mi ha incuriosito un messaggio. Lo spot (di cui sopra) parla e stordisce con una cifra, il 20%. Pensa e ripensa ed ecco a cosa mi rimanda lo spot: al piano casa!!
Il piano casa di Berlusconi per risolvere la crisi o farla dimenticare perlomeno ai suoi elettori promette e concede di allargare del 20% la cubatura del proprio appartamento, un piano casa che ricorda molto la pubblicità. La classica reclame con calciatori e veline infatti promette il 20% di traffico in più ai suoi utenti e negli spot mostra come sarebbe la vita con il 20% in più. E, guarda un pò, nello spot c’è anche la casa con una stanza in più che sbuca da un palazzo!!
Non è che il re Mida dei media ha partorito la geniale idea del piano casa in panciolle davanti ai suoi amati quanto arricchenti spot tv? Non mi stupirei affatto, visto quanto se intende di calciatori, veline e architettura televisiva…

Ci sono politici che lavorano 15 ore al giorno. Ci sono politici che non hanno mai un minuto libero e odiano il loro mestiere. Ci sono politici che non dormono mai. Di quest’ultima categoria fa sicuramente parte Gasparri, ex ministro delle comunicazioni, che si sente in dovere di partecipare a qualunque trasmissione vada in onda. Per lo spettatore, è impossibile evitarlo.
Lunedì sera a Porta a Porta fino all’1 e 30, la mattina seguente alle 6 e 30 ospite di Omnibus a La7, nemmeno il tempo di dormire qualche ora e subito di corsa a Ballarò. Resta da capire solo una cosa, se la vittima sia Gasparri o lo spettatore incolpevole che proprio non riesce ad evitarlo, visto che è’ ovunque. Noi un idea ce l’abbiamo…
Immagine/You Blob
Il caso Mills è l’ennesima conferma: l’informazione (seria) in Italia è a rischio d’estinzione. Il video qui sopra è per constatare l’invisibilità del notiziabilissimo processo Mills. Per avere un’idea di quello che realmente succede e di cosa sta diventando lo stivale è ormai indispensabile guardare all‘informazione straniera, che con tutti i suoi difetti, resta perlomeno aggrappata ad un criterio: l’analisi dei fatti.
Come sottolineato nel post di Giulio, non sono poche le difficoltà per un giornalista di un altro paese per capire come mai gli italiani se ne freghino che il loro premier sia stato indagato e ritenuto colpevole in diversi processi, e perchè anzi ormai gli italiani siano insofferenti anch’essi alla giustizia. Quantomeno il reporter rimane stupefatto.
Uno stato dove l’informazione, di destra o sinistra che sia, non è più “cane da guardia del potere”, è uno stato fragile e inconsapevole. Credo che la sintesi migliore sia quello che scrive Lavanguardia, quotidiano catalano di idee liberali, di certo non particolarmente progressiste. Lavanguardia scrive:
L’Italia va male. I dati sulla disoccupazione, sulla produzione industriale e sul deficit sono negativi. La xenofobia dilaga. E invece Berlusconi va alla grande. Questo contrasto dà la misura di un evidente deterioramento nazionale. Non solo economico ma anche politico. E, in fondo, morale.
Qualcosa non torna?
Si è ripetuto spesso che il PD avrebbe dovuto parlare con una voce sola. Quella del suo segretario. Eppure i “colonnelli” del PD negli ultimi mesi e settimane hanno fatto sentire molto la loro voce, forse troppo, tanto che qualcuno li indica come una fra le cause delle dimissioni di Veltroni. Qualcuno avrà agito dietro le quinte, altri si sono lanciati in esternazioni forti, è il caso di Rutelli che pochi giorni fa, intimava “ avanti così e ci sarà la scissione” (corriere.it). Si possono rintracciare le divere “responsabilità” sulla base di quanto i leader del PD si sono fatti vedere sui media? Oppure la partita interna al PD si è giocata fuori dal teatro mediatico?
Ecco i dati delle visibilità provenienti dal database del progetto Bayes-Swarm

Chi ci segue con una certa assiduità saprà certamente che su questo sito diamo volentieri spazio al punto di vista della stampa estera sull’Italia. Anche (ma forse sarebbe meglio dire soprattutto) quando vengono espressi giudizi critici e severi nei contronti della piega che il nostro paese sta prendendo negli ultimi anni.
A volte, però, anche la stampa estera scade nel cattivo gusto: è questo il caso della copertina del settimanale della Sueddeutsche Zeitung, che trovate riprodotta qui sopra: accanto alla foto di una sgualcita calzatura a forma di penisola, il titolo “Der Stinkstiefel”, espressione ambigua che è traducibile letteralmente come “lo stivale che puzza”, ma che significa pressapoco “il guastafeste”.
Il sottotitolo è eloquente: “In questo momento in Italia tutto quello che può andare storto va storto. Che cosa succede al nostro paese preferito?”
Continua a leggere: La Sueddeutsche Zeitung contro l'Italia: "uno stivale che puzza"
Il caos mediatico intorno alla vicenda di Eluana Englaro è stato sotto gli occhi di tutti. Se ne è parlato tanto, forse troppo, ma come è stato affrontato il problema?
Proviamo ad analizzare il caso attraverso i dati di Bayes-Swarm sulle fonti online (dati dal 15 Gennaio 2009 al 15 Febbraio 2009).

Le parole chiave
La parola Eluana ha una presenza tripla rispetto alla parola Englaro: le percentuali sembrano significative in quanto rivelano un racconto intimo e privato della vicenda – chiamando la donna per nome si entra nella sua sfera personale; l’uso del cognome indica un punto di vista più professionale e un maggior distacco. In effetti i dati non sconcertano: è ormai abitudine comune dei giornalisti far riferimento ai protagonisti delle cronache per nome di battesimo.
Ma il caso Englaro ha anche un suo significato “pubblico”: l’aver aperto in Italia un dibattito su un argomento delicatissimo e su un buco legislativo, tale da mettere in crisi i poteri dello stato…
Continua a leggere: Eluana Englaro: una questione privata e un dibattito pubblico
Voi non potete saperlo, ma noi di polisblog riceviamo ogni giorno più di una e-mail da parte di Beppe Cipolla, addetto stampa del PDL alla Camera. Tra i suoi comunicati arrivati oggi, l’Onorevole Alessandro Pagano, che ha dichiarato oggi quanto segue:
Con il trasferimento da Lecco ad Udine, finalmente Beppino Englaro e il suo clan stanno riuscendo nel loro piano diabolico ossia di far eseguire la prima condanna a morte della storia Repubblicana (corsivo nostro)
Forse l’onorevole Pagano è semplicemente in cerca del suo quarto d’ora di notorietà, o forse la sua militanza in Azione Cattolica lo porta a vedere il maligno un po’ dappertutto. Quello che è certo è che il deputato siciliano ha perso del tutto il senso della misura.
Stiamo iniziando a fare paura. La rivoluzione oggi non si fa più nelle strade. I forconi sono digitali. Non è più necessario prendere la Bastiglia: basterà che ognuno di noi conquisti una cabina elettorale. Nella guerra dell’informazione i blog sono mitragliere e i bit sono proiettili, con la sola differenza che dei proiettili, una volta centrato il bersaglio, non restano che bossoli. Il bit invece è un’arma intelligente, un drone, un pensiero digitalizzato che resta e continua a colpire. Con i bit li raderemo al suolo.
Si apre con questo proclama decisamente battagliero l’home page del blog di Claudio Messora che, nel tentativo di avvertire i cittadini della Regione Sardegna di quanto accaduto in Abruzzo, dove il Presidente del Consiglio ha vinto le elezioni facendo promesse poi platealmente disattese, pubblica la video lettera inviata a Renato Soru ed invita tutti a copiarne il testo per inviarlo allo stesso Soru, chiedendogli di farsi portavoce tra i suoi concittadini del lamento che si leva dalle terre d’Abruzzo.
La missiva di Messora si conclude con l’invito a fare libero uso dei filmati che ho pubblicato in rete sull’argomento, diffondendoli il più possibile perchè i sardi sappiano quale fine faranno se sceglieranno di credere a ciò che il nostro Presidente del Consiglio, utilizzando aerei di stato e caricandone il costo sui bilanci pubblici dell’intera nazione, va raccontando di provincia in provincia senza per questo essere costretto a mantenere la parola data, saldando i debiti contratti.
Il resto lo trovate dopo il play…

Gli italiani sono ormai senza più prospettive di futuro, pronti a essere inghiottiti da una crisi devastante tra sghignazzi e battutacce di governanti truffaldini. Rispetto a Berlusconi e la sua banda Bassotti, Fanfani e Moro erano dei giganti. Sarei pronto a un cambio di figurine persino con Andreotti… Ma la cosa più terribile è che allora sapevi almeno con chi prendertela. Conoscevi i bersagli e sapevi con chi stare. Adesso invece…
Il premio Nobel Dario Fo, che si prepara a portare in piazza, per il Carnevale di Venezia, una nuova versione del suo Misero Buffo, spara a zero sulla politica italiana e, dalle pagine del Corriere della Sera, tratteggia un quadro disarmante ma piuttosto realistico della situazione…
La delusione più forte, per Fo, arriva da una sinistra in cui ti senti circondato, dove non ci sono più quelli che la pensano in modo diverso. La sinistra ormai è in coma irreversibile. Staccare la spina sarebbe un atto umanitario. L’unica attività di cui sembra ancora capace è quella di dividersi. All’infinito, come atomi squinternati che sbattono l’uno contro l’altro, che cercano di fagocitarsi a vicenda. Non c’è anima viva che voglia dire qualcosa di sinistra. Se per caso qualcuno ci prova, subito viene attaccato. E proprio dai “compagni”. Vedi D’Alema, che sulle stragi a Gaza ha detto cose sacrosante. Subito bacchettato sulle dita da quelli del suo stesso partito. Zitto, non si critica Israele. Mai, neanche di fronte a cadaveri dei bambini. Il Pd e la parte molle della sinistra non fanno che ripetere in modo sciocco le stesse cose della destra.
Anche Dario Fo prende spunto dalle elezioni presidenziali americane per rimarcare la differenza con l’Italia, dove un Barack Obama non esiste e probabilmente non esisterà mai: Pagherei per vedere arrivare uno come lui. Ma meglio di no. Litigiosi e autodistruttivi come siamo saremmo in grado di affondare anche loro. Certo qui è tutt’altra musica. Da noi si continua a sostenere petrolio e petrolieri, a proteggere la finanza allegra, a fare squallido cabaret sulla violenza alle donne. Persino il Papa ci si è messo. Pronto a scomunicare tutti. Tranne i vescovi che parlano in latinorum e negano l’Olocausto.
Ancora una volta Dario Fo dimostra una lucidità di analisi molto superiore a quella di buona parte dei “leader” politici del Belpaese…
Chi si ricorda dell’Economist quando titolava “Berlusconi suona il violino, l’Italia brucia”? E quando scriveva: “L’agenda politica è dominata dagli interessi personali e aziendali di Berlusconi”?
Il settimanale inglese stavolta mette sotto tiro il Partito democratico con un reportage sulla questione morale dal titolo inequivocabile: “Pd, scandali a sinistra”.
Il noto e autorevole periodico d’oltre Manica, in edicola domani, denuncia i fatti di Napoli: “una triste lezione per la sinistra, gli scandali non sono una esclusiva della destra. Dalla fine di novembre, politici di centrosinistra sono finiti sotto indagine, o persino arrestati, in sette altre città e regioni”.
Un colpo “basso” per Walter Veltroni? No, solo un brutto colpo. La verità fa male. Anche in lingua inglese.