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Tutti gli articoli con tag polizia

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Sentenza Diaz Genova: nessun voto. Le sentenze vanno rispettate ma anche commentate. Dei 29 imputati per il cosiddetto “massacro” alla scuola Diaz del luglio 2001, condannati in 13 per un totale di 35 anni e sette mesi. L’accusa aveva chiesto condanne per 110 anni. Sono stati assolti i vertici della polizia per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste. Nell’Aula del tribunale di Genova il verdetto è stato accolto al grido di“Vergogna, vergogna!”. Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto? Il senso è che a pagare siano solo gli “scagnozzi” e non chi li comanda. Una sentenza che stabilisce la totale impunità per le forze dell’ordine? O è fallito il teorema della Procura di Genova ed è crollata la violenta campagna contro le forze dell’ordine? Le responsabilità penali sono individuali e i giudici hanno emesso il verdetto, che inevitabilmente rilancia polemiche e divisioni. Ma il giudizio politico resta pesante nei confronti dei vertici della polizia e soprattutto del potere istituzionale e politico. Quanto meno incapace di assolvere al proprio ruolo. E’ una ferita “tutta italiana”. L’ennesima.

Genova, G8: oggi le sentenze sui 29 poliziotti, la richiesta è di 109 anni di reclusione complessivi

pubblicato da davide f.

da http://www.flickr.com/photos/mimmo_perugia-assisi/2690868892/, common creativeOggi nell’aula bunker del Palazzo di Giustizia di Genova inizia l’udienza finale del processo contro i 29 agenti e dirigenti della polizia di Stato che il 21 luglio del 2001 fecero irruzione nella scuola elementare Diaz durante il G8. Chiesti dal pm 109 anni di carcere complessivi, ventotto condanne e una assoluzione nei confronti degli imputati.

L’ultimo elemento del processo è l’acquisizione delle immagini inedite contenute nel documentario (che deve ancora uscire) della BBC, come ricordavamo ieri, che documenta l‘introduzione delle molotov da parte di un poliziotto nella scuola. Ed è proprio per chi ha ordinato di portare le false prove, Pietro Troiani, vicequestore di Roma, che è stata chiesta la pena più alta, 5 anni di reclusione.

Per gli alti dirigenti della polizia Francesco Gratteri dell’Antiterrorismo (quando si dice gli scherzi del destino..) e Francesco Luperi (Servizi segreti) i pm hanno chiesto 4 anni e 6 mesi per falso ideologico, calunnia e arresto illegale. Stessi anni per Vincenzo Canterini (comandante del I Reparto Mobile di Roma) e Spartaco Mortola (Digos di Genova).

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Genova, G8: la Bbc mostra le foto del poliziotto che porta le molotov alla Diaz

pubblicato da davide f.

da http://img262.imageshack.us/img262/9052/genova2vo4.jpg, Un’inchiesta della Bbc di prossima pubblicazione sulla notte alla scuola Diaz, uno dei punti più tristi e feroci raggiunti durante il g8 di Genova del 2001, ripercorre attraverso nuove immagini gli eventi e mostra addirittura in una foto il poliziotto che portò dentro la scuola le molotov, ossia le prove che la polizia poi utilizzò come scusa per l’irruzione.

Qui trovate le immagini, con indicati in modo preciso Luperi, Mortola e il “Naples Digos inspector”, un poliziotto in borghese che introdusse le false prove. E’ un documento importante, e non fa altro, ad anni di distanza, che aumentare la consapevolezza del risveglio brutale dell’Italia davanti ad una mattanza programmata e, impunita.

Qui sta il punto, sottolineato anche da M.Calandri in Repubblica:

Fu un pestaggio cinico e bestiale, e i servitori dello Stato preferirono raddoppiare l´orrore - aggiungendo alla carneficina l´ingiustizia della prigione - piuttosto che ammettere le proprie responsabilità, il fallimento. Ma d’altro canto, quella spaventosa bugia è così chiara, solare, che persino alcuni avvocati della difesa nella loro recente arringa la davano per scontata. Alla Diaz abbiamo imbrogliato, embé?

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Riforma Gelmini, scontri a Piazza Navona, sciopero generale: ma che è successo?

pubblicato da Bruno Marino

Inutile dirlo: questi ultimi giorni hanno rappresentato un punto di svolta per “l’Onda”. Non solo per gli scontri di Piazza Navona, ma anche per le manifestazioni del 30 Ottobre a Roma, Bologna, Firenze e in altre città italiane. Dopo il salto proviamo a fare il punto di cosa sia successo nelle ultime 48 ore.

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Riforma Gelmini, Cossiga: "Bisogna mandarli tutti in ospedale"

pubblicato da Bruno Marino

Sinceramente, quando un amico mi ha segnalato l’articolo del QN, non volevo crederci. Ho riletto tutte le frasi del Presidente emerito, sperando di aver travisato il suggerimento, di aver interpretato male le parole dell’Emerito. E invece no. Ecco alcuni estratti dell’intervista di Cossiga con Andrea Cangini:

“Maroni […] dovrebbe ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. […] Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri […] nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano […], soprattutto i docenti […] non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. […] Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”

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Proteste anti Gelmini: non facciamo degli okkupanti dei martiri

pubblicato da Luca Landoni



Ieri in una conferenza congiunta con il ministro Gelmini, il premier Berlusconi ha sparato una bomba delle sue, annunciando che avrebbe mandato la polizia negli atenei per far rispettare la legalità e che a breve avrebbe convocato il ministro degli interni Maroni per illustrargli il da farsi. Tutto questo per garantire il sacrosanto diritto a frequentare della stragrande maggioranza degli studenti che non partecipa alle manifestazioni.

Al di là delle discussioni di merito di un’iniziativa così roboante vi diciamo subito che non si può fare. La polizia nelle università non può entrare per legge a meno che venga chiamata dal rettore stesso (o per eccezionali motivi di emergenza). Quindi già il discorso viene parzialmente a cadere e riprende le sue vesti di “avvertimento” senza colpo ferire. Ma ammettiamo per un momento che la cosa diventi fattibile, e domandiamoci a chi gioverebbe. Se le sole immagini dei mini-scontri di Cadorna hanno rievocato in qualche vecchio nostalgico il fantasma del sessantotto/77, quando si era più giovani e gli anni, per citare il vecchio Capanna, erano “formidabili”, figuriamoci cosa accadrebbe se qualche sparuta decina di okkupanti venisse sgomberata dalle forze dell’ordine.

Già nelle interviste di questa mattina sui vari giornali radiotelevisivi si notava nei (pochi) ragazzi in sciopero la voglia di farsi notare, tradotta nella speranza di un intervento (possibilmente all’acqua di rose) della polizia. “Che vengano, noi resisteremo!” Ma resisteremo a che? Non siamo più in guerra, ragazzi, e nessuno rischia la pelle come nel 1944-45 sui monti e nelle valli del nord. Il rischio semmai è un altro, e cioè di assurgere uno sparuto gruppo di protestatari a martiri dell’antiriforma, quando la maggior parte di loro non sa nemmeno cosa sia il FFO, e che i tagli allo stesso non fanno parte della cosiddetta Riforma Gelmini, bensì del decreto di riordino economico deciso da Tremonti.

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Proteste scuola: il governo pronto a usare la forza contro l’ occupazione degli istituti. Berlusconi:”Mando la polizia nelle università. C’è una regia di sinistra”. Il Pd: “E’ un irresponsabile, alimenta la tensione”. Unione Studenti: “Dal premier parole sprezzanti”. Di Pietro: “Il premier fomenta una nuova strategia dell tensione”. Veltroni: “Sabato in piazza contro il governo della paura”.

Il nostro commento.
Non succede spesso in Italia che un presidente del Consiglio minacci pubblicamente l’uso della forza. Succede però con Berlusconi premier. In oltre 50 anni di governo la Dc usò la “celere” nel luglio ’60, con morti e feriti nelle piazze e con la conseguente caduta del governo e la fine del “centrismo”. Quando si arriva all’uso della polizia su un problema come quello della scuola (al di là dei pro e dei contro del decreto Gelmini), significa che un governo rischia di scollegarsi con una parte del paese reale e una nazione democratica deve interrogarsi nel profondo perché è sintomo di un male profondo. Si può aver ragione su tutto (e Berlusconi non ha ragione su tutto), ma senza la ricerca del dialogo e del confronto si entra in un vicolo cieco, si porta il paese in una strada senza ritorno. La leadership del premier sta nella saggezza, non nell’arroganza dei numeri della maggioranza. Il premier non minaccia, persuade. Se non ce la fa, si dimette e torna a casa.

Silvio Berlusconi
: “Dico chiaro un avviso ai naviganti: non permetteremo l’occupazione delle scuole e delle università. Oggi con il ministro dell’Interno studieremo gli interventi delle forze dell’ordine. La regia della protesta è della sinistra e dei centri sociali. I leader della sinistra dicono solo menzogne. Non ritireremo il decreto legge che è sacrosanto”.

Walter Veltroni: “Le minacce di Berlusconi contro gli studenti e gli insegnanti sono di una gravità inaudita. C’è un paese reale che protesta perché non crede alle bugie del governo e manifestano un malessere che dovrebbe essere compreso. Dietro alle minacce del premier c’è tutta la sua debolezza e tutta la sua arroganza. Basta con le minacce! Ritirare il decreto Gelmini”.

Riforma Gelmini, ma quale 68... la parola d'ordine è fare casino

pubblicato da Luca Landoni



Lo chiameranno l’Autunno caldo della scuola, vogliamo scommettere? I paralleli col passato, 68 o 77 scegliete voi, già si sono sprecati da tempo, e una legge giornalistica non scritta non vede l’ora di creare il caso per sostituire momentaneamente il razzismo che non tira più tanto. E allora quale migliore occasione di strumentalizzare i disordini di ieri per inventare una generazione protestataria che non esiste?

Ma prima i fatti. Ieri due cortei a Roma e Milano, partiti dalle rispettive Università La Sapienza e Statale, hanno cercato di occupare i binari della ferrovia per impedire la partenza dei treni. Ora, a parte la furiosa reazione dei pendolari che giustamente lavorano e di ragazzini sfaccendati che rovinano loro la giornata non vogliono sentir parlare, si è registrata ovviamente anche quella delle forze dell’ordine che hanno fatto muro e alla stazione Cadorna FN di Milano non hanno lasciato entrare nessuno. Qualche facinoroso ha tentato di forzare il blocco (si fa per dire) nonostante il tentativo di parlamentare da parte del capo della polizia e si è beccato qualche manganellata. Il bilancio finale parla di tre feriti e tre contusi, 4 dei quali se ne sono andati tranquillamente senza farsi medicare, il che già la dice lunga.

E questo sarebbe il nuovo sessantotto? Ma per favore. E’ dagli anni 80 che si cerca disperatamente di accreditare i giovani di chissà quale rabbia repressa nei confronti delle istituzioni quando la realtà è una soltanto. Fare casino tanto per fare. Me li ricordo bene i cortei della famosa Pantera griffata 1989, che i giornali (soprattutto di sinistra) incensavano, mentre non erano che un’occasione per farsi due allegri passi in centro e sfoggiare i muscoletti alle studentesse, dimostrando che si era capaci di fare un picchetto.

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Campania, camorra, omicidi. Facciamo una scommessa?

pubblicato da Bruno Marino

Mentre ho ancora negli occhi le vivide immagini dei rastrellamenti nei campi ROM di qualche mese fa, dei pacati discorsi di Borghezio e di Gentilini contro i musulmani e gli immigrati, regolari e non, delle contumelie di gruppi di estrema destra contro gli stranieri e in nome della “purezza della razza italiana” ( in un Paese che in 2500 anni ha visto arrivare Greci, Eruli, Goti, Longobardi, Bizantini, Tedeschi, Francesi, Spagnoli, Arabi, eccetera eccetera), dei servizi dei TG su quanto erano sporchi e cattivi i “diversi”, fossero essi ROM, transessuali, neri, gialli, rossi, blu, ecco, mentre tutte queste belle cose mi affollano la mente, arriva la notizia che il feroce clan dei casalesi è accusato di avere assassinato sette persone in Campania.

Naturalmente, anche in questo caso i bene informati e le forze di polizia locali parlano di “emergenza”, di inviare l’esercito in Campania, di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Ma voglio fare una scommessa con voi. A costo zero, naturalmente. Nel giro di qualche giorno, massimo di una/due settimane, nessuno parlerà più di quest’ultima emergenza, a meno che non ammazzino qualcun altro. Scommettiamo?

Foto: Robert Gebhard da Flickr

La camorra dietro gli ultrà del Napoli, ma per La Russa è solo un alibi

pubblicato da Luca Landoni

Lo avevamo detto noi, lo avevano detto tutti, e ora lo confermano anche fonti di polizia e il Viminale. Dietro l’assalto alla stazione di domenica più che il tifo organizzato napoletano c’è proprio la mano della camorra, che spadroneggia nei quartieri della città in cui gli ultrà sono più radicati (Secondigliano, Quartieri Spagnoli, Acerra, Fuorigrotta).

Queste le parole del capo della polizia Manganelli, a Palermo per la commemorazione del generale Dalla Chiesa: «Abbiamo modo di ritenere che dietro la conduzione degli incidenti provocati dai tifosi napoletani ci sia l’influenza della criminalità organizzata. Ho inviato a Napoli il prefetto Cavaliere, capo della Criminalpol, e polizia e carabinieri sono in stretto contatto con la procura di Napoli, che non a caso ha affidato alla Direzione distrettuale antimafia questa indagine». Che poi è la stessa opinione espressa sempre ieri dal Ministro degli interni Maroni.

Sollecitato a commentare queste parole, senza prima conoscerne la provenienza, La Russa si è mostrato fortemente scettico: «Si parla sempre di camorra, ma gli incidenti nel calcio avvengono dappertutto. Da Palermo al Nord. Mi sembra un alibi». In serata però qualcuno deve averlo informato che aveva dato implicitamente torto al capo della polizia, per cui ha dovuto affannosamente correggersi. «Quando ho fatto la prima dichiarazione non mi era stato riferito che a ipotizzare un’influenza della camorra nella vicenda di Napoli fosse stato il capo della polizia. Poiché conosco personalmente la serietà e la competenza del prefetto Manganelli, non ho ragione di dubitare della fondatezza delle sue dichiarazioni. Ma sono certo che anche il dottor Manganelli convenga con me sulla necessità di tolleranza zero verso gli autori di così gravi violenze».

A volte, signor Ministro, ammettere una figuraccia sarebbe il miglior modo per sottrarvisi, persino in politica.