Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag poltrone

Regionali: all'Udc di Casini (per ora) la palma nel balletto di poltrone e clientele

pubblicato da Massimo Falcioni

A due mesi dal voto delle Regionali, di fronte all’ambiguità di un bipolarismo azzoppato, i partiti hanno lasciato da parte le valutazioni dei programmi e dei candidati, puntando alla conquista del consenso.

Per lo più si assiste a un indecoroso e indecente balletto di clientele e poltrone, forse il peggiore della nostra storia repubblicana.

La partita è ancora aperta, ma ad un primo bilancio, non si può non dare all’Udc la palma del partito in cui il “gioco” (leggi poltrone) prevale sulla fisionomia valoriale.

Il partito di Casini pare sciupare una occasione unica: stando al centro e fuori dai due poli poteva alzare al massimo il suo potere di coalizione, senza essere costretta a legarsi a intese nazionali e subalterne.

Invece c’è stato uno sbandamento della linea: è fin qui prevalsa la spinta dei cacicchi del territorio, il calcolo delle poltrone a portata di mano (dopo tanto digiuno …), piuttosto che l’affermazione di un’autonomia politica basata sui valori tanto sbandierati.

Le … anomalie non si contano più, a cominciare dall’Udc schierata in Piemonte (insieme ai radicali di Pannella …) pro giunta Bresso, contro cui i centristi (su nodi quali l’aborto, l’eutanasia ecc.) avevano sempre sparato ad alzo zero. Idem nelle Marche, dove l’Udc entra nell’alleanza di centro sinistra (con comunisti vari, sinistra radicale ecc.) per ricandidare il governatore Spacca (Pd), contro cui hanno sempre fatto una dura opposizione.

Si potrebbe continuare. Ma è un discorso da riprendere a bocce ferme. Per ora, Casini rilancia lo slogan “con noi si vince”. Si vedrà.

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Maurizio Sacconi: realista. Voto + 8. Il ministro del Lavoro invita disoccupati e studenti in attesa di una occupazione “consona alle aspettative della persona”, a fare la raccolta in agricoltura con buoni prepagati. Tabù infranto? Mamma non vuole!

Pier Ferdinando Casini: doppiogiochista. Voto – 8. Il leader dell’Udc è l’ago della bilancia per le prossime elezioni di marzo e rimescola le carte in molte regioni. Pdl e Pd pari sono e Pier tira la corda oltre il limite. Per un pugno di poltrone.

....
condividi 3 Commenti

La partita delle Regionali si gioca intorno al Veneto. A Galan il nuovo Ministero della Sanità?

pubblicato da Luca Landoni


A fine marzo si svolgerà la nuova tornata di elezioni amministrative, che vedrà coinvolte più della metà delle regioni del paese, e per la precisione Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Le date in cui si andrà alle urne saranno il 21 e il 22, anche se sul Lazio si apre un punto di domanda legato al caso Piero Marrazzo.

Molto interessante anche l’epilogo campano, anche se qui ci preme più che altro fare il punto sulle trattative tra Lega e Pdl per le poltrone delle regioni-traino del paese. Essendo blindatissima la ricandidatura di Formigoni in Lombardia, il Carroccio sta facendo fortissime pressioni sull’alleato pet ottenere almeno il Veneto. Il ministro dell’agricoltura Luca Zaia è il candidato naturale, sempre ammesso che l’attuale presidente Galan si rassegni a cambiare mansioni, ma la scelta potrebbe anche cadere sul capogruppo al Senato Federico Bricolo.

Nel primo caso, il dicastero agricolo vedrebbe la probabile successione affidata al sottosegretario Antonio Buonfiglio.

Continua a leggere: La partita delle Regionali si gioca intorno al Veneto. A Galan il nuovo Ministero della Sanità?

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Maroni: violentato. Voto + 8. L’Italia fra stupri e violenze quotidiane. Il ministro dell’Interno Maroni attacca la magistratura: “ I giudici liberano troppi criminali, vanificano il lavoro delle forze dell’ordine”. Come dargli torto? Governo incapace, Italia malata, società infetta.

Antonio Di Pietro: ultimatum. Voto – 8. Idv in fibrillazione. Antonio Di Pietro intima ai “suoi” di far cadere la giunta comunale (Napoli) e regionale (Campania): “Fuori dall’Idv chi non sfiducia Bassolino!”. Ma i consiglieri “ribelli” non mollano le poltrone. Partito liquido. Leader di cartapesta.

Da Milano l'allarme crisi: no alla desertificazione industriale

pubblicato da il passator cortese

I dati del crollo della produzione industriale a novembre segnalati dall’Istat (- 12,3% su base annua e – 3,6% nel confronto sui primi undici mesi del 2008) dimostrano chiaramente lo stato di acutizzazione della crisi.

Crisi che non risparmia il Nord del Paese e realtà territoriali come Milano, da sempre locomotiva a livello nazionale e oggi sempre di più strette nella morsa della recessione economica e industriale.

In tal senso è significativo l’allarme lanciato dalla Cgil. “Nel capoluogo lombardo e in tutta la regione c’è il rischio di una vera e propria desertificazione industriale”.

E’ il grido d’allarme del segretario generale della Camera del Lavoro Onorio Rosati che, partendo dal caso della fabbrica Innse presse di via Ribattino (la proprietà a maggio ha chiuso l’attività e i dipendenti continuano a produrre in autogestione), chiede l’intervento concreto delle Istituzioni. Non un intervento formale, tanto per mettere in piedi un “tavolo” di confronto fra le parti.

La proposta dei sindacati è chiara: “Bisogna mettere in sicurezza le realtà industriali che permangono ed evitare che chiudano o che delocalizzino, ed impedire che al loro posto sorgano solo appartamenti e centri commerciali. Altrimenti si rischia la desertificazione industriale”. Appunto.

Ma i partiti, a Milano e non solo, sono impegnati nelle loro beghe interne. Così come le istituzioni sono coinvolte nei “rimpasti”, utili solo alla casta e al rocambolesco giro di poltrone.

Continua a leggere: Da Milano l'allarme crisi: no alla desertificazione industriale

Ore 12 - Il pupo di Cofferati e i guai del Pd di Veltroni

pubblicato da Massimo Falcioni

altroForse Edoardo, il pupo di Sergio Cofferati, non dovrà attendere la primavera per porre fine ai suoi avanti-indietro con i genitori nella tratta Genova-Bologna-Genova.

Come previsto, dopo il ritiro della candidatura di Cofferati, il Pd di Bologna è entrato nel caos. E in mezzo al caos, ogni giorno che passa, l’ex segretario generale della Cgil, oltre ad essere visto come un “estraneo”, è oramai considerato un “intralcio”.

Tanto da ritenere quasi impossibile (comunque deleteria) la sua permanenza come primo cittadino fino a maggio-giugno del prossimo anno. A questo punto non sono pochi a spingere per tagliare la testa al toro.

Cofferati? Meglio per tutti se sloggia il 14 dicembre, in coincidenza della scelta del nuovo candidato. Cofferati? Tanto vale che se ne vada subito, per non influenzare le primarie.

Questo dicono adesso nel Pd. E questo vogliono adesso nel Pd. Per avere le mani libere, per giungere alla notte dei lunghi coltelli senza l’ombra del “cinese” e del suo gruppo.

Insomma, dopo il forfait di Cofferati, è saltato il tappo della bottiglia e il Pidì bolognese ed emiliano va a briglia sciolta, alla deriva. L’uno contro l’altro in armi. Tutti contro tutti.

Ha un bel dire Bersani di “restare uniti e puntare sul candidato migliore”. Appelli che cadono nel vuoto. C’è addirittura che reclama un nuovo “uomo della provvidenza”, un nuovo catapultato dal centro, come fu con l’ex capo della Cgil.

La città vive con distacco ma anche con disagio questa situazione. Nel Pd si parla solo di poltrone, di diatribe interne. E i bolognesi, e non solo loro, lo sentono e ne sono disgustati. Un disgusto che si porteranno dentro fin dentro l’urna.

Ma Bologna non è sola. A Firenze è ancor peggio. E quasi ovunque è come a Bologna e Firenze. Povero Walter!

....
condividi 1 Commenti

Ore 12 - Il giovane Letta: raffinato politico o avido "caimano"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDi qua e di là, cioè nel Pdl e nel Pd, due personaggi s’aggirano nella calura estiva in cerca di una legittimazione verso la leadership dei rispettivi partiti. Se andasse male, i due passerebbero alla (piccola) storia come i “candidati”.

Due “giovani” talentuosi, dal tratto garbato e cardinalizio, esperti nelle “cose” di governo e di partito, ma sostanzialmente uomini “liberi”. L’uno, Roberto Formigoni e l’altro Enrico Letta.

Ore 12, oggi si occupa del secondo. Enrico Letta, scuole alte, già una prima volta ministro (governo D’Alema) a soli 32 anni, giuste frequentazioni a Londra, Parigi, Washington, New York e qui amico di un Giovanni Bazoli e di un Alessandro Profumo, non inviso ai piccoli e medi imprenditori del nord, sempre nei posti giusti e negli organismi che contano, un curriculum da enfant prodige della politica.

Il “nipotino di Ciampi” è meno suggestivo e problematico di Veltroni, meno supponente e acido di D’Alema, cura l’immagine e sta fuori (si fa per dire) da beghe, corridoi e correnti: corre “da solo” e da qualche anno “gioca” con tre-quattrocento 30-40enni di lusso e soprattutto bipartisan con il centro studi “VeDrò”, tra dibattiti e workshop su “sviluppo, riforme e meritocrazia”, per recuperare “Forze propulsive per modernizzare il Paese” .

Continua a leggere: Ore 12 - Il giovane Letta: raffinato politico o avido "caimano"?

....
condividi 0 Commenti

Ore 12 - Chiamparino e il Nord scuotono l Pd. Veltroni annaspa

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl sindaco di Torino ha messo in luce una situazione che è quasi ovunque la realtà nel Partito democratico.

In molte città, o il primo cittadino è anche il deus ex machina del partito e quindi domina il partito o, quando non è così, i partiti sono due: quello dei funzionari (quasi sempre collegati con i parlamentari, consiglieri ecc.) e quello del sindaco.

L’ultimatum di Chiamparino al segretario regionale del Pd è emblematico: “Ditemi se quel che la mia amministrazione ha realizzato è o no una risorsa”. Ma è più frutto di un risentimento “personale” e beghe interne fra gruppi, che espressione di una analisi politica.

La verità è che il Pd non ha ancora smaltito la batosta elettorale del 14 aprile. Stordito e diviso, teme i prossimi appuntamenti delle amministrative e delle europee. Non riesce ad esprimere nessuna “idea” di governo, né a livello nazionale (dopo il fallimento del governo Prodi), né a livello locale, dove pure non mancano significativi risultati.

Veltroni prova a ricucire lo strappo di Torino per lanciare un monito nazionale. Di fatto ricicla aria fritta e fa il pesce in barile: prende carta e penna e definisce Chiamparino e la Bresso “moderni riformisti”. Punto. Tacciono i vertici regionali del Pd e addirittura sei esponenti del partito (parlamentari e consiglieri regionali) rispediscono le accuse di Chiamparino al mittente: “Si faccia una analisi delle nomine fatte in questi anni e si scoprirà che una gran parte è slegata dal vaglio dei partiti e dei cittadini e risponde direttamente al “partito” (o alla corrente) del sindaco e del governatore”.

Cosa avevate capito? Scontro di ideali, strategie, buon governo? Suvvia! Trattasi di scontro di potere. Guerra di poltrone. Lì eravamo e lì siamo.

Ecco la mappa delle presidenze di commissione

pubblicato da Luca Landoni

Ecco la mappa delle presidenze di commissione votate nella giornata di ieri, partendo dal Senato:

Baldassarri (Pdl) alle Finanze - Vice presidenti Mario Ferrara (Pdl) e Adriano Musi (Pd).
Cantoni (Pdl) alla Difesa - Vice presidenti sono Valerio Carrara (Pdl) e Achille Serra (Pd).
Azzollini (Pdl) al Bilancio - Vice presidenti Massimo Garavaglia (Lega) e Luigi Lusi (Pd).
Berselli (Pdl) alla Giustizia - Vice presidenti Roberto Centaro (Pdl) e Alberto Meritati (Pd).
Dini (Pdl) agli Esteri - Vice presidenti Antonello Cabras (Pd) e Sergio Divina (Lega).
Vizzini (Pdl) agli Affari costituzionali - Vice presidenti Domenico Benedetti Valentini (Pdl) e Maria Fortuna Incostante (Pd).
Grillo (Pdl) ai Lavori pubblici - Vice presidenti Giuseppe Menardi (Pdl) e Antonino Papania (Pd).
Possa (Pdl) all’Istruzione - Vice presidenti Paolo Barelli (Pdl) e Vincenzo Maria Vita (Pd).
Giuliano (Pdl) al Lavoro - Vice presidenti Tiziano Treu (Pd) e Carmelo Morra (Pdl).
Cursi (Pdl) all’Industria - Vice presidenti Costantino Garraffa (Pd) e Filippo Piccone (Pdl).
Bonazza Buora (Pdl) all’Agricoltura - Vice presidenti Lorenzo Piccioni (Pdl) e Paolo De Castro (Pd).
D’Alì (Pdl) all’Ambiente - Vice presidenti Franco Cuomo (Pd) e Cesarino Monti (Lega).
Tomassini (Pdl) alla Sanità - Vice presidenti Domenico Gramazio (Pdl) e Daniele Bosone (Pd).
Follini (Pd) alla Giunta elezioni - Vice presidenti Luigi Li Gotti (Idv) e Andrea Augello (Pdl).

Continua a leggere: Ecco la mappa delle presidenze di commissione

....
condividi 9 Commenti

Lamberto Dini: "Silvio Berlusconi mi ha fregato"

pubblicato da V.

Dini

Quando tua moglie era la moglie di colui che ha partorito Zingonia - e i lettori bergamaschi sanno cosa intendo - la tua vita può solo essere un inferno. E infatti è così. Lamberto Dini, oggi su “La Stampa” lascia il freno e butta fuori tutto il suo rammarico, per come si sia comportato con lui il Cavaliere.

A febbraio sembrava che Dini, un uomo con una fisiognomica facciale degna di un bulldog anziano, dovesse finire alla presidenza del Senato. Niente, paccato, come un tredicenne al primo appuntamento con la più carina della classe. Verso fine aprile si parlava di un Ministero, magari bello pesante: per dire, l’Economia o la Difesa. Macchè, tutto saltato. E le promesse di Silvio?

Mai mantenute. Fabio Martini nel pezzo sottolinea benissimo “il progressivo appassire delle ambizioni”. A molti elettori del centrosinistra in questo momento può essere solo spuntato un sorrisino, visto che Dini non si è proprio comportato egregiamente in quanto a correttezza con il passato esecutivo. C’est vrai, che altro altro dire?

Continua a leggere: Lamberto Dini: "Silvio Berlusconi mi ha fregato"