«Tra stasera e domattina chiudo questo risiko e poi iniziamo a lavorare sulle cose concrete. Queste procedure sono davvero troppo lunghe. Qui è tempo di governare e di decidere». Queste le ultime parole di Silvio Berlusconi, che testimoniano anche troppo bene dell’estenuante trattativa tra le forze politiche componenti il nuovo governo. Il premier in pectore già all’indomani delle elezioni aveva annunciato che l’esecutivo sarebbe stato formato entro un giorno o due, ma poi ha dovuto scontrarsi con le esigenze dei partiti della coalizione, e alla fine i giorni sono divenuti settimane, fino alla probabile conclusione di oggi.
Come detto lunedì, rimane da sciogliere il dubbio riguardante Welfare e Giustizia, ma nelle ultime ore si è fatta strada l’ipotesi di un doppio dicastero azzurro con Maurizio Sacconi e Angelo Alfano, mentre AN si accontenterebbe di alcuni viceministeri di peso. Non avrebbe così esito l’offensiva scatenata dagli uomini di Fini per ottenere almeno il Welfare, nè parrebbe attuabile l’ipotesi di uno scorporamento. Rimane invece aperta la possibilità che all’ultimo momento Sacconi venga rimpiazzato da Stefania Prestigiacomo, anche se l’esponente di FI pare ormai ben insediata all’Ambiente, poltrona davvero scottante visto che sarà immediatamente sollecitata dall’emergenza rifiuti campana.
La novità di ieri era invece rappresentata dal ruolo di Roberto Calderoli, per il quale è stata ritagliato su misura il dicastero “taglia-leggi” o per dirla in maniera più elegante, alla Delegificazione. Il suo compito sarebbe dunque di semplicare la terrificante ragnatela legislativa italiana, composta da oltre 20.000 leggi e decine di migliaia di regolamenti. Che sia la volta buona per mettere in pratica ciò che da decenni ci viene promesso? Ci permettiamo di dubitarne, anche se Calderoli potrebbe essere l’uomo giusto per un compito di tal fatta. Di certo se dovesse interpretare il suo ruolo con zelo, se ne vedranno delle belle visti gli interessi in campo.
Per il resto della compagine governativa non ci sono novità, e vi rimandiamo a ieri.
Per quanto riguarda i ministeri principali rimangono da decidere solo Giustizia e Welfare. Tutto lascia pensare che il primo vada a un esponente di sponda Forza Italia (Vito o Scajola, con outsider Pera e Alfano) mentre il secondo se lo aggiudicherebbe AN, soprattutto dopo la levata di scudi di queste ore, con Ronchi o Mantovano. Fino a ieri Ronchi sembrava inattaccabile, ma poi è arrivata la sponsorizzazione forte di Mantovano da parte di Alemanno. Il candidato FI (Sacconi) sembra ormai fuorigioco.
Passando alle poltrone senza portafoglio, sembra ormai tutto deciso o quasi. L’unica incognita potrebbe venire da un eventuale ripensamento o scorporamento del Welfare (che ricordiamolo, accorpa i vecchi Sanità, Salute e Lavoro), per favorire la “spartizione” dei posti e trovarne uno per Sacconi. Allo stato le poltrone (otto) sono così assegnate: Bossi alle Riforme, Calderoli all’Attuazione del Programma, Carfagna alla Solidarietà Sociale, Fitto agli Affari Regionali, Bonaiuti (o Vito) ai Rapporti col Parlamento, Poli Bortone alle Politiche Comunitarie, Stanca all’Innovazione Tecnologica e il tecnico Fazio alla Salute.