
Il processo riformatore della contrattazione e delle relazioni industriali non si avvia in modo ordinato e organico? Ci ha pensato l’ad Fiat Sergio Marchionne a ’strattonare’ il sistema, a forzare la mano. Dapprima con la newco per Pomigliano e poi minacciando l’uscita da Federmeccanica per affrancarsi dal giogo del contratto nazionale e per dare vita a un contratto dell’auto ad hoc.
A quel punto è partita la mediazione di Confindustria. Il presidente Emma Marcegaglia vuole infatti salvare capra e cavoli, per cui adesso si discute di deroghe allo stesso contratto nazionale in favore di aziende che compiono grossi investimenti con ambiziosi obiettivi di mercato e produttività.
Martedì si riunisce il direttivo di Federmeccanica per valutare la situazione. Il 15 settembre, invece, l’organizzazione datoriale aprirà il tavolo con i sindacati di categoria che sottoscrissero la riforma della contrattazione nel gennaio 2009. Mancheranno, dunque, i ‘duri’ della Fiom che hanno già parlato di appuntamento pensato per “cancellare il contratto nazionale”. Il celebre giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino, ha da sempre idee molto chiare su come modificare il funzionamento della cinghia di trasmissione lavoratore-rappresentanza sindacale-proprietà. E in un’intervista a Polisblog.it dice: “Il contratto nazionale va applicato laddove è impossibile applicare quello aziendale”.

Il divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha distolto in parte l’attenzione su tutte le altre notizie importanti della scorsa settimana. In sordina, come osservato dal vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, è passato per alcuni il ringraziamento pubblico che Barack Obama ha fatto a Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat e Chrysler.
Di questa disparità di trattamenti si è occupato proprio il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che all’indomani dell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e l’Amministratore Delegato scriveva:
“È come se esistessero due Marchionne: quello «buono», che lavora nel suo ufficio sulla Chrysler Drive, ad Auburn Hills; e quello «cattivo», rinchiuso (quando c’è) nello studio al quarto piano della palazzina del Lingotto, a Torino, a studiare il modo migliore per smobilitare dall’Italia.
Condonetto, sanatoriella, deroghina, perdonuccio: spuntano sempre come i funghetti (velenosi) dopo la pioggia. Ma tutti si stracciano le vesti. Il governo: “Noi non c’entriamo nulla”. Si tira indietro persino chi li firma: “Ho sottoscritto senza sapere. La mia mano si muove da sola come quella della famiglia Addams”. Tutti lì a schermirsi, a chiamarsi fuori. Emenda-mentono
Tassa sulle banche sì o no? Sulle transazioni finanziarie sì o no? Riforma della finanza sì o no? E quale casomai? Si discute, si discute, si discute e si conclude sempre troppo poco. Che lentezza! G-Venti? No, G-stenti
Bossi se ne esce con la sublimazione delle ‘castate’, la quintessenza delle sparate senza senso, l’apoteosi delle bestialità, il paradigma del parlare a vanvera che fa impallidire persino il miglior Gasparri. Il senatur dice che l’Italia si qualificherà comprando la prossima gara mondiale. E non si capisce su quali basi lo affermi con tale, apodittica certezza. La (slo)vaccata
Operai Fiat: al referendum vince il sì. Chi ha votato contro l’accordo, continuerà a strepitare. Ma anche chi pensa di aver salvato il posto di lavoro con l’ok al piano del Lingotto, sa che le proprie condizioni di vita peggioreranno. Pomigli-ANO
Dopo la cura Marchionne, gli operai di Pomigliano saranno in grado di suonare la vuvuzela anche usando il ‘posteriore’. Fiat-o alle trombe!
Sull’ultimatum del Lingotto la sinistra balbetta, litiga, si spacca tra contrari e favorevoli a malincuore. In ogni caso appare deficitaria sotto l’aspetto della visione, teoricamente dimessa, succube di un paradigma culturale a lei estraneo. A capo (I)chino
Infatti Bersani dice un sì sofferto, mentre Veltroni è più convinto. Cofferati attacca tutti e Vendola attacca Enrico Letta, il quale prontamente risponde. Ai cancelli di Pomigliano, Pd e dintorni hanno smarrito il senso di una tradizione. Letta di classe
La Lega e il solito pratone di Pontida. Hanno cercato di comprarlo, in passato, ma non ci sono riusciti. Del pratone i leghisti farebbero miglior uso se se lo fumassero. Ormai da vent’anni è sempre la solita musica, la solita colonna sonora. Nino (T)Rota
Napolitano: “La Corte Costituzionale ha un importante ruolo di cerniera istituzionale”. Ma si sa che il Cav, se potesse, l’abolirebbe. Altro che cerniera, a lui piacciono solo certe zip che si aprono a comando. Un(a) lampo nella notte
Operai di Pomigliano al voto per il referendum sull’intesa Fiat-sindacati che vede in disaccordo la Fiom. La Cgil denuncia pressioni interne per ottenere un ’sì’ forzato. La scelta dei lavoratori è comunque difficilissima. Vita da (El)kann
Il premier spara numeri in libertà sulle intercettazioni. E prefigura uno stato di terrore ‘telefonico’ che non ha fondamento alcuno nelle statistiche, uno scenario di orrore quasi surreale. Tim…Burton
Presentati i palinsesti Rai d’autunno. Dopo i mondiali dei Bafana Bafana, ci sarà il gran ritorno di Pippo Baudo. Un giovincello. Befano Befano
C’è chi parla di nemesi storica dettata dalla globalizzazione e chi si limita a prendere atto dei mutati rapporti di forza nel mondo del lavoro.
Nelle fabbriche cinesi della Honda gli operai scioperano e costringono l’azienda e il governo comunista a trattare (si teme addirittura una rivolta alla Solidarnosc) e negli stabilimenti di Pomiglaino la Cgil e la Fiom della linea “dura” si scoprono deboli, con i lavoratori pronti a perdere diritti fondamentali (per primo il diritto di sciopero), pur di salvare il proprio posto in fabbrica.
Di fatto, non si ha il coraggio di dire che a Pomigliano non è in atto una battaglia sindacale ma uno scontro politico.
La Fiat ha molte ragioni di tipo strettamente “aziendale”, ma il suo diktat per derogare dal contratto nazionale e dalle leggi della Repubblica sono un attacco politico alla Costituzione.
Così la fabbrica diventa un test per dare un nuovo “modello” alla nazione. Berlusconi vuole la manomissione dell’art. 41 e Marchionne la mette in pratica.
Prendere o lasciare. Piegare la testa o tutti a casa.
Questo nodo sta strozzando il Pd, che nella consueta ambiguità richiama la Fiat ad abbassare i toni, dandole di fatto ragione. Tutto il centro sinistra, e non solo, è spettatore, se non addirittura assente. Cisl e Uil hanno alzato le mani, come resa.
L’accordo di Pomigliano è inaccettabile e non può essere sottoposto a referendum. Non si può votare sul rispetto della Costituzione, specie se sotto “ricatto”.
I lavoratori, né a Pomigliano né altrove, non possono essere addestrati come robot, ridotti a funzione di “merce”, e i cittadini italiani non possono trasformarsi in sudditi.
La grave crisi uscita dalla Grande guerra produsse violenza e sfociò nel fascismo. Anche oggi la farsa può tramutarsi in tragedia.
La vertenza di Pomigliano promette di rivoluzionare per sempre le relazioni industriali e la concezione del lavoro in fabbrica. Chi sbaglia? La Fiom o la Fiat? Da che parte stanno i ‘criminali’ che fanno strage dei diritti dei lavoratori? La Panda della Magliana
Il Cav sogna di pavoneggiarsi durante la finale mondiale del Sud Africa: in quella partita vorrebbe vedere l’Italia magari contro la Germania della sua amica Angela Merkel. Entrambi, Berlusconi e la cancelliera, starebbero in tribuna d’onore a divertirsi e scherzare. Proprio come accadde a Prodi nella magica semifinale del 2006. Il premier di Arcore potrebbe scatenarsi con battute e sollazzi. Cucùzela
Dice che il leghista Salvini ha esultato in diretta, su Radio Padania, al gol del Paraguay. Sembra che in realtà molti esponenti del Carroccio tifino Italia senza dirlo troppo in giro. E il geniale Salvini? Ci fa anche lui o ci è per davvero? Paraculay
Ma la Lega vorrebbe veramente imitare le Fiandre? Peccato che milanesi e romani, bergamaschi e pugliesi parlino la stessa lingua e pratichino la medesima religione, a differenza di fiamminghi e valloni. Van Ffan Kulen

La stagione televisiva generalista, di fatto conclusa ieri, ci ha proposto diversi sipari politici di cui avremmo fatto a meno. Per ripulirsi la coscienza di tutti i soldi spesi per accendere il palco di Sanremo poco prima dell’annuncio della vittoria di Vittorio Scanu la Rai propose ai propri contribuenti un momento talk sul sociale condotto da Maurizio Costanzo.
Protagonisti di quel momento erano tre cassaintegrati dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, a cui nessuno garantiva la salvezza dal licenziamento, un fischiato Pierluigi Bersani e l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola.
L’esponente politico prima di essere travolto, giustamente, dallo scandalo relativo all’acquisto del suo appartamento romano promise davanti ad un pubblico più che vasto la risoluzione dei problemi riguardanti gli operai cassaintegrati dell’azienda automobilistica italiana.
Lo stabilimento di Termini Imerese terminerà le proprie produzioni per la Fiat a partire dal dicembre 2011 quando, con molto probabilità, l’attuale crisi economica sarà un ricordo per molte delle persone che hanno dovuta gestirla.
L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con il Governo e i sindacati ai quali ha dato la propria disponibilità per convertire l’azienda il cui fallimento rappresenta un paradosso tutto italiano.
Dopo esserci soffermati sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che a pochi giorni dall’annuncio sui nuovi limiti di velocità ha dovuto fronteggiare un’emergenza neve, proviamo a capire perché la chiusura – di questo si tratta – di Termini Imerese non debba essere accettata dall’attuale Governo.