
L’approvazione del documento dell’Ufficio di Presidenza del Pdl non può che determinare una crisi di governo. Potranno trascorrere giorni, settimane o perfino mesi prima che il disfacimento dell’esecutivo si palesi apertamente e in modo definitivo. Ma il processo è iniziato. Ed è assolutamente irreversibile.
Al di là dei numeri, che pure sono indicativi, la maggioranza uscita vincente dalla competizione elettorale non esiste più. E’ proprio il documento approvato ieri a sancirlo, laddove afferma che, “soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio”.
Nel documento si denuncia una sorta di “tradimento” del Presidente della Camera e dei suoi sostenitori non già nei confronti del Capo del Governo, ma degli stessi elettori. Tradimento che si sarebbe consumato con l’assunzione da parte dell’on. Fini di posizioni del tutto originali e lontane da quelle illustrate nel programma sottoscritto con il corpo elettorale su “temi qualificanti” come la cittadinanza breve, il voto agli extracomunitari e la legge elettorale. Ma soprattutto con quell’inclinazione, che il Presidente della Camera avrebbe dimostrato, per l’“uso politico della giustizia”, vizio intollerabile più di ogni altra cosa per il Presidente del Consiglio.
A pochi minuti dalla fine della conferenza stampa che Denis Verdini, coordinatore del Pdl nonché indagato, ha indetto il Corriere della Sera riassume il confronto tra l’esponente politico e i giornalisti che ha trasmesso in streaming sul proprio sito.
Le agenzie che hanno seguito l’appuntamento di Verdini hanno posto il proprio accento su le dichiarazioni che l’esponente politico ha rilasciato su Gianfranco Fini, Presidente della Camera, e Italo Bocchino.
“E’ triste - ha detto Denis Verdini parlando di Gianfranco Fini - che chieda le mie dimissioni, oggi ho visto sui giornali cose equivoche che lo riguardano (in questo passaggio Verdini si riferisce all’abitazione monegasca di Fini scoperta dal Giornale, ndr). Ma io sono dell’idea che non debbano valere due pesi e due misure. Avrebbe dovuto tutelarmi da rappresentante delle istituzioni ed essendo io un altro rappresentante delle istituzioni”.

La giornata politica di ieri, come già scritto da Davide F., è stata segnata da un imbarbarimento del conflitto all’interno del Popolo delle Libertà che in queste ore, a pochi giorni dalle dimissioni di Nicola Cosentino (ex Sottosegretario all’Economia che avrebbe avuto dei rapporti con la Mafia), deve gestire la comunicazione relativa alle indagini in corso su Denis Verdini.
Il coordinatore nazionale del Pdl è stato interrogato per 9 ore. Tanto è servito al braccio destro di Silvio Berlusconi per provare a spiegare che le accuse di corruzione su alcuni impianti eolici, per i quali venne interrogato anche Ugo Cappellacci (attuale Governatore della Sardegna per il Pdl), e sulla violazione della legge Anselmi, relativa alla costituzione di una P3, sono infondate.
Parlando degli impianti eolici Denis Verdini ha spiegato che l’unico investimento importante, pari a 2,6 milioni di euro, è stato fatto nel 2004 (anno in cui la Presidenza della Regione Sardegna era affidata a Italo Masala, ex Segretario Regionale del MSI). Di quei soldi, ha precisato l’interrogato, esiste una documentazione che ne tutela l’onestà.
Continua a leggere: Pdl. Cos’è successo ieri tra Denis Verdini (indagato) e Gianfranco Fini?

Mentre i quotidiani riempiono pagine intere con gli edificanti dialoghi intercorsi tra membri della criminalità organizzata calabrese e stimati esponenti del Popolo della libertà (sulla cui testa gravano due richieste di arresto e l’accusa di collusione con la ndrangheta) una voce, solitaria e coraggiosa, si leva dal Palazzo per spigarci che è giunto il momento di limitare le intercettazioni.
Quando tutti i conformisti, i giustizialisti d’ogni risma e i politici della Sinistra hanno buon gioco a urlare ai 4 venti che le intercettazioni telefoniche consentono di inchiodare trafficoni e malandrini alle proprie responsabilità, uno solo si erge con azzurra fierezza contro la canea forcaiola: Daniele Capezzone. Il portavoce del Pdl ha sillabato alle agenzie: “Il presidente Berlusconi ha totalmente ragione. Al contrario, mi pare che il Pd, ancora una volta, ceda al giustizialismo, e si prepari a difendere uno stato di cose indecente in materia di intercettazioni. Basta un dato per capire a che punto siamo: nel 2007, sono state intercettate 124mila persone in Italia e solo 1700 negli Usa, che hanno cinque volte la nostra popolazione. E` una follia, che richiede un giro di vite a tutela del diritto dei cittadini italiani a non essere spiati e schedati. E` gravissimo che l`opposizione non capisca o faccia finta di non capire”.
La fonte di questi dati, così come la loro veridicità, è del tutto ignota.

L’ultima trovata del Popolo della libertà e del suo condottiero rischia di riaprire tutti i giochi e di rimettere in discussione le strategie per le Regionali del marzo 2010. Da martedì sarà in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera la proposta di legge firmata da Giuseppe Calderisi per introdurre la soglia di sbarramento del 4% anche nelle Regioni, procedendo così con il sistema di “semplificazione politica” che ha già portato all’eliminazione di varie forze politiche dal Parlamento Europeo e da quello nazionale.
Il dubbio sulla possibilità di regolamentare con legge nazionale una questione come le regole elettorali regionali sembra già stato accantonato e i lavori verranno adeguatamene spinti per arrivare all’approvazione in tempi rapidi, in modo da poter applicare il nuovo sistema già alle Regionali 2010.
Oltre ad essere di difficile comprensione l’urgenza e la necessità di questo provvedimento (non si capisce quali sarebbero in Italia le Regioni che hanno problemi di governabilità legati ai piccoli partiti, soprattutto in un quadro di regole per le quali il Presidente viene eletto direttamente e le sue eventuali dimissioni provocano lo scioglimento del Consiglio regionale) non si riesce a leggere questa norma nell’ottica dello sbandierato federalismo. L’unica spiegazione potrebbe invece riguardare l’esigenza del Pdl (ma anche del Pd) di mettere con le spalle al muro ogni sorta di alleato riottoso (Udc, Prc, Sinistra e libertà, Idv, la Destra…), costringendolo a scegliere tra un’alleanza a qualsiasi costo e la sparizione dai Consigli regionali.
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A seguito delle recenti posizioni del Vaticano, sull’ora di religione, molte persone (tra cui alcuni lettori di questo blog) hanno sostenuto un’involuzione del nostro paese sprofondato, di colpo, nel medioevo. Ebbene. A portarci ancora più indietro ci pensa l’attuale Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo.
L’esponente del Popolo della Libertà, secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbe chiesto alla sua segretaria, la signora Maria, di assaggiare tutto ciò che nel ristorante gli viene servito per paura di essere avvelenato.
Difficile, davanti a queste notizie, sostenere che il limite, su cui si è concentrata Marina Berlusconi in una recente intervista, sia stato superato solo dai giornalisti. I politici, sfido chiunque a sostenere il contrario, hanno contributo. Da soli. O aiutati da una signora Maria.
Continua a leggere: I costi della Casta: Raffaele Lombardo ha bisogno dell’assaggiatrice

In occasione della visita ossequiosa di Silvio Berlusconi a Tripoli in onore dei 40 anni di regime a-democratico e dittatoriale del colonnello Gheddafi (celebrato anche con una esibizione delle Frecce tricolori) ci chiedevamo come mai il Popolo della Libertà avesse deciso di abiurare a tutte le sue teorie sul liberismo e sul liberalismo per andare a baciare le vesti di un tizio che, pur possedendo molto petrolio, non si è mai posto il problema di indire delle libere elezioni dal 1969 ad oggi.
Una domanda che oggi, dopo le dichiarazioni del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, torna di attualità: “Franceschini ed altri esponenti del centro-sinistra non sono stati capaci di dire una parola contro Chavez, cioè su colui che veramente sta affossando la libertà in Venezuela, questa volta non in nome del fascismo ma di una nuova versione del castrismo e del populismo di sinistra.”
Quindi è giusto ossequiare Gheddafi, dittatore da 40 anni, inviando le Frecce tricolori ma è sbagliato non protestare contro Chavez (che con tutti i difetti e le tendenze autoritarie che lo caratterizzano, ha vinto le elezioni varie volte, in un paese in cui si tengono anche le consultazioni amministrative). Che strano concetto di Libertà ha questo Popolo…
Al “centro”, corteggiatissimo perché ritenuto “ago della bilancia”, c’è Pier Ferdinando Casini.
Sul settimanale Panorama il governatore della Lombardia Roberto Formigoni traccia la linea delle prossime alleanze del Pdl. “Vedo bene una nuova alleanza a livello nazionale tra Popolo della Libertà e Udc. Un’alleanza a 360 gradi, è finita l’epoca degli accordi territoriali, a macchia di leopardo”.
Formigoni, con parte della vecchia Dc, punta a riportare “a casa” il figliol prodigo Casini e svela: “Ci siamo già incontrati con Pier. Con lui non servono troppe parole, ci intendiamo al volo.” Ovvio che l’operazione di “ripescaggio” dell’Udc gode del placet del Cav. Un segnale forte ai continui arrembaggi della Lega, ma anche il colpo “finale” per tagliare i ponti delle nuove alleanze del Pd.
E Casini? Gongola e glissa. Prepara il meeting di Chianciano dell’ 11,12,13 settembre per dare il via (forse …) al nuovo partito di centro.
Un nuovo tentativo per ricomporre la diaspora cattolica, su cui anche altri lavorano (Rutelli, Mastella, Satta ecc.).
Per adesso il leader dell’Udc non sembra farsi ammaliare dalle sirene del Pdl e del Pd: sceglierà a seconda delle opportunità territoriali, ispirandosi all’idea sturziana dell’autonomismo locale.
Gli “ottimisti” dicono che Casini ha il pallino in mano, attende l’evoluzione del quadro di riferimento in vista delle Politiche. I maligni dicono che Casini non sa ancora cosa farà da grande: andrà con chi gli darà più poltrone …
Casini rischia di fare la fine di Maria Rosa che “tutti la vogliono, ma nessuno se la sposa!”.

La Democrazia cristiana per le autonomia, quella diretta dal ministro Gianfranco Rotondi (che tanta gloria contribuisce a fornire al Governo Berlusconi) presenterà delle sue liste di supporto al Pdl alle elezioni regionale del 2010 e lo stesso Rotondi si candiderà in Piemonte e Campania (nei collegi di Torino e Napoli) con liste in cui spiccherà il suo nome.
La notizia, che ha sollevato di molto tutto il Popolo della libertà e lo stesso Silvio Berlusconi (dopo la disperazione seguita al precedente annuncio dello stesso Rotondi circa una sua uscita dal Pdl), arriva dal leader della DcA, che parla di una scelta che si qualifica come ”un servizio doveroso per aiutare la coalizione a vincere in due regioni strategiche”.
Nel 2005 la lista della Dc in Piemonte ottenne lo 0,7% dei voti mentre Rotondi raggiunse addirittura l’1%. Risultato migliore in Campania, sempre alle regionali del 2005, con la lista all’1,9% e il candidato al 2,1%. Ora sì che il Pdl ha la vittoria in pugno…

Michela Brambilla, il leader dei Circoli della libertà a cui Berlusconi ha donato il ministero del turismo, potrà appuntarsi un’altra medaglia sul risvolto del tailleur.
Il leader minimo ha infatti nominato sul campo la Brambilla Responsabile nazionale delle iniziative movimentiste del Pdl. Il ministro sarà quindi il generale che dovrà guidare le truppe del Popolo della libertà, un incarico di grande rilievo: la Divisione Movimentista del Pdl garantisce ad un grande partito, quale è il Pdl, la capacità di radicarsi sempre più sul territorio, vicino alle esigenze ed ai problemi reali dei cittadini. Il sottosegretario Brambilla, insieme al collega Luca Sbardella, ha dato il via all’organizzazione di questa indispensabile divisione nazionale del partito. Talmente indispensabile che per 15 anni non è stata creata.
Dopo il successo riscosso dalla Brambilla con i Circoli della libertà e la Tv della libertà, nessuno meglio di lei poteva occuparsi del movimentismo della libertà…