
Mentre i quotidiani riempiono pagine intere con gli edificanti dialoghi intercorsi tra membri della criminalità organizzata calabrese e stimati esponenti del Popolo della libertà (sulla cui testa gravano due richieste di arresto e l’accusa di collusione con la ndrangheta) una voce, solitaria e coraggiosa, si leva dal Palazzo per spigarci che è giunto il momento di limitare le intercettazioni.
Quando tutti i conformisti, i giustizialisti d’ogni risma e i politici della Sinistra hanno buon gioco a urlare ai 4 venti che le intercettazioni telefoniche consentono di inchiodare trafficoni e malandrini alle proprie responsabilità, uno solo si erge con azzurra fierezza contro la canea forcaiola: Daniele Capezzone. Il portavoce del Pdl ha sillabato alle agenzie: “Il presidente Berlusconi ha totalmente ragione. Al contrario, mi pare che il Pd, ancora una volta, ceda al giustizialismo, e si prepari a difendere uno stato di cose indecente in materia di intercettazioni. Basta un dato per capire a che punto siamo: nel 2007, sono state intercettate 124mila persone in Italia e solo 1700 negli Usa, che hanno cinque volte la nostra popolazione. E` una follia, che richiede un giro di vite a tutela del diritto dei cittadini italiani a non essere spiati e schedati. E` gravissimo che l`opposizione non capisca o faccia finta di non capire”.
La fonte di questi dati, così come la loro veridicità, è del tutto ignota.

L’ultima trovata del Popolo della libertà e del suo condottiero rischia di riaprire tutti i giochi e di rimettere in discussione le strategie per le Regionali del marzo 2010. Da martedì sarà in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera la proposta di legge firmata da Giuseppe Calderisi per introdurre la soglia di sbarramento del 4% anche nelle Regioni, procedendo così con il sistema di “semplificazione politica” che ha già portato all’eliminazione di varie forze politiche dal Parlamento Europeo e da quello nazionale.
Il dubbio sulla possibilità di regolamentare con legge nazionale una questione come le regole elettorali regionali sembra già stato accantonato e i lavori verranno adeguatamene spinti per arrivare all’approvazione in tempi rapidi, in modo da poter applicare il nuovo sistema già alle Regionali 2010.
Oltre ad essere di difficile comprensione l’urgenza e la necessità di questo provvedimento (non si capisce quali sarebbero in Italia le Regioni che hanno problemi di governabilità legati ai piccoli partiti, soprattutto in un quadro di regole per le quali il Presidente viene eletto direttamente e le sue eventuali dimissioni provocano lo scioglimento del Consiglio regionale) non si riesce a leggere questa norma nell’ottica dello sbandierato federalismo. L’unica spiegazione potrebbe invece riguardare l’esigenza del Pdl (ma anche del Pd) di mettere con le spalle al muro ogni sorta di alleato riottoso (Udc, Prc, Sinistra e libertà, Idv, la Destra…), costringendolo a scegliere tra un’alleanza a qualsiasi costo e la sparizione dai Consigli regionali.
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A seguito delle recenti posizioni del Vaticano, sull’ora di religione, molte persone (tra cui alcuni lettori di questo blog) hanno sostenuto un’involuzione del nostro paese sprofondato, di colpo, nel medioevo. Ebbene. A portarci ancora più indietro ci pensa l’attuale Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo.
L’esponente del Popolo della Libertà, secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbe chiesto alla sua segretaria, la signora Maria, di assaggiare tutto ciò che nel ristorante gli viene servito per paura di essere avvelenato.
Difficile, davanti a queste notizie, sostenere che il limite, su cui si è concentrata Marina Berlusconi in una recente intervista, sia stato superato solo dai giornalisti. I politici, sfido chiunque a sostenere il contrario, hanno contributo. Da soli. O aiutati da una signora Maria.
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In occasione della visita ossequiosa di Silvio Berlusconi a Tripoli in onore dei 40 anni di regime a-democratico e dittatoriale del colonnello Gheddafi (celebrato anche con una esibizione delle Frecce tricolori) ci chiedevamo come mai il Popolo della Libertà avesse deciso di abiurare a tutte le sue teorie sul liberismo e sul liberalismo per andare a baciare le vesti di un tizio che, pur possedendo molto petrolio, non si è mai posto il problema di indire delle libere elezioni dal 1969 ad oggi.
Una domanda che oggi, dopo le dichiarazioni del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, torna di attualità: “Franceschini ed altri esponenti del centro-sinistra non sono stati capaci di dire una parola contro Chavez, cioè su colui che veramente sta affossando la libertà in Venezuela, questa volta non in nome del fascismo ma di una nuova versione del castrismo e del populismo di sinistra.”
Quindi è giusto ossequiare Gheddafi, dittatore da 40 anni, inviando le Frecce tricolori ma è sbagliato non protestare contro Chavez (che con tutti i difetti e le tendenze autoritarie che lo caratterizzano, ha vinto le elezioni varie volte, in un paese in cui si tengono anche le consultazioni amministrative). Che strano concetto di Libertà ha questo Popolo…
Al “centro”, corteggiatissimo perché ritenuto “ago della bilancia”, c’è Pier Ferdinando Casini.
Sul settimanale Panorama il governatore della Lombardia Roberto Formigoni traccia la linea delle prossime alleanze del Pdl. “Vedo bene una nuova alleanza a livello nazionale tra Popolo della Libertà e Udc. Un’alleanza a 360 gradi, è finita l’epoca degli accordi territoriali, a macchia di leopardo”.
Formigoni, con parte della vecchia Dc, punta a riportare “a casa” il figliol prodigo Casini e svela: “Ci siamo già incontrati con Pier. Con lui non servono troppe parole, ci intendiamo al volo.” Ovvio che l’operazione di “ripescaggio” dell’Udc gode del placet del Cav. Un segnale forte ai continui arrembaggi della Lega, ma anche il colpo “finale” per tagliare i ponti delle nuove alleanze del Pd.
E Casini? Gongola e glissa. Prepara il meeting di Chianciano dell’ 11,12,13 settembre per dare il via (forse …) al nuovo partito di centro.
Un nuovo tentativo per ricomporre la diaspora cattolica, su cui anche altri lavorano (Rutelli, Mastella, Satta ecc.).
Per adesso il leader dell’Udc non sembra farsi ammaliare dalle sirene del Pdl e del Pd: sceglierà a seconda delle opportunità territoriali, ispirandosi all’idea sturziana dell’autonomismo locale.
Gli “ottimisti” dicono che Casini ha il pallino in mano, attende l’evoluzione del quadro di riferimento in vista delle Politiche. I maligni dicono che Casini non sa ancora cosa farà da grande: andrà con chi gli darà più poltrone …
Casini rischia di fare la fine di Maria Rosa che “tutti la vogliono, ma nessuno se la sposa!”.

La Democrazia cristiana per le autonomia, quella diretta dal ministro Gianfranco Rotondi (che tanta gloria contribuisce a fornire al Governo Berlusconi) presenterà delle sue liste di supporto al Pdl alle elezioni regionale del 2010 e lo stesso Rotondi si candiderà in Piemonte e Campania (nei collegi di Torino e Napoli) con liste in cui spiccherà il suo nome.
La notizia, che ha sollevato di molto tutto il Popolo della libertà e lo stesso Silvio Berlusconi (dopo la disperazione seguita al precedente annuncio dello stesso Rotondi circa una sua uscita dal Pdl), arriva dal leader della DcA, che parla di una scelta che si qualifica come ”un servizio doveroso per aiutare la coalizione a vincere in due regioni strategiche”.
Nel 2005 la lista della Dc in Piemonte ottenne lo 0,7% dei voti mentre Rotondi raggiunse addirittura l’1%. Risultato migliore in Campania, sempre alle regionali del 2005, con la lista all’1,9% e il candidato al 2,1%. Ora sì che il Pdl ha la vittoria in pugno…

Michela Brambilla, il leader dei Circoli della libertà a cui Berlusconi ha donato il ministero del turismo, potrà appuntarsi un’altra medaglia sul risvolto del tailleur.
Il leader minimo ha infatti nominato sul campo la Brambilla Responsabile nazionale delle iniziative movimentiste del Pdl. Il ministro sarà quindi il generale che dovrà guidare le truppe del Popolo della libertà, un incarico di grande rilievo: la Divisione Movimentista del Pdl garantisce ad un grande partito, quale è il Pdl, la capacità di radicarsi sempre più sul territorio, vicino alle esigenze ed ai problemi reali dei cittadini. Il sottosegretario Brambilla, insieme al collega Luca Sbardella, ha dato il via all’organizzazione di questa indispensabile divisione nazionale del partito. Talmente indispensabile che per 15 anni non è stata creata.
Dopo il successo riscosso dalla Brambilla con i Circoli della libertà e la Tv della libertà, nessuno meglio di lei poteva occuparsi del movimentismo della libertà…

Da quando Berlusconi è tornato al governo con la Lega Nord, un anno fa, non si può certo dire che il Nord (e in particolare Milano e la Lombardia) abbiano goduto di particolari attenzioni da parte dell’esecutivo. Basti pensare a come sono stati gestiti i dossier Alitalia, Malpensa ed Expo 2015. Eppure il Carroccio è cresciuto ancora alle elezioni europee, in particolare nelle principali regioni settentrionali. Come si giustifica questo fenomeno apparentemente paradossale?
La spiegazione è, in realtà, piuttosto semplice: in primo luogo, come ci ha spiegato proprio su polisblog Roberto Biorcio, la Lega Nord è un partito regionalista solo per il 50%. E’ in realtà l’altra metà, quella che in Italia viene detta securitaria e anti-immigrazione - ma che sulla stampa estera di ogni tendenza viene più semplicemente definita xenofoba - quella che “tira” di più, nel Bel Paese dell’anno domini 2009.
In secondo luogo, si verifica un fenomeno abbastanza curioso: l’elettore settentrionale di centrodestra, quando vede che il suo governo stenta ad operare (per usare un eufemismo) in favore della propria regione, tende ad attribuire responsabilità e colpe di questo non alla Lega Nord (considerata partner junior e in buona fede della coalizione), ma al PDL. Per questo, quando il Nord sta male, il Carroccio paradossalmente vola. E, se si analizzano a fondo i risultati elettorali di ieri, si capisce che le cose non sono destinate a cambiare a breve. Anzi.
Continua a leggere: Risultati Elezioni Europee 2009: quali conseguenze per il Nord?
Criticare le campagne di comunicazione del PD è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma a volte non si può resistere alla tentazione. Prendiamo i manifesti che il presidente uscente della Provincia di Milano Filippo Penati ha fatto affiggere negli ultimi giorni: vi si vede il candidato a figura intera, sopra alla scritta “Scegli la persona“.
Questo slogan costituisce un piccolo disastro, dal punto di vista comunicativo e da quello politico, per vari motivi: innanzitutto ammette senza alcuna vergogna davanti all’elettore che il proprio schieramento politico è poco attraente. Il sottinteso di “Scegli la persona” è infatti chiaro: “non il partito“. In secondo luogo, Penati vorrebbe liberarsi della zavorra dello scarso appeal del PD puntando tutto sul proprio carisma personale. Peccato che quest’ultimo sia molto più presunto che vero: la lista che porta il suo nome, altro esito della strategia appena illustrata, viene data dai sondaggi più ottimistici attorno al 5%.
Terzo: il presidente di Provincia sembra voler fare riferimento in modo obliquo al fatto che il candidato del PDL, Guido Podestà, era fino a poco tempo fa un eurodeputato sconosciuto ai più. Peccato che Penati e i suoi pubblicitari non abbiano afferrato una cosa piuttosto elementare: chi si recherà tra due settimane a votare per il Popolo della Libertà non sceglierà affatto un partito, ma una persona. Quella di Silvio Berlusconi però.

Polisblog era stato uno dei primi ad annunciare la (ri)discesa in campo di Clemente Mastella tra le fila del Popolo della Libertà dopo l’esperienza del governo Prodi e le inchieste giudiziarie di Santa Maria Capua Vetere. A quindici giorni dal voto, così, Blogo, incontra l’ex ministro della Giustizia per capire con che spirito prova a conquistare uno scranno a Strasburgo.
Mastella, chi l’avrebbe detto un anno fa che alla fine sarebbe stato candidato dal Pdl … Nemmeno lei, vero?
“In un sistema bipolare, così come si è andato realizzando in Italia, si sono creati due grandi partiti che mi ricordano tanto i tempi della Democrazia Cristiana e del PCI. E la mia scelta, in coerenza con tutta la mia storia politica, non poteva che indirizzarsi verso il Popolo della Libertà”.
E’ come ripartire da zero?
“Direi che è una scommessa che ho voluto fare con il mio elettorato dal momento che alle Europee c’è il voto di preferenza. Se le liste fossero state bloccate, non mi sarei presentato. Quanto poi al fatto di ripartire da zero, posso dire che mi sono candidato con molta umiltà ma a testa alta perché sono una persona perbene. Del resto, girando l’Italia per la campagna elettorale, è stata per me una sorpresa scoprire tanta gente che ci è rimasta vicino e condivide pienamente e convintamente le scelte politiche fatte dal partito”.
Continua a leggere: Mastella a Polisblog: "In Europa per il Sud. Il Pdl? Una scelta di coerenza"