Non c’è inizio di mese che passi senza la pubblicazione dell’abituale, ormai, notizia dello scisma del Popolo della Libertà. Poco importa se i diretti interessati, intervistati sull’argomento, confermano che una scissione all’interno del partito della maggioranza non è al momento prevista.
Tanto interessa la “relazione” tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera tanto poco importa a chi scrive di politica il ruolo cruciale che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta ricoprendo da quando Silvio Berlusconi ha ufficializzato l’inizio della crisi.
In meno di 48 attorno all’esponente politico, le cui dimissioni sono già fatto certo per qualcuno tanto che Paolo Bonaiuti ha dovuto smentire pubblicamente il pettegolezzo, si sono concentrate le attenzioni di tutti.
Continua a leggere: Economia: Giulio Tremonti da solo contro tutti

La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
Continua a leggere: La manifestazione del Pdl di Silvio Berlusconi: dal reality alla piazza

Silvio Berlusconi è arrabbiato. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dalla Stampa il Presidente del Consiglio in questi giorni sta studiando un intervento, alla fine della campagna elettorale, utile per far dimenticare ciò che in queste settimane hanno combinato i propri collaboratori. Liste consegnate in ritardo, timbri non eseguiti, …
Silvio Berlusconi, va precisato, era già arrabbiato alla vigilia di questo valzer di scandali tanto che si era già detto pronto a rivedere la struttura del Popolo delle Libertà a elezioni regionali concluse.
Silvio Berlusconi, prima di trasfigurarsi, avrebbe fatto arrabbiare i compagni di partito figli della defunta Alleanza Nazionale che, come sostenuto da Dagospia, non avrebbero gradito la candidatura nel Lazio di Renata Polverini. Quel posto sembrava già destinato a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù.

Il bipolarismo, spacciato come soluzione contro il moltiplicarsi dei partiti, è di fatto fallito. Non solo a sinistra dove il Partito Democratico è stato, progressivamente, spurgato da molti esponenti dell’ex Margherita che hanno preferito Pierferdinando Casini a Pierluigi Bersani.
Secondo quanto riportato da Repubblica anche a destra ci sarebbero dei problemi. Silvio Berlusconi non sarebbe contento del Popolo delle Libertà, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.
“Mi sono pentito. Non c’è stata la fusione come la immaginavo io. Anzi, quelli di An hanno iniettato nel nostro partito il virus delle correnti. Forse si poteva studiare un’altra soluzione. Ma oramai dobbiamo fare i conti con quello che c’è”.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi: “Fallita la fusione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia”
L’aggressione a Silvio Berlusconi potrebbe rappresentare, tra pochi mesi, un naturale divisorio tra un prima, figlio del gossip più becero, e un dopo, padre di un pragmatismo che raramente si è visto negli ultimi mesi di Governo. Al di là delle proposte. Altrettanto discutibili.
Mentre attorno a Silvio si continua a disquisire su come il Premier deciderà di eliminare dal suo volto i segni dell’aggressione il PdL si emancipa dal proprio leader annunciando i candidati alle prossime regionali.
Appuntamento troppo importante per Pierluigi Bersani per essere sottovalutato. Eppure così stanno le cose tanto che in molti cominciano a chiedersi se sia giusto praticare una laica eutanasia al Partito Democratico.
Continua a leggere: Guarirà prima Silvio Berlusconi o il Partito Democratico?

La notizia è di quelle bomba, eppure stranamente non sta facendo molto rumore: le ronde si sono rivelate un flop. O perlomeno queste sono le informazioni che provengono da grandi città del nord come Milano, Genova, Bergamo e Bologna. Il numero di associazioni che si sono fatte avanti ricorda il codice binario: oscilla infatti tra 0 e 1.
Qualcosa dev’essere andato storto per davvero, se perfino il berlusconiano Panorama titola “Niente ronde, siamo padani” e parla esplicitamente di “flop”. E dire che solo qualche mese fa, il dibattito infuriava: c’era chi salutava la misura provvidenziale che ci avrebbe salvato dall’anarchia e chi si preparava al ritorno del fascismo…
Perchè le ronde sono fallite? E’ presto detto: regole troppo restrittive. Si sono proibite le ronde di matrice politica, quelle retribuite, e si è trascurato l’intento di assistenza sociale che animava gruppi pre-esistenti come i City Angels. E così alla fine non è rimasto (quasi) nessuno.
Le polemiche che in queste ore si stanno consumando all’interno del Partito Democratico, su Paola Binetti, hanno già fatto dimenticare a tutti che lo scudo fiscale è riuscito a diventare legge perché chi si opponeva non si è poi presentato alla votazione.
Per evitare che incidenti di questo tipo si verifichino anche nel proprio partito, i responsabili alla Camera del Popolo delle Libertà hanno deciso di correre ai ripari informando i propri colleghi con una lettera pubblica cosa succederà a chi non si presenta in aula.
“Coloro – si legge nel messaggio pubblico scritto dai capigruppo del Pdl - che non raggiungeranno l’80% delle votazioni non sarà ricandidato. Tra i provvedimenti che saranno adottati in caso di mancata presenza in Aula c’è anche il taglio del rimborso per i portavoce”.
Continua a leggere: Il Popolo delle Libertà contro l’assenteismo schiera Tata Lucia

Non abbiamo fatto in tempo a ragionare sul silenzio, relativo all’ora di religione, di Mariastella Gelmini che il Ministro della Pubblica Istruzione ci smentisce dai microfoni del programma radiofonico “Radio Anch’io”.
“Io credo - ha dichiarato Mariastella Gelmini - che non sia corretto farla diventare un’ora in cui si insegnano in maniera paritetica le altre religioni. Non succede nei paesi musulmani e non capisco perchè dovremmo rinunciare noi a quello che ha condizionato fortemente la nostra cultura”.
Mischiando il privato con il pubblico, a differenza del leader del suo partito che non perde occasione per sottolineare quanto i due ambiti siano discinti, il Ministro della Pubblica Istruzione ha dato l’ennesima prova di immaturità.
Continua a leggere: Ora di religione: Mariastella Gelmini appoggia il Vaticano. Di nuovo

Intervenuto alla festa dei giovani iscritti del Popolo delle Libertà, Silvio Berlusconi si è lamentato per l’ennesima volta della stampa italiana. Ai presenti ha infatti consigliato di non leggere i quotidiani perché tale attività porta via tempo utile.
“Se posso darvi un consiglio – ha dichiarato Silvio Berlusconi - impiegate il vostro tempo in modo diverso e non sprecatelo leggendo i giornali. Povera Italia con questa stampa che fa il tifo per la crisi e per il catastrofismo”.
Ora. Supponiamo per un attimo che l’allarme del Presidente del Consiglio sia giusto e consono con l’attuale scenario. Quali sono i mass media che in Italia, oggi, forniscono tutte le informazioni?
Continua a leggere: Silvio Berlusconi attacca la stampa. Di nuovo

Archiviato il caso Boffo, e la relativa settimana di silenzio, per il Vaticano è tempo di ritornare ad essere parte attiva del dibattito politico. A pochi giorni dall’inizio della scuola la Conferenza Episcopale chiede che l’ora di religione sia destinata all’insegnamento esclusivo del cattolicesimo.
“L’insegnamento dell’ora di religione nelle scuole – si precisa nella lettera ufficiale - non può essere sostituito con lo studio del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa”.
Ad oggi il Ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, non ha precisato se gli insegnanti di religione dovranno attenersi o meno al richiamo, criticabile, del Vaticano che nelle scorse settimane ha trovato nell’esponente del Popolo delle Libertà un prezioso alleato.