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Tutti gli articoli con tag populismo

L'Italia sta male. Berlusconi dice il contrario. E gli italiani?

pubblicato da Massimo Falcioni

Non c’è bisogno dell’Istat per capire che l’Italia non ha una faccia sola.

C’è il Belpaese del gossip, della casta, del populismo, dei privilegi, dei due pesi e due misure, del farsi beffa di regole e leggi. Del paravento dell’antipolitica che grazie alla politica (quella più vergognosa e becera) domina tutto e tutti.

Poi c’è il Paese di chi è costretto sempre a tirare la cinta, di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, di chi perde stipendio (abbiamo i redditi medi più bassi d’Europa) e ogni speranza.

Oltre 5 milioni di famiglie sono con l’acqua alla gola.

Il governo fa quello che hanno sempre fatto tutti i governi in difficoltà: depista.

Inventa nemici, lancia le ronde dei “beoti”, riscopre le cannoniere contro i disperati delle carrette del mare mentre riscopriamo i “corsari” dei secoli passati.

Insomma, l’Istat certifica ciò che si vede e si sente in giro: cresce la disoccupazione, il disagio sociale, la povertà.

In Italia è la prima volta che un Premier nega così pervicacemente la crisi.

Spesso ci si è divisi sulle cause e sulle medicine da dare al malato, ma mai la malattia è stata negata.

Nel governo, spinto dal premier, c’è la corsa al populismo. Nell’opposizione, poche le eccezioni, c’è la rincorsa alla corsa al populismo della maggioranza.

Non c’è un dato che dimostra che l’Italia sta bene. Non c’è un dato che dimostra che gli italiani l’abbiano capito.

Di Pietro "spara" sul Colle: ed esce dal seminato

pubblicato da Massimo Falcioni


Ad Antonio Di Pietro che arringa la folla di Piazza Farnese insinuando a “silenzi” mafiosi del capo dello Stato hanno risposto il Colle: “Frasi pretestuose e offensive” e il presidente della Camera Fini: “E’ lecito e naturale il diritto di critica politica, ma questa non può mai travalicare il rispetto che si deve al presidente della Repubblica, che rappresenta tutta la Nazione”.

Tutte le forze politiche hanno espresso solidarietà a Giorgio Napolitano.

Ribadito che in democrazia chiunque ha il diritto di esprimersi, non è però insignificante “come” ci si esprime e a “chi” ci si rivolge. Non solo evidentemente sul piano grammaticale ma su quello politico e istituzionale.

Foto | Flickr

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Obama e l'economia: reportage e foto della presentazione di "Obamanomics" di John Talbott

pubblicato da Giulio Mattioli

Si è svolta ieri presso Palazzo Clerici a Milano la presentazione della traduzione italiana di “Obamanomics” di John R. Talbott, volume dedicato alla politica economica di Barack Obama, organizzato dal centro studi ISPI. Polisblog era ovviamente presente, eccovi dunque la cronaca dell’evento.

Nel libro, l’autore ha riassunto il pensiero e le proposte economiche del nuovo presidente USA, con la cognizione di causa di chi a seguito la parabola di Obama fin dall’inizio e l’acume di chi già nel 2006 aveva previsto il crollo del mercato immobiliare, pubblicando un libro dal titolo lapidario: “Sell Now!“.

La diagnosi di John R. Talbott (in collegamento via satellite da San Diego) è semplice: declino democratico ed economico vanno sempre di pari passo, e questo è quanto è accaduto nell’America degli ultimi anni. La ragione? Lo strapotere delle lobbies sulla politica, che hanno imposto la deregulation completa dei mercati finanziari.

La presentazione di Obamanomics
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D'Alema contro Berlusconi: "Regna ma non governa". Ma "baffino" tace sul Pd

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo D’Alema è oramai la punta avanzata del Partito democratico nel tentativo di contrattacco a Silvio Berlusconi e al suo governo. “Regna ma non governa” chiosa il “lider maximo” rivolgendosi al premier.

E aggiunge: “Anche la maggioranza è in una situazione molto difficile perché il populismo berlusconiano funziona nelle campagne elettorali, ma poi aggrega sommatorie di interessi contraddittori che non riescono a trovare una sintesi nel governo del paese, tanto più in presenza di un’estrema debolezza della guida politica giacchè il presidente del consiglio non esercita un effettivo ruolo di governo”.

In effetti, i “dolori” del Cavalieri cominciano a farsi sentire: qualcosa si è inceppato nel suo rapporto con i due principali alleati An e Lega.

E i contraccolpi frenano l’azione riformatrice del governo, costretto a procedere in Parlamento a colpi di “voti di fiducia”.

Berlusconi si vanta sempre nel dire che il Pdl (come Forza Italia) “ è un partito monarchico”. Ma ciò crea malumori anche dentro FI e soprattutto non viene accettato né da Bossi né da Fini, nei cui partiti si decide e si vota sulle scelte politiche, a differenza di quanto è sempre avvenuto e avviene nella formazione “azzurra”.

D’Alema ha ragione nell’affermare che “il populismo berlusconiano funziona nelle campagne elettorali”. Aspettiamo di capire cosa porta il “niente” del Partito democratico.

In Berlusconi e nel suo partito qualcosa funziona. Cos’è che funziona nel Partito democratico?

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Roberto Maroni: extra pattugliamenti. Voto + 9. Roberto Maroni intende dare una svolta dopo l’emergenza sbarchi a Lampedusa. Il ministro degli Interni taglia corto:“ All’emergenza si risponde con l’emergenza. Basta indugi e buonismo. Chi arriva sull’isola non sarà trasferito in altri centri italiani ma verrà rimandato a casa in pochi giorni. A gennaio partiranno i pattugliamenti delle coste libiche”. E al ministro La Russa che frena, Maroni replica:”Lui sta ai tropici …”. Il nodo immigrazione resta tale. Ma da qualche parte bisogna districare la matassa.

Antonio Di Pietro: pater familias. Voto – 9. Le dimissioni (doverose ma tardive e non spontanee) di Cristiano Di Pietro non chiudono la “vicenda” giudiziaria e lasciano aperti inquietanti interrogativi politici sull’Idv. Per recuperare credibilità Antonio Di Pietro deve spiegare chi lo ha informato dell’inchiesta napoletana (segreta) e di sconcertanti “maneggi, ambiguità, intrallazzi, squallori”. L’Italia è in preda al populismo politico che predica bene e razzola male: è nelle mani dei partiti padronali e familiari.

La Lega Nord: un modello per il populismo in tutta Europa?

pubblicato da Giulio Mattioli


La Lega Nord non brilla certo per europeismo, eppure costituisce per molte formazioni della destra populista e xenofoba del continente un incredibile modello di successo politico. Stando a quanto riferisce Le Monde ad esempio, nel convegno “Le populisme, une solution pour l’Europe en crise” che si è tenuto qualche giorno fa a Parigi, il partito di Bossi, rappresentato per l’occasione dall’applauditissimo Mario Borghezio, è stato lodato per essere riuscito nell’impresa di portare il populismo al governo e nei cuori degli italiani.

Non si tratta d’altra parte di una novità: come segnala spesso Daniele Sensi sul suo blog, le formazioni di estrema destra d’oltralpe non perdono occasione per incensare la battaglia dei leghisti contro “l’islamizzazione dell’Europa”.

Tra queste, un gruppo forse poco conosciuto in Italia, ma pieno di idee originali: il Bloc Identitaire, che si è recentemente inventato la “zuppa identitaria”, ovvero la distribuzione ai senzatetto di una minestra a base di carne di maiale, per evitare di dar da mangiare a musulmani ed ebrei.

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Ore 12 - Le "mezze" verità di Silvio Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroStavolta, quella di Silvio Berlusconi è una mezza verità. Serve al Cavaliere per dimostrare la giustezza del suo teorema: l’attacco virulento e continuo contro i giudici di Mani pulite.

“Quel pool – sono le sue parole pronunciate ieri in Abruzzo – mise fine a 50 anni di progresso. Nel 1992 furono colpiti da quella Magistratura i cinque partiti democratici Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli che, pur con molti errori, garantirono progresso e benessere. Fu salvato invece il Pci che nelle elezioni del 1994 avrebbe preso con i suoi alleati il 34% dei voti occupando l’82% dei seggi parlamentari. Fu così che scesi in campo, per evitare che il Paese si consegnasse a chi aveva nel proprio credo e simbolo quella falce e martello che la storia ci aveva insegnato come simbolo di paura, terrore, Stato poliziesco e morte”.

La storia forse dirà perché effettivamente Berlusconi scese “in campo”.

Indubbiamente una carica di anticomunismo viscerale e una spinta sincera per “servire” il paese in una fase di sbandamento non mancarono nel portare il Cavaliere a fare il grande passo.

Ma quanto pesarono l’ambizione personale, la bramosia di potere e la ricerca di usare la politica per risolvere problemi aziendali (crisi finanziarie) e personali (problemi con la legge)?

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Ore 12 - Veltroni insegue Di Pietro e finisce nelle sabbie mobili

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA Walter Veltroni ci arriviamo fra poco. Partiamo da Antonio Di Pietro.

Il capo dell’Idv ha dimostrato di tenere più al potere e alle poltrone che alla situazione di sfascio della Rai e al suo incerto futuro.

Tonino grida, fa il purista, ma è cinico e famelico come il più cinico e famelico Berlusconi: è tale e quale a tutti gli altri dell’opposizione e della maggioranza. Impegnati, di qua e di là, a sbrogliare intricate matasse “interne” e a porre veti e minacce incrociati, ben lontani dall’affrontare i nodi veri che attanagliano il Paese, la crisi economica su tutti.

Oggi l’ex Pm illustrerà in una conferenza stampa la posizione del suo partito sull’affaire Villari ecc. L’intransigenza mostrata da Di Pietro sul nome di Orlando per la presidenza della Vigilanza è funzionale a ben altri obiettivi, primo fra tutti quello di portare Travaglio nel cda della televisione pubblica.

A meno di clamorosi dietrofront, l’Idv non mollerà l’ “osso” della Rai e continuerà il suo gioco del “gatto col topo” per tenere sui carboni ardenti Veltroni e in scacco l’intero Pd.

Di Pietro conduce il tutto sul filo di lana sfruttando le debolezze e le divisioni interne del Partito democratico.

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Don Scortino insiste: "Autoritarismo in vista"

pubblicato da fc

Essere recidivi non è sempre un bene. Anzi, spesso è un male. Ricordo ancora con piacere una felice battuta di Mario Giordano: “Se errare è umano e perseverare è diabolico a Famiglia Cristiana servirebbe un esorcista”. Ma più che per il giornale paolino, uno scacciademonio, a dire il vero, sarebbe necessario per il suo direttore, don Antonio Scortino che, dalle colonne di MicroMega, la rivista neo-girotondina di Paolo Flores D’Arcais, torna ad attaccare nuovamente il Governo in veste di profeta. Repubblica, stamani, ne anticipa ampi stralci.

In discussione non c’è la liceità di criticare ma il modo e le argomentazioni utilizzate. Già una volta, dal suo giornale, il direttore di Famiglia Cristiana aveva paventato un possibile ritorno al fascismo. La si bollò – lo fece in primis un autorevole quotidiano come Il Sole 24 Ore – come una facile operazione di marketing per risollevare i bilanci del giornale: la sparo grossa ergo, vendo più copie. E invece dobbiamo ricrederci: don Sciortino è proprio convinto: “Il passo – scrive su MM – dal populismo all’autoritarismo può essere fatalmente breve”.

Oggi, quindi, “come dimostra l’ultima Finanziaria”, l’Italia, sarebbe “governata dal populismo che insegue e accarezza i desideri, tende a semplificare cose complesse, con risposte ai bisogni che saranno necessariamente inefficaci sul medio e lungo periodo”. Domani, potrebbe esserci “un ritorno all’autoritarismo, che disprezza la uguaglianza delle idee, almeno nella loro possibilità di esprimersi”. Insomma, un ritorno al “pensiero unico e forte” che non “ammettere alcun diritto di replica”.
Direbbe Lucarelli: “Paura, eh???”

Razza padana: un nuovo libro sull’enigma Lega Nord

pubblicato da Giulio Mattioli

La Lega è ormai il partito più vecchio d’Italia: con questa constatazione allo stesso tempo sconcertante ed elementare si apre il libro che Adalberto Signore e Alessandro Trocino (giornalisti de “Il Giornale” e il “Corriere della Sera”) dedicano a Bossi e compagni. Un volume scorrevole e di buona fattura, che va ad aggiungersi alla ormai nutrita bibliografia sul Carroccio.

Gli autori articolano il libro in due parti: nella prima, “le tappe”, dopo un resoconto della gioventù di Umberto Bossi dai toni vagamente agiografici, viene raccontata in dettaglio la storia della Lega Nord, dagli anni pioneristici fino al ritorno al governo di quest’anno. Nella seconda, “le idee”, il partito viene invece analizzato da diverse interessanti prospettive: il rapporto con Roma (ladrona ma anche seduttrice) ad esempio, ma anche la recente penetrazione nell’Emilia “rossa” o il rapporto con la sinistra e gli intellettuali.

Il merito del volume è quello di illustrare con grande chiarezza una caratteristica fondamentale della Lega: la capacità di cambiare radicalmente e rapidamente posizione su quasi tutti i principali temi della politica italiana, federalismo escluso. Un atteggiamento che per altri partiti non si esiterebbe a dileggiare con un “Contrordine compagni!”.

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