Parte o no la stagione delle riforme? Si fa o no il primo vero passo abolendo il Porcellum e varando una nuova legge elettorale democratica?
I partiti (della cosiddetta maggioranza) fanno melina e non si capisce bene se davvero Pier Luigi Bersani crede a un accordo possibile con Silvio Berlusconi. E’ vero, gli incontri si susseguono, ma, al di là delle tante promesse, non c’è intesa neppure fermandosi a metà strada, cioè un mix fra il sistema spagnolo e quello tedesco.
E’ insomma oramai evidente che il Pdl la riforma elettorale non la vuole, caso mai “concede” solo una riverniciata a quella attuale, produttrice del parlamento dei “nominati” e causa non secondaria del solco fra cittadini e politica. Per salvarsi la faccia, Berlusconi rilancia più in alto, sì alla riforma elettorale ma nel contesto di una più ampia riforma costituzionale. Campa cavallo, che l’erba cresce!
Gli italiani vogliono cancellare il Porcellum? La risposta dei “berluscones” è: “Chissenefrega!”. Forse questa è la strada che riporta Umberto Bossi ad Arcore, per riabbracciare il Cavaliere e ricostruire l’asse dei bei tempi andati. E Bersani rincorre: ieri il Senatur, oggi il Cavaliere. Chi resta con il cerino in mano?
Un passo avanti e due passi indietro sulla riforma elettorale? Tutti i partiti vogliono cambiare ma non si capisce bene come.
Tuona il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: “La Lega è per le modifiche, mentre il Pd ne vuole una nuova”. E’ il segno di una grande confusione nel Pdl e dell’esistere di una spinta tra suoi settori e maggioranza della Lega per non fare niente.
“Pensare ad una riverniciatura dell’attuale ‘porcellum’ - sostiene il vice presidente del Senato Vannino Chiti - significherebbe prendere in giro la gran parte degli italiani”. Vero. Il ‘porcellum’ non ha qualche difetto da correggere: semplicemente deve essere cancellato.. Non mortifica solo i cittadini nella scelta dei loro rappresentanti in Parlamento: prevede un premio di maggioranza, nelle forme e nella misura, inesistente nelle democrazie. Il solo pensare di estenderlo al Senato - peraltro in contrasto con norme costituzionali - anzichè abolirlo, dimostra che esistono volontà di non cambiare niente.
“C’è bisogno - afferma Chiti - di una nuova legge elettorale: se non vi sono le condizioni per un accordo su un sistema maggioritario a doppio turno, si scelga un modello proporzionale con sbarramento al 5% per metà seggi e metà in collegi uninominali. Ma il ‘porcellum’ deve uscire di scena”. Bene.
Oggi, intanto, le delegazioni del Pdl e del Terzo polo, al termine dell’incontro avuto a Roma, hanno concordato “sulla necessità di modifiche costituzionali che riducano il numero di parlamentari, avviino il superamento del bicameralismo perfetto, diano al premier il potere di nominare e revocare i ministri, introducano il principio della sfiducia costruttiva”. E’ quanto si legge in un comunicato congiunto stilato al termine della riunione alla quale hanno partecipato Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Donato Bruno (Pdl) e i rappresentanti del Terzo polo Italo Bocchino, Lorenzo Cesa, Pino Pisicchio, Ferdinando Adornato e Giovanni Pistorio.
Va ribadito che la riforma della legge elettorale non può che incentrarsi su due obiettivi. Primo, restituire la scelta dei parlamentari ai cittadini, abolendo il Porcellum. Secondo: non essere costretti dalla legge elettorale a formare quelle armate Brancaleone che sembravano giganti al momento delle elezioni, unendo tutto e il contrario di tutto, e nani al momento di governare.
Dice il deputato dell’Udc, Ferdinando Adornato, intervistato dal Messaggero.”La paralisi ha un nome e un cognome: premio di maggioranza”. Adornato insiste: “Il sistema più adatto al quale ispirarsi è quello tedesco”. Vedremo.
La faccia “tosta” dei politici è ben nota. Un esempio riguarda i leader dei partiti (a dire la verità, escluso Pier Ferdinando Casini) che per quasi due decenni hanno osannato la seconda Repubblica e oggi fingono di essere stati muti o assenti per vent’anni.
Ancora una volta neppure una parola di autocritica degli esponenti dei partiti di fronte a un fallimento politico e istituzionale di enorme portata.
Il governo dei “tecnici” è l’iceberg di questo fallimento dei partiti e lo stesso premier Monti scivola su una buccia di banana quando incolpa la prima Repubblica “spendacciona” sorvolando sui venti anni successivi. Il Prof, in questo caso, sbaglia anche sul piano economico, come dimostrano anche i resoconti di Oscar Giannino sul debito pubblico, la cui impennata è avvenuta, appunto, dagli anni ’90 ad oggi. L’Italia non cresce più dal 1995, smantellando inoltre il patrimonio societario pubblico e quello della grande industria.
Ma non c’è solo il debito pubblico e la crisi economica di matrice internazionale. L’affaire, oltre modo squallido, Lusi-Margherita riapre la piaga della questione morale dei partiti e dell’etica personale dei dirigenti politici: è l’iceberg del degrado dei partiti padronali, dei capi e dei capetti, il cui culto dà carta bianca a cricche e affaristi di ogni risma, a tutti i livelli. I partiti “liquidi” hanno favorito esclusivamente gli interessi personali dal centro alla periferia a scapito degli interessi generali del Paese. Sono stati cancellati in vario modo politici per lo più preparati, capaci e onesti, frutto di una dura selezione democratica, profondamente legati al territorio. I leader-statisti della prima Repubblica sono morti senza avere accumulato ricchezze: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, Pertini, Di Vittorio, Almirante, Moro, Berlinguer, Amendola, Lama ecc. Le eccezioni sono davvero mosche bianche.
Oggi è l’opposto. Non solo. Dal Parlamento eletto dal popolo e composto da tutti i ceti sociali si è passati agli onorevoli “nominati” dalle segreterie del Palazzo, persone più fedeli che meritevoli, gente solo dedita a “coprire” il capo di riferimento e a coltivare i propri interessi, i propri privilegi, il proprio potere.
Per ultimo, dopo il fallimento politico ed economico, c’è quello istituzionale legato al bipolarismo coatto e al sistema maggioritario e leaderistico. Addirittura Berlusconi e Bersani oggi cercano l’inciucio per tornare al sistema elettorale proporzionale e arginare il solco fra cittadini e politica. Forse fanno solo melina per andare al voto con il Porcellum.
La degenerazione dei partiti e della politica ha toccato il fondo. Il nodo vero è la democrazia interna dei partiti, ridotta solo a colpevole finzione. O i partiti ne prendono atto, senza ipocrisie e infingimenti, voltando decisamente pagina o la tenaglia della crisi li farà saltare.
Ieri Silvio Berlusconi è stato intervistato da Libero, oggi Pietro Salvatori sottolinea uno dei punti più interessanti della conversazione con il cav, quello dove tocca il tema legge elettorale. Un tema che certo non è appassionante o travolgente, ma che dovrebbe interessarci. Anche perché saltato il referendum che doveva mandare in soffitta il porcellum di Calderoli, in favore di un ritorno al vecchio mattarellum, che si fa? Intanto vediamo cosa ha detto Berlusconi:
“Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini (…) Sarebbe invece opportuno alzare la soglia di sbarramento”. E chi avrebbe lo stesso interesse a dare una sterzata al sistema verso il bipolarismo spinto (o bipartitismo)? Esatto. “Dobbiamo dialogare con il Partito democratico”
Ok, e quindi qui a cosa ci riallacciamo? Alle ipotesi di cui vi avevamo scritto settimana scorsa, e anche a quelle di una riforma della legge elettorale, di cui aveva scritto il nostro Andrea Signorelli. E da domani i partiti inizieranno a parlarsi, proprio sulla riforma della legge elettorale. Punti fermi? Secondo La Russa, nessuno: “Siamo pronti a partire aperti a tutte le opzioni e senza un progetto predefinito perché se ciascuno vuole imporre il suo modello si resta fermi”.
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Roberto Maroni: bobi. Voto 4 L’ex ministro leghista degli Interni attacca Monti: “Governo ipercentralista. Noi Padani abbiamo ricevuto solo due dita negli occhi”. Il Senatur gli detta la “scaletta”. Corretta (alla grappa) dal Trota.
Roberto Calderoli: bobbi. Voto 3 L’ex ministro leghista ce l’ha con il capo dello Stato che bocciò i decreti di Berlusconi e ha firmato senza battere ciglio quelli di Monti: “Due pesi e due misure”. Ideologia del “Porcellum”.
Calano oggi in piazza a Milano quelli del Carroccio per mandare a casa il governo Monti e per dimostrare la ritrovata pax interna. E’ sempre stato così, sia nei partiti antidemocratici che nei Paesi dittatoriali: l’unico modo per dimostrare di esserci e recuperare i guai interni è cercare il nemico esterno, uno qualsiasi.
Ora, basta non esagerare anche nelle proporzioni, perché la Lega non ha niente del vero partito e quando ha provato a governare una Nazione (con Berlusconi) l’ha condotta negli scogli, al naufragio, come capitan Schettino la Concordia.
Cos’ha da dire l’Umberto ancora oggi a Milano agli italiani, dopo la fiction della pacificazione con Maroni? Il Senatur ha preannunciato «un’idea forte» per la manifestazione milanese e parlerà della legge elettorale.
Roberto Calderoli ha spiegato alla “Padania” che i “big” del movimento diranno alla loro base che quello in carica è il «governo dei poteri forti» che «ha fallito tutti gli obiettivi per cui è nato» perché i provvedimenti economici varati «chiedono coperture e, quindi, aumentano il disastro finanziario del Paese». L’autore del Porcellum ha anche annunciato che la Lega vuole l’uscita dall’euro, l’adozione di nuove monete e una modifica costituzionale che preveda la trasformazione dell’Italia in una Repubblica «federale o confederale».
La vice presidente leghista del Senato Rosi Mauro si fa forte dicendo che: “La nostra gente è dura”. Forse perché c’è chi alza il gomito e prende la ciucca?
Bisogna riconoscere che l’elaborazione ideologica e politico-programmatica della Lega fa passi avanti con severa coerenza: dal “celodurismo” di Bossi al “durismo” della Rosi. Se non è zuppa è pan bagnato. Se non facessero piangere ci sarebbe da ridere. Insieme al Trota.

Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il Presidente del Senato Renato Schifani e il Presidente della Camera Gianfranco Fini: oggetto dell’incontro, la definizione della futura attività parlamentare. Ovviamente, dopo la decisione di oggi della Consulta - che, come ampiamente prevedibile, ha bocciato i due quesiti referendari sul “porcellum” - un delle priorità è diventata la legge elettorale.
In una nota del Quirinale che parla dell’incontro serale si legge:
In particolare, alla luce della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel rigoroso esercizio della propria funzione, è ai partiti e al Parlamento che spetta assumere il compito di proporre e adottare modifiche della vigente legge elettorale secondo esigenze largamente avvertite dall’opinione pubblica.
Dal Colle, Napolitano, che in giornata ha fronteggiato le accuse di Antonio Di Pietro, richiamando il leader dell’IdV, aveva lasciato intendere già in giornata che si sarebbe dovuto mettere mano alla legge elettorale:
Un diverso meccanismo elettorale è necessario per determinare un ritorno di fiducia. L’attuale sistema ha interrotto un rapporto che esisteva fra elettore ed eletto. Non voglio idoleggiare sistemi elettorali del passato, ma solo dire che prima c’era un collegamento più diretto.
Insomma, non c’è bisogno di tornare al proporzionale ma si deve ripensare il sistema. E’ una litania che va avanti da tempo immemorabile. E sembra piuttosto complicato, sinceramente, che questo Parlamento possa trovare un accordo su una nuova legge elettorale. D’altro canto, se si tornasse alle urne con questo meccanismo il rischio scollamento fra elettore ed eletto proseguirà nel tempo. E non solo quello.
Maurizio Gasparri: fascista. Voto 4- L’ex missino ed ex An poi berlusconizzato appoggia la proposta di una “Via Giorgio Almirante” nell’Urbe: “Non mi sono mai appassionato alle dispute toponomastiche, ma una via di Roma dedicata ad Almirante sarebbe un onore per la città”. A volte ritornano.
Roberto Calderoli: sfascista. Voto 4- L’ex ministro leghista alza un nuovo polverone accusando il premier di aver speso i soldi degli italiani per il cenone famigliare di fine anno. Monti replica: “Non solo ho rinunciato allo stipendio da premier, ma la cena era a mie spese”. Da “Porcellum” a cecchino.
L’abbiamo già scritto: Silvio Berlusconi, dato anche stavolta troppo frettolosamente per spacciato, invece “c’è” e sfoglia la margherita per decidere se e quando staccare la spina al governo Monti.
Il Cavaliere, dopo lo sbandamento dovuto alla perdita di Palazzo Chigi, tesse ancora la tela di un progetto di rilancio personale e del Pdl, tornato debolmente a salire nei sondaggi, dopo mesi di debacle. La strategia è chiara, una medaglia a due facce: da una parte si batte sul senso di responsabilità nazionale per aver appoggiato Napolitano nel far decollare Mario Monti e il governo dei professori. Dall’altra si rimarca la distanza dal nuovo esecutivo addossandogli le colpe della durissima stangata e facendo girare il disco: “Le tasse agli italiani le ha messe Monti e non il governo Berlusconi”.
L’ex premier segue con particolare attenzione la Consulta che l’11 gennaio deciderà sull’ammissibilità del referendum sulla legge elettorale. Quello può essere lo spartiacque decisivo. Se Bersani pensa ancora di trovare un accordo con il Pdl su questo nodo, rasenta l’ingenuità politica. Berlusconi vuole andare alle urne con il “porcellum”. In caso di modifica o, peggio, di annullamento dell’attuale legge ”porcata” troverà il modo di fare saltare il tavolo e togliere in Parlamento i voti a Monti.
E’ su questo che si regge il filo (mai spezzato al di là delle apparenze e della diversa posizione su Monti) del rapporto fra Berlusconi e Bossi, in un altalenante gioco delle parti che potrebbe saltare in caso della perdita di leadership del Senatur in un Carroccio in ebollizione.
Monti osserva e ascolta e tira diritto, come nulla fosse. Non può fare altro. Ma è sotto tiro. Reggerà?
Beppe Grillo: caffè corretto. Voto 6+ Il comico-politico lancia dubbi sulle cause della morte di Don Verzè, fondatore del San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro: “Chi ha portato il caffè corretto a Don Verzè?”. E per conto di chi?
Roberto Calderoli: caffè scorretto. Voto 4- Nuovo sgarbo dell’ex ministro leghista al Presidente della Repubblica Napolitano: “Il suo discorso sembra fatto da Cetto Laqualunque”. E incalza: “L’Italia è il passato, la Padania è il futuro”. L’autore del “Porcellum” non si smentisce. Trinca il Trota.