
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
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Potere e tecnologia, autoritarismo e democrazia, interessi economici e censura. La capacità della rete di disperdere il potere, decentrarlo, distribuirlo in orizzontale, renderlo condiviso e pensato per una cittadinanza attiva, che propone e non sta a guardare. Temi mai così attuali, anche nel Belpaese, con alle porte un osceno decreto Romani, come ci spiega bene nel suo blog Alessandro Gilioli.
Il caso più lampante di scontro tra potere tecnologico e potere politico nelle ultime settimane è certamente quello di Google contro la Cina. Infatti dopo ripetute violazioni a fini di spionaggio, furto di proprietà intellettuale e censura da parte delle autorità cinesi, Google ha minacciato, almeno inizialmente, di andarsene.
Strategia giusta o sbagliata? La storia di Xu Zhiyong ci può aiutare meglio a capire la portata della posta in gioco.
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