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“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”
Renato Brunetta
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Continua a leggere: Veritometro: Brunetta, l'Articolo 18 e la precarietà dei giovani
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“l’Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori”
Renato Brunetta
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Continua a leggere: Veritometro: Brunetta, 500 euro ai giovani e meno soldi alle pensioni

L’Italia è uno dei paesi in Europa con la più alta disoccupazione giovanile (27% circa), la quale per di più è drammaticamente cresciuta dall’inizio della recessione: un altro modo di dire che la crisi, dalle nostre parti, l’hanno pagata soprattutto i giovani e i precari.
Il nostro è anche uno dei paesi in cui si esce più tardi di casa, per ragioni prevalentemente economiche.Questo attira sui giovani italiani, come se non bastasse, una valanga di immeritati sfottò da parte dei propri politici, fin dai “bamboccioni” del mai troppo poco rimpianto ministro Padoa Schioppa.
Il Comune di Milano ha però ora deciso di dare una risposta chiara e decisa ai problemi dei giovani. Con un sussidio di disoccupazione specifico? Macchè! Con una qualche forma di sostegno finanziario al raggiungimento dell’indipendenza? Manco a pensarci! L’idea dell”assessore comunale Landi di Chiavenna prevede infatti:
Sconti nei negozi, bonus per viaggi, cinema e libri ai giovani fino ai 25 anni che smettono di fumare, che non abusano di alcol e che stanno attenti a non trasmettersi malattie sessuali
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“I governi, tutti i governi degli ultimi 15 anni, hanno tradito i pensionati”
Raffaele Bonanni
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Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.

Le proposte di riforma dell’Università italiana presentate dal governo stanno suscitando – così come a suo tempo quelle per le scuole elementari e superiori – vibranti proteste da parte di molte delle associazioni sindacali coinvolte. Vediamone il dettaglio.
Secondo le RdB-CUB Universita’, ad esempio, il disegno di legge del Ministro Gelmini e’ da bocciare per vari motivi: più in generale, esso viene considerato come “una riforma autoritaria che accelera l’aziendalizzazione dell’Universita’, scaricando i costi su lavoratori, precari e studenti, violando apertamente gli articoli 3 e 33 della Costituzione”.
Un primo punto di contrasto sono i nuovi organi istituzionali rappresentativi. In particolare si denuncia l’eccessivo accentramento di poteri di “governance” nei nuovi Consigli di Amministrazione, che subordinerebbero il Senato Accademico e, al di là dei richiami retorici ad una gestione più efficiente, rischiano secondo i critici di trasformarsi in un consesso in cui “entrano su chiamata diretta i privati e i politici trombati del territorio”.
Continua a leggere: Riforma Gelmini università: le ragioni dei contrari

A fine giugno, ho commentato i nuovi provvedimenti anti-crisi annunciati dal ministro Sacconi in un post intitolato “Welfare: nuovi aiuti ai cassaintegrati, piove sempre sul bagnato“. Spiace constatare che i mesi passano, la crisi avanza, provvedimenti sempre nuovi si succedono, ma la musica non cambia: più tutele per quelli che sono già meglio tutelati, e gli altri si possono anche arrangiare.
Leggo infatti sul Corriere della Sera che
Sacconi sta pensando a un incentivo per le agenzie del lavoro che trovino una nuova occupazione a queste persone (i cassintegrati, ndr), se necessario previa formazione. Ovviamente dovrebbe trattarsi di un lavoro stabile, dicono al ministero. (..) Se l’agenzia ricevesse mille euro per ogni lavoratore ricollocato, con 200 milioni di euro si potrebbe trovare una soluzione per 200 mila cassintegrati
Questi nuovi provvedimenti ci forniscono l’occasione per illustrare nel concreto un concetto fondamentale per capire la situazione italiana, ovvero quello di mercato del lavoro duale: da una parte segmenti di forza lavoro ben tutelati, dall’altro i precari. Confrontiamo nel dettaglio le prospettive di questi “mondi a parte”, dopo il salto.

Alla presentazione all’Università Statale di Milano dell’ottimo volume (da noi recentemente recensito) “Flex-insecurity. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà”, non si è discusso solo delle boutade del ministro Tremonti sulla necessità di un “ritorno al posto fisso”, ma anche delle chances del nostro paese di uscire dalla crisi.
E i presenti - tra cui Tito Boeri, Emilio Reyneri e Michele Salvati - hanno concordato tutti sul fatto che le prospettive per l’Italia sono in questo momento particolarmente preoccupanti. Vi riporto nel seguito alcune delle loro interessanti argomentazioni.
Secondo Tito Boeri le statistiche rese pubbliche recentemente sulla disoccupazione sono inquietanti, ma ancora peggio - se possibile - sono i dati (non ufficialmente disponibili, ma che trapelano tra gli addetti ai lavoratori) sulle assunzioni.
Continua a leggere: Crisi, disoccupazione e ammortizzatori sociali: le paure degli esperti

Il bello di Berlusconi è che ti sempifica la vita. Sempre più spesso basta tenere d’occhio quello che dice, fare una rapida ricerca in archivio, trovare una sua dichiarazione di qualche tempo prima in cui affermava l’esatto contrario, e pubblicare il tutto insieme.
Ha funzionato l’altroieri per il caso Raimondo Mesiano - Mattino 5, funziona oggi per il nuovo tormentone italiano: il dibattito sul posto fisso.
Silvio Berlusconi - 21/10/09: “La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l’ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra (..) Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore”
Silvio Berlusconi - 8/4/08: Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno valorizzato. Non è vero che senza posto fisso non si possa prevedere il futuro. Io non sono d’accordo
Continua a leggere: Berlusconi pro posto fisso. Un anno fa era contro

Le dichiarazioni di ieri del ministro Tremonti sulla necessità di tornare al “posto fisso” sono in totale contraddizione con le posizioni e le politiche dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni, come abbiamo dimostrato. Ma magari si trattasse solo di incoerenza!
Il fatto è che la posizione del “nuovo” (ancora non si sa per quanto) Tremonti è proprio sbagliata. Solo qualche giorno fa mi sono infatti sforzato di spiegare su queste pagine, nella recensione dell’ottimo volume “Flex-insecurity”, edito da Il Mulino, che la flessibilità non genera necessariamente precarietà.
Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali. Il risultato è quel sistema di Flexicurity che è divenuto la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE.
In Italia le cose sono andate diversamente: abbiamo avuto la flessibilità, ma non tutto il resto. Il risultato? Precarietà e insicurezza. O Flex-insecurity, come sostengono Berton e colleghi.
Continua a leggere: Tremonti e il "posto fisso": perchè la svolta del ministro è una burla