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Tutti gli articoli con tag premier

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giulio Tremonti: ritardatario. Voto 3 Il ministro dell’economia non vota sul “resoconto” mandando ko il governo e in tilt il premier. Ma si nasconde dietro banali scuse e non scende ancora nell’arena. Melina (bacata).

Umberto Bossi: ritardato. Voto 3 Il leader della Lega si trastulla in Transatlantico e buca il voto sul “bilancio”. Minimizza ma poi avverte: “Per ora avanti, ma non so quanto dura”. Fa il Trota. E stringe il cappio al premier.

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Lavoro, oltre 3,1 mld di cig! Se questa non è crisi ...

pubblicato da il passator cortese

Cifre da capogiro, quelle della cassa integrazione, a dimostrazione della tenaglia della crisi durissima e che non accenna ad allentare. Oltre 3,1 miliardi di ore di cassa integrazione in 35 mesi, cioè da quando la crisi, esplosa nell’agosto del 2008 sul versante finanziario con le insolvenze dei mutui subprime, si è riversata sull’economia reale.

I dati sono della Cgil, attraverso le elaborazioni dell’Osservatorio cig del dipartimento Industria nel rapporto di agosto, un bilancio allarmante e disarmante di tre anni di crisi economica e dei suoi riflessi sull’apparato produttivo e sui lavoratori. Esattamente 3.118.217.589 ore di cassa integrazione dal settembre del 2008, suddivise tra 1.122.602.545 di cassa integrazione ordinaria (cigo) e 1.995.615.044 tra stroardinaria (cigs) e in deroga (cigd).

“Tuttora il peso delle ore si riversa completamente sulla cassa straordinaria e su quella in deroga: un segnale di come non ci si attenda a breve una inversione significativa della ripresa produttiva”, osserva il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, che aggiunge: “L’apparato produttivo del paese continua a perdere aziende e capacità manifattuirera anche a causa di un governo che non ha assunto alcuna misura strutturale di politica industriale preferendo accanirsi contro i lavoratori, tagliando regole e
diritti”.

Il premier deve pensare come sfuggire ai tribunali. Il governo latitante. I partiti impegnati nelle feste fra bla bla autoreferenziali, salamelle e lambrusco.

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Ore 12 - La manovra del caos

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSolo in Italia cose anormali diventano normali. E viceversa. Solo in Italia, fra i paesi occidentali, questioni di Stato si decidono a casa del premier e non nelle sedi istituzionali preposte.

E siccome andare ad Arcore è diventato prassi governativa, nessuno ci fa più caso. Di questo passo si potrebbe anche chiudere il Parlamento e spostare tutto nel salone del bunga bunga del villone brianzolo. “O tempora o mores”, griderebbe Cicerone.

Nel merito, la manovra che dal premier viene sempre definita ottima dopo la riunione e rifatta all’indomani sotto la spinta dei soliti frondisti e affini, ha un limite (fra i tanti) insuperabile: dove sono i soldi per arrivare allo sbandierato pareggio di bilancio del 2013?

Se quel taglio non si può fare e l’altro pure, come si sostituiscono questi soldi (3,8 miliardi della tassa di solidarietà, 2 miliardi degli enti locali ecc.) che non entrano più? Inoltre, se si tolgono soldi ai ministeri e non si tolgono funzioni, i conti non tornano. O meglio, al nuovo buco odierno, si aggiunge quello vecchio del risparmio dei 6 miliardi degli enti centrali che non verranno mai.

Di fatto, alo stato attuale, si rischia un buco reale in una forbice dai 5 ai 10 miliardi: una voragine! Così il pareggio di bilancio resta una chimera, come il rilancio dell’economia. Pastrocchio inutile e iniquo. A quando la nuova infornata ad Arcore per la terza manovra bis?

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: sbadato. Voto 5-. Il capo del pidì:”Tremonti deve dirci come e a carico di chi intende trovare 20 miliardi di euro l’anno prossimo”. Quanto al ‘no’ della Lega a modifiche del sistema previdenziale e alla patrimoniale: “Dicono no a tutto, vedremo”. E il Pd danza fra “no” e “ni”. Quo vadis?

Giulio Tremonti: sbandato. Voto 4. Oggi il super ministro illustra la strategia anticrisi, di fatto nuova stangata: stretta sulle pensioni, l’introduzione della patrimoniale, aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie. Certe altre sorprese. Premier muto. Governo senza bussola. Paese alla deriva.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Maurizio Lupi: terra santa. Voto 5-. Il vice presidente della Camera organizza un pellegrinaggio di 170 deputati e senatori cattolici dal 3 al 9 settembre. Così la Camera riapre solo il 12. Furbetti e assenteisti. Il miracolo? Che non ritornino!

Giulio Tremonti: terra bruciata. Voto 4-. Il ministro dell’Economia salterà il Cdm di stamane alle 10 sulla crisi: è impegnato in Lussemburgo in un incontro con il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Lascia il premier solo. A far danni.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Francesco Nitto Palma: il neo. Voto 4. Il neo Guardasigilli debutta con il dll sul “processo lungo” su cui stamattina al Senato il governo pone l’ennesima fiducia. L’obiettivo è sempre lo stesso: salvare il premier da uno dei suoi tanti processi. Repubblica ad personam.

Vittoria Michela Brambilla: il bubbone. Voto 4. La rossa ministra del Turismo lancia “Patrimonio d’Italia”, nuovo marchio che difende i “tesori” del Paese. Riverniciata sopra la ruggine. Altra burocrazia, altro comitato di esperti, altri soldi buttati. E il Belpaese va a picco.

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Tettamanzi: "ingiusti non vogliono essere giudicati", Per chi suona la campana?

pubblicato da il passator cortese

Giorni caldi, questi, a Milano. Anticipatori di quello che avverrà da qui alle prossime elezioni amministrative perché la capitale meneghina può davvero diventare teatro di uno scontro politico dai pesanti risvolti nazionali.

Nel post qui sotto si parla della nuova performance del premier. Non è una novità. La novità viene dall’arcivescovo di Milano Tettamnzi con una domanda forte e inquietante: “Perchè molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni?”.

È questo il breve passaggio, il centro della sua Omelia pronunciata oggi nel Duomo in occasione della domenica delle Palme. “Come sono oggi i giorni che viviamo? Potremmo definirli ‘giorni stranì - spiega Tettamanzi - I più dotti potrebbero definirli ‘giorni paradossalì”. Tettamanzi si è interrogato sull’attualità: “Come sono, quindi, i giorni che oggi viviamo? Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti. È un criterio caratterizzato da dominio superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto da attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene?”.

“Siamo allora chiamati a interrogarci sull’unica vera potenza che può realmente arricchire e fare grande la nostra vita, intessuta da tanti piccoli gesti - ha aggiunto l’Arcivescovo di Milano - la vera potenza sta nell’umiltà, nel dono di sè, nello spirito di servizio, nella disponibilità piena a venerare la dignità di ogni nostro fratello e sorella in ogni età e condizione di vita”.

Per chi suona la campana? Quanto meno a qualcuno, ai piani alti, fischiano le orecchie.

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Niccolò Ghedini: “mavala”. Voto 6. Il deputato-avvocato del premier attacca il procuratore capo di Milano Bruti Liberati sulle intercettazioni in … libera uscita: “Non perda tempo in comunicati stampa e indaghi sulla fuga di notizie”. Il “Ma-va-là” salva Cavaliere colpisce ancora.

Susanna Camusso: ma va là. Voto 3. Primo maggio separato a Bologna, la Cgil in piazza da sola per la Festa del lavoro. Mai successo! Il sindacato “rosso” ha mille ragioni per dire “no” a Cisl e Uil. ma qui toppa alla grande. Triplice ko, Cgil “out”. Di Vittorio e Lama si rigirano nella tomba.

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Ore 12 - Giovani e lavoro: bamboccioni? No, più infortuni e stress

pubblicato da Massimo Falcioni

altroBamboccioni, bighelloni, scansafatiche, superficiali e chi più ne ha ne metta. Sono questi alcuni “complimenti” riferiti ai giovani, in particolare quelli italiani.

Ma è davvero così? I fatti, e i dati, affermano il contrario: oggi in Italia i giovani che lavorano subiscono più stress e più infortuni. Lo mette nero su bianco l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) che ha svolto una ricerca sulle condizioni di lavoro dei giovani under 35 - finanziata dal ministero del Lavoro - che sarà pubblicata a breve dalla casa editrice Ediesse.

Risulta, oltre al problema degli infortuni e dei carichi di lavoro, che i giovani sono scarsamente valorizzati: un lavoratore su cinque dichiara che i meriti e le competenze sono poco o per nulla considerate nel posto in cui lavora (21,2%) e solo il 14,9% sta in un posto che utilizza al meglio le sue capacità.

Dentro un presente difficile per molti, anche le prospettive del futuro tendono ad essere nere: per quasi due lavoratori su tre non c’è nessuna possibilità di carriera nel posto in cui lavora (58,2%) e per molti aleggia lo spettro del licenziamento (uno su tre, il 35,4%, è preoccupato di perdere il posto di lavoro).

Questi risultati spingono a riflettere sulla reale situazione del mondo del lavoro giovanile. Da un lato c’è il ricatto occupazionale provocato da una disoccupazione crescente, ormai al 30% secondo l’Istat, a cui è da aggiungere la forte presenza di lavoro irregolare. Dall’altro lato, quello “fortunato” di chi ha un lavoro con un contratto, ci sono tanti giovani più o meno qualificati che operano spesso in condizioni di fatica e di pericolo.

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Napolitano, "lezione" e "sfida" del discorso di fine anno

pubblicato da Massimo Falcioni

Il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rappresenta uno spartiacque: per la prima volta, dopo anni, la politica italiana si trova “unita” sull’analisi della situazione italiana e dà al capo dello Stato il suo consenso incondizionato per aver colto l’animo del Paese.

Quello di Napolitano è un discorso super partes, lontano mille miglia dal vociare inconcludente della miseria politica quotidiana: non è una lettura dello stato del Paese ovattata dall’ottimismo fuori misura come fa il Premier e neppure una rappresentazione catastrofista di chi, come fa parte delle opposizioni, fomenta irresponsabilmente la sfiducia.

Il capo dello Stato coglie il malessere che c’è, profondo, nella società italiana: soprattutto il malessere dei giovani, risorsa primaria da mettere al centro di una politica di sviluppo: “Se non apriamo a questi ragazzi nuove opportunità, la democrazia è in scacco”.

Un’apertura, però, non paternalistica, invitandoli a rimboccarsi le maniche per essere attivi e responsabili protagonisti del loro futuro.

Ma Napolitano, di fronte alle pesanti difficoltà del Paese, non solo economiche, richiama tutti, politica e istituzioni per primi, ma anche i singoli cittadini: “ognuno deve fare la sua parte, guardare avanti con realismo e fiducia, cogliere l’occasione per uscire dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico”.

Insomma, come dice Bersani, il Presidente ci ha regalato “parole di verità di cui abbiamo estremo bisogno”.

L’Italia è oggi stretta nella morsa: unità del paese, stabilità e crescita, giustizia, moralità ed eticità, distacco dalla politica e dalle istituzioni, sfiducia nel futuro. Dal Colle non viene solo una esortazione, bensì la traccia di un nuovo percorso, anche sui binari della storia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Riuscirà la politica a cogliere la “lezione” di Napolitano? Riusciranno gli italiani a raccogliere la sfida lanciata dal capo dello Stato?