Che Paese, che Paese! E che Palazzo, che Palazzo! Non si sa più se ridere o se piangere. In queste ore di fortissime tensioni, con colpi e contraccolpi di ogni tipo, succede di tutto.
La procura indaga sul mercato (vergogna!) dei voti; il Pdl insorge per “l’ingerenza gravissima” (Cicchitto) dei magistrati; il Premier (oltre a firmare assegni per i … “traditori”) trova il tempo per fare l’ultima battuta (in ordine di tempo): “Faccio io il casting per le hostess da assumere in ferrovia”; Bersani inizia a contare i due milioni di fedeli del Pd già in marcia verso Roma per la grande parata di domani a Piazza San Giovanni.
Lasciamo stare Fini e Casini che … è meglio.
E Bossi? Perché il Senatur tace? Pensa al suo federalismo che non si farà mai o come rimanere aggrappato alle poltrone romane anche in caso di “dipartita” del Cavaliere? Il Carroccio rumoreggia. E la “maschera” del padre-padrone della Lega non promette niente di buono.
Attenti a voi: sta’ a vedere che sarà proprio Bossi a far saltare il tavolo? Martedì il gran capo padano uscirà dal cespuglio dietro il quale si è nascosto da un po’: conterà i voti e, comunque andrà, tirerà la stessa conclusione: al voto, al voto!
Mara Carfagna: fiction. Voto 4-. Tanto tuonò per nulla. Dopo le sparate contro il Pdl e le minacce di dimissioni da tutto, la ministra incontra il premier e fa (ovviamente) dietrofront. Con le pive nel sacco. Sceneggiata da “basso impero”.
Mariastella Gelmini: sbugiardata. Voto 4-. Il ministro dell’istruzione ironizza sul cursus honorum del segretario del Pd. Bersani replica scodellando pagelle scolastiche, tutte con lode”. Quali i voti di Mariastella da studentessa e da ministra?
Chi l’ha vista la maggioranza? In evaporazione, in grande difficoltà numerica e politica, come si è dimostrato oggi al Senato sul Dfp. Rinviata così alla prossima settimana la discussione generale sulla Decisione di finanza pubblica. Mica quisquiglie.
Dice Anna Finocchiaro (Pd): ”Si stanno affrontando 4 questioni oggetto di emendamenti nostri e della senatrice Poli Bortone di Io sud firmati anche da noi, che riguardano il credito di imposta, misure fiscali a favore della famiglia, a favore di assunzioni a tempo determinati per giovani entro i 30 anni con sgravi Ires, a favore delle imprese che operano nel Mezzogiorno”.
Così la maggioranza annaspa dopo anni di promesse a vuoto.
Stanno cercando 10 minuti di tempo ma non per ragionare su questi 4 punti, ma per recuperare i senatori e le persone per le prossime votazioni. I senatori del Pdl non sono neppure in Aula nonostante l’importanza del provvedimento in esame.
La fiducia incassata dal governo due settimane fa si sta rivelando per quello che e’, ovvero un castello di carte tenuto in piedi da improbabili giochi d’equilibrio politico che infatti e’ crollato alla prima vera verifica in Parlamento. Chissà come è contento il premier!
Umberto Bossi: incendiario. Voto 3. Il Senatur sprona il premier: “Siamo nella palude, meglio le elezioni”. Benzina sul fuoco. Incapacità e irresponsabilità al potere.
Rosy Bindi: bruciata. Voto 4. La “pasionaria” del Pd esce dal letargo: “Siamo pronti al voto, ma ci vuole nuova legge elettorale”. Incapacità e ingenuità all’opposizione.
Pierluigi Bersani: l’emiliano. Voto 7. Il segretario del Pd attacca il premier verso il 33esimo voto di fiducia: “Atto di coraggio? No, solo paura”. Cavaliere, dica 33! Ed è subito ipertosse. Con vomito
Iva Zanicchi: l’emiliana. Voto 3. L’ex cantante emiliana, ora eurodeputata (?!) del Pdl, sbrocca a Strasburgo usando una garbata metafora: “Fini vada fuori dalle palle”. “Principessa” o “Zingara”?

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Chi è Boris Johson? Alcuni di voi lo ricorderanno come uno degli autori, insieme a Nicholas Ferrell, della famosa intervista a Berlusconi in cui il nostro premier disse che Mussolini non uccideva nessuno e mandava gli oppositori in vacanza al confino. Un secolo fa, era il 2003.
Oggi Boris Johnson è il sindaco di Londra, e ha scritto, per il periodico conservatore inglese “The Spectator” (lo stesso che pubblicò l’intervista di Berlusconi nel 2003) un articolo dal titolo “più potere alla stampa”. Come ci ricorda Fabio Cavalera dal suo blog, Johnson ha difeso la libertà di stampa e il ruolo dei giornalisti nella società contemporanea. Citiamo Cavalera:
“[…] i giornalisti saranno pure troppo curiosi, invaderanno pure sfere private, magari (quelli televisivi della Bcc) saranno super pagati con fondi pubblici, ma alla fine il malaffare, la corruzione, la criminalità (ovvero ciò che scoprono e raccontano i quotidiani e i magazine) non sono il risultato di comportamenti illeciti degli stessi giornalisti ma di quei soggetti (anche i politici) che vorrebbero essere al riparo da critiche, inchieste, reportage.”

foto Flickr
La manovra da 24 miliardi di euro (forse si andrà vicini ai 30) che sta per abbattersi sugli italiani non è nuova. Nel senso che, come l’influenza “cattiva” ha le sue ricadute, anche stavolta, crisi economica più cattivo governo dell’economia (e non solo) fanno risalire il mercurio del termometro.
E la febbre alta richiede nuove punture … dolorose e salate (costose).Insomma, nuova manovra da lacrime e sangue.
Alla faccia del Premier e del ministro dell’Economia, che per mesi sorridevano a 32 denti perché “la crisi non c’è”. C’è da fidarsi di questi due “governanti”, i Totò e Peppino dell’economia improvvisata?
Tremonti si vanta di non essere un “economista”, ma un “commercialista”. Il Cavaliere non è né l’uno né l’altro, ma i conti li sa fare. Per le proprie tasche.
Per cavare soldi dall’evasione fiscale e dalla riduzione degli sprechi (quelli veri) ci vogliono anni e anni. Soprattutto serve volontà politica, che non c’è.
Quindi i (quasi) 30 miliardi devono uscire o da tagli, o da tasse, o da sanatorie o da vendite di patrimoni dello Stato. Di fatto, dalle tasche di “pantalone”. Italiani!

Mentre il Governo spande e spreca (non ci sono soldi solo per il 150° dell’Unità d’Italia!…), sugli italiani pende la spada di una nuova manovra-purga da cavallo, una stangata da 25 miliardi, cioè altri pesanti sacrifici per quel Paese che tira la carretta.
A raccontare ciò che avviene e ciò che aspetta il Belpaese, si passa da “menagrami”. Tant’è. E’ accaduto altre volte. E si sa come finì. E qui, come finirà adesso?
Il Governo non c’è. Il Pdl è sotto la scure giudiziaria, un vero e proprio tiro al piccione. Fini è un lanciafiamme inesauribile contro Premier, esecutivo e maggioranza. Bossi non ne può più e minaccia di andare oltre lo sfogatoio del federalismo. Tant’è che il presidente del Veneto Zaia vuole un cantone nordista con le regioni oltreconfine, che equivale alla secessione.
Il logoramento dell’intera baracca è nei fatti ed è sancito con i numeri in rosso dei sondaggi. Il Premier, giù negli indici di gradimento, è al limite di una crisi di nervi, e teme la debacle. Con i suoi parla di “allarme” e di “emergenza”.
Cos’è tutto questo se non una immensa nube nera che presto provocherà una grandinata tremenda? L’aria di crisi si taglia col coltello. Solo il Pd, impegnato non si sa in che cosa (a parte il dividersi su Fini “sì”, Fini “no” ), non la vede.
Sarà implosione. E sarà meglio prepararsi al voto. Per tempo. Chi salta l’asticella?
Gianfranco Fini: picconatore. Voto 9. Il presidente della Camera a Ballarò “smonta” il premier: “Serve un partito forte, capace di mediare e discutere”. Sulle riforme: “Larghe intese”. Sulla giustizia: “I magistrati sono un baluardo di legalità”. E l’Inno su Silvio? “Non mi piace e non ce n’è bisogno”. Fortuna che Gianfranco c’è!
Antonio Di Pietro: bomba h. Voto 8. Il leader dell’Idv dice no al ritorno del nucleare in Italia voluto da Berlusconi: “E’ un’energia obsoleta, inutile e pericolosa per la salute. Dietro questo accordo con la Russia possono esserci interessi personali nonché favoritismi agli amici del sultano”. E’ la Repubblica del … menga!