
È direttamente tratto dal grande successo cinematografico di questi giorni, il kolossal Avatar, il nuovo spot radicale che sostiene la candidatura di Emma Bonino a presidente della Regione Lazio.
Una scelta sui generis che ha già scatenato qualche polemica, ma anche approvazione per l’originalità dell’iniziativa. Noi per l’intanto vi proponiamo Emmatar in versione integrale.
A voi ogni giudizio.
Continua a leggere: Emmatar. Il nuovo spot radicale per Emma Bonino in stile Avatar
Si è già detto tutto sul discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Condivisibile e pieno di buon senso come d’uso, ha ricevuto il placet di tutte le forze politiche anche se Di Pietro ha rimarcato che si aspettava qualcosa di più, chiedendogli inoltre “che non firmi certe leggi”.
Il messaggio si può trovare sul canale youtube del Quirinale, inaugurato proprio ieri come vi abbiamo anticipato, ma ve ne proponiamo anche la versione video integrale tratta dal canale Rai.
Continua a leggere: Il messaggio di fine anno del Presidente Napolitano. Video integrale

Fuori programma ieri a Ballarò, con Berlusconi che chiama in diretta per dire la sua sul processo Mills e su altri casi d’attualità nel paese, a partire dal presidente dimissionario della Regione Lazio Piero Marrazzo.
“La vera anomalia italiana non è Berlusconi ma sono i pm comunisti”
e
“L’ho informato (Marrazzo, NdR) ma non gli ho dato alcun consiglio l’ho lasciato libero di scegliere se chiamare i numeri telefonici che gli ho fornito o di fare una denuncia”
Sono due delle chicche che potete trovare (e commentare) cliccando sul link dell’immagine, o qui.
Continua a leggere: Berlusconi telefona in diretta a Ballarò e dice la sua sul caso Mills. Video

Incontro Massimo d’Alema ad Alessandria, a conclusione di una serata di supporto alla candidatura di Pierluigi Bersani per le primarie del PD. Per l’occasione l’ex Presidente del Consiglio è stato intervistato da un giornalista dell’edizione locale de La Stampa, sul palco di un ex cinema decisamente gremito di spettatori, iscritti e simpatizzanti.
L’intervista-dibattito si è snodata per circa un’ora, in cui il Lìder Massimo non ha mancato di parlare di Berlusconi e delle polemiche sulla bocciatura del Lodo Alfano. In particolare, ha sottolineato come in nessun Paese democratico e moderno l’aver ottenuto la maggioranza dei voti possa scardinare il principio di legalità:difficile contraddirlo, a riguardo. Ha citato, in proposito, l’esempio di Israele, in cui Olmert si era dimesso in seguito ad accuse di corruzione.
Secondo D’Alema, inoltre, il consenso di Berlusconi nel Paese inizia a calare, e matura la delusione di diversi settori di borghesia imprenditoriale nei suoi confronti. Visto lo scopo della serata, non sono mancati i riferimenti al Partito Democratico e alle vicende congressuali. D’Alema ha sottolineato come, all’interno del PD, non si debba porre l’accento sul dibattito tra chi rappresenta il nuovo e chi il vecchio, ma tra chi si candida a rappresentare una grande forza di governo di questo Paese.
Per l’ex Presidente dei DS la persona che può ricoprire al meglio questo ruolo è, ovviamente, Pierluigi Bersani.
On. d’Alema, Berlusconi ha annunciato che non intende più attuare la manifestazione di piazza di cui aveva parlato gli scorsi giorni. Crede che sia un segnale di debolezza?

L’ultima trovata del Popolo della libertà e del suo condottiero rischia di riaprire tutti i giochi e di rimettere in discussione le strategie per le Regionali del marzo 2010. Da martedì sarà in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera la proposta di legge firmata da Giuseppe Calderisi per introdurre la soglia di sbarramento del 4% anche nelle Regioni, procedendo così con il sistema di “semplificazione politica” che ha già portato all’eliminazione di varie forze politiche dal Parlamento Europeo e da quello nazionale.
Il dubbio sulla possibilità di regolamentare con legge nazionale una questione come le regole elettorali regionali sembra già stato accantonato e i lavori verranno adeguatamene spinti per arrivare all’approvazione in tempi rapidi, in modo da poter applicare il nuovo sistema già alle Regionali 2010.
Oltre ad essere di difficile comprensione l’urgenza e la necessità di questo provvedimento (non si capisce quali sarebbero in Italia le Regioni che hanno problemi di governabilità legati ai piccoli partiti, soprattutto in un quadro di regole per le quali il Presidente viene eletto direttamente e le sue eventuali dimissioni provocano lo scioglimento del Consiglio regionale) non si riesce a leggere questa norma nell’ottica dello sbandierato federalismo. L’unica spiegazione potrebbe invece riguardare l’esigenza del Pdl (ma anche del Pd) di mettere con le spalle al muro ogni sorta di alleato riottoso (Udc, Prc, Sinistra e libertà, Idv, la Destra…), costringendolo a scegliere tra un’alleanza a qualsiasi costo e la sparizione dai Consigli regionali.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Il Pdl impone lo sbarramento del 4% anche per le Elezioni Regionali
Raramente ho letto un editoriale così duro, ironico e impietoso su un capo di stato da parte di una testata straniera. Quello del quotidiano spagnolo El Pais, dopo l’attacco di Berlusconi ad un suo giornalista, “reo” alla conferenza stampa di ieri (nel video) di avergli fatto una domanda sul giro di prostituzione che ha scatenato la reazione scomposta del presidente del consiglio.
Così scrive El Pais:
“Berlusconi è diventato una compagnia politica poco raccomandabile”
Continua a leggere: El Pais su Berlusconi: "Meglio non frequentarlo"

Obama e Berlusconi non hanno praticamente nulla in comune. Non l’abbronzatura, non i capelli, non la statura, non gli addominali e nemmeno l’età. Il nostro premier potrebbe essere tranquillamente il padre del presidente americano. Neanche sommando gli anni di Barack a quelli di Noemi si raggiunge la vetustà del SuperPapi.
L’estrazione culturale dei due leader, poi, è totalmente divergente: d’altronde uno è il primo presidente nero degli Stati Uniti e l’altro dice che ci sono troppi neri tra Lambrate e il Giambellino. Sono diversi i convincimenti politici, l’approccio con i media e ovviamente gli stili di vita. Anche e soprattutto in vacanza. Così mentre il “nostro” ospita topolone e Topolanek nella sua mirabolante reggia sarda, tra bande e bandane, balli, balle e bollori, il presidente Usa si prepara alla sua prima vacanza agostana da inquilino della Casa Bianca senza possedere un ‘buen retiro’ di proprietà in cui rifugiarsi con famiglia e quadrupedi al seguito.
Per Obama niente mausolei, anfiteatri naturali, foreste in serra o Apicella vari. Piuttosto un sobrio soggiorno con moglie e figlie nella pittoresca isola di Martha’s Vineyard, località del Massachusetts celebre per aver accolto la salma di John Belushi e molto amata dalla upper class della East Coast. Con questa scelta gli ‘Obamas’ rispolverano lo stile Clinton: Bill e Hillary adoravano veleggiare da quelle parti negli anni ‘90. Berlusconi, invece, preferisce forse altri aspetti del ‘clintonismo’, ma su questo è meglio sorvolare.
Via | New York Times
Continua a leggere: Estati presidenziali: niente mausolei e veline, vacanze normali per Obama
Uno spettro si aggira per l’Italia: la Repubblica Presidenziale. Già nei sogni del MSI, di Craxi (ricordate la “Grande Riforma”?), di Berlusconi, e in generale di tutti quelli che vedono la vittoria alle elezioni come la conquista definitiva del potere (ignorando anche le basi della teoria politica democratica), la riforma che dovrebbe portare l’Italia nel novero delle “democrazie governabili” sembra urgente e indispensabile.
Ha dato il via alle danze Berlusconi, che al congresso fondativo del PDL ha detto:
“La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza – ha aggiunto – è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato”. Ha dato ragione a Fini, che aveva usato la metafora del calabrone e della farfalla. “È il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. E che l’Italia, come una farfalla, possa spiccare finalmente il volo”. Le riforme dovranno dare più poteri al premier, che “al contrario delle favole scritte su di me dalla sinistra, non ho poteri, se non quelli che derivano dalla mia autorevolezza”. I poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente inesistenti (li ha definiti “finti”).”
Anche Maurizio Belpietro, dalle colonne di Panorama, ha detto la sua: cambiare la Costituzione, per dare finalmente al premier i poteri di cui avrebbe un disperato bisogno.
Ora, a parte il fatto che definire Berlusconi “armato solo di moral suasion”, prigioniero della sua maggioranza, dotato solo di finti poteri (ma, pare, di vere televisioni e di veri giornali) è, come dire, un pò riduttivo, è bene spiegare alcune cose.
Continua a leggere: Berlusconi, la Riforma Presidenziale e il Presidenzialismo. Ma di cosa parliamo?

Far notare ai politici le contraddizioni delle loro dichiarazioni è impresa vana e vagamente donchisciottesca nel nostro paese. Specialmente se si parla del nostro Presidente del Consiglio. Tuttavia noi di polisblog siamo degli idealisti, e se abbiamo addirittura una categoria di post intitolata “Ma non aveva detto che?“, è per riempirla.
Prendiamo una giornata come oggi: i giornali ancora freschi di stampa titolano sulle dichiarazioni con cui Berlusconi boccia la proposta di Franceschini di un addizionale del 2% sui redditi superiori ai 120.000 euro per solidarietà alle fasce più deboli: “l’una tantum è elemosina“.
Contemporaneamente, sulle più aggiornate pagine internet dei quotidiani, la notizia del giorno è che l’indennità una tantum per i precari che perdono il lavoro è stata aumentata dal 10% dell’ultima retribuzione annuale al 20%. Ma come, non si trattava di elemosina?
Continua a leggere: Addizionale sui redditi alti e pacchetto precari: l'una tantum è elemosina o no?

Ieri notte ci eravamo lasciati con la metà delle sezioni scrutinate e un risultato pressoché certo: la netta vittoria del candidato Pdl Ugo Cappellacci e della sua coalizione. Ora che i risultati sono quasi definitivi nell’entourage del governatore uscente Renato Soru si respira l’aria della disfatta. Soru subisce infatti un divario di quasi 80.000 voti e 9 punti percentuali, ma ancora peggio va alle singole liste che lo sostenevano.
La prima conseguenza di tutto ciò è l’inesorabile bocciatura del fondatore di Tiscali come possibile leader nazionale del centro-sinistra. La sconfitta è infatti di proporzioni troppo ampie per salvare le sue responsabilità rispetto ai partiti cui si appoggiava. Ma lasciamo la parola alle cifre, sottolineando anche l’ennesima cantonata presa da Crespi, che aveva previsto un lieve margine (+1,5%) a favore di Soru.
sez. 1658/1812
Renato Soru 42,89% - 378.246 voti
(Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori);
Ugo Cappellacci 51,90% - 457.676 voti
(Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az)
Peppino Balia 1,56%
(Partito Socialista)
Gavino Sale 3,07%
(Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna)
Gianfranco Sollai 0,55%
(Unidade indipendentista)
Dopo il salto i dati sul voto di lista.
Continua a leggere: Elezioni in Sardegna: trionfo di Cappellacci. I risultati definitivi