Rimane sempre lui il mattatore quasi esclusivo nei commenti dei media internazionali: stiamo parlando ovviamente di Silvio Berlusconi, che è anche questa settimana l’oggetto di una grande quantita di articoli da parte delle testate d’oltralpe.
Cominciamo dalla tedesca Frankfurter Rundschau, che si è espressa duramente sul progetto di legge sul processo breve:
Decine di migliaia di imputati in Italia possono rallegrarsi del recentissimo scudo giudiziario che deve proteggere il capo del governo Silvio Berlusconi dalle condanne. Uno dei beneficiari è il comproprietario dell’ex stabilimento Eternit Stephan Schmidheiny. Il processo a Torino, nel quale l’industriale svizzero deve rispondere di 2000 decessi per l’amianto, andrà probabilmente in prescrizione grazie al disegno di legge per salvare Berlusconi. Come pure il processo contro l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi. Migliaia di piccoli risparmiatori che hanno perso i loro risparmi nel 2003 a causa del crack da 14 miliardi di euro, vedono svanire la speranza che i colpevoli vengano condannati
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In questi mesi molti giornalisti e commentatori (e anche diversi frequentatori delle pagine di questo blog) hanno evocato il finale del Caimano di Nanni Moretti. Ma la realtà rischia ancora una volta di superare la fantasia. E quel finale potrebbe risultare addirittura ottimistico…
“Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo Stato di diritto”. Queste le ultime a dir poco allarmanti dichiarazioni rese da Berlusconi a Vespa. Le si potranno leggere nell’ultimo libro di quest’ultimo, dall’eloquente titolo Donne di cuori.
Già, perchè nel caso in cui dovesse intervenire qualche sentenza penale di condanna, le dimissioni del Premier potrebbero anche risultare superflue. Più precisamente, nell’ipotesi in cui Berlusconi fosse condannato all’interdizione dai pubblici uffici, egli decadrebbe automaticamente dalla carica (senza bisogno di dimissioni). Cosa farebbe in quel caso?
Continua a leggere: Anche in caso di condanna Berlusconi non si dimetterà
Dopo il “lodo Schifani” e il “lodo Alfano” potrebbe arrivare un terzo “lodo”, questa volta firmato Ghedini. L’obiettivo è sempre lo stesso: quello di bloccare i processi del Presidente del Consiglio.
La prima soluzione alla quale i parlamentari-legali del Premier hanno pensato, la più efficace, è stata quella dell’introduzione della “prescrizione breve”, che spazzerebbe via in un colpo solo i processi Mills e Mediaset. Oltre al Presidente della Repubblica, avrebbero manifestato però il proprio dissenso la Bongiorno ed autorevoli esponenti della Lega.
Difficile giustificare al proprio elettorato quella che si risolverebbe sostanzialmente in un’amnistia coinvolgente tanti altri processi oltre a quelli del Premier. Ed ecco allora l’ipotesi di un “lodo Ghedini“, una norma, magari inserita al volo in qualche proveddimento in corso di approvazione, che più o meno dovrebbe recitare: “Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente è quello di Roma”.
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Interessante sondaggio quello pubblicato ieri da Demos-Coop: pare che gli italiani ritengano sempre meno degno di fiducia il Tg1, a causa di un suo percepito “spostamento a destra”. Un crollo che piazza il telegiornale dell’ammiraglia Rai dietro al Tg3, sostanzialmente stabile nonostante la sua analoga radicalizzazione.
A risultati simili era giunto qualche mese fa uno studio simile dei ricercatori della Brown University (riassunto da lavoce.info), che aveva preso in esame la collocazione politica e i risultati di ascolto dei principali telegiornali tra il 2001 e il 2007, mostrando come:
una percentuale significativa di spettatori abituali del Tg5, collocati politicamente al centro oppure a destra, sia passata al Tg1 dopo il 2001, e come invece spettatori abituali del Tg1 di tendenza progressista si siano nel contempo spostati verso il Tg3. Sotto questo profilo, le reazioni dei telespettatori neutralizzano, seppur solo in parte, l’effetto ideologico complessivo dello spostamento della linea editoriale del Tg1: se è vero che chi continua a guardare il Tg1 dopo il 2001 viene esposto a una copertura mediatica più sbilanciata verso destra, coloro che si spostano dal Tg5 al Tg1 e dal Tg1 al Tg3 finiscono per essere esposti a una copertura informativa più progressista rispetto a quella di partenza

Le prime reazioni “a caldo” dei media stranieri alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano erano state piuttosto forti, e vi avevamo dedicato uno speciale della nostra periodica rassegna stampa estera.
Con il passare dei giorni, i commenti hanno continuato ad affluire: e se in parte hanno ribadito il tono di quelle prime reazioni, si segnala anche il comparire di alcune posizioni più sfumate. Ha scritto ad esempio il francese Le Figaro:
Il « caso » Berlusconi (..) è singolare. E’ la prova del fatto che la legittimità popolare di un esponente politico può a volte prevalere su qualsiasi altra considerazione, giuridica o morale. Quali che siano i suoi passi falsi. Si tratta di una particolarità transalpina ? (..) Le accuse sono pesanti, e ben note. (..) Ma questo fardello non impedisce al Presidente del Consiglio, eletto per la terza volta, di godere di un’eccezionale popolarità. Il suo sostegno è aumentato ancora di due punti questa settimana, secondo l’ultimo sondaggio Ipsos
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Incontro Massimo d’Alema ad Alessandria, a conclusione di una serata di supporto alla candidatura di Pierluigi Bersani per le primarie del PD. Per l’occasione l’ex Presidente del Consiglio è stato intervistato da un giornalista dell’edizione locale de La Stampa, sul palco di un ex cinema decisamente gremito di spettatori, iscritti e simpatizzanti.
L’intervista-dibattito si è snodata per circa un’ora, in cui il Lìder Massimo non ha mancato di parlare di Berlusconi e delle polemiche sulla bocciatura del Lodo Alfano. In particolare, ha sottolineato come in nessun Paese democratico e moderno l’aver ottenuto la maggioranza dei voti possa scardinare il principio di legalità:difficile contraddirlo, a riguardo. Ha citato, in proposito, l’esempio di Israele, in cui Olmert si era dimesso in seguito ad accuse di corruzione.
Secondo D’Alema, inoltre, il consenso di Berlusconi nel Paese inizia a calare, e matura la delusione di diversi settori di borghesia imprenditoriale nei suoi confronti. Visto lo scopo della serata, non sono mancati i riferimenti al Partito Democratico e alle vicende congressuali. D’Alema ha sottolineato come, all’interno del PD, non si debba porre l’accento sul dibattito tra chi rappresenta il nuovo e chi il vecchio, ma tra chi si candida a rappresentare una grande forza di governo di questo Paese.
Per l’ex Presidente dei DS la persona che può ricoprire al meglio questo ruolo è, ovviamente, Pierluigi Bersani.
On. d’Alema, Berlusconi ha annunciato che non intende più attuare la manifestazione di piazza di cui aveva parlato gli scorsi giorni. Crede che sia un segnale di debolezza?

In tempi di incertezza come quelli che stiamo vivendo la controinformazione è quanto mai necessaria, e per controinformazione intendiamo tutto ciò che va in onda senza padrini politici dichiarati o partiti di riferimento. Intendiamoci, con questo non intendiamo dire che ciò che sostengono Annozero, Report e compagni sia vero a prescindere, ma semplicemente che è bene ampliare gli spazi a disposizione di tutti gli spazi d’inchiesta controcorrente, proprio per mantenere alta l’attenzione e tenere vivo il dibattito.
È per questa precisa ragione che da ora in poi Annozero godrà di uno spazio fisso di commento e che la retrospettiva inaugurata venerdì scorso diverrà una vera e propria rubrica. Cominciamo dicendo che da questa settimana Annozero offre un servizio di replica in tempi rapidissimi, disponibile a questo indirizzo. Youtube da questo punto di vista non è più fruibile, vista la politica Rai di oscurare i suoi video per mantenerne un monopolio sul proprio sito istituzionale.
Veniamo dunque alla puntata di ieri. Dopo il battibecco iniziale sul Lodo Alfano tra Di Pietro e Ghedini, che noi vi avevamo anticipato nonostante il comunicato Rai non ne parlasse, si è entrati nel tema centrale della trasmissione: i rapporti tra stato e mafia subito dopo l’omicidio Falcone, con testimone di lusso il figlio dell’ex-sindaco di Palermo Vito Ciancimino, Massimo. Lo scontro sul Lodo Alfano, come si è poi visto nel prolungamento di Porta a Porta che ha visto Fassino scontrarsi con Lupi e Bricolo, verte interamente sulla questione della necessità di una legge costituzionale; necessità evocata dalla Consulta che tuttavia cozza contro il principio contrario espresso dalla stessa Corte nel 2004.
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La bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale ha inevitabilmente attirato l’attenzione di pressochè tutti i media del mondo. Nel seguito ampi estratti dei tre migliori articoli di questi giorni, più una lista di dieci “consigli di lettura”.
Il britannico Times si è espresso con particolare durezza, in un editoriale intitolato “Italian Gothic“:
Berlusconi può restare al potere solo se i suoi alleati lo appoggiano, ma sarebbero folli a farlo. La disintegrazione della litigiosa sinistra ha convinto molti elettori che non c’è alternativa a Berlusconi, se l’Italia vuole schierare un governo in grado di tirarla fuori dalla grave crisi economica attuale. Berlusconi può quindi immaginarsi di essere ancora discretamente popolare. E’ la classica illusione di un uomo che è stato persuaso dalla sua stessa propaganda
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Una settimana fa eravamo alla Festa della Libertà di Milano (qui la prima, la seconda e la terza parte del reportage di V.) e ignari delle battutacce del premier su Michelle Obama, abbiamo deciso di occuparci di cose serie, chiedendo ai militanti di indicarci i principali impegni che, a loro avviso, il governo Berlusconi ha realizzato.
Ne è uscita fuori una lista interessante, che abbiamo sottoposto ai lettori di polisblog attraverso un sondaggio che è restato aperto per una settimana. I risultati che abbiamo ottenuto sono molto strani: da una parte infatti, non potrebbero essere più diversi. Sotto altri aspetti, invece, si rivelano assolutamente identici.
La maggioranza assoluta delle risposte infatti va all’opzione “non so”: presumibilmente un modo per molti lettori per contestare l’assunto alla base del nostro sondaggio, ovvero che il governo abbia rispettato qualche impegno significativo per il paese.

Tra i temi all’attenzione dei media stranieri questa settimana, il perdurante conflitto tra il presidente del consiglio italiano e la stampa occupa senza dubbio un posto di rilievo.
Ha suscitato particolare clamore un bruciante editoriale dell’Economist, che ha espresso il suo sostegno per la manifestazione nazionale per la libertà di stampa di oggi a Roma, affibbiando al capo del governo paragoni poco lusinghieri:
Sabato 3 ottobre si terrà a Roma una manifestazione per difendere la libertà di stampa - non in una lontana dittatura, ma proprio in Italia. I giornalisti che l’hanno indetta hanno buone ragioni per preoccuparsi. (..) Per quanto riguarda almeno questo aspetto, l’Italia di Berlusconi si sta allontanando dall’Europa occidentale per diventare più simile alle deboli democrazie dell’est. (..) Le ordinanze di Berlusconi sembrano parte di un progetto per spazzare via le ultime enclavi ribelli rimaste nei media italiani
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