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“si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato (..) i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti”
Giorgio Napolitano
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Si è già detto tutto sul discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Condivisibile e pieno di buon senso come d’uso, ha ricevuto il placet di tutte le forze politiche anche se Di Pietro ha rimarcato che si aspettava qualcosa di più, chiedendogli inoltre “che non firmi certe leggi”.
Il messaggio si può trovare sul canale youtube del Quirinale, inaugurato proprio ieri come vi abbiamo anticipato, ma ve ne proponiamo anche la versione video integrale tratta dal canale Rai.
Continua a leggere: Il messaggio di fine anno del Presidente Napolitano. Video integrale
L’ex pm Tonino Di Pietro, si sa, fa notizia. Stavolta fa notizia due volte.
La prima riguarda, diciamo così, i suoi ex colleghi. Infatti Di Pietro è indagato (in contemporanea – chissà perché? - è indagato anche il direttore di Libero Maurizio Belpietro per un editoriale sui morti italiani in Afghanistan) dalla procura di Roma per l’ipotesi di reato di offese al prestigio del capo dello Stato.
In altre parole l’ex Pm è accusato per le dichiarazioni in occasione dell’ok del capo dello Stato allo scudo fiscale. Come si ricorderà, Di Pietro aveva affermato che Napolitano “non poteva promulgare la legge criminale sullo scudo fiscale: ha compiuto un atto di viltà e di abdicazione”.
E’ il ministro Alfano che adesso (cioè quando pare a lui) deve dare l’autorizzazione a procedere. L’ex Pm ha colto la palla al balzo invitando il Guardasigilli ad autorizzare la richiesta della procura perchè “ considererò questo pronunciamento una pietra miliare per individuare il limite del diritto di critica a una istituzione quando non se ne condividono gli atti”.
Insomma Il leader dell’Idv finge di non capire: il punto non è la legittimità della critica politica ma il “vilipendio” al presidente della repubblica italiana. Che è un reato. Si sa già come finirà. Bolla di sapone.
La seconda notizia è una dichiarazione di Di Pietro a Montecitorio: “finchè ci sarà Berlusconi al governo, l’Idv non si siederà al tavolo delle riforme perché sarebbe come affidare a Dracula il pronto soccorso”. Si torna sull’Aventino. Chissà se Tonino sa come andò a finire la prima volta?

Il Presidente del Consiglio è un fiume in piena. Oggi ha dichiarato, nel corso del TG5: “Una leale dialettica tra le istituzioni è possibile, ma in Italia nessuno è super partes”. In Italia non esiste l’imparzialità. Nessun giudice - secondo il Capo del Governo - è al di sopra delle parti. Tutti esercitano le proprie funzioni in base alle rispettive appartenenze politiche o, comunque, assecondando esclusivamente i propri interessi. A questa regola non si sottrarrebbero nemmeno la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica.
Ma neanche i giudici comuni, gli organi di garanzia e di controllo, gli arbitri. I professori esaminerebbero gli studenti, nelle scuole e nelle università, in base a pregiudizi politici o a condizionamenti di altra natura. I vigili urbani prenderebbero le multe soltanto ai propri nemici e avversari politici. Gli arbitri di calcio farebbero vincere le squadre da cui siano stati congruamente pagati. E che dire dei commissari dei concorsi pubblici?
In questa visione non trova alcun posto la Costituzione. Si tratta solo di un pezzo di carta senza alcun valore, che può essere liberamente stravolto con qualche sofisma, ovviamente piegato agli interessi di parte che si vogliano far valere nell’occasione (“La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione” ha sostenuto, qualche giorno fa, l’avv. Ghedini dinanzi alla Corte costituzionale). Ebbene, prendiamo pure per buona questa affermazione (a mio modesto avviso, la più grave esternazione di un Presidente del Consiglio dei ministri nella storia della nostra Repubblica).
Continua a leggere: Per il Presidente del Consiglio in Italia nessuno è imparziale

Come abbiamo segnalato ieri, il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollecitato il governo a presentare un piano per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, che al momento pare non esista. Ciò a suscitato reazioni infastidite da parte della Lega Nord.
Il presidente dei deputati Roberto Cota ha ad esempio dichiarato che “in un momento come questo vanno evitate le celebrazioni elefantiache, le spese inutili e frammentate in mille rivoli. Altre sono le priorità e le esigenze della gente“. Più diretto e verace, come è suo solito, Borghezio: “la mia ricetta è proprio quella di non spendere neanche una lira“.
Ovviamente gli sprechi, quando sono veramente tali, sono sempre odiosi. Proprio per questo è curioso che questo virtuoso attacco provenga proprio dalla Lega Nord, partito che lo scorso giugno, impuntandosi nel non voler accorpare il referendum Segni-Guzzetta alle elezioni europee e amministrative, ha determinato uno spreco di risorse pubbliche compreso tra i 150 (fonte: Maroni) e i 500 milioni di euro (fonte: lavoce.info).
Riflettori mondiali puntati sul G8. E l’opposizione (parlamentare) italiana che fa, mentre il premier Berlusconi cerca di riprendere quota dopo le ultime burrascose settimane?
Idv, Pd, Udc sono impegnati in un autolesionistico volo radente. Attendono forse la … “scossa” (toccasana e risolutiva) evocata da Massimo D’Alema.
Antonio Di Pietro (Idv) acquista una pagina intera sul quotidiano americano Herald Tribune per dire che in Italia “La democrazia è in pericolo” e lancia un appello affinchè “I leader G8 chiedano il rispetto della Costituzione”.
Dario Franceschini (Pd) si rifugia dietro l’assist del presidente Napolitano: “Abbiamo colto l’appello del presidente della Repubblica ad abbassare i toni in occasione del G8. E’ un atto di responsabilità che ci siamo assunti. Abbiamo molte cose da denunciare ma lo faremo dopo il G8”.
Pier Ferdinando Casini (Udc) si aggancia a D’Alema: “Credo che D’Alema mostri senso dello Stato. E’ giusto dividere il momento della aspra polemica tra maggioranza e opposizione da momenti come questi (del G8 ndr), che sono momenti di collaborazione necessitata: poi tireremo le somme”.
Tutto qui? Tutto qui. Bassa cucina. Minestra riscaldata.
Non una iniziativa politica adeguata al summit dei grandi della Terra.. Non una parola su una crisi mondiale che reclama processi straordinari di ristrutturazione della governante globale e che mette in luce i limiti di un semplice “direttorio” formato dai principali paesi occidentali.
Continua a leggere: Berlusconi "vola" sulle ali del G8. Dov'è l'opposizione?
Giorgio Napolitano: saggio. Voto + 9. Il Presidente della Repubblica Napolitano concorda con la decisione di sospendere le partite di calcio quando dagli spalti si levano cori razzisti: “Misure indispensabili, quei cori sono indegni e non fanno certo onore al Paese e alla città che ospita la manifestazione sportiva”. E la Lega? E il Premier? Sordomuti.
Roberto Maroni: furbetto. Voto – 9. Il ministro dell’Interno non si scandalizza della proposta del parlamentare leghista Salvini di dividere le carrozze del metro fra italiani ed extra comunitari e dice: “Anche a Venezia ci sono vaporetti riservati ai residenti”. Maroni confonde le necessità dei cittadini di zone oberate dal turismo con il razzismo leghista.
Mentre i riflettori restano puntati sul “reality” Cavaliere&Signora e il premier a Roma inciampa nell’ennesima gaffe (“In Finlandia è tutto da cancellare, a parte le finlandesi …), il Parlamento riceve dal governo un nuovo, durissimo schiaffo.
Voto di fiducia per la legge sulla sicurezza, voto di fiducia per la legge sulle intercettazioni.
Così, per ora, si ricuce lo strappo fra Pdl e Lega. Così, su temi di grande portata come la sicurezza dei cittadini, si continua a lacerare la democrazia, a svilire il ruolo delle istituzioni, a prendere in giro gli italiani, a disattendere gli appelli del presidente della Repubblica. Napolitano.
E’ l’ennesimo baratto fra Berlusconi e Bossi.
Perché si teme tanto il voto libero del Parlamento? Perché con il voto segreto la maggioranza si sfalda e il governo salta.
Protestano le opposizioni. Nel Pdl non sono pochi a mandare giù il rospo, mugugnando. Ma questi sono oggi gli ordini del caporale di giornata. Obbedire.
Chissà che ne pensa il presidente della Camera Gianfranco Fini?

Dopo la prima parte di ieri, dedicata ad esplorare le ragioni del successo della Lega Nord, eccovi la seconda e ultima puntata dell’intervista con Roberto Biorcio, associato di Sociologia presso l’Università di Milano-Bicocca ed esperto di Carroccio. Questa volta ci siamo concentrati più sui rapporti e i parallelismi tra il partito di Bossi e quelli di opposizione.
Abbiamo visto ieri perché il consenso verso la Lega aumenta, nonostante le molte sconfitte per quanto riguarda le politiche a favore del Nord. Se pensiamo invece all’esperienza di governo della sinistra radicale nel periodo 2006-2008 con Prodi, abbiamo un esempio di partiti che hanno pagato un prezzo altissimo per le concessioni fatte al resto della coalizione. Come si spiegano esiti così differenti?
Il parallelo è un po’ ardito. Anche loro l’insuccesso l’hanno avuto principalmente sulle politiche redistributive, che non ci sono state: Prodi ha infatti preferito partire dal risanamento del bilancio, diversamente da Berlusconi che ha cominciato subito con l’abolizione dell’ICI. Va detto che le politiche redistributive sono sempre molto difficili da ottenere, per il peso degli interessi forti. Tuttavia, a differenza della Lega, la sinistra radicale non è riuscita cavalcare con successo neanche delle battaglie sul piano simbolico.
Continua a leggere: Intervista a Roberto Biorcio, seconda parte: la Lega Nord e la sinistra
Come ampiamente prevedibile, anche Annozero questa sera si dedicherà interamente al caso Englaro, come già accaduto martedì con Ballarò. Sarà interessante vedere le posizioni di Marco Travaglio sul tema, mentre si annuncia un duro scontro tra cattolici e progressisti, visti gli illustri ospiti.
Eluana è morta 17 anni fa o è stata uccisa, come hanno sostenuto molti esponenti politici? Perché non è stata fatta prima una legge sul testamento biologico? Dopo la morte di Eluana Englaro, cosa è cambiato nei rapporti tra le Istituzioni e i poteri dello Stato? Il no del Presidente della Repubblica al decreto, varato comunque dal governo, e poi il disegno di legge vanificato dalla morte della donna, quanto hanno inciso nella prassi consolidata della divisione dei poteri? E’ giusto che lo Stato intervenga a legiferare ponendo dei limiti sulle scelte degli individui riguardo alla vita e alla morte?
La puntata sarà intitolata Eluana e Bonaparte e vedrà la partecipazione del Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, dell’ex-Ministro Pierluigi Bersani (Pd), di Irene Pivetti e dello storico Paul Ginsborg.