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Tutti gli articoli con tag presidente

Berlusconi, la Riforma Presidenziale e il Presidenzialismo. Ma di cosa parliamo?

pubblicato da Bruno Marino

Uno spettro si aggira per l’Italia: la Repubblica Presidenziale. Già nei sogni del MSI, di Craxi (ricordate la “Grande Riforma”?), di Berlusconi, e in generale di tutti quelli che vedono la vittoria alle elezioni come la conquista definitiva del potere (ignorando anche le basi della teoria politica democratica), la riforma che dovrebbe portare l’Italia nel novero delle “democrazie governabili” sembra urgente e indispensabile.

Ha dato il via alle danze Berlusconi, che al congresso fondativo del PDL ha detto:

“La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza – ha aggiunto – è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato”. Ha dato ragione a Fini, che aveva usato la metafora del calabrone e della farfalla. “È il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. E che l’Italia, come una farfalla, possa spiccare finalmente il volo”. Le riforme dovranno dare più poteri al premier, che “al contrario delle favole scritte su di me dalla sinistra, non ho poteri, se non quelli che derivano dalla mia autorevolezza”. I poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente inesistenti (li ha definiti “finti”).”

Anche Maurizio Belpietro, dalle colonne di Panorama, ha detto la sua: cambiare la Costituzione, per dare finalmente al premier i poteri di cui avrebbe un disperato bisogno.

Ora, a parte il fatto che definire Berlusconi “armato solo di moral suasion”, prigioniero della sua maggioranza, dotato solo di finti poteri (ma, pare, di vere televisioni e di veri giornali) è, come dire, un pò riduttivo, è bene spiegare alcune cose.

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Addizionale sui redditi alti e pacchetto precari: l'una tantum è elemosina o no?

pubblicato da Giulio Mattioli


Far notare ai politici le contraddizioni delle loro dichiarazioni è impresa vana e vagamente donchisciottesca nel nostro paese. Specialmente se si parla del nostro Presidente del Consiglio. Tuttavia noi di polisblog siamo degli idealisti, e se abbiamo addirittura una categoria di post intitolata “Ma non aveva detto che?“, è per riempirla.

Prendiamo una giornata come oggi: i giornali ancora freschi di stampa titolano sulle dichiarazioni con cui Berlusconi boccia la proposta di Franceschini di un addizionale del 2% sui redditi superiori ai 120.000 euro per solidarietà alle fasce più deboli: “l’una tantum è elemosina“.

Contemporaneamente, sulle più aggiornate pagine internet dei quotidiani, la notizia del giorno è che l’indennità una tantum per i precari che perdono il lavoro è stata aumentata dal 10% dell’ultima retribuzione annuale al 20%. Ma come, non si trattava di elemosina?

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Elezioni in Sardegna: trionfo di Cappellacci. I risultati definitivi

pubblicato da Luca Landoni



Ieri notte ci eravamo lasciati con la metà delle sezioni scrutinate e un risultato pressoché certo: la netta vittoria del candidato Pdl Ugo Cappellacci e della sua coalizione. Ora che i risultati sono quasi definitivi nell’entourage del governatore uscente Renato Soru si respira l’aria della disfatta. Soru subisce infatti un divario di quasi 80.000 voti e 9 punti percentuali, ma ancora peggio va alle singole liste che lo sostenevano.

La prima conseguenza di tutto ciò è l’inesorabile bocciatura del fondatore di Tiscali come possibile leader nazionale del centro-sinistra. La sconfitta è infatti di proporzioni troppo ampie per salvare le sue responsabilità rispetto ai partiti cui si appoggiava. Ma lasciamo la parola alle cifre, sottolineando anche l’ennesima cantonata presa da Crespi, che aveva previsto un lieve margine (+1,5%) a favore di Soru.

sez. 1658/1812

Renato Soru 42,89% - 378.246 voti
(Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori);

Ugo Cappellacci 51,90% - 457.676 voti
(Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az)

Peppino Balia 1,56%
(Partito Socialista)

Gavino Sale 3,07%
(Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna)

Gianfranco Sollai 0,55%
(Unidade indipendentista)

Dopo il salto i dati sul voto di lista.

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Regionali Sardegna: risultati in diretta. Cappellacci quasi eletto con 20.000 voti di vantaggio su Soru a metà scrutinio

pubblicato da Luca Landoni


Entra nel vivo lo spoglio, davvero lentissimo, delle elezioni amministrative per la Regione Sardegna. Un primo sondaggio Crespi dava leggermente in testa Soru, con il centro-destra avanti nel voto di lista, ma i dati reali al momento appaiono diversi.
Per un confronto, qui trovate i risultati delle precedenti amministrative del 2004.

I risultati in tempo reale:

Ore 0.13 - sez. 806/1812

Renato Soru 44,9% - 179.289 voti
( Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori);

Ugo Cappellacci 50,0% - 199.514 voti
(Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az)

Peppino Balia 1,6%
(Partito Socialista)

Gavino Sale 3,0%
(Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna)

Gianfranco Sollai 0,6%
(Unidade indipendentista)

Voto di lista - sez. 806/1812

Pd 26,0%
Prc 3,4%
Pdci 1,8%
Idv 5,0%

Pdl 30,6%
Riformatori sardi 6,5%
Uds-Psi 3,0%
Psd’Az 4,0%
Udc 9,5%

Irs 1,9%

Questo è l’ultimo aggiornamento per oggi. Arrivederci a domattina per i risultati finali.

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Regionali Sardegna: Soru in testa di un'incollatura secondo il sondaggio Crespi.

pubblicato da Luca Landoni



Il presidente uscente Renato Soru (Pd) appare in vantaggio dell’1,5% su Ugo Cappellacci (Pdl) nella corsa elettorale per la guida della Regione Sardegna. Questo il dato rilevato dall’unico sondaggio sul tema, effettuato da Crespi Ricerche e reso noto da Repubblica. Il centro-destra sarebbe invece avanti del 2,5% quanto a voti di lista. Tutto ciò in attesa dei dati reali, di cui vi daremo conto appena possibile.

Ricordiamo che l’ultimo dato sull’affluenza, aggiornato alle 11 di oggi, dava alle urne il 54,8% degli aventi diritto. I candidati sono Renato Soru (”Lista Soru presidente” appoggiata da Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori); Ugo Cappellacci (Il popolo delle libertà sostenuto da Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az); Peppino Balia (Partito Socialista); Gavino Sale (Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna); Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista).

Nel 2004 Soru ottenne il 50,4% contro il 40,5% di Pili (Pdl).

L'apertura di Obama all'Islam non piace ai lettori de "Il Giornale"

pubblicato da Giulio Mattioli

L’intervista di Obama ad Al Arabiya (che potete vedere qui sopra) ha scatenato l’entusiasmo degli ascoltatori delle emittente araba, che hanno inondato il suo sito di messaggi di giubilo per il nuovo corso nei rapporti con l’Islam che il nuovo presidente USA sembra voler inaugurare.

Non si respira proprio lo stesso clima se si vanno a leggere, invece, i commenti dei lettori de ilgiornale.it, ottimo termometro degli umori dell’elettorato del centrodestra nostrano (come abbiamo visto per la vicenda Alitalia). Dominano infatti lo sconforto, la paura di una resa incondizionata al “nemico islamico” e la sensazione generale che di Obama ci sia poco da fidarsi.

Gcf48 apre le danze rispolverando il sospetto che Obama stesso sia un musulmano nascosto, e gianmariax gli va dietro dichiarando, tra il serio e il faceto che Barack “sicuramente fa il ramadan e in privato mette il burqa a Michelle…”.

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Per riaprire il dialogo con l'Islam, Barack Obama parla ad Al Arabiya

pubblicato da paganini


Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama continua a smantellare, anche piuttosto rapidamente, la pesante eredità lasciata dal suo predecessore W. Bush. Dopo aver deciso di mettere una pietra sopra alla guerra al terrorismo basata sulla tortura e sulle carceri segrete, Obama ha rilanciato l’apertura verso i paesi islamici con una intervista alla televisione satellitare Al Arabiya.

Parlando dei rapporti con l’Islam, il nuovo presidente Usa ha spiegato che per gli Stati Uniti i paesi musulmani non rappresentano il nemico, ricordando anche gli anni trascorsi in Indonesia, il più grande paese islamico del mondo. Durante l’intervista non è mancato un riferimento alla questione Israele - Palestina e alla necessità di riprendere i negoziati. Un tasto dolente però, dato che la Tv ha poi sottolineato come Obama abbia rimarcato il suo supporto ad Israele senza menzionare le sofferenze dei palestinesi, la guerra contro Gaza e i continui blocchi che vengono imposti ai territori arabi.

Riferendosi ad Al Qaeda e alle azione dei gruppi che fanno riferimento all’organizzazione, Obama ha osservato che nessuna delle azioni compiute da loro ha portato ad un miglioramento dell’istruzione o delle condizioni di vita dei bambini musulmani: Come ho detto nel mio discorso di insediamento, si viene giudicati per quello che si costruisce, non per quello che si distrugge.

Chissà se si riferiva a Bin Laden o a George W. Bush…

Qui trovate il testo integrale dell’intervista.

Obama e l'economia: reportage e foto della presentazione di "Obamanomics" di John Talbott

pubblicato da Giulio Mattioli

Si è svolta ieri presso Palazzo Clerici a Milano la presentazione della traduzione italiana di “Obamanomics” di John R. Talbott, volume dedicato alla politica economica di Barack Obama, organizzato dal centro studi ISPI. Polisblog era ovviamente presente, eccovi dunque la cronaca dell’evento.

Nel libro, l’autore ha riassunto il pensiero e le proposte economiche del nuovo presidente USA, con la cognizione di causa di chi a seguito la parabola di Obama fin dall’inizio e l’acume di chi già nel 2006 aveva previsto il crollo del mercato immobiliare, pubblicando un libro dal titolo lapidario: “Sell Now!“.

La diagnosi di John R. Talbott (in collegamento via satellite da San Diego) è semplice: declino democratico ed economico vanno sempre di pari passo, e questo è quanto è accaduto nell’America degli ultimi anni. La ragione? Lo strapotere delle lobbies sulla politica, che hanno imposto la deregulation completa dei mercati finanziari.

La presentazione di Obamanomics
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Tagcloud mania: Lincoln, Reagan, Bush, Clinton e Obama

pubblicato da V.

Le tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a Obama

La mania di fare tagcloud di qualunque cosa è dilagata in occasione del discorso di insediamento di Barack Obama, 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Su Read Write Web si trovano anche quelle dei discorsi d’insediamento dei presidenti che l’hanno preceduto, e ci sembrava interessante riproporle.

Via | RWW

Le tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a Obama
Le tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a ObamaLe tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a ObamaLe tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a ObamaLe tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a ObamaLe tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a ObamaLe tagcloud dei discorsi di insediamento da Lincoln a Obama

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In difesa di George W Bush, a fine mandato

pubblicato da Luca Landoni

Una corrente di pensiero maggioritaria è come una moda, un codice non scritto che si propaga tra le menti e va a costituire un modo di pensare ad excludendum, ovvero che esclude dal novero dei benpensanti tutti coloro che non vi si adeguano. Questa è una legge sociale non scritta, la cui formazione somiglia in qualche modo alla calunnia rossiniana, e che tende a formare ciò che una volta si chiamava conformismo ed ora è stato più appropriatamente ribattezzato politically correct.

Abbiamo visto innumerevoli casi del genere. Bisogna essere contro la pena di morte. Tutte le guerre sono sbagliate. Non si può esportare la democrazia. Il destino della società è diventare multiculturale. Questi e altri cliché comportano un adeguamento di massa, che vede l’esclusione automatica di chi non vi si adegui, il quale viene guardato come un fantasma e avversato o ignorato dalla mentalità dominante. Un caso di questo genere riguarda l’ormai ex-Presidente americano George W Bush, comunemente additato come un incapace, uno sciocco eccetera… insomma, un bersaglio facile della satira, un po’ come Emilio Fede.

Proprio per questo, e perché ci piace essere esclusi dal novero di quelli che hanno capito tutto (e soprattutto dai politicamente corretti, Dio ci scampi) difenderemo quello che alcuni considerano il più indifendibile dei presidenti, George Dabliù, appunto. E per fare questo partiamo proprio da quello che è considerato il suo più grande errore, ovvero il conflitto iracheno. Due volte i Bush si sono inoltrati nel deserto mediorientale, e due volte hanno schiacciato la flebile resistenza di Saddam. Ma mentre Bush padre preferì lasciare al suo posto il dittatore, in nome dell’equilibrio dell’area, Dabliù andò fino in fondo.

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