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Ore 12 - Il Governo non c'è, ma regge. Perchè?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl governo Berlusconi è messo proprio male. Nelle stesse condizioni, qualsiasi esecutivo della prima Repubblica sarebbe già caduto. Perché oggi non accade?

Perché non c’è neppure l’opposizione.

Non c’è una opposizione capace di presentarsi come credibile alternativa di governo. C’è una opposizione, Pd in testa, incapace di interpretare i sentimenti di protesta e di insoddisfazione della gente e tradurli in azione di lotta sociale e politica. Una opposizione che non “sfrutta” le contraddizioni e le crepe della maggioranza.

Il “gioco” è tutto dentro il “Palazzo”, un frustrante “stop and go”, al di fuori della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini, ai quali si propinano bugie e aggravi di ogni tipo.

E’ la prima volta in Italia che il Parlamento non ha niente da fare. I deputati (nominati) non solo sono (quasi) tutti fannulloni: sono “disoccupati” perché sono almeno tre mesi che il Governo non c’è, nessun ministro lavora sul programma presentato agli elettori, i parlamentari approvano (o votano contro) i decreti legge imposti dal Premier.

Premier, governo e maggioranza latitano: pende la spada dell’inchiesta inquietante sul G8; pesa come un macigno lo strappo di Fini con conseguenze ancora tutte da definire; incalza la crisi economica che impone austerità e tagli ovunque (perché non si parla più del Ponte sullo Stretto?).

Nessuna delle riforme promesse e sbandierate è sulla linea di partenza. Anzi!

La riforma fiscale non si fa. Il federalismo fiscale farà la stessa fine. Le riforme istituzionali restano nel cassetto. Nessuno sa cosa si farà. C’è solo una certezza: non si farà nulla.

Italia da ... "pianto greco"

pubblicato da Massimo Falcioni


Non passa giorno che scoppia uno scandalo, vero o presunto, che non vengano scoperte “cricche” del malaffare con riferimenti ai politici di ogni colore.

L’ultima “bega” esplosiva riguarda un big, il ministro Scajola, quindi una delle colonne portanti del governo e del premier Berlusconi.

Qui vogliamo andare oltre i fatti (ripetuti, gravissimi, ripugnanti): non doveva essere la seconda Repubblica a dare volto e sostanza alla nuova Italia, con il sistema maggioritario, il bipolarismo, la democrazia leaderistica? I mali del Belpaese non venivano tutti dalla Prima Repubblica “consociativa”, priva dell’alternanza, asfissiata nel sistema elettorale proporzionale e dalle preferenze?

Il maggioritario (voluto da Berlusconi e Occhetto nel 1993-1994) avrebbe cancellato la corruzione, la frammentazione e l’instabilità politica. E’ vero, il Porcellum ha eliminato dal Parlamento molti partiti. Con Veltroni che nel 2007 arrivò al Pd a “vocazione maggioritaria” cancellamdo gli alleati di sinistra e regalando di fatto l’Italia a Berlusconi e a Bossi.

Ma è questa la “stabilità” politica, il “buongoverno”, l’Italia delle riforme? L’instabilità è oramai permanente, la corruzione, le tangenti, la commistione fra politica e affari è tale e quale, se non peggio, dei tempi di Tangentopoli. Addirittura pende la spada di un nuovo voto anticipato, con l’ombra sinistra di … “vita breve” di tre legislature su cinque della Seconda Repubblica.

E c’è chi, Berlusconi in testa ma anche parte del Pd, insiste per passare dal bipolarismo al bipartitismo all’americana.

Il sistema creato dalla Seconda Repubblica è un bluff, retto com’è da strumenti di ingegneria politica più che da progetti politici, da una classe politica inventata, nominata come in un sultanato.

Italia da telenovela. Il finale, se continua così, sarà amaro. Da pianto … greco.

E l'Italia va! Adesso ci pensa Bossi (Renzo) ...

pubblicato da Massimo Falcioni

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No, non è questa l’America. E il vento di Francia non ha portato spifferi “del sol dell’avvenire” nelle urne del Belpaese.

Che Paese! Tocca il fondo, fanalino di coda in tutti gli indici internazionali che contano e qui la “casta” gioca al teatrino della politica. Prima, durante e dopo il voto, sempre il solito refrain, quello del muso duro, dell’uno contro l’altro, delle balle astronomiche per convincersi e convincere che i “numeri” sono una opinione.

Nessuno, né i “vincitori” né i “vinti” terranno conto del partito più grosso, quello degli astenuti. Il messaggio politico più significativo di questa tornata elettorale non trova sponda politica. Non è vero che è solo un segnale “passeggero”.

Pierferdinando Casini, uno degli sconfitti più sconfitti fra gli sconfitti, una cosa giusta l’ha detta: “L’Italia è il Paese dove oramai tutti sono contro tutti”.

I vari “fans” di questo o quel partito, di questo o quel candidato, stanotte hanno brindato, sventolando bandiere. E’ il ballo del “particulare”: a nessuno (a nessuno) frega niente della propria regione e della propria nazione, in quanto identità, comunità, popolo. Ed è la festa dei “fanatismi” e dei “fanatici”. Dietro le ideologie della prima Repubblica c’erano anche cuore, ideali, valori. Qui cosa c’è?

Adesso la nuova frottola (sempre di Casini) è la “riconciliazione nazionale”. Per fare le … riforme. Per fare dell’Italia un Paese … normale.

Tranquilli, ci pensa Renzo, il figlio di … Bossi.

Ore 12 - Ebbene sì, che sia un "referendum" su Berlusconi!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSerioso, corretto e sempre impegnato a spaccare in quattro il capello, il Partito democratico si “scandalizza” perché Berlusconi chiama i 40 milioni di elettori di domenica e lunedì a un voto pro o contro se stesso.

Sì va alle urne per le regioni e per diverse province e comuni. Il confronto dovrebbe concentrarsi sui candidati, sui programmi, sulle alleanze. Ma non è così.

Perché senza la radicalizzazione il Pdl subirebbe un tracollo, ma anche perché, comunque, i territori dove si vota sono in Italia, in mezzo ai problemi dell’intero Paese.

Perché Bersani e l’opposizione non accettano la sfida di Berlusconi e, approfittando di questo appuntamento elettorale, non chiamano gli italiani a un referendum su Berlusconi?

L’occasione è da cogliere. Il momento è favorevole. L’Italia è nel morso di una crisi durissima, con una perdita del Pil di 5 punti, il peggior risultato degli ultimi 40 anni! Perduti un milione di posti di lavoro, cassa integrazione che si moltiplica in termini algebrici, il debito pubblico che esonda. Nella tanto vituperata Prima repubblica, dati così avrebbero spazzato via Premier, Governo, leader di partiti.

Tutto questo incide pesantemente a livello territoriale e quindi il voto può (o deve?) essere trasformato (anche) in un referendum sul governo e su Berlusconi.

L’adunata-boomerang di Piazza San Giovanni è pari solo a quelle inscenate nella Corea del Nord di Kim Jong II, nell’Iran di Ahmadinejad e nella Bielorussia di Lukashenko. L’unica differenza è che là, almeno, le piazze sono… piene.

L’arroganza, la volgarità, la ringhiosità di questi giorni dimostra che Berlusconi è in crisi: mena fendenti a vanvera, di fronte al suo elettorato sempre più deluso e smarrito, pronto a dare un segnale di “disaffezione”, disertando le urne.

Cosa aspettano Bersani e gli altri leader dell’opposizione a uscire allo scoperto, accettando la sfida “politica”? E’ l’ora di battere un colpo adesso, che il ferro è caldo. Anzi, rovente.

Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

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Ore 12 - Fra i due litiganti, il terzo ... gode

pubblicato da Massimo Falcioni

altroResta valido e attuale l’antico adagio che fra i due litiganti, il terzo gode. Soprattutto quando ci si azzuffa anche all’interno stesso dei singoli schieramenti, in perenne contrasto.

A un Pdl, partito di “aria fritta”, come dimostrato dal pasticcio delle liste, si contrappone un Pd “frittata” e autolesionista.

Berlusconi ha le sue gatte da pelare: Fini tira stilettate a non finire in attesa di salutare la campagnia “azzurra” e metter su bottega in proprio; Bossi osserva e alza il tiro mettendo il cappello sul governo.

Ma Bersani non è … da meno. Con un Pidì a corrente alternata sempre pronto alla resa dei conti interna e soprattutto con un alleato (Di Pietro) inaffidabile e impegnato a “pugnalare” alle spalle. Ma sbaglia chi se la prende con l’ex Pm, che fa solo il proprio mestiere.

Il Partito democratico si inguaia da solo: invece di pensare al Paese e confrontarsi sulla base di proposte di governo concrete, gioca di rimessa, porta gente in piazza per darla in pasto al leader dell’Idv, che non si lascerà sfuggire l’occasione di prendersi tutta la scena, magari gettando fango su Napolitano.

Il caos generale dimostra non solo l’inaffidabilità politica del Pdl e del Pd, ma la crisi del bipolarismo Made in Italy, dove a una sciocchezza del Pdl si contrappone una doppia sciocchezza di Pd e Idv.

A trarne vantaggio è il … “non schierato” Pier Ferdinando Casini, pronto a incamerare voti e poltrone alle elezioni, e, subito dopo, a dare forma al nuovo partito di centro, impensabile fino allo scorso anno.

Il bipolarismo dei due muri contrapposti è alle corde. S’ingrossano le file di quanti vogliono aria nuova. Non per tornare alla Prima repubblica, ma per non essere travolti dalla Seconda.

Ore 12 - Pdl caos. Se questo è il "primo" partito d'Italia ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl Pdl, o almeno una sua parte, ora incolpa la sinistra diabolica. Come se le proprie incapacità e i propri “casini” interni, intrighi e congiure, siano il frutto del sabotaggio altrui.

Ma il partito del “predellino” si “smonta” da solo, affoga nei propri pasticci. Perché era e resta una “invenzione” del suo fondatore padre/padrone Berlusconi.

Dall’editoriale del Corriere della Sera firmato Galli della Loggia: “Il Pdl non è nemmeno una corte, piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica … gente d’ogni risma ma di nessuna capacità”.

Ma chi ha nominato i “sottopanza” portandoli sulla tolda di comando? Nemmeno il potente collante del potere basta più: beghe di bassa lega si intrecciano con nodi irrisolti di identità e gestione.

E i risultati, sconcertanti, perché annullano l’essenza stessa del “berlusconismo”, si vedono. Fino all’ecatombe delle liste elettorali. Il Pdl va a pezzi.

Fini (“Così com’è questo partito non mi piace) e Berlusconi (“Se Fini insiste faccio io un nuovo partito”) sono già alle pratiche per la separazione, il divorzio è già in atto. E Bossi s’allontana, lanciando pietre al Pdl. “Il popolo è con noi”, grida il fido Bonaiuti. Come Storace prima del 25 luglio del 1943.

I sondaggi vanno giù. La delusione porta all’astensione. La vittoria (elettorale) sarà del partito dell’astensionismo. E lo sconfitto, dopo il voto, sarà Silvio Berlusconi.

Se il Pdl resta il primo partito d’Italia, questa è l’Italia. La seconda Repubblica scivola nella commedia dei bassifondi. Ma è già farsa.

Ore 12 - Berlusconi "fuorigiri": "La sinistra vuole lo stato di polizia". S'ode il tinitinnar delle manette ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNel Palazzo la tensione si taglia col coltello. E’ un affanno “trasversale”, ma chi sta peggio sono quelli del Pd.

Rimbomba il sinistro tintinnio delle manette. Ogni telefonata scatena il panico. Anche nel quartier generale del Premier la calma è solo apparente: si teme il “botto”. Adesso a chi tocca? Non si esclude più nessuna opzione. In questa atmosfera carica di elettricità, una scintilla potrebbe fare esplodere tutto.

Nessuno ne parla apertamente ma tutti temono che “qualcosa” possa capitare addirittura a Silvio Berlusconi. Sarebbe la fine! Lui, il SuperCav. va a briglie sciolte: “La sinistra vuole lo Stato di polizia!”. Ma l’intreccio fra nodi giudiziari e nodi politici riporta inevitabilmente a Tangentopoli, al ko della Prima repubblica.

Il Pdl non gliela fa a chiudere le liste: si teme di candidare gente “sospetta”. Le “liste pulite” invocate dal capo/padrone sono piene di discussi, corrotti e indagati. Ce n’è per tutti i gusti, in ogni regione.

Berlusconi raccoglie quello che ha seminato. Il “menefrego” delle leggi e delle regole porta ognuno ad arrangiarsi come può, alla proliferazione di furbetti e furboni con “santi” in paradiso per il più vergognoso e colossale intreccio fra il malaffare e la malapolitica.

Ha ragione Peppe Pisanu: “Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante”. E’ il frutto del “berlusconismo”, il lascito della seconda Repubblica.

Silvio Berlusconi ha governato più tempo di Alcide De Gasperi. Dall’Italia resuscitata dopo le macerie della guerra e lanciata fra le grandi nazioni avanzate e democratiche del mondo, all’Italia fanalino di coda in tutto, meno che nello sfacelo politico.

Qui, dal Premier in giù, c’è una casta che pensa solo ai propri interessi, colma di potere (scandali) e di soldi. De Gasperi visse come un “eremita” e morì povero in canna.

Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

pubblicato da Massimo Falcioni

di pietro servizi segreti

Non è ancora fra l’incudine e il martello, Antonio Di Pietro, ma non si può negare che nuvoloni densi di guai si stanno addensando sopra il suo capo. Il leader dell’Idv ha troppi buchi neri che riguardano il passato (l’escalation in polizia, in magistratura e in politica) e il presente (“Un sistema di potere costruito con ex arnesi di altri partiti, gente di mano messa nelle liste, un figlio aduso alla clientela, un patrimonio immobiliare senza precedenti” Peppino Caldarola sul Riformista).

La goccia che fa traboccare il vaso è la “famosa” foto che ritrae l’ex pm nel convivio con Bruno Contrada e il capo della Kroll, il controspionaggio privato americano nel giro della finanza USA. Non sta a noi rifare qui la cronaca. Comunque, Tonino pare aver avuto e pare avere vuoti di memoria degni di un imputato sotto interrogatorio: non ricordo, non sapevo, non so.

Perché il capo dell’Idv minimizza e finge di non ricordare? Forse perché troppi scheletri ingombranti restano chiusi nell’armadio dell’ex pm. Molti sono gli interrogativi senza risposta, ma quello politicamente più inquietante riguarda il sospetto di un Di Pietro “strumento” e “terminale” di servizi segreti e americani interessati a destabilizzare la Dc e il Psi e far saltare la Prima Repubblica. Da lì la “copertura” a Di Pietro per innestare la bomba di Tangentopoli.

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Se la destra fa "cappotto", si torna alla Prima repubblica. A meno che Bossi ...

pubblicato da il passator cortese

Toc toc: chi è che bussa? E’ la Prima repubblica! Se, vista l’aria che tira nel Pd e dintorni, alla destra riuscisse il colpaccio di ribaltare il risultato delle ultime regionali e fare cappotto in questa tornata “amministrativa” di fine marzo, Pdl e Lega avrebbero (quasi) il monopolio del potere in Italia sia a livello nazionale che a livello locale.

In definitiva, un quadro da Prima repubblica.

Con una parte “obbligata” ad esercitare funzione di governo e l’altra parte stretta nell’angolo dell’opposizione. Alla faccia del bipolarismo che prometteva la facile … alternanza.

Forse, più che puntare su Bersani e compagnia cantante di questa sinistra allo sbando, sarà il caso di tifare per … Bossi.

La Lega ha il vento in poppa e può davvero trionfare in questo round elettorale, togliendo il sonno (e non solo) al Cavaliere. Il “Senatur” conquisterà il Nord e stavolta lascerà il segno anche nel Centro sud.

A quel punto nel Pdl suoneranno le sirene d’allarme. Potrebbero anche essere i rintocchi delle campane … a morto.