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Tutti gli articoli con tag privatizzazione

Intervista - polisblog incontra Claudio Gatti, autore di “Fuori Orario”

pubblicato da Giovanni Molaschi



La scorsa settimana, come raccontato (anche) da polisblog.it, il Viceministro dei Trasporti Roberto Castelli ha ammesso le deficienze del sistema ferroviario italiano precisando che per le tratte dell’alta velocità bisogna migliorare la comunicazione tra gli addetti ai lavori.

Le infrastrutture italiane, come sottolineato (anche) da Emma Marcegaglia, allo stato attuale non potranno garantire al paese il futuro a cui dovrebbe aspirare per poter crescere nei migliori dei modi.

Per capire perché l’Italia sia ancora vittima del proprio passato abbiamo deciso di intervistare Claudio Gatti, autore per chiarelettere, dell’inchiesta “Fuori Orario”.
Di cosa parla “Fuori Orario”?

Nel 2011, l’Italia compierà 150 anni. In quello stesso anno le Fs perderanno il monopolio della tratta più redditizia dell’intero sistema ferroviario, e cioè la Roma-Milano ad alta velocità.

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Acqua come diritto o acqua come merce: ricomincia oggi la lotta alla privatizzazione

pubblicato da davide f.

pozzo d'acqua, da flickr, http://www.flickr.com/photos/28129241@N06/2620946908/, creative commonsSi è tenuto nei giorni scorsi a Milano il il convegno “Per un nuovo diritto all’acqua”, organizzato dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, in collaborazione con la Campagna europea Water e con un ampio numero di organizzazioni non governative italiane e straniere. L’acqua resta uno dei temi fondamentali attorno a cui si gioca una battaglia decisiva a livello locale, nazionale e globale. Ne avevamo parlato dieci giorni fa, anticipando questo appuntamento che si è concluso a pochi giorni di distanza dall’altro importante Forum dei Movimenti italiani per l’acqua, tenutosi ad Aprilia.

Cosa sta succedendo in Italia? Oggi scade la moratoria sulla privatizzazione dell’acqua che il movimento riuscì a strappare un anno fa al governo di centro-sinistra; da questo momento i singoli enti locali potrebbero tornare a esternalizzare la gestione delle reti idriche. I gruppi italiani si stanno organizzando per resistere, nella palude della normativa italiana. Renato Di Nicola, una delle voci storiche dell’opposizione alla privatizzazione dell’oro blu in Italia così commenta:

“L’acqua pubblica, in Italia, è competenza di ben cinque ministeri e ci sono situazioni differenti in tutto il Paese. Esempi di gestione pubblica, gestione mista pubblico privato e gestione privata”.

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Tremonti parla di etica nell'economia e intanto privatizza l'acqua in Italia

pubblicato da davide f.

In Italia l’acqua è sulla via della privatizzazione. Giulio Tremonti, mentre ripete espressioni come “etica nell’economia e nella finanza” scrive leggi che negano il diritto al bene comune più importante, l’acqua. La notizia e’ passata nel silenzio piu’ assoluto, ma grazie al Forum italiano per l’acqua, che segue attentamente questo tema fondamentale, la voce è circolata.

Il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112, scritto da Tremonti. Nel comma 1 si afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Scrive il missionario comboniano Alex Zanotelli sul settimanale Carta:

“Cosi’ il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia e’ oggi tra i paesi per i quali l’acqua e’ una merce (in mano alle multinazionali). Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’acqua, queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male.”

Nei casi locali in cui l’acqua è stata privatizzata i prezzi per i cittadini sono saliti alle stelle e il servizio spesso e volentieri è peggiorato. Un esempio, Latina. Nel 2005, Acqualatina, (in mano, col 46,5% delle azioni, alla multinazionale Veolia) decide di aumentare le bollette del 300%. 4.000 famiglie iniziano una protesta pacifica rifiutandosi di pagare l’acqua all’azienda privata e versando i soldi al Comune. Ora, pare che Acqualatina abbia iniziato a mandare casa per casa vigilantes e carabinieri a staccare i contatori e chiudere i rubinetti.

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Riforma Gelmini: la Legge 133 è passata, ma in piazza si gioca ancora agli opposti estremismi

pubblicato da Luca Landoni

In questo video per par condicio vi presentiamo la versione degli scontri del Blocco Studentesco

29 ottobre 2008. E’ la data di ieri, e va ben rimarcata visto che son passati trent’anni e spiccioli dall’epoca degli scontri di piazza. Eppure ancora i media si crogiolano nella teoria degli opposti estremismi, del movimento degli studenti al bivio tra violenza e non-violenza, in una sciarada di antichi luoghi comuni e linguaggio pseudo-impegnato anni settanta. E’ come vivere su un pallone aerostatico nella stratosfera, per citare atmosfere alla Edgar Allan Poe, e guardare la realtà da lontano con un lungo cannocchiale (appannato).

La realtà è che il decreto è passato al vaglio del Parlamento e che è allo studio un secondo provvedimento, questa volta incentrato sulle università, il cui contenuto sarà probabilmente reso noto la settimana prossima. In attesa di conoscerlo, e preso atto anche della posizione di Umberto Eco contro la protesta studentesca (che a suo dire favorirebbe le baronie universitarie) proviamo a capire che cosa è successo ieri in piazza Navona e soprattutto alla stazione Lambrate di Milano.

Roma. Di colpo ai margini del corteo si fronteggiano due gruppi, uno del cosiddetto Blocco Studentesco, estrema destra, uno apparentemente più spontaneo, ma in realtà composto in buona parte da gente dei centro sociali e dei Collettivi. Si prendono a bastonate, agitano manganelli e usano qualsiasi cosa capiti loro a tiro (avrete notato l’enorme pinocchio di legno rubato a un negozio) per menarsi. Poi in serata quelli del Blocco addirittura finiscono in televisione, a Matrix, e si fanno una bella pubblicità. I centri sociali invece non sono stati invitati, per cui se ne saranno tornati a casa con le pive nel sacco.

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La Riforma Gelmini sbarca a Ballarò

pubblicato da Luca Landoni

Non poteva che arrivare anche a Ballarò lo scontro sulla Legge 133 che in questi giorni ha visto protagonisti studenti e forze politiche in un braccio di ferro feroce.

Dopo la consueta apertura di Maurizio Crozza, Giovanni Floris imbeccherà sull’argomento “Lo scontro sul Decreto Gelmini” il presidente dell’IdV Antonio Di Pietro, Pierluigi Bersani del PD, il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi, il vice-presidente della Camera Maurizio Lupi, l’imprenditore Diego Della Valle e il filosofo della “Luiss” Dario Antiseri.

Dal comunicato stampa Rai:

Una puntata in cui si cerchera’ di capire cosa sta avvenendo nel mondo della scuola, dove continuano le manifestazioni degli studenti ed è in arrivo lo sciopero di giovedì. Il tutto al centro di un rinnovato scontro politico tra centrodestra e centrosinistra già alle prese con le tante crisi dell’Italia.

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Riforma Gelmini, ma quale 68... la parola d'ordine è fare casino

pubblicato da Luca Landoni



Lo chiameranno l’Autunno caldo della scuola, vogliamo scommettere? I paralleli col passato, 68 o 77 scegliete voi, già si sono sprecati da tempo, e una legge giornalistica non scritta non vede l’ora di creare il caso per sostituire momentaneamente il razzismo che non tira più tanto. E allora quale migliore occasione di strumentalizzare i disordini di ieri per inventare una generazione protestataria che non esiste?

Ma prima i fatti. Ieri due cortei a Roma e Milano, partiti dalle rispettive Università La Sapienza e Statale, hanno cercato di occupare i binari della ferrovia per impedire la partenza dei treni. Ora, a parte la furiosa reazione dei pendolari che giustamente lavorano e di ragazzini sfaccendati che rovinano loro la giornata non vogliono sentir parlare, si è registrata ovviamente anche quella delle forze dell’ordine che hanno fatto muro e alla stazione Cadorna FN di Milano non hanno lasciato entrare nessuno. Qualche facinoroso ha tentato di forzare il blocco (si fa per dire) nonostante il tentativo di parlamentare da parte del capo della polizia e si è beccato qualche manganellata. Il bilancio finale parla di tre feriti e tre contusi, 4 dei quali se ne sono andati tranquillamente senza farsi medicare, il che già la dice lunga.

E questo sarebbe il nuovo sessantotto? Ma per favore. E’ dagli anni 80 che si cerca disperatamente di accreditare i giovani di chissà quale rabbia repressa nei confronti delle istituzioni quando la realtà è una soltanto. Fare casino tanto per fare. Me li ricordo bene i cortei della famosa Pantera griffata 1989, che i giornali (soprattutto di sinistra) incensavano, mentre non erano che un’occasione per farsi due allegri passi in centro e sfoggiare i muscoletti alle studentesse, dimostrando che si era capaci di fare un picchetto.

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Riforma Gelmini: miti e verità del DL 112

pubblicato da Luca Landoni



Da giorni la scuola italiana è in fermento, e durante le manifestazioni di piazza si sono sentite innumerevoli bestialità, ma in qualche caso anche affermazioni corrette. Dal momento che a noi piace andare in fondo alle questioni dicendo le cose come stanno, vediamo cosa dice il famoso Decreto legge 112 e come si incrocia con la Riforma Gelmini. Anche stavolta procediamo per punti, per facilitare la comprensione del testo e delle critiche che ad esso si muovono.

Punto primo: la privatizzazione degli atenei. C’è chi parla di scomparsa dell’università pubblica, ma è davvero così? Il Dl ne parla all’art.16, che citiamo:

In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

Come vedete il passaggio è facoltativo e serve la maggioranza assoluta; appare quindi molto difficile che la decisione venga presa senza fondati motivi, e di fatto ne sono escluse tutte le grandi università. Mai e poi mai la Statale di Milano o la Sapienza potrebero avere il 51% del Senato accademico a favore.

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