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Tutti gli articoli con tag processi

L'impedimento NON è legittimo: i Pm di Milano verso il ricorso alla Corte costituzionale

pubblicato da paganini


Forse non sarà necessario procedere con il referendum abrogativo contro la legge sul legittimo impedimento minacciato da Antonio Di Pietro. Secondo il pm della procura di Milano Fabio De Pasquale, infatti, la legge è incostituzionale rispetto agli articoli 101 e 138 della Carta.

Il magistrato, impegnato nel processo sui presunti fondi neri di Mediaset, in cui Silvio Berlusconi è imputato per frode fiscale, si è trovato davanti ad una certificazione del segretario della presidenza del consiglio che attesta l’impossibilità dell’imputato a presentarsi il 21 e il 28 aprile. Un documento non ritenuto valido per un rinvio delle udienze, a meno di non andare incontro ad una violazione della Costituzione, di cui dunque dovrà occuparsi la Consulta.

Si ricomincia con la guerra tra S.Silvio martire e i magistrati politicizzati, siete pronti?

Il sabato del villaggio

pubblicato da Massimo Falcioni


Rullano i torpedoni verso la capitale. Il popolo “interclassista” risponde agli ordini del “sultano”, oggi a Roma, per la conta.

Altri tempi quando il Cavaliere ripudiava le piazze rosse “inutili” e “minoritarie”, quando il popolo vero, la “maggioranza silenziosa” se ne stava comoda a casa davanti alle libere tv del Biscione.

Se non fosse per le facce di Bondi, La Russa, Verdini, quello di oggi che s’intruppa a San Giovanni, la mitica piazza della sinistra che fu, potrebbe sembrare un popolo “festoso” che tocca con mano la “Roma ladrona”, il Palazzo, la Casta, la Politica.

Come dite? Che a Palazzo Chigi non ci sta Prodi, che al Campidoglio il bello “guaglione” e il “uolter” sono come la statue di Marcantonio e la fascia tricolore ce l’ha un ex fascista ripulito, che il Sultano tiene il potere da non si sa più nemmeno quando, che Bossi presto farà senatore persino uno come il figlio. “Ecchissenefrega”.

Questi (questo) hanno riportato la libertà, concesso il benessere, spazzato via con la ramazza … di leninista memoria i comunisti, hanno messo in riga giudici inneggianti al Che, hanno cancellato leggi e regole obsolete e inutili. Viva il Cav. Ieri, oggi, domani.

Pierluigi Bersani (anche stavolta) non c’azzecca, nell’affondo contro Berlusconi: “Fa il capo partito, il capo popolo, il capo lista, il capo redattore del Tg1, fuorchè fare il capo del governo”. Ma ringraziamo Iddio!

L’Italia peggio di così non è mai stata. Se questi l’hanno ridotta così, un ridicolo circo, senza governarla, chissà, governandola, cosa avrebbero combinato!

Così, per evitare i processi nei tribunali e per evitare il giudizio degli italiani, oggi Berlusconi chiama i compatrioti in piazza. Gliefarà vedere lui, al “nemico” (inventato)! Fra una settimana si vota. Gli italiani, nell’urna, possono fare in modo che quella di oggi sia l’ultima crociata. E l’ultima piazzata.

Il Cavaliere mette il turbo a governo e parlamento. Vuole salvare ghirba e deretano

pubblicato da il passator cortese

Chi l’ha detto che questo governo non fa le riforme? Un esecutivo che scrive una riforma lampo nello spazio di una nottata non ha riscontri nella nostra repubblica.

Le “lenzuolate” del povero Bersani sono rimaste lettera morta. La seconda repubblica non ha visto lo straccio di una vera, grande riforma a favore degli interessi generali.

Ed eccoci qua con il SuperCav che mette il turbo al governo del “sissignore!”. E al parlamento dei “nominati”, cui preme solo salvare lo scranno.

Le Camere che si accingono ad approvare una legge che sforbicia la durata dei processi diventano il simbolo del berlusconismo e della seconda repubblica. Altro che la “legge truffa” (bocciata …) di democristiana memoria! Allora si voleva “salvare” la democrazia, le alleanze e il futuro dell’Italia.

Adesso si vuole salvare solo la ghirba (e il deretano) del Cavaliere. Come il Cavaliere di Predappio?

Intanto il presidente emerito della Consulta Baldassarre boccia il Ddl sul processo breve: “E’ incostituzionale!”. Vade retro, comunista!

Attenti al "calcio d'asino" di Berlusconi!

pubblicato da Massimo Falcioni

Più ringhioso di così, il già ringhioso Silvio Berlusconi, non è mai stato. Vuol dire che mai prima d’ora aveva subito un tale ko, mai come oggi teme per il proprio futuro di uomo politico e anche di imprenditore e forse anche di uomo libero.

Il Cav è uno abituato a tirare la corda, a strattonare, fino a che tutti gli altri non si sono piegati ai suoi voleri.

Stavolta, con la decisione della Corte Costituzionale sull’incostituzionalità del lodo Alfano, è venuto alla luce l’iceberg dell’ “altra” Italia: che non si fa intimidire e che non piega la schiena, che crede ancora nella legalità. Una Italia confusa, piena di limiti e difetti, ma con un concetto “sano” dello Stato e delle sue regole.

Berlusconi torna ad essere (quasi) un cittadino italiano come tutti gli altri cittadini italiani. Il Premier, arroccato nell’incredibile status di “primus super pares” (una aberrazione dei suoi cortigiani) violava il principio basilare della nostra Costituzione che vuole i cittadini uguali di fronte alla legge.

Ma il limite di “rottura” non è stato superato. Lo stato di diritto, il fatto che la legge è uguale per tutti, si è salvato.

Non si salva invece Berlusconi. Al di là dell’iter e delle conclusioni dei processi che ripartono, Berlusconi, più e peggio di ogni altra volta, ha gettato la maschera dimostrando (la sua sintesi sta in quell’urlo fuoriditesta “Viva l’Italia, viva Barlusconi” che identifica se stesso con l’Italia) quello che è: un egocentrico assolutista e integralista che per salvaguardare se stesso, il suo potere e i suoi interessi, può arrivare ad “avvelenare i pozzi”. Insomma, cada “Sansone con tutti i filistei”.

Ma i nodi vengono al pettine. Berlusconi non solo non sarà mai uno statista, ma dalla sua esperienza politica uscirà con “tutte le ossa rotte”. Il tonfo si udirà da lontano. E per molto tempo.

Il Partito Democratico, l'etica, le inchieste della magistratura

pubblicato da paganini


La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta, non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. [..] Si è creato così un vuoto politico molto pericoloso, che ha dato spazio alla demagogia populistica, all’arroganza di ristrette oligarchie e anche a poteri opachi che tendono a sottrarsi al controllo della legge e delle istituzioni democratiche. […] Il Partito Democratico sa bene che anche la conquista di nuovi diritti può rivelarsi effimera, se non si afferma un’etica pubblica condivisa, che consenta agli italiani di nutrire un senso più alto dei loro doveri.

Questo è quello che potete leggere sfogliando le 11 pagine del Manifesto dei valori del Partito Democratico, mentre di tutt’altro tenore sono le notizie che arrivano da tutta la Penisola e che sono ben riassunte dalla copertina de L’Espresso di oggi. A Firenze, Napoli, Roma, Genova e Perugia, in Campania, Toscana e Calabria, nelle carte dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, emergono fatti e misfatti molto imbarazzanti per un partito che vorrebbe rilanciare l’etica della politica.

I processi sono ancora in corso, quindi vale la presunzione di innocenza per tutti, ma sembra davvero inverosimile che tutte queste inchieste siano soltanto una coincidenza e che tutti questi giudici si stiano sbagliando. E così, mentre Walter Veltroni e Massimo D’Alema continuano il loro eterno duello a colpi di fioretto e televisioni (Red Tv e YouDem Tv), l’immagine pubblica del nuovo soggetto politico, che non ha compiuto neppure un anno, è già molto appannata.

Voi come la vedete?

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Pansa, "scomodo voltagabbana" fa le valige: dall'Espresso al Riformista

pubblicato da Massimo Falcioni

Non è come lo scoop del passaggio di una “velina” in tivù, ma fa comunque notizia la fine del sodalizio di Gianpaolo Pansa con l’Espresso, settimanale oggi definito dal giornalista “troppo girotondino e ossessionato dall’antiberlusconismo”.

Pansa ha dimenticato il proverbio dei ragazzini di una volta: “Chi lo dice sa di esserlo” e scarica adesso su altri il proprio antico livore che aveva nei confronti del “venditore di tappeti di Arcore”.
Così il “Bastiancontrario” se ne va dall’Espresso dopo 31 anni ruggenti per approdare al Riformista di Antonio Polito. Come, più o meno, se ai tempi di Gianni Rivera, il golden boy fosse passato dal Milan al Casalpusterlengo.

“Spero che tireremo qualche sassata nelle vetrine dell’informazione” – si schernisce Pansa, perché “un giornale piccolo è meglio di un giornale grande”. Giornalista di “sinistra”, scomodo alla nomenclatura dell’ex Pci-Pds-Ds poi Pd (di lui Massimo D’Alema disse “Si fa leggere dalla prima all’ultima riga, ma non capisce un cazzo di politica: peggio di lui solo Prodi) è stato accusato di “voltagabbana” con i suoi libri Il sangue dei vinti, Sconosciuto 1945, La grande bugia, I gendarmi della memoria che, rompendo l’iconografia classica della Resistenza senza macchia e senza paura, raccontano delle violenze materiali e morali e degli assassini compite dai partigiani comunisti nei confronti di fascisti, partigiani bianchi e anche cittadini comuni dopo l’8 settembre e dopo la Liberazione.

L’altro grande vecchio de L’espresso, Giorgio Bocca, lo ha accusato di aver gettato fango sulla Resistenza. E’ stata poi montata una canea tale che durante i tour di presentazione dei suoi libri, Pansa è stato non solo contestato ma anche minacciato e impedito di presenziare a molti eventi. In nome della democrazia.

Da tempo, leader della sinistra come Fausto Bertinotti (definito da Pansa “Parolaio rosso”) o come Massimo D’Alema (“Dalemoni” alludendo all’inciucio tra l’ex leader Ds e Berlusconi ai tempi della Bicamerale) gli hanno tolto il saluto. Pessimo anche il rapporto con Veltroni (Veltrusconi) leader del Pd.

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Alfano e la riforma della giustizia

pubblicato da fc

Dall’agenda del premier all’agenda di Alfano. Al Giornale piace curiosare nelle scartoffie dei potenti per capire cosa ci attende in autunno. Quell’autunno caldo teorizzato da Veltroni che per il 25 ottobre (nel pieno della “drammaticità della situazione economica e sociale”, parole sue) punta a trascinare l’intera Penisola in piazza contro il Governo. Non alla maniera di Di Pietro, non alla maniera di Grillo (che poi, forse, è la stessa cosa) ma con un’ambizione ben precisa: organizzare “la più grande manifestazione dell’opposizione riformista nella storia del nostro Paese”.

Intanto, però, la maggioranza studia le prossime mosse: riforma della giustizia, legge elettorale per le europee e federalismo fiscale. Ed è proprio sul primo punto che stamani, in un colloquio esclusivo con il quotidiano di Giordano, il ministro della Giustizia ha anticipato “in modo organico” per la prima volta come cambierà l’ordinamento giudiziario. Strizzando l’occhio al Pd (”Deve decidere - dice - se continuare a nutrirsi di antiberlusconismo o dare un contributo al cambiamento del Paese”) ma senza far sconti a nessuno: “Ascoltiamo le ragioni di tutti (magistrati inclusi, ndr) ma poi non ci fermiamo”.

Nella bozza del ministro al primo posto compaiono gli obiettivi ordinamentali che tradotto in soldoni vuol dire riforma del Csm e ridefinizione dei suoi compiti; al secondo il processo civile con l’e-justice, la semplificazione del rito e l’accelerazione dei processi; al terzo il processo penale con l’effettiva terzietà del giudice e l’obbligatorietà dell’azione penale; al quarto, infine, l’efficiente gestione della spesa con interventi sulle carceri e, in particolare, sulle sedi disagiate. I tempi? Se fila tutto liscio - secondo Alfano - l’intero processo di revisione del sistema giudiziario dovrebbe concludersi anche prima della fine della legislatura. Resta da capire, ora, che ne pensa il Pd perchè, sostiene La Torre, “cambiare è necessario” ma “a fare la riforma deve essere il Parlamento”.

Il nuovo rapporto Demos fotografa la delusione degli italiani

pubblicato da fc

L’indagine “Atlante Politico” della Demos pubblicata oggi da “Repubblica” (consultabile qui nella sua forma completa) fotografa un’Italia tendenzialmente simile, nelle intenzioni di voto, a quella dell’aprile scorso con il Pdl al 37,5% (37,4%), la Lega all’8,9% (8,3%), il Pd al 29% (33,2), la Sinistra Arcobaleno al 3,4% (3,1%) e - sorpresa! - l’Italia dei Valori che schizza dal 4,4% al 7,4% e l’Udc dal 5,6% al 7,8%.

Ma, nonostante il gradimento del governo continui a salire (ora siamo al 44,1%), il giudizio su Silvio Berlusconi è profondamente mutato: dal maggio scorso, infatti, ha perso ben 15 punti percentuali scendendo dal 61,4% al 46,4%. Stesso discorso per Walter Veltroni che perde addirittura il 25% dei consensi ma, per il 89,8% degli elettori del Pd resta comunque il “leader indiscusso”.

A cosa imputare il crollo del premier? Contrariamente alle previsioni, sembra proprio che i tre provvedimenti cosiddetti “salva premier” non abbiano riscosso l’atteso favore da parte dei cittadini: il sospendi-processi è inviso al 73,4% degli italiani, le norme sulle intercettazioni al 52,3% e, il lodo Alfano al 65,3%.

Dopo il salto alcuni grafici riassuntivi dell’indagine.

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Napolitano rimette in riga il Csm: i giudizi di costituzionalità spettano solo alla Corte

pubblicato da Luca Landoni

Tutto secondo copione. Poche ore fa il Csm ha espresso il suo parere contrario al decreto legge 92, meglio conosciuto come “blocca-processi”. Le molteplici indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi con grande scorno di Nicola Mancino erano dunque veritiere, e la relazione Pepino-Roia è stata accolta nella sua integrità dall’organo rappresentativo della magistratura, che come sappiamo è in grande maggioranza schierato a centro-sinistra.

Dell’anomalia tutta italiana che vede la predominanza del rosso tra i colori togati abbiamo già detto. Posso anche anticiparvi che a breve seguirà un’inchiesta tesa a scoprire vita, morte e soprattutto miracoli di ciascuno dei membri rappresentanti del Csm. Questa sera tuttavia rimaniamo sull’argomento Napolitano, dato che per una volta il nostro Capo di Stato ha assunto un’iniziativa relativamente coraggiosa.

Dopo aver censurato le fughe di notizie il Presidente chiarisce il diritto del Csm ad esprimere un parere, in base alla legge n. 194 del 1958 e alla consuetudine. Tuttavia “non puo’ esservi dubbio od equivoco sul fatto che al Csm non spetti in alcun modo quel vaglio di costituzionalità cui, com’e’ noto, nel nostro ordinamento sono legittimate altre istituzioni”. Bisogna dunque attendere il parere della Consulta, che pur annunciandosi con ogni probabilità negativo (parere espresso anche da Cossiga) è l’unico rilevante.

Napolitano tenta così di rasserenare il clima evitando, dice lui, un “conflitto istituzionale”. Molti segnali lasciano tuttavia intendere che sia troppo tardi.

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Pecorella: "Un premier condannato non sarebbe credibile"

pubblicato da fc

Dall’intervista che il deputato del Pdl Gaetano Pecorella ha rilasciato qualche minuto fa a Radio Radicale traspare – finalmente – in modo cristallino l’intento di Berlusconi di approntare norme ad personam in vista dell’imminente giudizio sul processo Mills che lo vede coinvolto a Milano.

Spiega infatti il legale del premier: “Il processo a Silvio Berlusconi terminerà a fine settembre ed è chiaro che un presidente del consiglio che avesse su di sé la condanna per una pena molto grave, come per il tipo di reato contestatogli, difficilmente potrebbe continuare a presentare sulla scena internazionale con sufficiente credibilità. Quindi o si corre questo rischio, che per il Paese sarebbe un disastro, o si approva auspicabilmente con l’opposizione una legge che sospende i processi per le alte cariche dello stato”.

L’ipotesi delle dimissioni nel caso di condanna – notiamo con sommo rammarico – non è affatto contemplata nell’analisi dell’avvocato Pecorella che, tra l’altro, fa finta di mostrarsi preoccupato per l’immagine dell’Italia quando poi traspare benissimo che gli sta a cuore solo quella del Premier.

In Svezia, nel 2006, un ministro si è dimesso perché si è scoperto che non pagava né il canone, né i contributi alla sua colf. In Italia, per evitare che un premier possa essere condannato in corruzione in atti giudiziari (reato ben più grave), invece, si approvano norme ad hoc col preciso obiettivo di non fargli perdere la poltrona.
D’altronde, mica sono tutti così intelligenti come noi?