Oscurato mediaticamente dal processo breve, il Pnr, cioè il Piano Nazionale di Riforme (il vecchio Dpef con un nome nuovo), va avanti zitto zitto per la sua strada, cercando una sincronizzazione con le politiche economiche dei 27 stati membri dell’Europa.
Sono undici le priorità sbandierate dal premier Berlusconi, con la riforma fiscale al primo posto. Ma c’è poco da illudersi: le tasse non scenderanno. Anzi! La pressione fiscale è oggi al 42,5% e dovrebbe addirittura salire al 42,7%.
Le altre stime del governo contenute nel documento approvato dal Cdm, sono queste: Pil 2010 all’1,1%, in calo rispetto alle previsioni precedenti (1,3%), e all’1,3% nel 2012. Deficit/Pil 2010 al 3,9% e nel 2012 al 2,7%.
Il Ministro Tremonti gongola: “Noi non siamo più il terzo debito pubblico del mondo, la Germania ci ha superato, noi oggi abbiamo il quarto debito pubblico nel mondo”. Per poi sottolineare ancora, “il nostro debito è salito non perché abbiamo fatto spesa pubblica ma perché è sceso il Pil”. Bene. Anzi male.
Perché i piani restano piani e l’economia reale continua a fare acqua da tutte le parti. Si prosegue con le analisi trite e ritrite e le promesse che lasciano il tempo che trovano. Il debito pubblico si è impennato al 119% del Pil, le famiglie hanno visto cadere i loro risparmi e il potere d’acquisto e l’economia, dopo il crollo del biennio 2008-2009, è tornata a crescere ma a passo di lumaca.
Nel Piano nazionale di riforme il governo continua a riproporre la stessa solfa: infrastrutture, federalismo, efficienza amministrativa, energia, concorrenza. Solito refrain. Una sola cosa è certa: ci sarà una nuova stangata. L’ennesima scure che si abbatte sul groppone degli italiani. E l’Italia non esce dal pantano.
Silvio Berlusconi festeggia e offre pranzi per la vittoria ottenuta ieri alla Camera sul processo breve. Il premier si è fatto tagliare un abito personale, una prescrizione su misura, intanto per annullare il processo Mills, poi si vedrà.
Insomma, una legge che dimostra, come ricordava Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: “Che lui è lui e gli altri non sono un cazzo”: una misura feudale di privilegio, oltre che di immunità.
Ecco perché il risultato di ieri resta nel gozzo, a molti. Ecco perchè il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano valuterà gli effetti prima del voto finale, rinviando ogni suo commento ad majora e i vescovi si dicono apertamente contrari. A questo punto, la domanda è: è vera vittoria o è vittoria di Pirro?
Perché? Il padre-padrone è interessato solo alle questioni giudiziarie personali e a poc’altro. Su questo tutti devono obbedire e combattere. Sul piano politico comanda la Lega. Il partito del predellino è un minestrone di correnti in mano a capi e capetti che pensano al potere, alla carriera, agli affari. La maggioranza non è più quella votata dagli elettori, ma un appicicaticcio di mercenari comprati con un piatto di lenticchie (dorate). Se ne riparlerà dopo il voto di maggio.
Ieri il capogruppo Pdl Cicchitto è stato strapazzato alla Camera perché ha cercato di nascondere se stesso e il suo datore di lavoro dietro la famosa frase di Aldo Moro: “Non ci faremo processare dalle piazze”. La verità è che il (suo) premier non si fa processare nemmeno nei tribunali.
Ieri alla Camera è stato approvato il processo breve: che cosa cambia per Silvio Berlusconi? Ma soprattutto che cosa cambia per tutti gli altri processi in corso? Cerchiamo di fare il punto: Francesco Grignetti su la Stampa spiega che non hanno ragione né il centrodestra - il provvedimento colpirebbe solo lo 0,2% dei processi… - né il CSM.
La realtà sarà un filo diversa, ma al momento è ancora difficile da delineare
Il meccanismo di accelerare i tempi della prescrizione, ma soltanto per gli incensurati e soltanto nel primo grado dei processi, è però talmente bizantino che nessuno sa bene quale sarà il risultato pratico. A differenza di quanto temono le famiglie delle vittime, difficilmente cadranno in prescrizione i reati legati al disastro ferroviario di Viareggio (…) Se però si va a guardare nel corpaccione dei 170mila processi che già oggi si prescrivono, salta agli occhi che sono i colletti bianchi quelli che più facilmente la fanno franca.
Prosegue dopo il salto.
Continua a leggere: Processo breve approvato, che cosa cambia per Berlusconi
È passato il processo breve: la votazione alla Camera si è conclusa con 314 voti a favore, 18 di scarto. Ha vinto Berlusconi, hanno vinto le leggi ad personam, il personalismo, il peggio dell’Italia. Vi aspettavate qualcosa di diverso?
L’articolo 3, modificato da un emendamento del relatore Maurizio Paniz, riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati passando da un quarto a un sesto della pena edittale. Si applica ai processi che non sono ancora giunti a sentenza di primo grado. Non riguarda i reati di grave allarme sociale: terrorismo e mafia, ad esempio. Contro questa norma hanno tuonato le opposizioni, sostenendo che è l’ennesima legge ad personam applicabile al processo Mills, in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi.
Prima è passato l’articolo 3 con 18 voti di scarto a favore della maggioranza. Conteneva la norma che salvava gli incensurati - quella che interessava a Silvio Berlusconi, chiaro - già lì era fatta.
Bene. Ora abbiamo ufficialmente la diciannovesima o ventesima legge ad personam. Dice bene Casini: era su un binario morto il processo breve, quando il cavaliere ha capito che gli tornava utile, l’hanno tirato fuori dal cassetto e ci hanno bloccato il Parlamento per un mese. Avessero la stessa energia e la stessa attenzione a tirar su un paese alla deriva: quell’energia ce l’hanno solo per il loro ricchissimo e inconcludente - malgrado al governo non da ieri - padrone.
Processo breve, si ricomincia alle 9.30 di oggi. Ieri una giornata di schermaglie e riscaldamento, oggi si dovrebbe arrivare alla votazione verso le 20 di stasera. Che cosa cambia se passa il processo breve - ma soprattutto la prescrizione breve? Lo riassume bene il Corriere
tra i processi che potrebbero «saltare» grazie ad essa non c’è solo quello sul caso Mills che vede coinvolto direttamente Silvio Berlusconi. Tra gli altri ci sarebbero anche quello per il crac Parmalat (100mila risparmiatori truffati e 22 persone imputate per bancarotta e associazione a delinquere, oltre a una serie di banche indagate e imputate), il processo per il crack Cirio, il processo Eternit di Torino (dove ci sono quasi 3.000 parti offese), quello per lo scandalo rifiuti a Napoli
Per farvi un’idea, rileggete quanto scritto in passato sul processo breve, e se avete tempo buttate un occhio alla diretta in streaming.
Il governo giapponese getta la maschera e alza il livello di gravità per l’incidente di Fukushima. Il premier Naoto Kan: “La situazione si sta stabilizzando”. Ma la Tepco ha imparato a dire al verità: “Forse peggio che a Chernobyl”. Magari è il caso di smettere di tergiversare? Non menare il Kan per l’aia
Il buon Castelli paragona gli immigrati alle Brigate rosse: “Se si rendesse necessario, dovremmo sparare addosso a loro come abbiamo fatto contro i terroristi”. Che parallelo. Almeno i brigatisti avevano dei covi confortevoli in cui nascondersi, questi poveracci non hanno neanche un tetto sopra la testa. La stalla a cinque punte
Il verde Bonelli: “La prescrizione breve è un ‘tana libera tutti’ per i criminali”. A Berlusconi, però, l’unica tana che interessa è quella dell’adagio “donna nana, tutta…”. Mentre i suoi fedelissimi preferiscono rin-tana-rsi sotto le ali protettive del vecchio Cav. La tana del…Lupi
Documenti segreti americani testimoniano la piena consapevolezza degli Usa, fin dal dopoguerra, in merito all’esistenza degli alieni. La Cia ne ha trovato ampia traccia sia sul suolo degli States che in Italia. Per esempio, in Piemonte è stata recuperata la culla di Fassino: il reperto è stato subito portato nella celebre e misteriosa Area 51. Ora gli scienziati si pongono una domanda inquietante: il Pd è nato al Lingotto di Torino o è un’idea dei clingoniani? Il Visco volante
Dalle 15 alla Camera si discute di processo e prescrizione breve: se volete un riassunto di come e cosa si tratti c’è una scheda molto completa del Corriere, e anche se decisamente meno autorevoli anche noi nel nostro piccolo abbiamo dedicato ampio al processo breve.
Volete godervi live questo probabile Vietnam per la maggioranza?
La Camera si prepara ad affrontare il «Vietnam» del processo breve. La definizione è di Roberto Giachetti, responsabile d’Aula del Pd, che annuncia una serrata battaglia parlamentare: «Staranno tutti lì e faremo votare quando decidiamo noi - ha commentato in un’intervista al Corriere della Sera -. Ci sono circa 190 votazioni e non sono poche. Devono restare in aula dalla mattina alla sera e magari anche in seduta notturna». Perché la seduta continuerà ad oltranza e l’ipotesi di un proseguimento fino a mezzanotte è tutt’altro che peregrina
Potete seguirlo in streaming sulla web tv della Camera. Alternativa sempre dal campo? Seguirvi i tweet del deputato PD Andrea Sarubbi.
Quella che si apre domani, è la settimana del Ruby gate e del processo breve. Oltre alla trasferta di Silvio Berlusconi in Tunisia per cercare di sciogliere il ginepraio immigrati.
La situazione è quella che è, fra farsa e … quasi tragedia. Quel che fa il Governo e i suoi ministri si sa e si vede, quel che fa il Premier è oggetto di incredulità e derisione in tutto il mondo. E l’opposizione, o, per meglio dire, le opposizioni? In sintesi, parafrasando il vecchio Marx: “Le forze in lotta tra loro si avviano a una comune rovina”.
A esserne convinto è il capo dello Stato Giorgio Napolitano i cui ripetuti appelli per una inversione di rotta sono lasciati cadere nel vuoto.
Di fatto, a una maggioranza parlamentare debolissima politicamente ma in lievitazione per gli acquisti e per la corruzione di deputati “irresponsabili”, si contrappone una opposizione divisa e debole, incapace di protestare e tanto meno capace di saldare la protesta (debole e sparpagliata) alla proposta politica (ambigua e fumosa).
Gli italiani perdono fiducia in Berlusconi ma non ritengono credibile l’opposizione. Da qui lo stallo. Mentre torna la prospettiva del voto politico anticipato a giugno.
Non è giunta l’ora di riunire tutte le forze di opposizione, con la partecipazione dei movimenti sociali, in una grande convention per discutere - senza attendere il tempo delle primarie e dell’imminenza elettorale - su quali contenuti e con quali modalità vada condotta l’opposizione a un berlusconismo in declino e perciò tanto più pericoloso per la democrazia e la società?
“ E che cosa fare dopo, - come si chiede l’esponente di SEL l’ex deputato Alfonso Gianni - se un dopo ci sarà? “. Forse il Pd è troppo ripiegato su se stesso. E gli altri, Casini, Fini, Rutelli, già pregustano che, comunque andrà, il loro 10 per cento e passa li renderà indispensabili per il governo del Paese. Non per governarlo, però.
Non è un pesce d’aprile: nel Palazzo si torna a parlare con forza di elezioni anticipate. La “gazzarropoli” di questi ultimi giorni in Parlamento, con scontri e insulti incrociati e trasversali, ha creato nel Paese un ulteriore clima di sconcerto e sfiducia verso la politica e le Istituzioni.
Il capo dello Stato Napolitano ha colto questa inquietudine e ha convocato oggi al Quirinale i capigruppo di Camera e Senato per “capire” e, soprattutto,per lanciare l’ammonimento e l’allarme: la “misura è colma”.
I soliti bene informati parlano, appunto, del ritorno in campo dell’ipotesi, già scartata nelle ultime settimane, delle elezioni politiche anticipate. Affaritaliani.it scrive addirittura che è pronta pura la data per chiamare gli italiani alle urne: il 12 giugno! Giorno che, come si sa, è già predisposto per il referendum.
Il Premier è in forte agitazione, sempre sui carboni ardenti per i suoi guai giudiziari. E non solo. La maggioranza è scossa da una forte crisi di nervi. I ministri vanno a ruota libera e lo “show” da “fuoriditesta” del ministro La Russa, oltre a sconcertare l’opinione pubblica, ha messo in agitazione la componente di maggioranza ex Forza Italia e quella leghista.
Dopo due giorni di “guerriglia”, sul processo breve, la maggioranza ha subito una dura sconfitta, è stata costretta, con il rinvio delle prescrizione breve, a una vera e propria resa incondizionata. La maschera è caduta dimostrando qual è la vera priorità del Governo: Berlusconi e i suoi processi.
Questo, in un quadro nazionale e internazionale da brividi, con l’Italia fuori dai grandi giochi, oramai fanalino di coda delle cancellerie, immersa nel guado dell’emergenza immigrati. Così, con la Camera trasformata in ring, con la politica ridotta a bettola, tocca al presidente Napolitano suonare gli ultimi tre squilli di tromba. Altrimenti, tutti a casa! E italiani alle urne.
Rosy Bindi: scartata. Voto 5-. La “pasionaria” del Pd invoca l’Aventino: “Non possiamo rispondere con i mezzi ordinari a una situazione straordinaria”. Ma è il Pd, incapace di gestire l’ ordinario, a inventarsi soluzioni straordinarie autolesioniste. Aiutino del Pdl che, sul processo breve, si incarta da solo. Pd, troppi galli a cantare!
Roberto Maroni: incartato. Voto 4-. Il ministro degli Interni, in barca, perde la bussola e “obbliga” tutte le regioni (meno l’Abruzzo) ad accogliere i clandestini. Al Nord sindaci della Lega pronti alle dimissioni. Presto in campo il milione di baionette dei padani? Si sgonfia il celodurismo del Senatur. Chi semina vento raccoglie tempesta. Tsunami.