Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per l’affare Unipol dà il via al quarto processo al Cavaliere a Milano. Il giudice per l’udienza preliminare Maria Grazia Domanico ha deciso che il procedimento “non può ritenersi inutile” e partirà a metà marzo. L’inchiesta è quella della famosa telefonata “ma allora abbiamo una banca?” tra Fassino e l’allora presidente di Unipol Consorte. Il testo della telefonata intercettata venne pubblicato sul Giornale del fratello Paolo, delineando così il reato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. L’intercettazione della telefonata sarebbe infatti stata portata, ancora prima che venisse trascritta negli atti dell’indagine, da due imprenditori, Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, ad Arcore per farla ascoltare al Cavaliere, presente anche Paolo Berlusconi, che una settimana più tardi la pubblicherà sul quotidiano di cui è proprietario.
E’ il quarto processo di Berlusconi a Milano, ma i processi dell’ex premier in totale sono sei. Che cosa riguardano? A che punto sono?
Processo Ruby. E’ quello più famoso, di cui si è parlato senza sosta nell’estate 2010. La sede è Milano ed è diviso in due procedimenti. Il primo riguarda la prostituzione minorile: il Cavaliere avrebbe avuto rapporti sessuali tra il febbraio e il maggio 2010 con Kharima el Marhoug, in arte Ruby, che in quei mesi era minorenne. Il secondo procedimenti riguarda invece la concussione aggravata che l’ex premier avrebbe compiuto esercitando pressioni, e sfruttando il suo incarico istituzionale, nei confronti della Questura di Milano affinché rilasciassero Ruby, arrestata per furto. La prossima udienza in calendario è il 10 febbraio e in questo processo per Berlusconi sarà molto difficile sperare nella prescrizione, che arriva solo nel 2025.
Mario Monti: intrappolato. Voto 5- Il premier prima fa l’ottimista: “Stiamo uscendo dalla crisi”, poi il pessimista: “Ho paura che il Pdl non tenga”. Ieri alla Camera ben 64 gli astenuti del Pdl - nonostante l’ordine di votare no – per non andare contro la mozione della Lega. Agguato in vista?
Silvio Berlusconi: trappolone. Voto 3- Il Cav contro i giudici del processo Mills: “Sentenza già scritta”. E tace su Monti: “Non parlo di politica”. E nel Pdl la paura fa 90 per i sondaggi da ko. Tace anche sull’ultimatum di Bossi “O molli Monti o via Formigoni”. Bombe sotto carica?
Cancellato da un colpo di spugna di Monti il ponte sullo stretto, bandiera al vento del precedente governo, senza che il Pdl abbia mosso un dito contro. Davvero impensabile fino a poche settimane fa.
I padroncini dei Tir bloccano il Paese, i tassisti mandano in tilt le città, le corporazioni da sempre base elettorale del centrodestra subiscono le mazzate del governo dei professori, e dov’è finito Silvio Berlusconi, il “ghe pensi mi”, l’unto del Signore, il Dux osannato dal popolo delle partite Iva e dai milioni di seguaci delle sue tv? Scomparso. Politicamente scomparso.
Poche logore battute da attore spompato, sul viale del tramonto. Su Monti: “E’ in mano nostra, gli stacco la spina quando voglio”. Idem su Bossi. Ma l’uno e l’altro avanzano per la loro strada, incuranti dell’ombra del Cav. Dal Pdl tuonano (nascoste) le malelingue: “Berlusconi s’è venduto a Monti! Pensa solo al processo Mills e alle frequenze tv”.
A Maggio si vota per province e comuni importanti. Mezzo Pdl invoca l’abbinamento: amministrative e politiche insieme e subito. Berlusconi legge i sondaggi del Pdl che grondano sangue e tace.
Soprattutto scorre il calendario: alla procura di Milano è in atto una corsa contro il tempo per arrivare alla sentenza l’11 febbraio, tre giorni prima che il reato cada in prescrizione. E il 17 febbraio la Consulta si pronuncerà sul conflitto di attribuzioni in merito al Rubygate. Sono finiti i bei tempi con una maggioranza parlamentare pronta a votare qualunque nefandezza per salvarlo e per allungare i tempi!
Il coniglio dal cappello? Annunciata una grande manifestazione (contro chi?) nazionale a metà febbraio. Il grande rilancio o l’ultimo respiro prima della… dipartita?

Sono ancora parecchi i processi a carico di Silvio Berlusconi. Ma poco fa - mentre il governo Monti incassava la fiducia al Senato sulla manovra salva-Italia -, con Silvio Berlusconi e Nicolò Ghedini presenti in aula, il processo per la corruzione dell’avvocato David Mills ha registrato una svolta davvero curiosa.
L’avvocato, infatti, già riconosciuto colpevole di falsa testimonianza (e quindi, corrotto attraverso la somma di 600.000 dollari. Il processo in corso attualmente riguarda solo la posizione di Silvio Berlusconi, che era stata stralciata in attesa che la Corte Costituzionale si pronunciasse a proposito del Lodo Alfano) e assolto in cassazione per prescrizione (ovvero: il reato è stato commesso da Mills, ma una serie di cavilli e la lunghezza del processo hanno reso il reato prescritto), oggi ha deciso di ribaltare una volta per tutte la sua linea: «Tutto quello che riguarda Berlusconi e Bernasconi (ex manager Fininvest, morto nel 2001) è una fiction, una invenzione pericolosa».
Cade dalle nuvole il pm, che ricorda a Mills di altre sue testimonianze che dicevano l’esatto contrario («nell’autunno del ‘99» [il manager Fininvest Carlo Bernasconi, ndr] «mi disse che Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per come ero riuscito a proteggerlo aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro»). Ma l’avvocato inglese insiste e sostiene di aver adottato «la strategia della minore resistenza, dicendo quello che immaginavo che i rappresentanti dell’accusa volevano che dicessi».
«It’s all fiction».
La verità? Sepolta in mezzo alle mille versioni di Mills e fra le ricostruzioni degli atti processuali. Di certo, Silvio Berlusconi gongola.

Lontano dai clamori che lo inseguivano durante il suo premierato, Silvio Berlusconi si è recato oggi come un cittadino qualunque all’udienza del Processo Mills che lo vede tra i protagonisti da qualche anno.
Oggi all’udienza è previsto l’interrogatorio in videoconferenza da Londra dell’avvocato inglese e il Cavaliere vi assisterà e sarà sicuramente anche sentito. Ora che non esistono più legittimi impedimenti, l’ex-Presidente del Consiglio non può fare altro che presenziare in aula ogni volta che viene chiamato, ma la totale assenza di battage mediatico intorno alla questione la dice lunga su quanto siano passate in secondo piano le sue vicende da quando è (più o meno) uscito di scena.
Ricordiamo che Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari. Un’accusa piuttosto grave per un processo infinito e più volte minacciato dalla prescrizione. Vedremo come andrà a finire stavolta.
Siamo stati travolti da intercettazioni, scandali, dalla manovra di Ferragosto, dalla borsa che va male, da tutto. Per cui ci si perde: è difficile fare il punto, su quanti siano i processi aperti di Silvio Berlusconi. Sono tanti: e non in tutti è coinvolto come imputato. Ce ne sono anche alcuni in cui è “vittima”, ma va detto che una certa ritrosia a presentarsi nei luoghi dove è amministrata la legge pure in quel caso non si attenua.
L’idea di fare il punto mi è venuta dopo aver visto questa infografica stamane su Repubblica, quella che vedete qui sopra. È ingrandibile, noi intanto facciamo un piccolo elenco.
Processo Ruby: Silvio Berlusconi è imputato per prostituzione minorile e concussione aggravata. Sede: Milano. La parte di prostituzione minorile riguarda la presenza e gli eventuali rapporti sessuali con minorenni durante le feste ad Arcore. La parte di concussione aggravata si riferisce invece alle pressioni esercitate sulla Questura di Milano affinché rilasciasse Karima El Mahroug - in arte: Ruby Rubacuori - affidandola alla consigliere regionale Nicole Minetti.
Processo Mills: la sede è sempre Milano. Berlusconi si è presentato stamane, è imputato per corruzione in atti giudiziari.
Processo Mediatrade Milano: per Berlusconi le accuse sono due. Frode fiscale fino al 2009 e appropriazione indebita. Per quanto riguarda il secondo capo d’accusa, la cifra è 34 milioni di dollari per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv fino al 2006.
Processo Mediatrade Roma: l’inchiesta nasce da uno stralcio dell’inchiesta omonima milanese. Berlusconi è accusato di evasione fiscale e reati tributari proprio come a Milano.
Processo Rai AgCom: il premier è imputato a Roma per abuso d’ufficio. Dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo, al 2009, quando il Cavaliere desiderava ardentemente che Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, chiudesse i battenti. Ricordate le pressioni che “Manco nello Zimbabwe?”. Se la memoria vi fa difetto, noi ci scrivemmo questo.
Diritti Mediaset: sede, Milano. Accuse per B.: frode fiscale e appropriazione indebita.
Unipol: sempre a Milano, gli sviluppi sono recenti. Berlusconi è accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Ricorderete nel 2005, la celebre intercettazione Fassino-Consorte in cui il segretario DS si lasciava andare a un “abbiamo una banca”. Secondo il gip “il file dell’intercettazione fu «un regalo ricevuto» da Berlusconi, «unico interessato alla pubblicazione della notizia riguardante un avversario politico… stante l’approssimarsi delle elezioni» (…) secondo gli esperti di flussi elettorali, la pubblicazione del colloquio Fassino-Consorte spostò numerosi voti alle elezioni del 2006 vinte dal centro-sinistra con un margine risicato”, così scriveva il Sole24Ore qualche giorno fa. Questa è la tegola più recente caduta sulla testa del premier.
Diffamazione aggravata: aggravata da cosa? Dall’uso del mezzo televisivo: la sede è Roma, Berlusconi è accusato di avere diffamato Legacoop mettendola in rapporto con la camorra in un’intervista del 3 febbraio 2006, si legge qualcosa in questo vecchio pezzo di Repubblica.
Ma ci sono anche un paio di processi in cui Berlusconi non è imputato. Ma “vittima”, ovvero parte lesa.
L’inchiesta di Napoli: vede coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come parte lesa: accusati di estorsione ai suoi danni sono Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto.
L’inchiesta di Bari: Berlusconi non è indagato per nulla, ma lo è Gianpaolo Tarantini. Dalle cui intercettazioni è uscito quanto abbiamo letto nelle ultime settimane.
A Milano si gioca la partita delle amministrative. E se gli ultimi sondaggi danno la Moratti in difficoltà per la in tv gaffe su Pisapia, ci pensa il Cavaliere a recuperare.
Il “Ghe pensi mi” se ne frega delle regole che impongono il consueto silenzio prima del voto e si prepara a due show straordinari: oggi la “festa” del Milan e lunedì, a urne ancora aperte, come candidato-imputato, all’udienza del processo Mills.
A Milano, dal pomeriggio, l’intero centro cittadino si trasformerà in una grande kermesse rossonera per celebrare il “trionfo” del “presidente che ha più vinto nella storia del calcio”. La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha voluto anticipare tutto per i riscontri nei Tg della sera.
Lunedì, in tutt’altro contesto, il Cavaliere replica. All’udienza del processo Mills Berlusconi si esibirà in un comizio elettorale contro i pm che lo inquisiscono. Alla faccia della par condicio.
Ultima perla, le dichiarazioni del Premier nel comizio di Latina, su come andranno le elezioni. “La sinistra sta aspettando i risultati di queste elezioni e, con la solita doppia faccia, se dovesse vincere dirà che erano elezioni nazionali e che il governo deve andare a casa, mentre se dovesse perdere dirà che erano semplici elezioni locali”.
Esattamente, a parti invertite, quello che dirà il Cavaliere.

Ieri il blitz del PdL alla Camera per l’approvazione della prescrizione breve - destinata a salvare il Premier Silvio Berlusconi dal processo Mills - si è trasformata in una bagarre dentro e fuori dal palazzo. Dentro, Ignazio La Russa, Ministro degli Interni, si è espresso così con Gianfranco Fini, ex amico e Presidente della Camera
Una prima volta La Russa si volta verso Fini allargando le braccia e continuando la sua «replica» a Franceschini. Al secondo richiamo di Fini, La Russa, di spalle, risponde con un «vaffa» secondo i testimoni più vicini, comunque con un gesto visibile anche ai presenti più lontani. La Russa ha poi smentito il «vaffa…». E può darsi che non sia stato un «vaffa» perché soltanto chi era vicino può aver sentito ciò che ha detto.
Ma lo ha detto eccome, un resoconto dettagliato lo si trova per esempio sul Giornale della famiglia Berlusconi, dove si spiega quanto La Russa l’abbia fatta grossa ieri…
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Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…
Il Processo Mills al suo atto finale: per oggi è attesa la decisione della Corte di Cassazione. A quel punto, si chiuderà - almeno per l’avvocato d’affari britannico, non ancora per Silvio Berlusconi - l’iter processuale: una volta emessa, la sentenza delle Sezioni Unite, sarà definitiva. Per ora, nei gradi precedenti, non è che a Mills sia andata alla grande.
Nel novembre scorso infatti, è stata confermata in appello la condanna a 4 anni e mezzo di carcere, per avere testimoniato il falso durante il processo per la tangenti pagate alla Guardia di Finanza dalla Fininvest, proteggendo un gentilissimo Mr B. - così ne parla in una lettera autografa, consegnata al suo legale - che gli avrebbe elargito 600mila dollari per il disturbo.
Pronostici? Difficile farli: a Mills potrebbe anche andare di stralusso, se venisse condannato per “corruzione semplice” il che significherebbe prescrizione del reato, estintosi nel 2009, se non sbaglio. La stessa sezione, in casi simili precedenti, aveva riconosciuto colpevoli gli imputati di “corruzione susseguente”, come nel caso di Mills - che sarebbe stato “ricompensato” in seguito alle sue reticenze processuali.