
Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…
Il Processo Mills al suo atto finale: per oggi è attesa la decisione della Corte di Cassazione. A quel punto, si chiuderà - almeno per l’avvocato d’affari britannico, non ancora per Silvio Berlusconi - l’iter processuale: una volta emessa, la sentenza delle Sezioni Unite, sarà definitiva. Per ora, nei gradi precedenti, non è che a Mills sia andata alla grande.
Nel novembre scorso infatti, è stata confermata in appello la condanna a 4 anni e mezzo di carcere, per avere testimoniato il falso durante il processo per la tangenti pagate alla Guardia di Finanza dalla Fininvest, proteggendo un gentilissimo Mr B. - così ne parla in una lettera autografa, consegnata al suo legale - che gli avrebbe elargito 600mila dollari per il disturbo.
Pronostici? Difficile farli: a Mills potrebbe anche andare di stralusso, se venisse condannato per “corruzione semplice” il che significherebbe prescrizione del reato, estintosi nel 2009, se non sbaglio. La stessa sezione, in casi simili precedenti, aveva riconosciuto colpevoli gli imputati di “corruzione susseguente”, come nel caso di Mills - che sarebbe stato “ricompensato” in seguito alle sue reticenze processuali.
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Ecco la punizione che il Silvio furioso sta escogitando per Berto-laser. Spostarlo da Haiti al Perù, Paese che in questi giorni fronteggia un’emergenza pioggia e fango capace di isolare persino i turisti a Machu Picchu. Inca-zzato
Sarkozy annuncia una legge anti-burqa e subito l’Italia a ruota: “La facciamo pure noi”. In realtà esiste già la norma che obbliga a girare per strada a volto scoperto, basterebbe una modifica per introdurre lo specifico elemento religioso. Raccontar una b-allah
Pdl in allarme sul caso Puglia. Il Cav rimescola le carte e per certi colonnelli del partito si preannuncia uno smacco imbarazzante. Lo sconFitto
Un appello: aiutiamo la ricerca, salviamo il premier dal cancro della magistratura politicizzata. Con il lavoro degli avvocati del SuperCav possiamo batterlo, tutti insieme. Basta un piccolo sforzo, dai una mano anche tu. Cinque per Mills

Stasera a Ballarò tanto per cambiare l’argomento è Silvio Berlusconi e tutti i suoi guai giudiziari. Si parlerà dunque di Lodo Mondadori & co., con la partecipazione speciale (in senso tematico) di quel pentito Spatuzza che tanto ha fatto parlare di sè negli ultimi tempi.
Lodo Mondadori, deposizione del pentito Spatuzza, udienza del processo Mills: una settimana decisiva per i difficili rapporti tra politica e giustizia, mentre in Parlamento si decide sull’entità della legge finanziaria: questi i temi che affronta Ballarò di domani, martedì 1 dicembre.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro, il presidente della commissione finanze del Senato Mario Baldassarri, Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, l’economista Giacomo Vaciago, il direttore dell’Unità Concita De Gregorio. .
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La corruzione è uno dei reati che, grazie al processo breve che Silvio Berlusconi si è fatto cucire dai suoi dipendenti, rientrerà tra le fattispecie per le quali ci sarà una amnistia di fatto, per la gioia di corruttori e maneggioni in doppiopetto.
Suonerà quindi particolarmente incoraggiante, soprattutto per chi occupa i Palazzi romani quasi esclusivamente per necessità primarie ed esigenze personali, la classifica 2009 sulla corruzione percepita stilata da Trasparency international. Il Bel Paese scivola infatti dal 55° al 63° posto, perdendo 8 posizioni in un anno e passando alle spalle di paesi come Cuba o Turchia. L’organizzazione non governativa ha anche messo in guardia contro i piani di rilancio economico portati avanti dagli Stati che potrebbero aumentare il livello di corruzione in presenza di grandi opere pubbliche.
A parziale rimedio per la pessima figura che l’Italia guadagna come paese diversamente onesto, possiamo citare la collocazione di Afghanistan e Somalia, che troviamo al 179° e al 180° posto. Qui trovate la classifica completa della corruzione percepita nel mondo.
I commenti negativi e le condanne da parte degli esponenti dell’opposizione e della magistratura all’ultima porcata ad personam, scritta e pensata dai dipendenti di Silvio Berlusconi per porre il loro datore di lavoro al riparo dall’applicazione della giustizia, vengono facilmente catalogati come posizioni preconcette di persone che odiano il Caimano e che vorrebbero toglierlo da Palazzo Chigi.
Alcune valutazioni sul nuovo Processo Breve, davvero poco entusiasmanti, vengono però da soggetti che non sembrano mossi da ostilità preconcetta verso il Pdl. Oltre al nostro Landoni, destrorso illuminato che ha ben spiegato le conseguenze della Porcata breve, anche altri autorevoli osservatori si sono schierati contro il disegno di legge che porta anche le firme dei senatori Gasparri e Quagliarello.
Uno di questi è Antonio Baldassarre, che ha lo definito “imbarazzante e incostituzionale… stiamo parlando di leggi e non di regali”. Baldassarre si è detto “desolato come cittadino, in primo luogo perché (la legge) viola il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini e poi perché si applica a reati gravissimi quali la corruzione e la concussione “. Per la cronaca, Baldassarre è Presidente emerito della Corte Costituzionale ed è stato candidato sindaco del Pdl a Terni nel giugno 2009.

Non è nostra intenzione muovere processi ideologici, nè addentrarci nella solita polemica sulle operazioni salva-Berlusconi. Il mio caso personale, ovvero quello di un osservatore di destra che si sforza di mantenere la più rigorosa obiettività anche se la cosa non sempre viene riconosciuta, è quello di una persona che si chiede come mai le riforma della giustizia si propongano sempre quando il Cavaliere rischia una condanna e contemporaneamente come mai certi provvedimenti dei magistrati (vedi anche la tempistica del caso Cosentino) cadano sempre nei momenti più sospetti.
Si obietterà che in Italia si è sempre in campagna elettorale e quindi bene o male una richiesta di arresto rischia sempre di cadere a ridosso di tali appuntamenti. Vero. Ma qualcuno dovrebbe anche spiegare come mai ipotesi di reato che sono in piedi da 10-20 anni (come quella del caso Cosentino per l’appunto) divengano concrete solo ora. La risposta appare scontata: ognuno fa il suo interesse e se ne frega di ciò che è giusto o sbagliato. Per cui appare difficile trovare una voce da ascoltare in questo mare melmoso. “Il più pulito c’ha la rogna” ha esclamato ieri Di Pietro nel corso di Annozero. Proprio così. Peccato che risulti difficile escludere da quel novero anche chi parlava.
Ma torniamo a bomba. Il ddl sul processo breve si basa su un principio giusto, che è quello dell’equa durata dei processi. La norma prevede che ognuna delle tre fasi processuali non duri più di due anni, per un massimo complessivo di sei; pena il decadimento, con possibilità per il cittadino di chiedere anche un risarcimento. Sono esclusi da questo tetto i seguenti reati: terrorismo, mafia, grave allarme sociale, pedopornografia, delitti di incendio, furto, sequestro di persona, atti persecutori, circolazione stradale, immigrazione clandestina, traffico illecito di rifiuti e violazioni delle norme su prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro.
Continua a leggere: Ddl sul processo breve: ecco come funzionerà la nuova amnistia mascherata

In questi mesi molti giornalisti e commentatori (e anche diversi frequentatori delle pagine di questo blog) hanno evocato il finale del Caimano di Nanni Moretti. Ma la realtà rischia ancora una volta di superare la fantasia. E quel finale potrebbe risultare addirittura ottimistico…
“Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo Stato di diritto”. Queste le ultime a dir poco allarmanti dichiarazioni rese da Berlusconi a Vespa. Le si potranno leggere nell’ultimo libro di quest’ultimo, dall’eloquente titolo Donne di cuori.
Già, perchè nel caso in cui dovesse intervenire qualche sentenza penale di condanna, le dimissioni del Premier potrebbero anche risultare superflue. Più precisamente, nell’ipotesi in cui Berlusconi fosse condannato all’interdizione dai pubblici uffici, egli decadrebbe automaticamente dalla carica (senza bisogno di dimissioni). Cosa farebbe in quel caso?
Continua a leggere: Anche in caso di condanna Berlusconi non si dimetterà
Dopo il “lodo Schifani” e il “lodo Alfano” potrebbe arrivare un terzo “lodo”, questa volta firmato Ghedini. L’obiettivo è sempre lo stesso: quello di bloccare i processi del Presidente del Consiglio.
La prima soluzione alla quale i parlamentari-legali del Premier hanno pensato, la più efficace, è stata quella dell’introduzione della “prescrizione breve”, che spazzerebbe via in un colpo solo i processi Mills e Mediaset. Oltre al Presidente della Repubblica, avrebbero manifestato però il proprio dissenso la Bongiorno ed autorevoli esponenti della Lega.
Difficile giustificare al proprio elettorato quella che si risolverebbe sostanzialmente in un’amnistia coinvolgente tanti altri processi oltre a quelli del Premier. Ed ecco allora l’ipotesi di un “lodo Ghedini“, una norma, magari inserita al volo in qualche proveddimento in corso di approvazione, che più o meno dovrebbe recitare: “Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente è quello di Roma”.
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Anche Annozero non poteva mancare di occuparsi dei problemi giudiziari di Silvio Berlusconi, traendo spunto dalle motivazioni sulla sentenza Mills che tanto stanno scuotendo il mondo politico. Si è tuttavia scelto di non incentrare del tutto la trasmissione su questo argomento, ma di usarlo come spunto per analizzare le varie questioni sul tavolo del Governo.
Per questo Santoro ha optato per un titolo vagamente ambiguo come Lasciamolo lavorare? che già di per sè evoca il principale argomento di dibattito.
Ci sono problemi più seri da affrontare e Berlusconi ha ricevuto il mandato a governare. Così i difensori del Presidente del Consiglio hanno commentato le motivazioni della sentenza che ha condannato l’avvocato Mills, come dice la sentenza, per essere stato corrotto da Berlusconi. Le cose delle quali il Presidente del Consiglio si deve occupare in questo momento sono davvero molte: dalla crisi economica all’immigrazione.