Siamo stati travolti da intercettazioni, scandali, dalla manovra di Ferragosto, dalla borsa che va male, da tutto. Per cui ci si perde: è difficile fare il punto, su quanti siano i processi aperti di Silvio Berlusconi. Sono tanti: e non in tutti è coinvolto come imputato. Ce ne sono anche alcuni in cui è “vittima”, ma va detto che una certa ritrosia a presentarsi nei luoghi dove è amministrata la legge pure in quel caso non si attenua.
L’idea di fare il punto mi è venuta dopo aver visto questa infografica stamane su Repubblica, quella che vedete qui sopra. È ingrandibile, noi intanto facciamo un piccolo elenco.
Processo Ruby: Silvio Berlusconi è imputato per prostituzione minorile e concussione aggravata. Sede: Milano. La parte di prostituzione minorile riguarda la presenza e gli eventuali rapporti sessuali con minorenni durante le feste ad Arcore. La parte di concussione aggravata si riferisce invece alle pressioni esercitate sulla Questura di Milano affinché rilasciasse Karima El Mahroug - in arte: Ruby Rubacuori - affidandola alla consigliere regionale Nicole Minetti.
Processo Mills: la sede è sempre Milano. Berlusconi si è presentato stamane, è imputato per corruzione in atti giudiziari.
Processo Mediatrade Milano: per Berlusconi le accuse sono due. Frode fiscale fino al 2009 e appropriazione indebita. Per quanto riguarda il secondo capo d’accusa, la cifra è 34 milioni di dollari per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv fino al 2006.
Processo Mediatrade Roma: l’inchiesta nasce da uno stralcio dell’inchiesta omonima milanese. Berlusconi è accusato di evasione fiscale e reati tributari proprio come a Milano.
Processo Rai AgCom: il premier è imputato a Roma per abuso d’ufficio. Dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo, al 2009, quando il Cavaliere desiderava ardentemente che Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, chiudesse i battenti. Ricordate le pressioni che “Manco nello Zimbabwe?”. Se la memoria vi fa difetto, noi ci scrivemmo questo.
Diritti Mediaset: sede, Milano. Accuse per B.: frode fiscale e appropriazione indebita.
Unipol: sempre a Milano, gli sviluppi sono recenti. Berlusconi è accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Ricorderete nel 2005, la celebre intercettazione Fassino-Consorte in cui il segretario DS si lasciava andare a un “abbiamo una banca”. Secondo il gip “il file dell’intercettazione fu «un regalo ricevuto» da Berlusconi, «unico interessato alla pubblicazione della notizia riguardante un avversario politico… stante l’approssimarsi delle elezioni» (…) secondo gli esperti di flussi elettorali, la pubblicazione del colloquio Fassino-Consorte spostò numerosi voti alle elezioni del 2006 vinte dal centro-sinistra con un margine risicato”, così scriveva il Sole24Ore qualche giorno fa. Questa è la tegola più recente caduta sulla testa del premier.
Diffamazione aggravata: aggravata da cosa? Dall’uso del mezzo televisivo: la sede è Roma, Berlusconi è accusato di avere diffamato Legacoop mettendola in rapporto con la camorra in un’intervista del 3 febbraio 2006, si legge qualcosa in questo vecchio pezzo di Repubblica.
Ma ci sono anche un paio di processi in cui Berlusconi non è imputato. Ma “vittima”, ovvero parte lesa.
L’inchiesta di Napoli: vede coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come parte lesa: accusati di estorsione ai suoi danni sono Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto.
L’inchiesta di Bari: Berlusconi non è indagato per nulla, ma lo è Gianpaolo Tarantini. Dalle cui intercettazioni è uscito quanto abbiamo letto nelle ultime settimane.
A Milano si gioca la partita delle amministrative. E se gli ultimi sondaggi danno la Moratti in difficoltà per la in tv gaffe su Pisapia, ci pensa il Cavaliere a recuperare.
Il “Ghe pensi mi” se ne frega delle regole che impongono il consueto silenzio prima del voto e si prepara a due show straordinari: oggi la “festa” del Milan e lunedì, a urne ancora aperte, come candidato-imputato, all’udienza del processo Mills.
A Milano, dal pomeriggio, l’intero centro cittadino si trasformerà in una grande kermesse rossonera per celebrare il “trionfo” del “presidente che ha più vinto nella storia del calcio”. La festa del Diavolo si sarebbe dovuta tenere inizialmente dopo la partita del Milan con il Cagliari a San Siro, ma Berlusconi ha voluto anticipare tutto per i riscontri nei Tg della sera.
Lunedì, in tutt’altro contesto, il Cavaliere replica. All’udienza del processo Mills Berlusconi si esibirà in un comizio elettorale contro i pm che lo inquisiscono. Alla faccia della par condicio.
Ultima perla, le dichiarazioni del Premier nel comizio di Latina, su come andranno le elezioni. “La sinistra sta aspettando i risultati di queste elezioni e, con la solita doppia faccia, se dovesse vincere dirà che erano elezioni nazionali e che il governo deve andare a casa, mentre se dovesse perdere dirà che erano semplici elezioni locali”.
Esattamente, a parti invertite, quello che dirà il Cavaliere.

Ieri il blitz del PdL alla Camera per l’approvazione della prescrizione breve - destinata a salvare il Premier Silvio Berlusconi dal processo Mills - si è trasformata in una bagarre dentro e fuori dal palazzo. Dentro, Ignazio La Russa, Ministro degli Interni, si è espresso così con Gianfranco Fini, ex amico e Presidente della Camera
Una prima volta La Russa si volta verso Fini allargando le braccia e continuando la sua «replica» a Franceschini. Al secondo richiamo di Fini, La Russa, di spalle, risponde con un «vaffa» secondo i testimoni più vicini, comunque con un gesto visibile anche ai presenti più lontani. La Russa ha poi smentito il «vaffa…». E può darsi che non sia stato un «vaffa» perché soltanto chi era vicino può aver sentito ciò che ha detto.
Ma lo ha detto eccome, un resoconto dettagliato lo si trova per esempio sul Giornale della famiglia Berlusconi, dove si spiega quanto La Russa l’abbia fatta grossa ieri…
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Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…
Il Processo Mills al suo atto finale: per oggi è attesa la decisione della Corte di Cassazione. A quel punto, si chiuderà - almeno per l’avvocato d’affari britannico, non ancora per Silvio Berlusconi - l’iter processuale: una volta emessa, la sentenza delle Sezioni Unite, sarà definitiva. Per ora, nei gradi precedenti, non è che a Mills sia andata alla grande.
Nel novembre scorso infatti, è stata confermata in appello la condanna a 4 anni e mezzo di carcere, per avere testimoniato il falso durante il processo per la tangenti pagate alla Guardia di Finanza dalla Fininvest, proteggendo un gentilissimo Mr B. - così ne parla in una lettera autografa, consegnata al suo legale - che gli avrebbe elargito 600mila dollari per il disturbo.
Pronostici? Difficile farli: a Mills potrebbe anche andare di stralusso, se venisse condannato per “corruzione semplice” il che significherebbe prescrizione del reato, estintosi nel 2009, se non sbaglio. La stessa sezione, in casi simili precedenti, aveva riconosciuto colpevoli gli imputati di “corruzione susseguente”, come nel caso di Mills - che sarebbe stato “ricompensato” in seguito alle sue reticenze processuali.
Ecco la punizione che il Silvio furioso sta escogitando per Berto-laser. Spostarlo da Haiti al Perù, Paese che in questi giorni fronteggia un’emergenza pioggia e fango capace di isolare persino i turisti a Machu Picchu. Inca-zzato
Sarkozy annuncia una legge anti-burqa e subito l’Italia a ruota: “La facciamo pure noi”. In realtà esiste già la norma che obbliga a girare per strada a volto scoperto, basterebbe una modifica per introdurre lo specifico elemento religioso. Raccontar una b-allah
Pdl in allarme sul caso Puglia. Il Cav rimescola le carte e per certi colonnelli del partito si preannuncia uno smacco imbarazzante. Lo sconFitto
Un appello: aiutiamo la ricerca, salviamo il premier dal cancro della magistratura politicizzata. Con il lavoro degli avvocati del SuperCav possiamo batterlo, tutti insieme. Basta un piccolo sforzo, dai una mano anche tu. Cinque per Mills

Stasera a Ballarò tanto per cambiare l’argomento è Silvio Berlusconi e tutti i suoi guai giudiziari. Si parlerà dunque di Lodo Mondadori & co., con la partecipazione speciale (in senso tematico) di quel pentito Spatuzza che tanto ha fatto parlare di sè negli ultimi tempi.
Lodo Mondadori, deposizione del pentito Spatuzza, udienza del processo Mills: una settimana decisiva per i difficili rapporti tra politica e giustizia, mentre in Parlamento si decide sull’entità della legge finanziaria: questi i temi che affronta Ballarò di domani, martedì 1 dicembre.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro, il presidente della commissione finanze del Senato Mario Baldassarri, Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, l’economista Giacomo Vaciago, il direttore dell’Unità Concita De Gregorio. .
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La corruzione è uno dei reati che, grazie al processo breve che Silvio Berlusconi si è fatto cucire dai suoi dipendenti, rientrerà tra le fattispecie per le quali ci sarà una amnistia di fatto, per la gioia di corruttori e maneggioni in doppiopetto.
Suonerà quindi particolarmente incoraggiante, soprattutto per chi occupa i Palazzi romani quasi esclusivamente per necessità primarie ed esigenze personali, la classifica 2009 sulla corruzione percepita stilata da Trasparency international. Il Bel Paese scivola infatti dal 55° al 63° posto, perdendo 8 posizioni in un anno e passando alle spalle di paesi come Cuba o Turchia. L’organizzazione non governativa ha anche messo in guardia contro i piani di rilancio economico portati avanti dagli Stati che potrebbero aumentare il livello di corruzione in presenza di grandi opere pubbliche.
A parziale rimedio per la pessima figura che l’Italia guadagna come paese diversamente onesto, possiamo citare la collocazione di Afghanistan e Somalia, che troviamo al 179° e al 180° posto. Qui trovate la classifica completa della corruzione percepita nel mondo.
I commenti negativi e le condanne da parte degli esponenti dell’opposizione e della magistratura all’ultima porcata ad personam, scritta e pensata dai dipendenti di Silvio Berlusconi per porre il loro datore di lavoro al riparo dall’applicazione della giustizia, vengono facilmente catalogati come posizioni preconcette di persone che odiano il Caimano e che vorrebbero toglierlo da Palazzo Chigi.
Alcune valutazioni sul nuovo Processo Breve, davvero poco entusiasmanti, vengono però da soggetti che non sembrano mossi da ostilità preconcetta verso il Pdl. Oltre al nostro Landoni, destrorso illuminato che ha ben spiegato le conseguenze della Porcata breve, anche altri autorevoli osservatori si sono schierati contro il disegno di legge che porta anche le firme dei senatori Gasparri e Quagliarello.
Uno di questi è Antonio Baldassarre, che ha lo definito “imbarazzante e incostituzionale… stiamo parlando di leggi e non di regali”. Baldassarre si è detto “desolato come cittadino, in primo luogo perché (la legge) viola il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini e poi perché si applica a reati gravissimi quali la corruzione e la concussione “. Per la cronaca, Baldassarre è Presidente emerito della Corte Costituzionale ed è stato candidato sindaco del Pdl a Terni nel giugno 2009.

Non è nostra intenzione muovere processi ideologici, nè addentrarci nella solita polemica sulle operazioni salva-Berlusconi. Il mio caso personale, ovvero quello di un osservatore di destra che si sforza di mantenere la più rigorosa obiettività anche se la cosa non sempre viene riconosciuta, è quello di una persona che si chiede come mai le riforma della giustizia si propongano sempre quando il Cavaliere rischia una condanna e contemporaneamente come mai certi provvedimenti dei magistrati (vedi anche la tempistica del caso Cosentino) cadano sempre nei momenti più sospetti.
Si obietterà che in Italia si è sempre in campagna elettorale e quindi bene o male una richiesta di arresto rischia sempre di cadere a ridosso di tali appuntamenti. Vero. Ma qualcuno dovrebbe anche spiegare come mai ipotesi di reato che sono in piedi da 10-20 anni (come quella del caso Cosentino per l’appunto) divengano concrete solo ora. La risposta appare scontata: ognuno fa il suo interesse e se ne frega di ciò che è giusto o sbagliato. Per cui appare difficile trovare una voce da ascoltare in questo mare melmoso. “Il più pulito c’ha la rogna” ha esclamato ieri Di Pietro nel corso di Annozero. Proprio così. Peccato che risulti difficile escludere da quel novero anche chi parlava.
Ma torniamo a bomba. Il ddl sul processo breve si basa su un principio giusto, che è quello dell’equa durata dei processi. La norma prevede che ognuna delle tre fasi processuali non duri più di due anni, per un massimo complessivo di sei; pena il decadimento, con possibilità per il cittadino di chiedere anche un risarcimento. Sono esclusi da questo tetto i seguenti reati: terrorismo, mafia, grave allarme sociale, pedopornografia, delitti di incendio, furto, sequestro di persona, atti persecutori, circolazione stradale, immigrazione clandestina, traffico illecito di rifiuti e violazioni delle norme su prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro.
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