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Tutti gli articoli con tag prodi

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: out. Voto 3. Il segretario del Pd, dopo la debacle elettorale non sa più che pesci pigliare. Dice “no” al partito federale di Prodi e apre una “road map” interna per cercare la “via” smarrita. Manca la bussola. E non solo.

Mariastella Gelmini: diana. Voto 3. L’occhialuta ministro chiede agli alunni una schedatura delle famiglie per conoscere la loro “provenienza”. Un questionario per dare la “caccia” agli immigrati. A quando le liste di proscrizione?

Il sabato del villaggio

pubblicato da Massimo Falcioni


Rullano i torpedoni verso la capitale. Il popolo “interclassista” risponde agli ordini del “sultano”, oggi a Roma, per la conta.

Altri tempi quando il Cavaliere ripudiava le piazze rosse “inutili” e “minoritarie”, quando il popolo vero, la “maggioranza silenziosa” se ne stava comoda a casa davanti alle libere tv del Biscione.

Se non fosse per le facce di Bondi, La Russa, Verdini, quello di oggi che s’intruppa a San Giovanni, la mitica piazza della sinistra che fu, potrebbe sembrare un popolo “festoso” che tocca con mano la “Roma ladrona”, il Palazzo, la Casta, la Politica.

Come dite? Che a Palazzo Chigi non ci sta Prodi, che al Campidoglio il bello “guaglione” e il “uolter” sono come la statue di Marcantonio e la fascia tricolore ce l’ha un ex fascista ripulito, che il Sultano tiene il potere da non si sa più nemmeno quando, che Bossi presto farà senatore persino uno come il figlio. “Ecchissenefrega”.

Questi (questo) hanno riportato la libertà, concesso il benessere, spazzato via con la ramazza … di leninista memoria i comunisti, hanno messo in riga giudici inneggianti al Che, hanno cancellato leggi e regole obsolete e inutili. Viva il Cav. Ieri, oggi, domani.

Pierluigi Bersani (anche stavolta) non c’azzecca, nell’affondo contro Berlusconi: “Fa il capo partito, il capo popolo, il capo lista, il capo redattore del Tg1, fuorchè fare il capo del governo”. Ma ringraziamo Iddio!

L’Italia peggio di così non è mai stata. Se questi l’hanno ridotta così, un ridicolo circo, senza governarla, chissà, governandola, cosa avrebbero combinato!

Così, per evitare i processi nei tribunali e per evitare il giudizio degli italiani, oggi Berlusconi chiama i compatrioti in piazza. Gliefarà vedere lui, al “nemico” (inventato)! Fra una settimana si vota. Gli italiani, nell’urna, possono fare in modo che quella di oggi sia l’ultima crociata. E l’ultima piazzata.

Ore 12 - Crolla il Pdl (- 3 punti!). Berlusconi, è l'ora del miracolo ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAdesso nel Pdl si cerca di arginare il danno.

Danno enorme: oltre alla faccia, già persa, una valanga di voti in libera uscita perché “è passata l’idea – parole del Premier – che noi che siamo al governo, non sappiamo neppure presentare delle liste”. Berlusconi grida ai suoi la debacle degli ultimi sondaggi dopo il caos-liste: 3 punti in meno! Dal 40,8% al 37,9.

Un ko annunciato. Peggio ancora, con la frana che, senza freni, può travolgere tutto e tutti: il Pdl, l’alleanza, il governo. Cioè il colpo “finale” per Berlusconi.

Quel che è accaduto non è solo la conseguenza di inefficienze e disorganizzazione, bensì l’iceberg di nodi politici irrisolti. Il partito del “predellino”, voluto, costruito e gestito a misura di un uomo solo al comando è un “bluff”. A tutti i livelli, nel Pdl, c’è l’assalto alla “greppia”, una lotta per il potere senza confini.

Il centro destra vive la stessa sindrome dell’Ulivo del 1997, quando ognuno cercava la propria “visibilità”, faceva lo sgambetto al compagno/amico di partito e al proprio alleato di cordata.

Davano il Cavaliere per definitivamente spacciato e ogni partito del centro sinistra e ogni capo e capetto di quella coalizione pensava al proprio futuro radioso, liberati finalmente e definitivamente di Berlusconi. Si sa come finì, con la devastante sconfitta di Prodi, dell’Ulivo e del centro sinistra, di cui tutt’ora pagano le conseguenze.

La stessa cosa, a ruoli invertiti, accade oggi. Al Pdl serve una sterzata. O meglio, un miracolo. Forse, dati i tempi, impossibile. Anche per l’”Unto del Signore”.

Si muove la politica. Grazie al Pd di Bersani

pubblicato da il passator cortese

Si muove, la politica italiana, si muove. Stavolta è il venticello sollevato dalle primarie del Pd a schiodare una situazione ferma da oltre 15 anni, anchilosata da un bipolarismo rissoso e inconcludente.

Bersani sposta a sinistra (non verso Di Pietro) l’asse del Pd, liberando una parte dell’elettorato centrista, pronto a imboccare la via della costruzione del nuovo “grande centro”. E’ questo il senso politico dell’addio di Francesco Rutelli.

Ma anche il Pdl ne sarà coinvolto (non sconvolto) e non saranno pochi i dirigenti e soprattutto gli elettorali stanchi del berlusconismo e di un partito e un governo con un uomo solo al comando.

Il fallimento non è solo quello del bipartitismo e del maggioritario, soluzioni che hanno “regalato” l’Italia a Berlusconi, ma anche quello del tentativo prodiano di saldare cattolicesimo e comunismo.

I problemi del Paese sono tutti aperti, anzi incancreniti, e c’è l’esigenza di un cambiamento.

Serve un Pd di sinistra riformista che torni a ridare fiducia ai milioni di elettori che hanno dato forfait. E serve un centro moderato moderno, non la vecchia Dc, alleato del nuovo Pd. Altra strada non c’è, se davvero si vuole costruire l’alternativa a Berlusconi e una sana e democratica alternanza di governo. La sfida è stata aperta da Bersani. Ora tocca agli altri. Berlusconi compreso.

Serve una nuova sinistra riformista, un nuovo centro moderato, una nuova destra democratica.

La via del Pd per snidare il Cav: basta antiberlusconismo, veline, salotti tv, gossip

pubblicato da il passator cortese

Il primo errore che nel Pd molti faranno sarà quello di pensare che adesso, con Bersani segretario, ogni problema è risolto e che il futuro sarà lastricato di successi e vittorie. E giù ovazioni.

E’ così da almeno quindici anni, basta sfogliare l’album di famiglia: Prodi. Amato, Rutelli, D’Alema, Veltroni, Franceschini. Ogni volta grandi propositi di rilancio seguiti immancabilmente da grandi tonfi.

Il secondo errore, peggiore del primo, è quello di pensare che adesso “al Berlusca gli facciamo un c…lo tanto”.

Bersani, un emiliano bonario e tosto che deve dimostrare di saper essere leader, ha subito detto una cosa saggia: “No al dialogo, sì al confronto”. E’ questo l’antitodo per non cadere nel tranello dell’inciucio e nella trappola dell’antiberlusconismo e del populismo.

All’autolesionismo del veltroniano partito a vocazione maggioritaria non deve contrapporsi l’altrettanto autolesionismo dipietrista del partito dei “duri e puri” o di una allenaza “calderone” tipo ulivo riverniciato.

Berlusconi presto aprirà al dialogo, che vuol dire incontri segreti, caminetti, salotti televisivi, inciuci, appunto. Il Cav. va snidato per portare il confronto in Parlamento, cioè alla luce del sole, davanti agli italiani. Finendola con le storielle delle veline: obbligando premier e governo a rispondere delle proposte concrete (se ci sono) del Pd e dei suoi nuovi alleati (se ci saranno).

Uno, due, tre punti di come sciogliere uno, due, tre nodi che strozzano gli italiani e tengono l’Italia sotto un macigno.

Tutto il resto è noia: il replay delle vittorie di Berlusconi. Cioè il replay di un Paese sconfitto.

Tremonti e "il posto fisso": il confronto con 15 anni di politiche del centrodestra

pubblicato da Giulio Mattioli


Mettere a confronto le parole di Giulio Tremonti di ieri (“per me l’obiettivo fondamentale è ancora il posto fisso”) con quelle pronunciate a ripetizione, nell’ultimo quindicennio, dal suo capo Silvio Berlusconi, sarebbe troppo facile.

Più significativo può essere fare un piccolo promemoria delle azioni degli esecutivi di centrodestra dal 1994 ad oggi nel campo del mercato del lavoro, tenendo bene in mente che il tributarista di Sondrio è stato Ministro dell’Economia già nel primo governo Berlusconi, poi nel periodo 2001-2006 (se si eccettua una breve pausa tra il 2004 e il 2005) e infine dal 2008 ad oggi, per un totale di quasi sei anni.

Cominciamo dal primo governo Berlusconi, che lancia subito una campagna per garantire la maggiore flessibilità del lavoro con la legge n.451 del 1994. Essa prevede, tra le altre cose la fiscalizzazione degli oneri sociali a fronte di assunzioni di lavoratori a tempo parziale e l’innalzamento dell’età massima per la stipula dei contratti di formazione e lavoro a 32 anni.

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Fa più "paura" (o ridere) Berlusconi o il Pd?

pubblicato da il passator cortese

Si dice e si scrive che congresso e primarie frantumeranno il Pd, desertificando la sinistra. E così sarà. Ieri si è consumato, con il rito di un esangue congressino/burla, il primo tempo. Con gli inevitabili e previsti strascichi polemici. Solo l’antiberlusconismo li lega (quelli del Pd) ancora.

I mille delegati non hanno fatto in tempo a rientrare a casa che è iniziato lo “spettacolo” dei fuochi d’artificio. Dario Franceschini ha mirato contro il candidato (favorito) Bersani, sparando su Massimo D’Alema.

E quest’ultimo, che non aspettava altro, ha sprigionato scintille al vetriolo: “E ‘ curioso che il segretario del mio partito, per andare sui giornali, debba attaccare me. Lui semina zizzania. E’ una delle ragioni per cui bisogna cambiare il segretario”. Ma il lider Maximo non si limita a questo: “La relazione di Franceschini è stata solo un comizio. Dario ha detto che ci vuole più opposizione. Chi glielo ha impedito? Con chi ce l’ha? Ci spieghi perché non abbiamo fatto abbastanza opposizione: non è che lui viene lì a protestare”.

E l’outsider Ignazio Marino non è da meno, infilzando i suoi due sfidanti: “Questi dirigenti saranno spazzati via dalla storia perché il mondo è cambiato”.

Sorvoliamo sulle affermazioni di Prodi, Veltroni, Parisi, Rutelli, Marini, Fassino e compagnia cantando. Una mitragliata di tutti contro tutti, un “carachiri” collettivo, senza uno straccio di idea politica che sia davvero tale.

Il Cavaliere sarà pure un populista, un sultano, un caimano, un puttaniere, uno “fuso”, quello che, con l’ideologia del berlusconismo, ha ammorbato l’Italia e infettato gli italiani. Ma questi, chi sono, cosa vogliono?

Trovate voi l’appellativo adatto. In attesa del secondo tempo che andrà in scena il 25 ottobre. Forse è l’ultimo treno.

Il "caudillo" Berlusconi getta la maschera. E i tre soldatini di piombo del Pd fanno il gioco delle tre carte

pubblicato da Massimo Falcioni

Diavolo di un Cavaliere! Anche nel giorno della convention a tre (sole) voci del Pd s’è preso tutta la scena.

Mentre in un hotel romano Bersani ripescava Prodi, Franceschini recuperava Veltroni, Marino ricopiava se stesso, giocando tutti e tre ai soldatini di piombo, il premier sparava le nuove “atomiche” per l’ultima battaglia.

Vuole spegnere tutte le lampadine scomode: Costituzione, Quirinale, Consulta, magistratura, opposizione, giornali e … brutte donne. Obiettivo annunciato: presidenzialismo entro il 2013!

Ecco, ha gettato la maschera, il caudillo! Il gioco ce l’ha lui, il Cav. Piaccia o no. Non sarà facile riprenderglielo. Anche perché, non di solo fumo si tratta. C’è la sostanza. O meglio, la sostanza che non c’è: un Pd che ancora una volta ha perso l’occasione del rilancio.

La convenzione di ieri poteva essere fatta al loft, attorno al caminetto. Come ai bei tempi. Con una differenza: che allora il Cav. era stato fatto sloggiare da Palazzo Chigi. Adesso, da un anno e mezzo, è lui l’inquilino. E a tutta l’aria di non essere di passaggio.

La speranza è sempre l’ultima a morire. Adesso si spera (chi?) nelle primarie del 25 ottobre. Abbaglio. Comunque andrà, andrà male.

Poca partecipazione? Flop totale, Pd a rischio di chiudere bottega. Grande partecipazione? Apoteosi dell’antiberlusconismo! Cioè, Il Cav. premier (o peggio) a vita. Taca banda!

Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Libia o non Libia, la nostra pattuglia acrobatica è uno dei (pochi) orgogli della nazione. Domanda retorica: possiamo dire lo stesso dei nostri politici e del loro modo di trattare Gheddafi? Fecce tricolori

Il premier pensa di aver sventato il pericolo di una fronda siciliana? Sbagliato. Nell’Isola tutto resta magmatico. Mentre Mega Papi si preoccupa di denunciare Repubblica, Micciché dice esplicitamente che una forza politica meridionalista è un fatto ineluttabile. Intanto molti notabili locali stanno lavorando sottobanco per mettere in crisi il Pdl. Il mare è calmo solo in apparenza. Il partito del sub

Il giovane Piotr Kowalski sostiene di aver visto e filmato il vero uomo delle nevi tra le Tatra Mountains, in Polonia. In realtà, secondo gli esperti che hanno visionato le immagini, si tratterebbe di un Romano Prodi in stato confusionale. L’ex premier, convinto di trovarsi sull’Appennino emiliano, vaga alla eremitica ricerca del senso della vita, tra un passato amaro e un futuro tuttora incerto. Yeti, oggi e domani

Pd in stallo sulle nomine di Rai Tre. A via del Nazareno non si mettono d’accordo su nulla. La confusione è tale che qualcuno avrebbe addirittura suggerito di premiare Boffo con la direzione del Tg3. Di Bella e le bestie

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Ore 12 - Congresso Pd, è tempo perso. Il vincitore c'è già!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSbaglia chi sottovaluta il congresso del Pd. Perché questo può essere (anzi sarà) il congresso della “chiarezza”.

Da sempre (giustamente) si critica il Pd, partito liquido e senza identità, una “amalgama mal riuscita”.

Il nuovo Pd (se continuerà a chiamarsi ancora così) tornerà a radicarsi nel territorio, si cucirà addosso una giubba ben riconoscibile, non temerà più “rigetti”, dato che farà piazza pulita dei “corpi estranei”.

Non c’è partita fra gli attuali candidati alla segreteria. Non è solo una questione di peso specifico dei contendenti. E’ che le parti, in primis quelle principali legate a Bersani e a Franceschini, sanno già come andrà a finire e non vedono l’ora di dividersi e proseguire il cammino ognuno per proprio conto.

Vincerà Bersani. Cioè D’Alema. Cioè il Pci.

Un Pci inedito, più emiliano che togliattiano o berlingueriano. Altro che via italiana al socialismo! Sarà il partito della via emiliana al laburismo.

Chi non ricorda il motivetto di Renzo Arbore, quello del “clarinetto”? Ci siamo: il clarinetto sarà il Pd di Bersani-D’Alema. E la “chitarrina”? Ci pensano Casini-Pezzotta-Tabacci-Adornato (con i prossimi fuoriusciti da Pd e … Pdl) a metterla in campo.

Non è l’Ulivo prodiano. E’ semplicemente il ritorno del centrosinistra col trattino. A Berlusconi già fischiano le orecchie.