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Giorgia Meloni: “Deputati diciottenni e senatori a 25 anni”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Per capire perché in Italia i giovani non siano un reale investimento sul futuro è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni, il cui Ministero dovrebbe occuparsi proprio per queste persone, a La Stampa.

“Visto - ha dichiarato l’esponente politico - che al Senato prima dei 40 anni non si può essere eletti e quindi le generazioni che precedono tale compleanno dono rappresentate imperfettamente. E’ una riforma su cui c’è larga intesa. Deve esserci corrispondenza tra l’età necessaria per eleggere ed essere eletti”.

Alla richiesta, poi, della giornalista di maggiori dettagli sulla proposta Giorgia Meloni ha ipotizzato deputati diciottenni e senatori con soli sette anni in più.

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Voto agli immigrati. Fini si allea con la sinistra e prepara il putsch. Lega sulle barricate

pubblicato da Luca Landoni



La spinta antiberlusconiana di Gianfranco Fini - che pure noi in alcuni casi abbiamo elogiato come necessario contrappeso a una leadership troppo assolutista - rischia di avviarsi verso un apice al contempo errabondo e grottesco. Il vecchio pallino finiano del voto agli immigrati ha infatti preso forma in una proposta di legge bipartisan, che prevede per loro la possibilità di partecipare alla consultazione elettorale sia attivamente (dopo 5 anni di residenza con permesso di soggiorno) sia passivamente, ovvero candidandosi direttamente.

Il motivo per il quale il Presidente della Camera si sia così intestardito su un tema che provoca ovvi malumori soprattutto nella parte leghista della coalizione non può che ricercarsi in un progetto complessivo, che prevede una serie di mosse tattiche sulla strada della successione a Berlusconi. L’uggia del centrosinistra nei confronti del Cavaliere è infatti talmente forte da far sì che l’opposizione - ora come non mai rassegnata a rimanere tale - accetterebbe qualunque soluzione alternativa pur di disfarsene.

E la soluzione alternativa, molto andreottiana, è lì pronta sul tavolo: si chiama Gianfranco Fini. In tutto questo il voto agli immigrati non rappresenta che un pretesto risibile per raccattare le firme del centrosinistra e nel contempo raggruppare intorno a sè le porzioni di maggioranza definite “finiane”, magari in vista della creazione di un raggruppamento ad hoc. Un centinaio infatti sono le adesioni raccolte, tra le quali si annoverano decine di parlamentari di Pd, Udc e Italia dei Valori.

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