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Tutti gli articoli con tag protezione civile

Danni da calamità naturale? Lo Stato non paga più

pubblicato da Guido

Danni da calamità naturale

La riforma della Protezione Civile porta con sé una brutta sorpresa per gli italiani e le loro tasche: da oggi lo Stato non pagherà più i danni dovuti a terremoti, alluvioni o qualsiasi altra calamità naturale. È scritto chiaramente nel decreto pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale, come riportato dal Corriere.

Lo conferma anche il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, secondo il quale i cittadini de L’Aquila saranno gli ultimi a ricevere assistenza dallo Stato per la ricostruzione. D’ora in poi tutti i danni a immobili o altri beni dovuti a catastrofi naturali saranno totalmente a carico del cittadino che, se previdente, dovrà stipulare un’assicurazione ad hoc. Questo perché, come ammette lo stesso Gabrielli, lo Stato non è più in grado di sostenere i costi della ricostruzione. In questo modo, si sostiene, i cittadini potranno intervenire in prima persona e sarà rispettato il principio di uguaglianza.

Ma è davvero così? Non proprio, visto che il decreto non prevede l’obbligatorietà dell‘assicurazione sulle calamità (per cui è solo prevista da alcuni anni una detrazione sulle tasse), né tantomeno un costo unitario. È evidente che, stando così le cose, chi vive nelle zone a rischio da un lato sarà più portato a stipulare una polizza, ma dall’altro dovrà sostenere costi più alti dettati dalle compagnie.

Nel decreto si prevede che entro 90 giorni venga varato un decreto attuativo, in cui forse verrà resa obbligatoria l’assicurazione contro le calamità a un prezzo fisso per tutti, forse un centinaio di euro all’anno. Un nuovo balzello per i proprietari di immobili, dopo l’Imu. Inoltre la riforma della Protezione Civile introduce la cosiddetta “tassa sulle disgrazie”, le Regioni potranno alzare le accise sulla benzina fino a 5 centesimi per fronteggiare spese dovute a calamità naturali. C’è stato comunque un passo avanti: in una prima versione l’aumento scattava automaticamente.

Foto | © TM News

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Riforma della Protezione Civile - Un passo indietro che la stampa non coglie

pubblicato da Alberto Puliafito

Mario Monti - Verso una riforma della Protezione Civile

In questi giorni si è parlato molto di Protezione civile, visto che il Governo aveva preparato una bozza di decreto legge (il testo della bozza di decreto legge) per riformarne la legge costitutiva (questo, nonostante il gruppo di lavoro che ha effettuato le proposte, fosse stato creato per operare sul milleproroghe del 2011 e per rivedere le accise sui carburanti). Si è parlato soprattuto dell’eventualità di rimpinguare il Fondo per le spese straordinarie con un’ulteriore accisa sul carburante e una, addirittura, sugli sms.

Dopo la riunione del Consiglio dei Ministri di ieri, qualcosa è cambiato. Ma qualcosa che, perlopiù, è sfuggito ad agenzie e quotidiani. Infatti, se la riunione di ieri avrebbe dovuto proporre un decreto legge, ora, invece, il comunicato ufficiale del Consiglio dei Ministri parla, più genericamente, di un’approvazione preliminare e chiarisce che il 19 aprile la Conferenza Unificata del 19 aprile dovrà approvare il testo.

Si tratta di una retromarcia notevole, per un Governo abituato alla decretazione d’urgenza.

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Riforma della Protezione Civile - Cosa dice il testo

pubblicato da Alberto Puliafito

Riformaprotezioneciviletesto

Fra poco più di mezz’ora il Consiglio dei Ministri si riunirà per la ventitreesima volta sotto la presidenza del Consiglio di Mario Monti. Fra le norme da esaminare e le decisioni da prendere c’è anche la riforma della Protezione civile. E’ una cosa non di poco conto, visto che tutti i Governi, da quando esiste il Dipartimento, vi hanno messo mano secondo le proprie inclinazioni (come dimenticare l’interminabile era dei Grandi Eventi di Berlusconi e Bertolaso, per esempio, ben cavalcata anche dal centrosinistra).

Quando si parla di Protezione Civile in Italia, non si può fare a meno di pensare all’era che fu, quella di Guido Bertolaso, anche se da quando è arrivato Franco Gabrielli a sostituirlo è passato quasi un anno e mezzo. Quando si parla di Protezione Civile, inoltre, il giornalismo nostrano mostra tutta la propria impreparazione e la propria ossessione per il titolo ad effetto. Ieri, per esempio, lo scandalo - subito rientrato, a quanto pare - era quello della “tassa sugli sms” in caso di calamità. Poi si è ripiegato verso lo scandalo delle accise sulla benzina. Come se fosse una novità: in caso di emergenza nazionale è una prassi consolidata, quella di aggiungere un balzello sui carburanti. Non è stato fatto nel caso dell’Aquila, anche se forse ce ne sarebbe stato bisogno. Si chiamano tasse di scopo. In questo caso, lo scopo sarebbe quello di andare a incidere sul Fondo di Riserva per le Spese Impreviste istituito dalla Legge 196 del 2009. Nella bozza si legge, infatti, che

«Qualora sia utilizzato il fondo di cui all’art. 28 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il fondo è corrispondentemente e obbligatoriamente reintegrato in pari misura con le maggiori entrate derivanti dall’aumento, deliberato dal Consiglio dei ministri, dell’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante […] non siuperiore a 5 centesimi al litro […] in misura tale da determinare maggiori entrate corrispondenti all’importo prelevato dal fondo di riserva».

E comunque, anche se nel testo della bozza del decreto di riforma della Protezione Civile che abbiamo avuto modo di leggere integralmente nella sua forma del 10 aprile 2012, c’è ancora il riferimento agli sms, pare proprio che la norma salterà. In ogni caso, non sarebbe quello il problema.

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Maltempo, dare la pala ai politici. Pdl, prima smantella la Protezione civile, poi attacca

pubblicato da il passator cortese

Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, riferirà sull’emergenza maltempo in Aula al Senato giovedì 9 febbraio alle 9.30. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Sarà l’occasione per la fine delle polemiche fra Alemanno e la Protezione civile e fra questa e gli amministratori locali, le ferrovie ecc?

In molti Paesi imperversa il maltempo ma solo in Italia la diatriba politica è così accesa. Nel Belpaese abbondano i politici ad uso “televisivo”, insuperabili in TV nello scaricabarile e per lo più inetti alla prova dei fatti, mossi più che altro dal loro tornaconto elettorale. Le ultime “perle”, speculazioni di bassa lega, arrivano da Fabrizio Cicchitto.

“ Altro che Alemanno. – chiosa il capogruppo del Pdl alla Camera - Da un lato l’Europa e l’Italia sono investite da una straordinaria ondata di freddo. Dall’altro lato il problema della inadeguatezza del sistema-Italia, e in esso della protezione civile nella sua attuale direzione e configurazione strutturale, emerge in modo assai evidente e, al di là delle polemiche, richiede prima una analisi molto attenta e poi cambiamenti profondi ed incisivi”.

Insomma Cicchitto vuole rivedere la struttura della protezione civile con ‘cambiamenti profondi e incisivi. Faccia di tolla! Dov’era lui quando il suo partito ha depotenziato il dipartimento con la legge 10 del 2011?. Con quella legge il Pdl ha deciso di privare la protezione civile delle sue attribuzioni che meglio hanno funzionato, anzichè intervenire sul campo d’azione sproporzionato delle strutture di vertice del sistema.

“Bisognava togliere la gestione dei ‘grandi eventi’ – attacca Renzo Lusetti di API - e potenziare il sistema di coordinamento con gli enti locali invece di affidarsi alla tassazione regionale per l’attivazione delle emergenze”.

Già. Cosa aspetta Monti a rimediare a questo scempio e a modificare al più presto la normativa? Come sempre in Italia, la stalla si chiude dopo che i buoi sono scappati.

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Pd "scaricabarile". Invece di spalare la neve ...

pubblicato da il passator cortese

Chi ci capisce è bravo, in questa politica tutta intenta allo “scaricabarile”. La sceneggiata (e la colpevole inattitudine) del sindaco di Roma Gianni Alemanno è nota, superandosi negativamente nell’emergenza neve di questi giorni.

Ma c’è di più. Prendete il Pd: oggi ha chiesto al governo di riferire alla Camera sul “disastro” provocato dal maltempo. Ha denunciato il vicepresidente dei deputati: “Interi comuni senza luce e gas; treni bloccati per ore e passeggeri al freddo e senza informazione; una grande città, capitale del Paese, letteralmente in ginocchio; autostrade e raccordi sommersi da neve e ghiaccio con automobilisti abbandonati a loro stessi. Troppe cose non hanno funzionato e non è il momento di aprire inutili commissioni d’inchiesta nell’impossibile tentativo di salvare quel sindaco o accusare prefetti e Protezione civile”. “Chiediamo immediatamente al Governo di venire nell’aula di Montecitorio a riferire di quanto è successo, ben consci che niente potrà ripagare i cittadini italiani dei disagi subiti, ma nella speranza che il disastro di questi giorni non torni a ripetersi”, ha concluso l’esponente Pd. Bene.

Ma il Partito democratico non è nella maggioranza di questo governo? E, a parte Roma, non è il partito che governa decine e centinaia di comuni in affanno in queste ore sotto la nave? All’epoca del vecchio Pci, non certo avaro in interpellanze e proteste varie, in tempi di emergenza (neve, alluvioni, terremoti) i dirigenti del partito e i suoi esponenti istituzionali erano in prima file, con il badile in mano …

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Ore 12 - Disastri del maltempo. Le colpe della politica

pubblicato da Massimo Falcioni

altroGoverno e Parlamento, di fatto tutta la casta, sono in ben altre faccende affaccendati che pensare alla prevenzione del territorio e dell’ambiente. Quando il maltempo, come in questi giorni in Liguria e in Toscana, provoca devastazioni e morti, tutt’al più ci si prodiga in condoglianze e in promesse future.

Ieri il governatore della Liguria Burlando commentava i gravissimi fatti con le lacrime. Cosa ha fatto la Regione per evitare questa tragedia annunciata? Siamo al solito giochino italico dello scaricabarile. A dirla tutta, non ci convince neppure il capo dello Stato Napolitano quando parla di un: “tributo molto doloroso pagato per i gravi turbamenti climatici in atto”.

Cambiamenti climatici indubbiamente reali e tutt’altro che da sottovalutare, ma non possono fornire alibi allo Stato e agli enti locali totalmente negligenti, e spesso anche impreparati a fronteggiare queste situazioni. Un temporale non aveva già messo in ginocchio la capitale d’Italia pochi giorni addietro? La verità è che quasi tutta l’Italia è a rischio idrogeologico e (quasi) da nessuna parte si cura il territorio, si fa prevenzione.

Politici e amministratori pubblici “inventati”, la mancanza di cultura per l’ambiente, l’insensibilità, i tagli insensati ai bilanci, una urbanizzazione e una cementificazione selvaggia (nelle città del nord il cemento mangia ogni giorno dieci ettari di terreno!), l’abusivismo impunito e alimentato dai condoni, un modello di sviluppo incentrato solo sul business da rapina, hanno prodotto questa realtà da Paese del terzo o quarto mondo.

Il costo del dissesto idrogeologico degli ultimi 60 anni è stimato in oltre 50 miliardi di euro, solo per riparare i danni. Degli ultimi 2,5 miliardi del Fas, sforbiciati ripetutamente da Tremonti, alla fine sul territorio non è arrivato neppure un euro! Il governo è stato impegnato a gonfiare la Protezione civile del “modello Bertolaso”, basato sull’emergenza e incentrato sui poteri speciali che hanno scardinato i poteri ordinari favorendo cricche e speculatori e la mala pianta degli appalti drogati. In Parlamento, presentati dalla Associazione nazionale Bonifiche e irrigazioni giacciono 2500 progetti (dal valore di quasi 6 miliardi di euro) per la messa in sicurezza del territorio nazionale.

Giacciono, appunto. E nessuno li tira fuori dai cassetti. Siamo proprio sicuri che la salvezza sta nella riduzione dei parlamentari?

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Che fine ha fatto Guido Bertolaso? E i Grandi Eventi?

pubblicato da Alberto Puliafito

Guido Bertolaso

Dove è finito Guido Bertolaso? Dopo la notizia delle indagini che lo hanno coinvolto a proposito degli appalti del G8 alla Maddalena e dopo essere stato sostituito alla guida della Protezione civile da Franco Gabrielli, di Bertolaso non si sente più parlare.

L’ex capo della Protezione civile italiana, che ha gestito il Dipartimento in maniera quantomeno dubbia (la verità giudiziaria è ancora lontana da venire, ma ci sono le sue dichiarazioni in giro, che chiariscono il suo modo di vedere. Su tutte, resta indimenticabile quel che disse ad Alma Pizzi che lo intervistò per il libro Se la terra trema: In campo di protezione civile bisogna sapere sempre chi è il capo, non ci può essere democrazia in emergenza… Perché noi in Italia siamo sempre in emergenza.) è sparito dalle cronache di ogni genere.

Risulta che abbia aperto un sito (ma sarà proprio lui? Pare di sì) in cui ci sono anche le sue memorie difensive e quelle che, a suo dire, sarebbero le prove definitive della sua innocenza. E, anche se sul sito ufficiale non ce n’è ancora traccia, pare che da settembre sarà anche docente universitario, presso l’Università di Pavia (cui fa capo Eucentre, struttura che fra le altre cose ha progettato i pilastri antisismici dell’Aquila post-terremoto. Al vertice dell’Eucentre c’è Gian Michele Calvi già coinvolto nell’inchiesta sulla Commissione Grandi Rischi proprio a proposito della presunta mancata prevenzione durante lo sciame sismico all’Aquila, nonché indagato per frode nell’ambito delle forniture degli appalti all’Aquila). Secondo varie agenzie (riportate, per esempio, da Il Giorno) insegnerà per un mese in un master di gestione dell’emergenza che partirà a settembre.

Nel frattempo, la Protezione civile non perde il vizio dei grandi eventi. Vediamo perché.

[Foto | Flickr]

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Sergio Marchionne: sfacciato. Voto 4. L’ad del Lingotto dice che: “Senza l’Italia la Fiat farebbe meglio” e dell’utile: “Non un euro viene dall’Italia”. Smemorato. Anche gli italiani, senza la Fiat sanguisuga di soldi pubblici, avrebbero un euro in più.

Guido Bertolaso: strafottente. Voto 4. I sindaci del Vesuviano non firmano il documento del governo sui rifiuti e il capo della protezione civile se ne frega: “Avanti lo stesso, non arretreremo di un passo”. Talis pater (Silvio) talis filius (Guido).

I privilegi della casta: non esiste la crisi per la Protezione Civile

pubblicato da Giovanni Molaschi


Nelle stesse ore in cui Silvio Berlusconi annuncia che la Protezione Civile non avrebbe operato più in Abruzzo a causa delle indagini avviate dai magistrati locali Sabina Guzzanti, ad un mese dall’uscita di Draquila, sul suo blog critica l’ultimo provvedimento approvato dal Governo a favore del dipartimento di competenza di Guido Bertolaso.

Secondo quanto sostenuto dall’attrice l’amministrazione Berlusconi, attraverso l’approvazione dell’articolo 14 del decreto dl 195 dl del 2010, avrebbe garantito a 13 dirigenti un prolungamento del contratto a termine.

Così facendo il Governo avrebbe permesso a queste persone l’esenzione al programma già stabilito dalla manovra finanziaria già pensata per i lavoratori pubblici ai quali è stato imposto, ad esempio, il blocco delle retribuzioni per un quadriennio.

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La Protezione civile non tornerà in Abruzzo finché ci sarà l'inchiesta sul terremoto! Parola di Silvio

pubblicato da paganini

Il premier Berlusconi sta approfittando dell’assemblea di FederAlberghi per concedersi uno dei gustosi siparietti per i quali è celebre in tutto il globo.

Non potendo evidentemente avventurarsi a parlare di turismo dopo aver messo la Brambilla a “guidare” quel ministero (un impegno part time da abbinare all’organizzazione dei promotori delle libertà), il leader del Pdl ha cercato di ingannare il tempo sul palco esternando del più e del meno.

Una delle migliori uscite odierne riguarda l’Abruzzo e la Protezione civile: secondo il Capo del governo “la Protezione civile non si recherà più in Abruzzo finché dureranno le accuse per omicidio colposo avanzate nei confronti dei suoi dirigenti dalla magistratura. O almeno non potrà di farlo senza rendersi irriconoscibili perché rischia che qualcuno con una mente fragile, gli spari in testa”.

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