Le proteste degli aquilani raccontate anche in un post da Alberto Puliafito non sono state raccontate dalla RAI. Provare per credere.
Sul sito della tv di Stato, nella parte dedicata all’informazione, i servizi dedicati alle proteste relative al G8 documentavano le sole attività non organizzate dai cittadini residenti nell’hinterland colpito dal terremoto.
Parallelamente a questi interventi, come riportato da ecoblog.it, Greenpeace ha organizzato quattro azioni in altrettante centrali a carbone italiane. Il progetto, documentato nel video sopra, è stato attuato pochi giorni dopo l’accordo strategico preso da Gordon Brown con Nicolas Sarkozy, per diminuire le emissioni di gas serra nei rispettivi paesi.
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La questione del riscaldamento globale viene perlopiù ignorata in Italia, ma sarà sempre più difficile continuare a fare il gioco dello struzzo. Rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniscono infatti oggi a Posen (Polonia) per cominciare a discutere del successore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere firmato entro il 2009.
Il 6 dicembre invece nella vicina Danzica la presidenza francese dell’UE ha organizzato un incontro con i paesi dell’Europa dell’Est, gli unici a schierarsi contro l’accordo 20-20-20, insieme all’Italia. Secondo “L’Espresso” l’obiettivo di Sarkozy è infatti precisamente “aprire in parte alle loro esigenze e arrivare al vertice di Bruxelles (di metà dicembre) con il classico scenario del 26 contro uno, in cui quell’uno è l’Italia”.
Nel frattempo arriva dalla vicina Germania la notizia che la repubblica federale ha già raggiunto, con 4 anni di anticipo, gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto. E l’Italia? Non ce la farà probabilmente: figuraccia e multa da 450 milioni di euro l’anno in arrivo. Ma non basta: il ministro Matteoli ha già ammesso pubblicamente che il nostro paese uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012.
Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania e naturalmente Italia. Questa la squadra dei fantastici dieci, capeggiati dal Bel Paese, che lottano (contro la Unione Europea)per un mondo più squallido e inquinato, pur di non perdere zero virgola zero punti di Prodotto Interno Lordo.
Dopo le regressioni in campo di istruzione, diritti, capacità d’accoglienza, non poteva mancare l’ambiente: dalle scajolate nucleari alle affermazioni assurde e imbarazzanti di questi giorni. La frase più interessante è quello che da 24 ore si sente continuamente rimbalzare: “Non siamo soli”. Fantastico, commovente, il governo ha trovato gli alleati per una controrivoluzione in campo ecologico, ovvero gli stati più in balia degli eventi e con meno potere decisionale.
Dieci nomi un programma. Già gli accordi presi erano sostanzialmente inadeguati a contrastare nel medio lungo periodo la critica situazione ambientale (il famigerato obiettivo 20 - 20 -20), ma il governo italiano è ottimista e ambizioso.
A proposito della la riduzione di CO2 del 20% entro il 2020, secondo Greenpeace uno dei dettagli più importanti è la clausola per un passaggio automatico, che fa scattare l’accordo dal 20 al 30, nel caso venga raggiunto un accordo internazionale, all’interno del protocollo di Kyoto, ossia nel caso gli Stati uniti intervengano. L’Italia osteggia questa clausola.
Come dire, non una vita umana verrà salvata a discapito del dio Pil. L’Italia si batte e fa la voce grossa per salvaguardare i suoi gas di scarico. Questo si che è imbarazzante.
Stefania Prestigiacomo è a Kobe per il meeting dei ministri dell’ambiente degli otto paesi più industrializzati del globo. La dichiarazione fondamentale che viene fuori da questo incontro, è che entro il 2050 l’intenzione è quella di dimezzare i gas serra. Si proprio quelli che fanno tanto global warming, proprio quelli di cui Luca Mercalli a “Che tempo che fa” è acerrimo nemico.
I ministri dell’ambiente del G8 riuniti in Giappone hanno espresso oggi la loro «volontà politica» di andare verso una riduzione di metà delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. L’annuncio dei dirigenti dei principali paesi sviluppati non ha al contrario fissato obiettivi di riduzione per il 2020.
Bene. Speriamo. Speriamo. Voi ci credete? Posso dirlo? Per me sono parole al vento. Come quelle sulle centrali nucleari, come molto di quello che stiamo sentendo in questi giorni. Come tutto quello che si disse ai tempi sul protocollo di Kyoto. Leggete cosa si diceva qualche anno fa a riguardo.