
Nei mesi scorsi si è parlato più volte di un abbassamento delle soglie d’alcol per chi guida, giungendo perfino a suggerire una “soglia zero”. Di questi giorni la notizia che parte di quel disegno sembra destinato a realizzarsi: le nuove norme sulla sicurezza stradale approvate dalla commissione trasporti della Camera prevedono infatti un limite di 0,0 g./l. per i neopatentati.
Dell’insensatezza di questo inasprimento della legge parlammo qualche tempo fa, in occasione della notizia (apparentemente) contraddittoria di una riduzione dei fondi per l’acquisto degli etilometri. Partiamo dalla riflessione fatta allora, per arricchirla con nuovi elementi:
Lo schema d’azione è semplice: esiste una legge del tutto sensata, che viene sistematicamente trasgredita sul territorio per mancanza di controlli. A chi governa costerebbe tanto, in termini di risorse e di sforzo organizzativo, cercare di farla rispettare davvero. I ritorni in termini di consenso ed immagine, poi, sarebbero assolutamente incerti.

Sono notizie come questa che ti costringono a fare il cosiddetto crosspost: ci segnalano i colleghi di 02blog che la Regione Lombardia, su pressione della Lega Nord, ha approvato una norma anti-Kebab.. ma non solo: essa riguarda infatti anche gelaterie, pizzerie da asporto e probabilmente i fast food. Cosa prevede? Ce lo spiega Repubblica:
Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro il locale e non più in strada. Il locale non potrà più servire bibite se non prodotte in casa, addio dunque lattine di bevande insieme alla pizza. Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’una di notte
La nuova regolamentazione, nata su spinta della Lega in funzione anti-kebab, prevedeva originariamente addirittura la chiusura a mezzanotte. Essa è d’altronde assolutamente coerente con la battaglia senza quartiere che il vice-Sindaco di Milano De Corato sta conducendo contro la vita notturna milanese, che passa ad esempio attraverso la recinzione degli spazi pubblici dove i giovani si ritrovano la sera.
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Schiacciato, anche giustamente, dalle drammatiche notizie provenienti dal terremoto d’Abruzzo è passato quasi sotto silenzio il voto che ha mandato sotto il Governo nella giornata di ieri. Ricordiamo infatti che si votava sull’emendamento Pd-Udc avverso all’allungamento da 2 a 6 mesi dei tempi di permanenza nei Cie (centri di identificazione ed espulsione).
Data la schiacciante maggioranza di cui gode il Governo alla Camera la bocciatura ha dell’incredibile, e chiaramente ha mandato su tutte le furie la Lega Nord, promotrice del provvedimento. A parte i numerosissimi assenti tra le file del Pdl, i franchi tiratori sono stati 17 (La Russa ha parlato di 12, ma sembra difficile che qualcuno abbia “disertato” tra le file del Carroccio, o che dall’opposizione ci siano stati dei voti contro l’emendamento). Mettiamo tuttavia che siano stati anche 12 “scemi”, sempre secondo la definizione dello stesso Ministro della Difesa, si tratta di un comportamento grave, che unito alle assenze determina una chiara fronda di matrice democristiana in seno al Pdl.
Ed è priva di fondamento l’accusa che il partito di maggioranza ha rivolto al principale alleato riguardo alle assenze, perché tra le file leghiste mancavano solo 3 deputati (su 52) tutti per gravi motivi di salute, secondo Roberto Cota. Viene così a cadere un caposaldo della politica anti-immigrazione clandestina, e viene altresì inflitto un vulnus considerevole alla forza dell’alleanza di Governo.
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Se la vostra memoria a lungo termine funziona in maniera soddisfacente, ricorderete sicuramente la tempesta mediatica degli ultimi mesi sul limite dell’alcol alla guida. Era stato il governo ad aprire le danze, ordinando il sequestro dell’automobile ai soggetti con tasso alcolico superiore a 0,8 g./l e la sua confisca oltre gli 1,5.
In seguito, aveva fatto molto discutere la proposta del PDL di abbassare il tasso consentito da 0,5 a 0,2 e c’era stato addirittura chi, come l’onnipresente Ministro Sacconi, aveva suggerito un vero e proprie limite-zero per i minori di 21 anni.
E’ di ieri tuttavia la denuncia dei sindacati di polizia: tra i vari tagli subiti dalle forze dell’ordine ci sarebbe anche una riduzione dei fondi per l’acquisto degli etilometri (da 1.258.698 euro a 544.953). Sembra dunque che l’inasprimento delle norme si accompagnerà ad una riduzione delle risorse destinate a controllare il rispetto delle stesse: un paradosso a ben vedere piuttosto frequente nel nostro paese.
Alla fine il paziente lavoro diplomatico di Calderoli ha dato i suoi frutti. La lungimirante posizione del leader leghista Umberto Bossi, tutta tesa a mantenere il dialogo con l’opposizione, è stata premiata da una linea di sostanziale non belligeranza da parte del segretario democratico Franceschini che ha imposto ai suoi l’astensione nella votazione di ieri sul federalismo fiscale.
Non tutti i deputati hanno però approvato la linea, e se la stragrande maggioranza si è adeguata, talvolta obtorto collo, vanno segnalati gli 11 dissidenti che hanno comunque votato contro. Tra loro alcuni nomi di rilievo come Furio Colombo e Renzo Lusetti, alla guida di un drappello formato da Pierluigi Mantini, Giovanni Burtone, Giulio Santagata, Sandra Zampa, Donata Lenzi, Ivano Strizzolo e Cesare Marini.
Mentre l’Udc si è segnalata come unico oppositore al provvedimento (Casini ha dichiarato che si tratta di uno spot elettorale per la Lega) la notizia del giorno è stato il voto a favore da parte dei dipietristi. Con la sola eccezione dell’On. Pino Pisicchio, l’Italia dei Valori si è infatti compattamente espressa a favore del federalismo, onorando una posizione che per la verità il suo leader aveva espresso da tempo.
C’è un piano sottile dietro la nuova strategia del no adottata dal Partito Democratico. Risulta ormai evidente che il mandato pro-tempore affidato a Dario Franceschini celi una tattica interamente volta a levare il terreno sotto i piedi dell’Italia dei Valori e del suo istrionico capitano.
Tutte le prese di posizione del neo-segretario sono state dure, come a sottolineare che da questo momento in poi l’opposizione sarà muro contro muro, in aperta contrapposizione alla linea del dialogo veltroniana. In questo senso va letta anche la barricata alzata nei confronti di un provvedimento non ancora licenziato e nemmeno più di tanto svelato come quello del piano casa.
Ma di che si tratta in realtà? Se dobbiamo prendere come modello quello varato in anteprima dalla Regione Veneto, il piano casa non contiene nulla di rivoluzionario o trascendentale. Sono previste agevolazioni fiscali da parte dei comuni per adeguamento degli standard qualitativi delle abitazioni pre-1989 e possibilità di ampliamento delle cubature fino al 30-35% (immobili abusivi esclusi). Il tutto nel rigoroso rispetto dei vincoli paesaggistici e ambientali. In pratica un aiuto alle ristrutturazioni per rilanciare il settore dell’edilizia. Tutte cose già viste. Contestabili, per carità, ma non più delle sovvenzioni al settore auto et similia.

Vale la pena di fare una piccola riflessione a freddo su quanto avvenuto nell’ultima settimana nel campo delle politiche del lavoro. Caso n°1: il PD rilancia la sua proposta di un assegno unico di disoccupazione, il governo si rifiuta e dileggia la proposta. Risultato: il provvedimento finisce nel dimenticatoio.
Caso n°2: il governo rilancia la proposta di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego; i sindacati (compresa questa volta la CISL) fanno fuoco e fiamme. Risultato: il Ministro Sacconi torna pavidamente sui suoi passi, dichiarando che non si deciderà nulla prima di aver consultato i confederali.
Mettendo a confronto questi due casi colpisce il relativo silenzio di CGIL & co. sulla prima vicenda, soprattutto se comparato alla determinazione investita, con successo, nella seconda. La spiegazione di questo diverso atteggiamento è, in realtà, abbastanza evidente.

Quella di istituire un sussidio unico per i disoccupati è una delle poche proposte decisamente positive dell’altrimenti disastroso Partito Democratico. E bisogna dare atto al neo-segretario Franceschini della determinazione con cui ha riacceso i riflettori sulla questione, sollecitando il governo ad utilizzare un decreto per intervenire d’urgenza in materia.
Ed è un peccato che Silvio Berlusconi abbia prontamente respinto al mittente la proposta, come già prima di lui aveva fatto più volte il diligente ministro Sacconi.
Visto che il welfare è uno dei temi che più ho cercato di approfondire su questo blog, fin dall’ultima campagna elettorale, mi perdonerete se per una volta mi dedico a smontare, una per una, le ragioni addotte dal Presidente del Consiglio per evitare di dover pagare un sussidio a tutti i disoccupati, e non solo a pochi privilegiati.
Continua a leggere: Assegni di disoccupazione: il governo ha altre priorità

Vi anticipiamo i contenuti del disegno di legge approvato al Senato in materia di violenza sessuale. In questi giorni si sono moltiplicati i casi e gli allarmi, e sebbene sia indubbio che per una legge giornalistica si sia dato maggiore evidenza a quello che è il “caso” del momento, rimane il fatto che gli stupri nel nostro paese si sono moltiplicati a dismisura. Il fenomeno è andato di pari passo con l’aumento esponenziale dei clandestini e con l’apertura indiscriminata delle frontiere verso l’est-Europa, e non è certo un caso. Naturalmente sono innumerevoli anche i casi di violenze perpetrati dagli italiani. Qui non è tanto in discussione chi sia l’autore, ma come si possa stroncare o almeno limitare il fenomeno. Vediamo dunque i principali punti del provvedimento in via di approvazione.
La norma fondamentale prevederà la possibilità di istituire ronde di cittadini volontari per il controllo del territorio. Questa parte è stata fortemente voluta dalla Lega e incontra tuttora l’opposizione di alcune frange del Pdl, capitanate dal sindaco di Roma Alemanno. Tuttavia appare certa la sua approvazione, che peraltro sarà a discrezione dei primi cittadini. Le ronde dovranno ovviamente essere armate di solo cellulare (emendamento Casson, Pd) per segnalare i casi sospetti alle forze dell’ordine.
Saranno esclusi gli arresti domiciliari a chi sia accusato di stupro. Niente sconti di pena, nè premi di buona condotta. Il reato viene assimilato a quelli più efferati e come tale sarà trattato, in modo da non assistere ad altri scandali come il ritorno a casa dei due violentatori di cui abbiamo recentemente parlato.
Continua a leggere: Decreto anti-stupri. Ecco i contenuti del ddl approvato al Senato
È passato pochi minuti fa al Senato l’emendamento della Lega (primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo) per cui i medici potranno denunciare i clandestini che si presentino per essere curati. Si noti bene che la scelta viene lasciata alla coscienza dei medici stessi, i quali non sono obbligati a denunciare l’immigrato, ma da ora in avanti potranno farlo. È stata infatti cancellata la norma che vietava espressamente la denuncia.
156 i voti favorevoli, 132 i contrari, per la cronaca, ma ciò che ci preme maggiormente è aprire una discussione etica e legale sul provvedimento. Da sinistra infatti si parla di legge persecutoria e anticostituzionale, mentre da destra si sostiene, come ha sottolineato Schifani, che al clandestino non è vietato l’accesso alle cure mediche e dunque non si può parlare di mancato rispetto della persona umana.
In realtà appare evidente che la maggior parte dei clandestini ora si guarderanno bene dal presentarsi presso il servizio sanitario se in tal modo correranno il rischio di essere espulsi, e ciò può provocare una diffusione delle malattie oltre che sollevare dubbi sull’umanità del provvedimento. Va anche detto però che un divieto espresso ai medici di denuncia può sembrare paradossale, visto che la cosa costituisce un’evidente deroga alla legalità.
Continua a leggere: Da ora in poi il medico potrà denunciare i clandestini. È giusto o no?