È passato pochi minuti fa al Senato l’emendamento della Lega (primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo) per cui i medici potranno denunciare i clandestini che si presentino per essere curati. Si noti bene che la scelta viene lasciata alla coscienza dei medici stessi, i quali non sono obbligati a denunciare l’immigrato, ma da ora in avanti potranno farlo. È stata infatti cancellata la norma che vietava espressamente la denuncia.
156 i voti favorevoli, 132 i contrari, per la cronaca, ma ciò che ci preme maggiormente è aprire una discussione etica e legale sul provvedimento. Da sinistra infatti si parla di legge persecutoria e anticostituzionale, mentre da destra si sostiene, come ha sottolineato Schifani, che al clandestino non è vietato l’accesso alle cure mediche e dunque non si può parlare di mancato rispetto della persona umana.
In realtà appare evidente che la maggior parte dei clandestini ora si guarderanno bene dal presentarsi presso il servizio sanitario se in tal modo correranno il rischio di essere espulsi, e ciò può provocare una diffusione delle malattie oltre che sollevare dubbi sull’umanità del provvedimento. Va anche detto però che un divieto espresso ai medici di denuncia può sembrare paradossale, visto che la cosa costituisce un’evidente deroga alla legalità.
Continua a leggere: Da ora in poi il medico potrà denunciare i clandestini. È giusto o no?
La pressione fiscale sui cittadini diminuirà. Sarà questo, secondo il premier Berlusconi, l’effetto primario dell’introduzione del federalismo fiscale, votato oggi dal Senato e approvato con 156 sì, 6 no da parte dell’Udc e 108 astensione di Pd e Italia dei valori.
Il presidente dei senatori del Parito democratico, Anna Finocchiaro, dopo aver detto che “Questo federalismo fiscale si iscrive in un quadro di scelte centralistiche del governo Berlusconi che lo infragilisce, eppure qualcosa di significativo è accaduto: dopo aver contribuito alla riforma del Titolo V, alla sconfitta del centrodestra nel referendum sulla sua riforma costituzionale, siamo stati una forza riformista che è stata a pieno titolo nella discussione di un testo che ha contribuito a capovolgere”, ha annunciato che il Pd non avrebbe votato contro ma si sarebbe astenuto, un bel gesto che Silvio Berlusconi ha ricambiato assicurando i telespettatori che i Pd vuole reintrodurre l’Ici.
La filosofia del federalismo fiscale dovrebbe essere di
Approvato ieri il Ddl sulla sicurezza che tra le altre cose prevede la trasformazione in reato dell’immigrazione clandestina. L’iter del provvedimento non è ancora terminato ma ormai nulla osta alla sua trasformazione in legge vista la maggioranza bulgara che lo protegge. Nella fattispecie la pena prevista per il reato è stata comunque diminuita rispetto al progetto originale, dal momento che non sarà più previsto il carcere ma “solamente” una multa dai 5.000 ai 10.000 euro. Ciò che più conta, però, è che sarà facilitato il rimpatrio per il quale non sarà più necessario il nulla osta dell’autorità competente.
Passando all’esame del Ddl nel suo complesso, vi troviamo anche le annunciate limitazioni ai matrimoni di comodo, in cui il coniuge dovrà comunque aspettare due anni per diventare italiano. Introdotta la famosa tassa di 200 euro per la cittadinanza, tanto osteggiata dai vescovi ma di fatto comparata a ciò che accade nella maggior parte dei paesi europei, e reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
Tra le curiosità da notare anche il sì allo spray al peperoncino per difendersi dalle aggressioni, purché non contenga sostanze chimiche. Una battaglia della senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl) che dopo lunga gestazione è finalmente giunta alla meta. In conclusione, sarà più difficile espellere i cittadini comunitari, che potranno essere rimandati al paese d’origine solo per motivi di pubblica sicurezza.
Il decreto Gelmini per la parte relativa alle università da ieri è legge. La proposta è passata alla Camera con 281 voti a favore e 196 contrari (Idv e Pd), avvalendosi anche dell’astensione tecnica dell’Udc. I centristi hanno così inteso concedere “un’apertura di credito” al provvedimento. Giudizi di merito in questi mesi ne sono stati dati a iosa. Scopo di questo post è invece analizzare i punti salienti della legge, cercando di animare un dibattito.
1) Atenei virtuosi. Tutte le università italiane addirittura 26 su 58 al momento) che spendono più del 90 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) in stipendi non potranno più bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. I cosiddetti atenei virtuosi, cioè i migliori secondo i suddetti criteri avranno invece accesso ai fondi stanziati ad hoc (7% del Ffo più fondo straordinario della finanziaria 2008).
2) Trasparenza. Da ora in avanti in sede di bilancio consuntivo i rettori saranno tenuti a pubblicare i risultati delle attività e tutti i finanziamenti pubblici e privati ottenuti (sì lo so che sembra incredibile che non fosse già obbligatorio, NdR). Inoltre in tutte le commissioni di concorso per la selezione di docenti e ricercatori sarà obbligatoria la presenza di docenti esterni, sorteggiati e in maggioranza rispetto ai membri interni.

Ieri vi abbiamo descritto con cura i vari punti del pacchetto anticrisi del governo Berlusconi: ci siamo tuttavia scordati di riferirvi di un dettaglio del DL 185/08 del 29 -11-2008 che è stato rilanciato da parecchie fonti nel corso della giornata di ieri. Ci stiamo riferendo a quella che Assoedilizia ha definito “una stangata, retroattiva dal 1 gennaio 2008, per le detrazioni del 55 % relative agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici”.
Di cosa si tratta? Lo spiegano egregiamente in questo post i cugini di ecoblog: ottenere gli sgravi fiscali su Irpef e Iras per interventi di risparmio energetico negli edifici diventerà molto più difficile. Se non impossibile: è previsto infatti che l’Agenzia delle Entrate esamini ogni richiesta, e in caso di non risposta entro 30 giorni varrà il curioso principio del “silenzio-dissenso”. Sgravio negato. Ed è noto come la Pubblica Amministrazione italiana sia efficiente e lesta nel rispondere…
Verrà poi posto un tetto per i contributi da parte dello Stato, sforato il quale, nessuna domanda sarà più accolta. E c’è di più: essendo retroattivo, il provvedimento mette in serio imbarazzo coloro che magari hanno acquistato quest’anno impianti solari termici, nella convinzione di ricevere poi uno sgravio. Tra gli user di ecoblog c’è addirittura chi dichiara che in questo modo finirà per perdere ben 34.000€.
Continua a leggere: Pacchetto anticrisi: Berlusconi toglie gli sgravi per il risparmio energetico
Come promesso ci inoltriamo nei principali provvedimenti inseriti nel decreto approvato dal governo e denominato pacchetto anticrisi. Dell’aumento dell’Iva per i canali a pagamento abbiamo abbondantemente parlato, vediamo il resto.
Detassazione degli straordinari. Lo sgravio previsto di fatto è saltato e non sarà prorogato per il 2009, come già annunciato nei giorni scorsi; sarà rimpiazzato dal solo innalzamento del tetto per la detassazione dei bonus, che passa da 30.000 a 35.000 euro annui.
Famiglie a basso reddito. Le famiglie con un reddito massimo di 22.000 euro (35.000 in caso abbiano a carico portatori di handicap) otterranno un bonus di importo variabile tra i 200 e i mille euro. Inoltre tutte le famiglie che già godono di un’agevolazione sulle bollette dell’elettricità, ne otterranno una anche per il gas di importo indicativo intorno al 15%.
Continua a leggere: Pacchetto anticrisi. Tutte le norme varate nel decreto

Ieri il governo ha presentato la misure che dovrebbero consentire alle famiglie ed alle imprese di affrontare la crisi economica senza farsi troppo male.
Per il Popolo della libertà si tratta di “un provvedimento positivo, ricco di misure positive, immediatamente attive. E’ un segnale di fiducia per l’intero Paese, concentrato su tre linee portanti: sostenere i più deboli; tutelare i lavoratori; motivare le imprese”.
Secondo il Partito democratico è invece “solo una mancia e le misure varate dal governo sono insufficienti: nulla di strutturale, nulla per i redditi e le pensioni, per i precari, molto poco per piccole e medie imprese. Il governo è ancora una volta inadeguato rispetto alla gravità della situazione”.
Insomma, sono misure efficaci e positive oppure una mancia per rendere il Natale meno amaro per i poveri? Per capirci qualcosa di più, qui trovate il video in cui il vice direttore del Sole 24 Ore spiega i contenuti della manovra.
Ve ne avevamo parlato qualche tempo fa: il decreto legge del ministro Gelmini sulla riforma della scuola prevede la bocciatura alle elementari e alle medie con una sola insufficienza, senza neanche la possibilità dei cosiddetti “esami di riparazione” previsti alle superiori. Qualche giorno fa, a fronte delle crescenti critiche, il ministro è stato costretto a fare marcia indietro, e in una nota ha affermato che “l’intera materia della valutazione troverà chiarimento definitivo con un regolamento”.
Si è trattato di un ripensamento ragionevole in quanto, a ben vedere, tale provvedimento rischiava di vanificare da solo tutti gli altri obiettivi della riforma. Se applicato davvero, infatti, esso avrebbe comportato la bocciatura di circa il 50% degli studenti di ogni classe (questa la quota approssimativa di studenti con almeno un’insufficienza alle scuole medie): il numero di alunni nella scuola dell’obbligo sarebbe perciò aumentato vertiginosamente nel giro di qualche anno, perché da ogni istituto sarebbero usciti, ogni anno, meno di studenti minore a quello degli iscritti in prima. Questo avrebbe comportato sicuramente un’aumento di spesa per la scuola pubblica, ovvero il contrario di quello che la riforma si propone.
Continua a leggere: Mariastella Gelmini e le bocciature: tutte le ragioni della marcia indietro

La notizia è di quelle che rischiano di passare inosservate, ma che possono celare fenomeni politici di grande interesse. Per la prima volta quest’anno, dopo una decade di crescita ininterrotta, la percentuale di italiani che ha scelto di devolvere l’otto per mille alla chiesa diminuisce. Certo, si parla sempre di percentuali ben più che bulgare: quasi il 90% l’anno scorso, “solo” l’86 quest’anno. Una riduzione che significa comunque 35 milioni di euro in meno, drenati quasi tutti verso lo Stato, che vede la sua (striminzita) quota aumentare dal 7 all’11%.
Quali le ragioni di questo improvviso calo? In assenza di studi specifici, è azzardato fare qualsiasi ipotesi. Tuttavia, c’é già chi sostiene che potrebbe avere influito l’intervento sempre più radicale ed incisivo della chiesa nella politica italiana, che ha raggiunto il suo apice con la polemica sui Dico, sotto il governo Prodi. Una battaglia vinta clamorosamente dalla CEI, con il ritiro del provvedimento e un’effetto diretto sulle opinioni degli italiani che, inizialmente in maggioranza favorevoli alle unioni civili, si sono poi, mano a mano che lo scontro si inaspriva, schierati sempre più sulle posizioni tradizionaliste della chiesa.
Tuttavia questa crescente presenza nell’agone politico, spesso in prima persona, potrebbe avere alienato al clero le simpatie di molti progressisti, non necessariamente cattolici ma abituati a devolvere l’otto per mille alla chiesa, nella convinzione di contribuire ad “opere benefiche” a favore dei più demuniti. Un gruppo minoritario certo , ma che potrebbe aver deciso di votare contro la chiesa sull’unica scheda in cui si presenta col proprio nome: la dichiarazione dei redditi.
Foto: zarpynho, Flickr.
Parziale retromarcia del governo, che si è visto costretto a modificare una parte delle norme su assegni sociali e precari dopo le sonore proteste di ieri da parte di sindacati e centro-sinistra. Per la verità anche da alcuni ministri della maggioranza, in particolare Brunetta (Funzione pubblica), Sacconi (Welfare) e Meloni (Giovani), si erano levate numerose perplessità, cosicché in serata lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato l’emendamento delle norme contestate. Vediamo di che si tratta.
Abbiamo affrontato già ieri l’argomento precari, e le motivazioni che hanno spinto a bloccare le assunzioni di tutti i lavoratori in causa con la propria azienda, correggendo l’eventuale pena di quest’ultima in un risarcimento tra i 2,5 e i 6 mesi di stipendio. Il provvedimento, che noi avevamo ribattezzato salva-Poste, doveva appunto servire a evitare l’assunzione a tempo indeterminato di una decina di migliaia di persone da parte di Poste Italiane, fatto che avrebbe potuto portare a un crollo verticale dell’azienda statale. Da parte nostra avremmo visto bene anche il licenziamento in tronco di qualche dirigente furbo o incapace che aveva approfittato della situazione, ma ciò che conta è che ora sarà inserito un emendamento che circoscriverà il tutto al solo caso delle Poste, escludendo i contenziosi in atto con tutte le altre aziende.
Caso numero due, gli assegni sociali. I nuovi criteri di assegnazione prevedevano un minimo di dieci anni di contribuzioni per potervi accedere; una norma voluta dalla Lega per evitare di pagare la pensione a tutti i lavoratori stranieri arrivati in Italia grazie alla legge sul ricongiungimento familiare. L’idea di per sè era sacrosanta, ma così strutturata alimentava il paradosso di escludere improvvisamente dall’assegno tutti gli emigranti rientrati dopo i 65 anni, oltre ad altre categorie come religiosi, disabili e casalinghe.
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