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Tutti gli articoli con tag pubblica amministrazione

Italia sempre più corrotta. Peggio del Ruanda!

pubblicato da il passator cortese

Altro record negativo dell’Italia che scende ancora nella classifica di Transparency International (Ti) sulla corruzione nella pubblica amministrazione.

Il Belpaese è al … 67esimo posto a livello mondiale con 3,9 punti, dopo il Ruanda (66esimo con 4 punti) e immediatamente prima della Georgia (68esima con 3,8 punti). Rispetto al 2009, quando era al 63esimo posto con 4,3 punti, l’Italia perde così quattro posizioni.

Il ‘Transparency International Corruption Perceptions Index’ (CPI) - l’edizione 2010 è stata presentata stamattina a Berlino - è la graduatoria «più credibile e accurata della corruzione nella pubblica amministrazione» come fa notare il Guardian nell’edizione online.

Il Cpi attribuisce ai paesi un punteggio da 0 a 10, dove lo ‘0′ indica massimi livelli di corruzione e il ‘10′ i più bassi. Sono stati 178 i paesi esaminati: la Somalia è ultima con 1,1 punti. In testa alla graduatoria ci sono - a pari merito - Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, tutte con 9,3 punti, seguite da Finlandia e Svezia (9,2).

Avanti così.

La scuola italiana secondo il Ministro Brunetta: piena di insegnanti assenteisti e incapaci

pubblicato da Alessandro

Brunetta

Da Frascati, durante la “Summer School 2010″, organizzata dalla fondazione Magna Charta, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, con la sua solita franchezza, è entrato nel merito del dibattito sul precariato nel mondo della scuola. Almeno tre le dichiarazioni degne di nota.

La prima: “Il sistema [scolastico] costa tanto e rende poco. Non è neanche vero che gli insegnanti sono pagati poco, perchè in altri paesi guadagnano di più perchè lavorano di più”. E’ davvero così? No. Prendiamo l’esempio della Germania: come ha scritto su MicroMega dello scorso luglio Mila Spicola, se lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore in Italia dopo quindici anni di insegnamento è di 27.500 euro lordi annui, quello di un collega tedesco, nelle stesse condizioni, è di 45.000 euro all’anno.

E in paesi come l’Inghilterra e la Spagna la situazione non è tanto diversa da quella della Germania. Tornando a quest’ultima, le ore di lavoro di un insegnante tedesco sono praticamente le stesse di quelle di un italiano (anzi, a ben vedere, un po’ di meno): rileva ancora la Spicola che “gli insegnanti tedeschi hanno una media di 22 ore di lezione frontale alla settimana contro le 18 degli insegnanti del nostro paese, ma bisogna tenere conto del fatto che le ore di lezione in Germania sono solo di 45 minuti”.

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Economia: per salvare la Grecia Giulio Tremonti taglia le spese della casta

pubblicato da Giovanni Molaschi



Ora che il Ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, ha capito che per aiutare la Grecia l’Italia dovrà condividere con l’Europa 25 miliardi di euro bisogna capire come procurarsi la cifra senza peggiorare il debito pubblico che stando a quanto pubblicato dalla Stampa è aumentato sfiorando il valore record registrato lo scorso ottobre.

Secondo le indiscrezioni trapelate l’economista per raccogliere il denaro necessario congelerà il rinnovo contrattuale degli impiegati pubblici ai quali verrà però garantita una vacanza contrattuale.

Oltre alla pubblica amministrazione già si prevedono dei tagli anche in ambito ospedaliero, sulle pensioni di invalidità (i cui criteri sono destinati a diventare più severi) e ai ministeri dove Giulio Tremonti proverà a contenere i costi della casta.

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Fannulloni e (o) nullafacenti. E' il (Gianni) Letta pensiero

pubblicato da il passator cortese


Il vespaio sollevato dal mini ministro Brunetta sui “fannulloni” della PA è stato poco più (o poco meno) di un sasso lanciato in una palude.

L’ “inviolabile” popolo della pubblica amministrazione, dopo un primo momento di sconcerto, ha ripreso il ritmo di sempre: i pochi onesti, coscienziosi e preparati tirano la carretta e i tanti disonesti e furbi fanno i … “furbetti”.

La riforma dello stato, la riforma della funzione pubblica,amministrazioni locali comprese, è, con la sanità, la scuola, la giustizia, quella sempre promessa da tutti i governi e mai realizzata. Tutti hanno sempre promesso di cambiare tutto e tutto è sempre rimasto come prima, o addirittura peggio di prima.

Sul tema torna nientemeno che il compassatissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il quale getta (inconsapevolmente?) altra benzina sul fuoco … sopito. “Nella pubblica amministrazione ‘il numero dei fannulloni e’ grande ma e’ molto piu’ grande quello dei nullafacenti, cioe’ di coloro che vorrebbero ma non possono fare, non per colpa propria ma per ragioni altrui’. Letta dixit.

Tradotto, più o meno, significa che una parte non fa niente e l’altra parte … pure. Ad maiora.

Angelino Alfano: “No a qualsiasi legge sull'incandidabilità”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Prima di risolvere i cavilli giudiziari del Premier la maggioranza dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza è ridurre l’ansia da prestazione di cui soffrono alcuni dei Ministri. Impegnati in un’implicita gara con Silvio Berlusconi.

Per oscurare il re sole Renato Brunetta e Angelino Alfano stanno facendo davvero di tutto. Oltre ai doppi incarichi non c’è giorno che passi senza che l’uno, o l’altro, facciano alla stampa dichiarazioni degni di uno showman.

Eludendo le considerazioni che in queste settimane sono state fatte sulla fedina penale dei candidati, il Ministro della Giustizia ha sostenuto che non è necessaria una legge poiché è compito degli stessi partiti selezionare i curricula più brillanti.

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Simona Ventura boccia Renato Brunetta

pubblicato da Giovanni Molaschi



Deve essere stato un brutto colpo per Renato Brunetta sapere che Simona Ventura, simbolo nazional-popolare, abbia deciso di non sostenere la sua campagna attuata per rendere pubblici i compensi dei conduttori Rai.

Lui che deve il suo successo mediatico, se di tale si può parlare, alla televisione bocciato da una delle rappresentanti più illustri del mezzo. Ma in queste ore l’allievo di Silvio Berlusconi non deve fare i conti solo con i pensieri di una soubrette.

Stando a quanto pubblicato da l’Espresso la cura Brunetta, grazie alla quale il numero dei fannulloni operanti nella pubblica amministrazione sarebbero stati ridotti drasticamente, non ha fatto effetto. Anzi.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Renato Brunetta: crociato. Voto +7. Sempre effervescente il ministro della Pubblica amministrazione: “Un farabutto l’imprenditore che dà lavoro in nero”. Ma non è solo “cattiva coscienza”.

Lega Nord: crociata. Voto – 7. Esultano (!?) quelli del Carroccio per il “no” ai nuovi minareti in Svizzera e per bocca dell’ex ministro Castelli ora vogliono qui “la croce sul tricolore”. Testa o croce?

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Sconto sull'Irpef. La nuova presa in giro per il cittadino contribuente

pubblicato da Luca Landoni

Giornata campale oggi. Il Governo sta mettendo a frutto una serie di provvedimenti e tocca commentarli. Qualcosa è sacrosanto, come le riforme strutturali alla pubblica amministrazione promesse da Brunetta; in particolare l’informatizzazione e l’uso sempre più esteso di internet. Qualcosa è una presa in giro, come il cosiddetto sconto Irpef di novembre, fatto passare come un alleggerimento fiscale mentre di fatto non lo è. Vediamo perché.

Innanzitutto è bene chiarire che alla manovra non sono interessati i lavoratori dipendenti nè le grandi aziende, ma solo e unicamente le imprese personali e gli autonomi. In parole povere, il cosiddetto popolo delle partite Iva. Costoro compilano il modello Unico e pagano due rate di acconto, per una percentuale del 40 e del 60% (del 99%). L’acconto viene calcolato sulla base del reddito precedente e vale per l’anno successivo. Per questa ragione la terza rata (minima, ovvero nella misura del restante 1%) può anche trasformarsi in un rimborso.

Lo sconto Irpef prevede dunque uno sconto del 20% sulla seconda rata, ma in realtà… non è affatto uno sconto. In pratica la seconda rata passerà dal 40 al 20% (sempre del 99% complessivo), portando la terza dall’1 al 21% circa. Sì, avete capito bene. Ciò che risparmiate ora (se rientrate nelle categorie interessate) lo dovrete ugualmente pagare a giugno 2010. La beffa - perché tale appare - è aggravata dal fatto che tutti gli interessati hanno ormai calcolato le due rate, per cui in molti casi chi glielo fa fare di ricominciare daccapo? Lo faranno solo quelli che dichiarano una cifra tale da valere la perdita di tempo.

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La pubblica amministrazione digitale non decolla, i dati del ministro Brunetta certificano un “semifallimento”

pubblicato da G.L. Barone


La Pubblica Amministrazione Digitale non decolla. Il cosiddetto e-government, che dovrebbe contribuire ad aumentare l’efficienza della P.A., diminuendo gli sprechi e favorendo l’interazione con i cittadini, non riesce a farsi spazio tra le fitte maglie della nostra burocrazia.

A dirlo è il rapporto sullo stato di informatizzazione della PA illustrato nello scorso ottobre dal ministro Renato Brunetta.

La situazione, a dispetto di roboanti annunci del super ministro, che solo pochi giorni fa aveva promesso “2 mega di banda per tutti” (salvo poi essere smentito ieri da Gianni Letta) non è per nulla rosea.

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Altro che posto fisso... flexicurity! Cronaca della presentazione del volume di Berton, Richiardi e Sacchi

pubblicato da Giulio Mattioli


Una decina di giorni fa abbiamo recensito su queste pagine l’ottimo volume “Flex-insecurity - Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà” dei ricercatori del Collegio Carlo Alberto Berton, Richiardi e Sacchi. Qualche giorno dopo, le dichiarazioni del ministro Tremonti sul ritorno al “posto fisso” hanno reso il tema se possibille ancora più attuale.

Ed è sullo sfondo di questo clima da grida manzoniane che si è tenuta l’altroieri all’Università Statale di Milano la presentazione del , alla presenza degli autori e di alcuni importanti studiosi di mercato del lavoro e welfare come Tito Boeri, Michele Salvati, Maurizio Ferrera e Emilio Reyneri.

L’intento della giornata? “Discutere di come disegnare politiche di lungo periodo che mantengano i benefici della flessibilità senza intaccare le condizioni di vita dei lavoratore”, che potrebbero essere messe in atto da un’ipotetica parte politica che non volesse limitarsi a quelle che i discussant definiscono senza mezzi termini le “sparate” di Tremonti.

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