Giancarlo Galan: signornò. Voto + 8. Il presidente della Regione Veneto non molla la sua poltrona e rifiuta il patto a tavolino fra Berlusconi e Bossi per fare governatore un leghista. “Io non rinuncio, piantiamola con questa storia”. Bufera in vista.
Renato Brunetta: fanfarone. Voto – 8. La campagna anti-fannulloni è giù fallita. Negli ultimi due mesi l’assenteismo nella pubblica amministrazione è in forte ripresa. E’ la solita rivoluzione del “ghe pensi mi”. Tale e quale l’emulato premier.
Permettemi di cominciare questa recensione raccontando un’esperienza personale: qualche anno fa mi ritrovai a lavorare, per qualche mese, in un’amministrazione pubblica locale. Ne fuggii a gambe levate, terrorizzato dal clima di disperato cinismo che regnava tra i dipendenti - preparati e volenterosi, ma sistematicamente frustrati nei loro tentativi di fare qualcosa di buono dal clima di paralisi che regnava nel loro settore.
Per questo la retorica dei fannulloni e la politica dei tornelli adottata dal ministro Brunetta mi ha sempre lasciato scettico: il problema, per quello che ho avuto modo di vedere, non è tanto di buona (o cattiva) volontà individuale, quanto organizzativo.
Questo agile volume di Giovanni Valotti (professore della Bocconi impegnato da decenni sul tema del rinnovamento del settore pubblico) è una guida ideale per quanti si siano fatti un’idea simile alla mia.
Le polemiche che in queste ore si stanno consumando all’interno del Partito Democratico, su Paola Binetti, hanno già fatto dimenticare a tutti che lo scudo fiscale è riuscito a diventare legge perché chi si opponeva non si è poi presentato alla votazione.
Per evitare che incidenti di questo tipo si verifichino anche nel proprio partito, i responsabili alla Camera del Popolo delle Libertà hanno deciso di correre ai ripari informando i propri colleghi con una lettera pubblica cosa succederà a chi non si presenta in aula.
“Coloro – si legge nel messaggio pubblico scritto dai capigruppo del Pdl - che non raggiungeranno l’80% delle votazioni non sarà ricandidato. Tra i provvedimenti che saranno adottati in caso di mancata presenza in Aula c’è anche il taglio del rimborso per i portavoce”.
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Renato Brunetta: pulizia. Voto + 8. Il ministro vieta l’uso privato di internet nella pubblica amministrazione: basta giochi al computer, shopping on line, chat con amici. Il vecchio Codice di comportamento? Inutile. Il borioso Brunetta fa demagogia. Ma un po’ d’ordine non guasta.
Antonio Di Pietro: isolato. Voto – 8. Il leader dell’Idv non riesce a raccogliere le 63 firme necessarie per la mozione di sfiducia contro il Premier. Casini bolla l’idea dell’ex Pm: “Una baggianata”. Franceschini: “Mossa fregavoti”. Guerra fra … “poveri”. Caos continuo.
Questa volta non scherza il super ministro della pubblica amministrazione Brunetta: “la burocrazia in Italia va riformata. Se il mio decreto non sarà approvato entro 60 giorni, io me ne vado dal governo” ha dichiarato in un impeto di generosità, dopo il consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla sua bozza di decreto delegato per la riforma della P.A.
Dico la verità, io sono anche un po’ prevenuto nei confronti del Renato Nazionale, soprattutto perché anche quando dice cose giuste, lo fa nel modo sbagliato. Usa spesso luoghi comuni populisti e, il più delle volte, fa di tutta un’erba un fascio.
Troppo facile sparare contro tutti i dipendenti pubblici e dire che tutti sono fannulloni o assenteisti (qualcuno, magari anche di più, c’è di sicuro, ma qualcuno che lavora ci sarà pure!). Però è molto più facile punire tutti i dipendenti dello stato, degli enti locali, della sanità, piuttosto che cercare i veri fannulloni e le vere cause del perché le cose non funzionano.
Continua a leggere: Brunetta minaccia le dimissioni, che sia la volta buona?
L’anticasta è un titolo quantomeno curioso per un libro. Il sottotitolo forse ci aiuta a capire qualcosa in più: l’Italia che funziona. Contributi di Jacopo Fo, Alex Zanotelli, Franca Rame, Andrea Segrè. Abbiamo intervistato uno degli ‘autori del libro, edito da EMI, Michele Dotti. Qui sopra invece trovate il trailer del DVD allegato al libro.
Qual è l’idea che sta alla base del vostro lavoro?
Mi pare che i tempi siano ormai maturi per un grande cambio di prospettiva. Molti sono stanchi del vecchio modo di fare politica e sognano qualcosa di radicalmente diverso, che può partire solo dal basso, dalle amministrazioni locali.
Io e Marco Boschini, insieme ad altri autori importanti, abbiamo scelto di dare voce alle tante esperienze straordinarie presenti nel nostro paese, fatte di scelte semplici ma importanti in diversi ambiti come il risparmio energetico ed economico, la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti, la mobilità sostenibile, la gestione dell’acqua e del territorio, la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Continua a leggere: Dopo la Casta, ecco l'anticasta. Intervista con Michele Dotti

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ne ha combinata un’altra delle sue, rendendo pubblici i compensi di tutti, ma proprio tutti i manager pubblici. Si tratta di una manovra di trasparenza che segue il solco tracciato nei mesi scorsi, se si tiene conto che tutti questi funzionari d’alto bordo sono pagati da noi contribuenti.
La prima sorpresa, se così possiamo definirla, è l’appartenenza di buona parte dei manager più pagati alla medesima azienda. Hera Holding detiene infatti il record assoluto di retribuzione, vantando il più pagato in assoluto (il presidente Tommaso Tommasi di Vignano, 334.000 euro) il vice e il vice Cda (entrambi 128.188) l’Ad (302.000) e il componente Cda enti locali (100.828).
Ricordiamo che Hera Holding rappresenta l’aggregazione di una serie di ex-municipalizzate dell’Emilia Romagna, il che spiega forse la parallela aggregazione di stipendi dorati.
Di solito si dice che le sentenze “si rispettano” e “non si commentano”. Questa volta, però, mi dispiacerebbe far passare questa “storia” sotto silenzio anche perché sembra scritta per il superministro Brunetta.
Ma partiamo dall’inizio. C’era una volta un comune siciliano: Castelvetrano, in Provincia di Trapani. E c’era un funzionario pubblico che si occupava di espropri. Il nostro funzionario, al quale una signora sottoposta ad esproprio aveva richiesto chiarimenti, non aveva risposto entro i trenta giorni previsti dalla legge.
Nella sostanza era accaduto che la signora aveva chiesto notizie al Comune circa alcuni terreni sui quali era prevista la realizzazione di un parcheggio, terreni un tempo appartenuti alla sua famiglia. Il funzionario (nonostante un sollecito della signora) aveva volontariamente omesso “di dare anche un benché minimo cenno di risposta alla richiesta”.
Ha debuttato ieri il nuovo sistema escogitato dal ministro Renato Brunetta per migliorare il servizio che la Pubblica amministrazione offre ai cittadini. Gli uffici pilota sono quelli dell’anagrafe, ma entro breve saranno seguiti da Inps, Enpals, Aci e Camera di commercio. Anche gli uffici postali nella loro totalità saranno interessati dal progetto e si accoderanno entro poco tempo.
Il sistema, elaborato assieme a Telecom Italia, prevede uno schermo con tre faccine colorate secondo la classica iconografia semaforica. Le faccine - o per meglio dire emoticon, secondo la denominazione nota soprattutto a chi abbia dimestichezza con le chat - esprimeranno approvazione, disapprovazione o neutralità di giudizio. In pratica quelle che vengono graficamente espresse con i due punti e la parentesi o la barra verticale, come qui di seguito riprodotto.
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Continua a leggere: La rivincita dei cittadini: in Comune arrivano le faccine di Brunetta
Ad essere sincero non sapevo che esistesse il Saet (servizio anticorruzione e trasparenza), ma evidentemente esiste perché, nei giorni scorsi, ha trasmesso al ministro Brunetta il suo primo rapporto sul problema “corruzione” nella Pubblica Amministrazione.
E il risultato non è proprio incoraggiante. Intendiamoci, il rapporto non dice che la Pubblica Amministrazione e corretta bensì che il problema corruzione non è percepito come un vero “problema”.
In pratica, la percezione nella P.A. del rischio di corruzione “appare molto bassa”, dice il rapporto, e questo fatto è avvalorato dai numeri di un indagine dell’Università di Tor Vergata: su 65 questionati inviati a 18 ministeri, circa la metà ha evidenziato casi di corruzione, ma solo un terzo degli intervistati ha comunicato di aver intrapreso misure preventive per affrontare il problema.
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