
Come ampiamente previsto, l’apertura dell’anno scolastico è stata l’occasione per sfogare tutti i livori della categoria docente e di parte degli studenti contro la riforma fortemente voluta dal ministro Gelmini e da noi ampiamente trattata nei mesi scorsi.
Senza entrare nel merito tecnico, di cui abbiamo già parlato a lungo, l’occasione viene buona per alcune considerazioni di carattere filosofico e sociale sul “metodo” del sistema-istruzione nel nostro paese. E anche una piccola digressione storica non nuoce alla comprensione degli eventi targati 2009-2010.
Torniamo per un attimo indietro di 40 anni: è il 1968 e nel mondo occidentale cominciano a scatenarsi i primi barlumi di contestazione che sfoceranno poi negli eventi anche drammatici dei decenni successivi. Il motivo fondamentale tuttavia è uno e ben chiaro. L’assurdo nozionismo e l’imperante severità di una scuola che non ha saputo mettersi al passo con i tempi, alzando una barriera insormontabile tra il personale docente e gli studenti.
Mariastella Gelmini è riuscita a conquistare anche il Partito Democratico. Preso atto della riforma studiata dal Ministro della Pubblica Istruzione, la coalizione di Pierluigi Bersani ha presentato un disegno di legge per anticipare di almeno dieci anni la data di pensionamento dei rettori che in talune circostanze hanno contribuito a danneggiare l’università italiana.
La proposta, messa a punto da Marco Meloni e Chiara Carrozza, servirebbe per recuperare i fondi da destinare alla ricerca decurtata dalle proprie risorse in più occasioni negli ultimi anni.
“La finalità - hanno dichiarato gli esponenti del Pd - è abbassare di 10 anni l’età media dei docenti. Una proposta a costo zero, considerando che già oggi il 100% del Fondo di finanziamento ordinario, portato da 7 a 6 miliardi con gli ultimi tagli, è utilizzato per pagare gli stipendi”.
Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso fatto nei mesi scorsi da Mariastella Gelmini, ha stabilito che l’ora facoltativa di religione contribuirà nel calcolo del credito scolastico che a partire dalla terza media superiore viene redatto in vista dell’esame di maturità.
La notizia è stata questa mattina dal soddisfatto Ministro della Pubblica Istruzione che nei mesi scorsi si era scagliata pubblicamente contro la decisione del Tar del Lazio, non confermata dal Consiglio di Stato, secondo una materia di studio facoltativa non può avere lo stesso peso di altre discipline seguite da tutti gli alunni.
“Il Consiglio di Stato - ha dichiarato Mariastella Gelmini - ha stabilito che, nel caso l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi all’attribuzione del credito scolastico”.
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Per farsi ricordare bene il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini può fare ancora poco. Legalizzare l’utilizzo della lettera “k” al posto del “ch” potrebbe servire per completare il progetto che drammaticamente riduce la scuola italiana ad una sola scenografia degna della peggiore fiction popolare.
Solo in certi sceneggiati d’altronde si nota una certa ignoranza. Ingenua. Ma pur sempre condannabile come la proposta che in queste ore è comparsa sul sito di Repubblica. Stando a quanto pubblicato dal quotidiano l’obbligo di studio, invece di posticiparsi verso la maturità, sarà anticipato.
A scuola, per legge, fino a 15 anni e non fino ai 16 previsti dalle attuali normative figlie di una presa di coscienza necessaria nel 2010. Oltre all’esperienza, che in Italia viene tradotta spesso e male con interminabili stage, per essere adatti al mondo del lavoro bisogna essere preparati.
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Per capire quanto il commento di Mariastella Gelmini, sulle manifestazioni studentesche organizzate ieri, fosse poco pertinente è sufficiente riflettere su cosa è stato ripristinato grazie ai tagli che l’attuale Governo ha fatto.
A causa dell’assenza degli insegnanti di sostegno sono ricomparse nelle scuole italiane le classe differenziali destinate agli alunni portatori di handicap. Poco importa se così facendo tutti gli studenti non imparino cosa ad integrarsi in una società nella quale tutti hanno diritto di vivere.
Se davvero, come sostiene il Ministro, le persone scese in piazza ieri non rappresentano gli studenti italiani per garantire a tutti il diritto allo studio devono manifestare anche i bambini con problemi fisici? Possibile che non ci siano adulti all’altezza di questa nuova generazione?
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Scrivere dei provvedimenti di Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione, dovrebbe essere considerato accanimento terapeutico. Perché di questo si tratta. Di negazione dell’umana pietà.
Non si fa in tempo a scrivere dei problemi che ha con il Tar del Lazio, o con Rosy Bindi, che già bisogna prender atto dell’ennesima dichiarazione utile a migliorare la scuola tanto quanto può essere per un non vedente un corso di fotografia.
Secondo quanto riportato dall’Unità l’esponente del Pdl vorrebbe equiparare la valutazione dell’ora di religione a quella delle altre materie sostituendo il giudizio, attualmente utilizzato, ad un voto che, come dichiarato dalla stessa Mariastella Gelmini, non c’è.
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A poco più di dieci giorni dall’annuncio del Ministro Gelmini di volersi appellare al Consiglio di Stato per sconfessare la decisione del Tar del Lazio, secondo il quale le materie di studio facoltative non dovrebbero contribuire alla definizione della media scolastica, sulla Gazzetta Ufficiale sono stati presentati i nuovi criteri di valutazione.
Stando a quanto pubblicato sui documenti ufficiali il voto degli insegnati di religione, il cui insegnamento in Italia non è obbligatorio, dovrà essere preso in esame per il computo del credito. Quanto stabilito del Tar del Lazio non è stato quindi tenuto in considerazione dal legislatore.
Ragionando sui tempi, quindi sull’iter che accompagna l’approvazione di una norma, è molto improbabile che chi di dovere abbia avuto per tempo gli strumenti per lavorare secondo quanto stabilito dalla magistratura.