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Meno pubblicità sulle pay tv, il Governo si dimentica dell’Italia

pubblicato da giovanni molaschi in: Mediaticamente



Il progressivo aumento della disoccupazione e tutti gli altri problemi che quotidianamente si registrano in Italia dovrebbero far riflettere gli amministratori. Convincerli, se mai ce ne fosse bisogno, che ci sono delle priorità.

Invece da qualche giorno l’attenzione del Governo è solo, e soltanto, la regolamentazione dei mass media ma un digitale terrestre bello, e tutto ciò che attorno si sta pensando, potrà aiutare il cittadino medio a lavorare dignitosamente?

No. Per questo motivo l’ennesimo provvedimento sulle pay tv, secondo il quale entro il 2012 le televisioni dovranno diminuire gli spazi pubblicitari, non sembra adatto al paese. Inutile, anche se si dovrebbe, ragionare sul conflitto d’interessi.

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Ore 12 - Spettacolo e cultura contro Berlusconi. Si torna al MinCulPop?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroOggi i “quattro gatti” del mondo dello spettacolo e della cultura scioperano e fanno un sit-in davanti a Montecitorio per protestare contro i tagli del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo.

Insomma il governo non vuole scucire più un soldo, anzi vuole tagliare 130 milioni di euro, lasciando cinema e teatro (come la ricerca e la scuola) in brache di tela.

La cultura Made in Italy, il mondo dello spettacolo, cinema in testa, non è senza macchie: deve anzi fare un bell’esame di coscienza e una forte autocritica: per “come” si gestisce e per “cosa” produce.

Così come gli enti locali che pur di raccattare consensi e voti gettano al vento montagne di soldi in nome di una cultura che invece sta spesso sotto il nome di sagre, quando non proprio di monnezza. Tant’è.

Comunque il ministro Bondi finge di stare dalla parte della “cultura” del Made in Italy. Ma patron Berlusconi la pensa diversamente e punta tutto sulla televisione, mai così asservita al potere e volgare e demenziale come negli ultimi decenni.

Il cinema e il teatro “disturbano” il potere: tutto il potere, oggi come ieri e sempre. E per il berlusconismo della bassa politica (o delle veline e affini …), cinema e teatro vanno lasciati cuocere nel brodo della loro crisi, indeboliti e rimessi in riga: così come la stampa e tutti i media.

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Ore 12 - Giornali di partito e mercato "drogato": qual è lo scandalo? E il Pd fa due tv ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

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La scure del governo sull’editoria alimenta polemiche e divisioni. Si affronta un problema reale (il finanziamento pubblico ai giornali di partito) dandolo in pasto all’opinione pubblica incazzata (giustamente) contro la casta politica e i suoi privilegi ma non si va alla radice del bubbone.

I contributi alla stampa di partito poggiano sull’art. 21 della Costituzione, quale sostegno alla libertà di informazione. Che vuol dire aiutare il diritto di esprimersi. Partiti e politici della seconda Repubblica hanno però stravolto il meccanismo istituzionale, con finanziamenti indiscriminati e a pioggia anche a testate “inesistenti”, fogli spazzatura: insomma un pretesto per intascare altri soldi a spese del contribuente.

Una vergogna! Da eliminare. Ma come? Colpendo indiscriminatamente? Perché non basarsi su criteri che salvaguardino le testate “reali” e “autorevoli” ?

La risposta è una sola: è il mercato che deve stabilire se un giornale deve vivere o chiudere. Prendiamo per buono un concetto discutibile. Ma quale mercato?

Quello “finto”, manipolato e monopolizzato da due grandi gruppi televisivi: uno di stato e l’altro in mano a un privato, sostenuto politicamente a nascere e a prosperare, che è presidente del Consiglio? Rai e Mediaset , unico caso in Europa, raccolgono più soldi dalla pubblicità di tutta la stampa italiana messa insieme!

E’ scandaloso che, con la scusa del pluralismo, siano fioriti “fogliacci” inutili con l’unico scopo di arricchire questo o quel “partitino” o questo o quel deputato. Ma, come scrive Liberazione: “E’ scandaloso mantenere, in nome di un principio costituzionale, un minimo di libertà informativa e intellettuale? A chi, sia chiaro, ne possa vantare diritto”.

Domanda finale: chi interverrà mai sul “grande scandalo”, quello del mercato drogato? Non certo D’Alema e Veltroni che giocano a fare la tv … casalinga.

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Ryanair sbeffeggia Bossi e la retorica leghista sul caso Alitalia

pubblicato da ahoramismo in: Propaganda Umberto Bossi Satira Lega Nord

Bossi Ryanair Borghezio Alitalia
Ecco perché ai politici italiani non piace la concorrenza. Ecco perché la politica nostrana preferisce soluzioni “concertate” col sistema bancario, finanziario ed industriale di casa nostra (o del proprio salotto) alla libera impresa.

Se il mercato e’ aperto, capita poi che arrivino aziende che non hanno amici di qua e di la’ e che non devono favori a nessuno. A volte, pensa un po’, queste aziende si permettono addirittura di chiedere il rispetto di quelle regole che valgono per loro e per i comuni mortali, quelli senza santi in Paradiso.

Non stupisce la reazione del leghista Mario Borghezio, secondo cui la campagna di Ryanair “danneggia l’immagine dell’Italia e viola la concorrenza”!! Si, avete capito bene: per Borghezio e’ Ryanair a violare la concorrenza! Borghezio chiede alla Commissione europea di verificare “se queste false affermazioni non siano lesive dell’immagine e degli interessi legittimi di uno Stato membro e se questa forma di pubblicità-dileggio, fondata su false affermazioni, non costituisca anche violazione della concorrenza”. Insomma, la libertà di pensiero e di parola secondo Borghezio e’ un insulto alla Patria e un danno alla concorrenza, che evidentemente si fonda sul… monopolio del pensiero. E se non saranno prese contromisure, reggetevi forte: “Come Patrioti Padani, in difetto - chiosa l’eurodeputato - siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia”. Concordo! Bravo Borghezio! I Patrioti Padani devono volare solo Alitalia!

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