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Tutti gli articoli con tag querela

Intercettazioni Fassino-Consorte: Niccolò Ghedini si rifiuta di testimoniare

pubblicato da Giovanni Molaschi


Niccolò Ghedini ha deciso di fare propria la filosofia del suo assistito più illustre e piuttosto di spiegare le motivazioni, legittime o meno, a causa delle quali non si è potuto presentare in tribunale dove era atteso in qualità di testimone per il processo Favata (durante il quale si stanno discutendo le intercettazioni tra Piero Fassino e Giovanni Consorte) ha deciso di querelare tutti i giornali che hanno dubitato della sua buona fede.

Come riporta l’Unità, che prima di altri quotidiani è stato querelato dall’onorevole, l’avvocato di Silvio Berlusconi dopo aver declinato più volte l’invito del pm Massimo Meroni si è giocato la carta del legittimo impedimento a causa del quale come parlamentare ha la facoltà di testimoniare.

Ognuno sul disegno di legge relativo alle intercettazioni è libero di pensarla come meglio crede. Probabilmente se gli esponenti politici decidessero di dare il buono esempio adempiendo a tutti i doveri pubblici in questo momento in torto sarebbero tutti coloro che appena possono disquisiscono di bavaglio.

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Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

pubblicato da Giovanni Molaschi



La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.

A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.

L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?

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Repubblica accusa, Marina Berlusconi querela. Ma non ci sono prove di mafia nei capitali Fininvest

pubblicato da Luca Landoni



Proviamo a fare un po’ il punto nell’ennesimo assalto del gruppo Espresso/Repubblica alla Fininvest, e nella susseguente - anche qui ennesima - querela della famiglia Berlusconi. Mafia o non mafia, nella sostanza Repubblica ha accusato la Fininvest di provenienza “nebulosa” di parte dei capitali costitutivi dell’azienda. E citiamo:

Gaspare Spatuzza rivela ai pubblici ministeri di Firenze che “Filippo Graviano mi parlava come se Fininvest fosse un suo investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua”. È una dichiarazione che ripropone la questione mai accantonata della provenienza dei capitali che hanno favorito l’avventura imprenditoriale di Silvio Berlusconi che di suo - è noto - risorse non ne aveva a disposizione. Per sintetizzare i dubbi che ancora ci sono su quell’inizio, Repubblica ha ritenuto di citare una breve frase dal libro di Paolo Madron, Le gesta del Cavaliere, Sperling&Kupfer: “Sono [di Berlusconi] non meno dell’80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest. Sull’altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire” (pag.137).

Ora, lasciando perdere per un momento le gesta del pentito Spatuzza, le cui dichiarazioni molto tardive (perché parla solo 6 mesi dopo) sono tutte da verificare, torniamo al punto. Su quella quota del 20% evocata da Madron esiste una perizia del consulente del pool di Palermo Francesco Giuffrida, che fu poi citato per danni da Fininvest e arrivò a transare, dichiarando che “le operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l’apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest” (atto di transazione del 26 luglio 2007).

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D'Alema querela il Giornale per le rivelazioni sulla malasanità pugliese. Allora è vero che in Italia la libertà di stampa è minacciata

pubblicato da Luca Landoni


Tutti abbiamo assistito alle recenti manifestazioni a favore della libertà di stampa in cui si sono sprecate parole e paroloni sulla deriva “fascista” del nostro paese e a come si vorrebbe impedire ai poveri giornalisti di esprimere la loro opinione. In realtà dai tempi mussoliniani della stampa imbavagliata sarebbero passati 60 anni, hanno osservato alcuni, ma altri - perlopiù da sinistra - hanno ribattuto che non può considerarsi libero un paese in cui c’è chi minaccia querele milionarie ai giornali, che rischierebbero così il fallimento.

Chiaro il riferimento a Berlusconi e all’incarico da lui dato ai suoi legali di tutelarlo in caso di diffamazione a mezzo stampa da parte degli organi d’informazione nazionali ed esteri. Chiaro, lampante e anche giustificato, come noi stessi avemmo modo di sottolineare, specificando che l’iniziativa del Premier ci era parso un evidente autogol.

Ciononostante avevamo aggiunto che ritenere che in Italia si fosse ridotto lo spazio di libertà fosse un concetto risibile, stante il fatto che i giornali continuano a pubblicare ciò che vogliono e che esistono spazi informativi in prima serata tv che picchiano duro senza grossi problemi (anche qui giustamente) come Annozero, Report, Ballarò e compagnia.

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Due pesi e due misure. Quando a querelare erano Prodi e D'Alema

pubblicato da Luca Landoni



Dunque la notizia del giorno è che dopo Repubblica Berlusconi ha querelato anche l’Unità, sollevando un ulteriore vespaio e mettendo in agitazione tutta la Federazione della stampa che preannuncia iniziative di vario genere. A questo si aggiunga la raccolta di firme promossa sempre da Repubblica che ha raggiunto quota 220.000 firme, tra le quali l’intera intellighenzia culturale di sinistra come ai bei tempi che furono (vedi Manifesto contro Calabresi & co.).

Orbene, quello che vogliamo dire chiaro e forte è che Berlusconi sbaglia. Sbaglia a usare le armi della querela e le intimidazioni a sfondo economico nei confronti dei giornali che lo incalzano, anche se questi hanno superato in molti casi la soglia dello squallore mediatico, passando abbondantemente il segno. Ma sbaglia ugualmente, perché i fogli di opposizione fanno il loro mestiere d’opposizione e non si contano i casi in cui anche i quotidiani di destra (Libero, il Giornale e Panorama che esce oggi col titolo “Mistero Boffo”) hanno fatto lo stesso.

Qui sta il punto però. Gli stessi che come oggi D’Alema parlano di «Quest’uomo (Berlusconi) che è determinato a mantenere il suo potere, a reagire con violenza contro le voci critiche, aprendo una fase delicata nella vita del Paese», non hanno esitato a usare le stesse armi quando erano i loro il bersaglio di simili campagne mediatiche. Il nostro Lider Massimo ha fatto addirittura di peggio, citando Forattini per una vignetta apparsa su Repubblica e di chiaro stampo satirico.

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Donna Assunta querela Benigni per la filastrocca contro Almirante apparsa su Youtube

pubblicato da Luca Landoni

Roberto Benigni. Grande attore e grande comico. Ma anche grande divulgatore culturale, come ha dimostrato nelle sue serate di lettura della Divina Commedia, imperdibili e commoventi. Peccato che abbia un difettuccio, peraltro molto diffuso nel nostro paese. Colpisce a senso unico, ovvero solo i suoi avversari politici.

Ma è un comico, si dirà, un uomo di spettacolo, non un politico. E no, troppo comodo, signori. Troppo comodo pretendere di lasciare un segno politico, trincerandosi dietro il diritto di satira solo quando le cose si mettono male. Intanto chi fa satira a senso unico è come un cavallo zoppo, anomalia tutta italiana. La vecchia tradizione comica di sinistra, maturata nella dottrina gramsciana dell’egemonia culturale ha lasciato e lascia tuttora il segno.

E poi certi attacchi verbali sono di una violenza tale da escludere l’intento comico. Quello contro Giorgio Almirante, storico segretario ormai defunto del Msi, non fa eccezione. A voi ogni commento.

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Walter Veltroni: in campo. Voto + 7. Il segretario del Pd Walter Veltroni prende posizione sull’accordo siglato tra governo e parti sociali sulla contrattazione: “E’ giusto che si vada verso una nuova stagione di contrattazione, ma l’accordo va fatto assieme alla Cgil”. Possibile cancellare 5 milioni di iscritti?

Silvio Berlusconi: fuori campo. Voto – 8. Il Premier Silvio Berlusconi è stato querelato da Renato Soru per “diffamazione e calunnia”. Giunto tardi al comizio elettorale di Sassari, lancia l’ennesima battuta/boomerang: “Scusate il ritardo, C’è che a tempo perso faccia anche il presidente del Consiglio”. In vino veritas.

Berlusconi telefona a Ballarò: querelo Di Pietro. Il video

pubblicato da Luca Landoni

Antefatto: Di Pietro convoca una conferenza stampa a Montecitorio sul caso Leoluca Orlando, annunciando contestualmente il ritiro dell’Italia dei Valori dalla commissione di vigilanza Rai. Ecco le dichiarazioni dell’ex-pm di Mani Pulite su Berlusconi.

“E’ un grande corruttore politico: ci ha provato con me quando voleva farmi ministro, ci ha provato con Orlando cercandolo qualche tempo fa per un abboccamento, e con Villari evidentemente ci è riuscito.”

Potete comunque immaginare lo stupore di chi scrive, colto di sorpresa mentre lottava per non addormentarsi di fronte a un soporifero dibattito tra Castelli e Bersani, e sicuramente anche di molti lettori di PolisBlog che hanno improvvisamente animato la sezione commenti del post su Ballarò fino ad allora rimasta deserta.

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Intercettazioni: la Carfagna querela Paolo Guzzanti. Ecco le frasi incriminate, da calendarista a meretrice

pubblicato da Luca Landoni



Mara Carfagna e la famiglia Guzzanti, un conflitto che pare ormai radicato e perenne. Prima la querela contro Sabina per le famose parole pronunciate davanti alla piazza dipietrista, e la bufala del Clarin che PolisBlog era stato tra i primi a smascherare. Ora è il turno del padre Paolo, già forzista e capo della Commissione Mitrokhin, ma ultimamente decisamente schierato dalla parte della figlia.

I fatti. Il senatore Guzzanti sul suo sito personale è voluto tornare sulla questione Carfagna in un post dal titolo Non parliamo della signorina Mara Carfagna, calendarista dalle pari opportunità, ma… Già dalle premesse si vede benissimo dove vuole andare a parare, anche se si sforza di elevare la questione a un livello più alto, “di principio”, per discutere sull’opportunità delle scelte personali del Cavaliere. Di fatto il sito di Guzzanti è irraggiungibile per l’alto traffico generato, ma noi abbiamo reperito l’articolo incriminato. Eccolo, dopo il salto:

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Le tariffe della Carfagna e le intercettazioni hot di cui non si parla più

pubblicato da V.

mara carfagna intercettazioni guzzanti

Ieri vi avevamo ragguagliato sulla vicenda Mara Carfagna e intercettazioni hot: come tutti i sassi lanciati nello stagno, crea una serie di onde concentriche.

Ed ecco quindi che salta fuori la storia della citazione, arrivata il sette agosto, a Sabina Guzzanti: ammontare della richiesta danni? Un milione di euro. Poteva andare peggio alla Guzzanti, se pensate che Verne Troyer, il nano che interpreta Mini-Me in Austin Powers, aveva citato TMZ.com per qualcosa come venti milioni di dollari per aver diffuso il suo sex tape. Ecco come Sabina racconta sul suo blog la faccenda

È arrivata la citazione della Carfagna il 7 ottobre. Aveva tempo fino all’8 agosto per querelarmi. Ci ha pensato bene. Poi ha optato per una causa solo civile. Strano per una preoccupata di essere stata diffamata no? (la diffamazione è un reato penale). I contenuti sono tutto materiale per sketch satirici: si sostiene nell’atto che io abbia partecipato a una manifestazione dichiaratamente antigovernativa, come se questo fosse un’aggravante o una cosa anormale. Si sostiene che avrei dovuto parlare anche delle sue capacità, non ha nemmeno capito che non era lei l’oggetto del discorso

Quali capacità? Quelle della foto qui sopra. Ribadisco quanto sostenuto ieri: la Carfagna non doveva diventare ministro. Fine. Nel mentre si torna a parlare delle intercettazioni, e la stessa Guzzanti nel post di ieri sostiene che Mentana sarebbe incappato in uno di quei lapsus meravigliosi che a volte schizzano fuori dall’inconscio. “Le intercettazioni? Mai esistite. E comunque sono state distrutte”. Complicato distruggere qualcosa che non esiste, non vi pare?